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Music by VICE

Che fine hanno fatto le One Hit Wonder alternative italiane?

Super B, Dr. Livingstone, Soerba, Quintorigo e altri casi più unici che rari esplosi, e poi implosi, nel panorama alternativo del nostro Paese.

di Hamilton Santià
13 settembre 2016, 11:29am

C'è stato un periodo, tra il 1997 e il 2007 circa, in cui l'Indie italiano doveva diventare una cosa grossa. Un periodo in cui indie non era sinonimo di "cantautore italiano che racconta lo zeitgeist della sua generazione" ma era qualcosa di molto simile a un sistema con le sue etichette di riferimento che avevano l'obiettivo di diventare grandi; con i suoi programmi televisivi quando ancora MTV si ricordava di passare video musicali; con le riviste dei grandi gruppi editoriali tipo Tutto Musica (Mondadori) che spingevano a modo loro determinati artisti (a volte prendendo anche delle sole allucinanti, ma è un po' il rischio del mestiere); con diversi festival capaci di attrarre decine di migliaia di persone. C'era una sorta di giro che ti attestava e ti proiettava nella categoria dei pezzi grossi capaci di passare dall'apertura di una band inglese davanti a venti persone al palco del Concerto del Primo Maggio a suonare per 15 minuti davanti a centomila ragazzi invasati che probabilmente non hanno ascoltato una nota di quello che hai suonato. Di corredo, un passaggio a Mtv Supersonic (presentato da Enrico check it out Silvestrin), il video in su brand:new (presentato da Massimo Coppola), il Tora! Tora! Festival curato da Manuel Agnelli degli Afterhours e l'approdo in Mescal, l'etichetta di Nizza Monferrato che per anni ha rappresentato il concetto stesso di indie italiano che voleva farcela nel "mercato dei grandi" imponendo le proprie regole. In quel periodo eravamo giovani e ingenui e tutto ci sembrava bellissimo. Anni dopo, capimmo finalmente che quello che amammo per spirito di ribellione, costruzione di un'alternativa e personal branding contro i nostri compagni del liceo che andavano in discoteca altro non era che una sequela disordinata di luoghi comuni, slogan facili, frustrazioni malriposte e tentativi disordinati di sbarcare il lunario. Inoltre, ultimo ma non ultimo, si vendevano ancora dei dischi. Quindi, se eri particolarmente fortunato, potevi aspirare al ruolo di one hit wonder, sia restando indie, sia cercando smaccatamente il successo facile e perdendo qualsiasi tipo di credibilità. L'avresti persa comunque, tanto valeva farci dei soldi sopra.

Bisognava però rompere un argine. Fare in modo che il pubblico si preparasse alla possibilità di avere dei gruppi un po' diversi (eh già) tra il pop ipervitaminico americano e l'hip hop. Certo, quella faccenda del Brit Pop rendeva tutto un po' più facile, ma se qualche gruppo italiano alternativo è riuscito, almeno per qualche mese, a vivere sostanzialmente di musica il merito è di queste cinque band. Esatto, LORO:

LA CINQUINA DA CUI TUTTO È COMINCIATO:

BLUVERTIGO - "FUORI DAL TEMPO" (1997)

Il grande merito di Morgan & soci prima che diventassero la caricatura della caricatura di loro stessi fu quello di iniziare una generazione i cui genitori si erano fatti le canne ai concerti dei Roxy Music alla musica degli anni Ottanta, la new wave e cantautori tipo Battiato (adesso facciamo tutti i poser, ma voglio vedervi a dieci anni cantare Cuccurucucu non come una simpatica filastrocca). Metallo non metallo, disco del 1997 pubblicato dalla Mescal di cui sopra, ha almeno tre canzoni—"Fuori dal Tempo", "Cieli Neri" e "Altre Forme di Vita"—che hanno fatto grande successo e ancora adesso rappresentano un valido strumento di identificazione / fonte di citazioni per i trenta-quarantenni che ai tempi si sintonizzavano sul network di Radio Popolare cercando un senso di appartenenza.

VERDENA - "VALVONAUTA" (1999)

«Ehi, ma è "1979" degli Smashing Pumpkins!». Certo, ma nel 1999 queste cose non interessavano. Se vi ricordate il 1999 ricordate anche come un'intera generazione di ragazzi spostati alle prese col divorzio dei propri genitori perse letteralmente la testa per questa canzone fatta da coetanei che urlavano cose senza senso e violentavano gli strumenti. Ancora oggi, la frase «Sto bene se non torni mai» è una delle poche di quegli anni ad avvicinarsi al concetto di inno. Qualsiasi cosa voglia dire in un Paese come il nostro.

MARLENE KUNTZ - "L'ODIO MIGLIORE" (1999)

Ai tempi concedevamo il lusso delle citazioni dei Sonic Youth a quelli che potevano contare su un fratello maggiore che andava in skate nelle periferie. Questa è stata la canzone che ha aperto al grande pubblico il concetto di "Marlene Kuntz" molto prima che si disturbasse Skin facendo più danni della grandine.

SUBSONICA - "TUTTI I MIEI SBAGLI" (2000)

Sono di Torino. Non avete idea di cosa volesse dire essere di Torino tra gli anni Novanta e i Duemila e vedersi i Subsonica letteralmente esplodere e diventare una delle più importanti band italiane. Ai tempi anche loro nella scuderia Mescal, furono i primi a rompere il tabù degli alternativi disfunzionali al Festival di Sanremo con un pezzo complesso e ambizioso come Tutti i miei sbagli, di cui vi mostriamo l'esibizione presentati nientemeno che da Luciano Pavarotti. I Subsonica, anni prima che i colleghi venissero ripescati dal mercato mainstream in qualità di gettone "stranezza" da talent show, dimostravano che in rarissimi casi, una forzatura dell'alternativo nel mercato dominante potesse essere possibile. 

AFTERHOURS - "QUELLO CHE NON C'È" (2002)

Ok, "Male di Miele". Ok, "Non è Per Sempre". Quelle erano canzoni famosissime, ma rimanevano comunque note soltanto a una nicchia. La vera svolta, per gli Afterhours, arriva nel 2002 con la pubblicazione di uno dei loro dischi più cupi e nichilisti, Quello che Non C'è, anche  questo su Mescal. Concerti in diretta TV. Palco di Mtv Supersonic e Mtv Days. Tutto Musicache scriveva ogni mese qualcosa su Agnelli. Il Tora! Tora! Festival, ideato nel 2001. Insomma, la prova generale (poi pure loro tentarono di seguire le orme dei fratelli Subsonica e portare un po' di alt-rock sul palco dell'Ariston. Lo fecero nel 2009 con "Il Paese è Reale", seguendo nell'impresa i Bluvertigo che nel 2001 avevano tentato con "L'Assenzio" e precedendo l'altrettanto triste tentativo sanremese dei Marlene Kuntz che ci provarono nel 2012 con la dimenticabile "Canzone per un Figlio").

Se vi siete ambientati, adesso possiamo lanciarci negli abissi di quelle band che, a vario titolo, venivano considerate indie o alternative (e lo sappiamo come questi concetti siano aperti e porosi) che, per qualche settimana, hanno effettivamente accarezzato l'idea di diventare qualcosa di importante. L'elenco non è esaustivo, ovviamente. È più una rievocazione di un percorso autobiografico. Ognuno ha il suo. Se volete contribuire nei commenti su Facebook, fateci ricordare quello che abbiamo volutamente rimosso. Pronti? VIA!

ONE HIT WONDER ALTERNATIVE ITALIANE

PROZAC+ - "ACIDO ACIDA" (1998)

Forse questi 2:40 minuti sono la quintessenza degli anni Novanta italiani. Successo fulminante, ma davvero fulminante. Ritmo secco. Immaginario a metà tra il centrosociale, il locale di periferia e la sala prove con la moquette sporca di birra del discount. I tre membri della band come corollario della Generazione X arrivata con qualche anno di ritardo attraverso visioni reiterate di Daria. I Prozac + faranno anche altre canzoni, ma niente di paragonabile al successo di questa canzone che, per mesi, è stata sulla bocca di tutti fino ad arrivare a vendere oltre 250 mila copie del singolo (sì, i singoli in cd).

SOERBA - "I AM HAPPY" (1998)


La stagione del synth-pop italiano ritorna furiosa con i Soerba, duo delle parti di Monza che, anche grazie ai Bluvertigo, raggiunge il successo con "I Am Happy" . Pezzo che, ai tempi, sembrava una canzone sciocca, quando in realtà rappresentava una delle prime critiche—addirittura!—al consumismo che arrivava dall'interno. Hanno partecipato anche a Sanremo. Luca Urbani continua a fare il musicista. Ha un'etichetta discografica (Discipline) e ha collaborato, tra gli altri, con Garbo, Morgan, Alice, Mao e La Sintesi. Però nessuno saprebbe canticchiare una sua canzone. I am happy, invece, se la ricordano tutti.

DELTA V - "SE TELEFONANDO" (1998)

C'è stato un periodo in cui anche in Italia si cercava di essere in linea coi tempi. Riadattare i grandi classici con suoni contemporanei ha sempre funzionato. I Delta V pubblicano il disco Spazio cercando di far capire come anche da noi si potesse fare quello che facevano a Bristol, con in più la canzone d'autore. Il loro più grande successo, però, è legato a questo rifacimento di Mina. Ci riproveranno più tardi, cambiando frontwoman ("Gi" Kalweit che va a sostituire provvisoriamente Francesca Touré) ma rimanendo incastrati nella maledizione di fare successo solamente tramite cover, nel secondo caso "Un'Estate Fa", vero tormentone ma non abbastanza per liberare i Delta V dallo status di one-hit-wonder.

SUPER B - "AMORE DISPERATO" (1999)


Stavamo giusto parlando di cover "alt" dei grandi classici italiani, ed ecco spuntare i Super B, famosi unicamente per aver ri-reso famoso un brano già famoso. A loro comunque va il merito di aver intuito le potenzialità di restyling del brano, tuttavia, per il resto, la band non è mai riuscita a decollare sulle proprie ali. Se cliccando play su questo video vi siete ricordati all'istante il vostro paio di Gazelle rovinato, il vostro zaino Seven con le scritte esistenzialiste, la Smemoranda, siete sulla strada giusta. I Super B si muovono per un'area di servizio con questa estetica "abbiamo guardato tutti i video dei Blur" facendo conoscere Nada a una generazione di ragazzi che poi si spellerà le mani all'uscita del suo Tutto l'amore che mi manca. Dei Super B invece ci sono perse le tracce. Si sono sciolti nel 2001 ma è come se non fossero mai esistiti fuori da questa canzone e fuori da quell'area di servizio. Il video, tra l'altro, è caricato su un profilo YouTube chiamato "Canzoni dimenticate".

Üstmamò - "COSA CONTA" (1999)

Altro nome simbolo di quegli anni, gli emiliani Üstmamò. Emersi grazie alla compilation Materiale Resistente, passano dal post-punk al trip-hop guadagnando un paio di anni di posti al sole, citazioni, partecipazioni a festival e così via. Si sciolgono nel 2003 senza troppi clamori. La cantante, Mara Redigheri, insegna inglese in una scuola media e conoscendo le sue posizioni politiche non avrà sicuramente apprezzato la Buona Scuola. Inoltre, ha rifiutato qualsiasi invito a partecipare alla reunion della band del 2014. Non male, per un gruppo ricordato espressamente per la voce della sua cantante.

DR. LIVINGSTONE - "AL CENTRO DEL MONDO" (1999)


Immaginate la frustrazione di questi ragazzi. Sono di Torino e fanno musica negli anni in cui esplodono i Subsonica proponendo una miscela di elettronica dal sapore trip-hop e testi immaginifici andando pure a Sanremo prima dei ben più blasonati colleghi. Questo è il video dell'esibizione della loro canzone più famosa, "Al Centro del Mondo," in cui è presente un evidentissimo rip-off di "Frozen" di Madonna. Ma era il 1999 e si accettava persino questo. Come si accettava che a Sanremo ci fossero musicsti ALT duri e puri: ricordiamo che a quell'edizione presero parte, tra gli altri, i Soerba, Daniele Groff e i Quintorigo: quante chicche per noi amanti dei toccata-e-fuga musicali! e come risultato si sciolgono praticamente subito facendo perdere le loro tracce. 

QUINTORIGO - "ROSPO" (1999)

Nel 1999 non eravamo ancora così tanto cinici e forse, anche perché dovevamo ancora iniziare il liceo, apprezzavamo l'operazione simpatia "di sinistra" di Fabio Fazio alla Rai (not). Guardando le scalette del Festival Sanremo di quell'anno si trovano canzoni BELLE. Tra queste, Rospo dei Quintorigo di John De Leo. Ai tempi sembravano degli alieni. Anche oggi, a rivedere l'esibizione, possiamo immaginare la reazione delle prime file dell'Ariston, di solito occupate da notabili locali e dirigenti romani in gran tiro.

FEDERICO STRAGÀ - "L'ASTRONAUTA" (2000)

Qui entriamo nella zona dei colpevoli. Non potevi accendere un'autoradio nell'estate del 2000 senza essere investito dall'incedere idiota di questa canzone troppo scema per essere vera. Una sorta di Celentano che canta gli Specials con lo sguardo ironico di chi sa bene che "la sta facendo grossa" e la cosa funziona. La cantano tutti. Nel 2001 Berlusconi vincerà le elezioni con il 49,56% dei consensi e io non credo siano coincidenze. Per fortuna, di Stragà, si sono perse le tracce. 

OTTO OHM - "CREPUSCOLARIA" (2000)


C'è stato uno momento buissimo nella storia di questo paese in cui il reggae era diventato mainstream. Quando i ragazzi di ogni latitudine e longitudine non vedevano l'ora di farsi il trio Concerto del Primo Maggio > Arezzo Wave > Rototom Sunsplash. E poi o il Salento, o lo Sziget. E pantaloni larghi peruviani, canottiere di canapa intrecciata, il singolo dreadlock nei capelli e il primo voto a Rifondazione Comunista. E a cantare loro, gli Otto Ohm. «Il ricordo di un'estate che si arena sulla spiaggia / Come collanine rotte sulla sabbia», un manifesto ideologico di cui avremmo fatto volentieri a meno. A vedere come sono ora gli Otto Ohm, forse lo sanno anche loro di aver sbagliato tutto.

MATTEO BASSI, "IL TELECOMANDO" (2002)

Matteo Bassi ha suonato un po' in giro con gruppi e artisti blasonati come, tra gli altri, gli 883 e Laura Pausini ed è un autore apprezzato dalle case discografiche. Nel 2002 ha cercato di farsi conoscere come solista con questa canzoncina tutto sommato innocua e gradevole che si ricorda per l'omaggio a Jeremy dei Pearl Jam in apertura di ritornello. Bassi, che suona il basso, continua a vivere di musica e nonostante nessuno si ricordi di lui, forse se la passa meglio di molti altri.

MAMBASSA, IL CRONISTA (2002)


Vi siete mai chiesti come mai in 1992, la serie tv nata da un'idea di Stefano Accorsi, ci sono i Teenage Fanclub, gli Slint, i Buffalo Tom e i Primal Scream nella colonna sonora? No, va be', io ve lo dico lo stesso. Uno dei tre sceneggiatori della serie è Stefano Sardo, che dal 1995 è anche cantante dei Mambassa, dalla cittadina di Bra, in provincia di Cuneo. Il gruppo ha sempre fatto una canzone d'autore dai toni un po' indie e con le chitarre elettro-acustiche in linea con quello che stava succedendo nell'underground grazia a gente come Paolo Benvegnù e Perturbazione. Nel 2002 hanno avuto un piccolo momento di gloria con la tutt'altro che disprezzabile "Il Cronista". Anche loro stavano con la Mescal.

LA SINTESI - "HO MANGIATO LA MIA RAGAZZA" (2002)

Ad inizio millennio o eri amico di Manuel Agnelli, o eri amico di Morgan. Lele Battista, che dei La Sintesi era il cantante, con Morgan ci ha collaborato (oltre a cercare di imitarne il modo di cantare). Prima di intraprendere una carriera solista senza infamia e senza lode, ha avuto un piccolo momento di gloria suonando a Sanremo parlando di sesso, problemi relazionali e morbosità gratuite. Ricordatevi sempre le prime dieci file dell'Ariston. Nel 2002, poi, quando riuscivi ad entrare in camera di una ragazza, di solito ci trovavi il cd dei La Sintesi. Lì capivi che non saresti andato più in là di un paio di sorrisi distanti. Maledetto Lele Battista.

IL NUCLEO - "SOSPESO" (2003)


E questi che ci fanno, qui? Niente. Mi ricordo che Fuori Dal Mucchio ai tempi ci dedicò UNA PAGINA INTERA di recensioni. E nel 2003 le recensioni contavano ancora qualcosa. Il Nucleo erano tutto sommato una onesta band come tante altre che faceva pop con le chitarre distorte all'italiana (cioè che le senti come se le stessi suonando nell'altra stanza) alla ricerca di un ritornello zuccheroso, malinconico ma anche un po' meditabondo. Missione compiuta con l'intensa "Sospeso", che passava soprattutto su All Music. Un giorno li ritrovai in un concerto in provincia ma non mi ricordò più nulla. Non c'era troppa gente a sentirli. Si sono sciolti nel 2009 e non so se siano davvero mai mancati a qualcuno.

Hamilton si occupa di tante cose, a volte di musica, altre volte di politica (purtroppo per lui). Seguilo su Twitter:

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