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Anche i prepper italiani si preparano alla fine del mondo

Dai tutorial per costruire capsule impermeabili ai consigli per sopravvivere alle alluvioni, la scena prepper italiana si organizza per ogni evenienza.
25.1.16
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I prepper si preparano alle catastrofi: disastri naturali ed ecologici, attacchi terroristici, pandemie e apocalissi nucleari. Stipano cibo a lunga conservazione nelle dispense per prevenire carestie e isolamento, costruiscono filtri per ottenere acqua potabile in caso di emergenza, sanno sempre cosa è meglio indossare per non morire assiderati e come accendere un fuoco senza accendino.

La filosofia prepper, insomma, è fondata su una forma di previdenza al confine tra il ragionevolissimo e il paranoico, in cui lo scambio di informazioni in rete—per mezzo di blog, forum e tutorial su YouTube—è fondamentale. Prepararsi da soli a situazioni di emergenza così drastiche e astratte, in effetti, sarebbe impossibile.

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Abbiamo contattato Alessandro Mastrandrea, fondatore di uno dei blog di riferimento dei prepper italiani, per capire quanto siamo previdenti e se il nostro paese è effettivamente organizzato per l'eventualità di un'apocalisse.

Motherboard: come è nato il tuo interesse per il prepping?

Alessandro Mastrandrea: l'interesse per il prepping risale alla mia infanzia, quando la zona in cui abito è stata colpita da una violenta alluvione. Mi sono ritrovato a fare i conti con evacuazioni, razionamento delle risorse, assenza di energia elettrica e comunicazioni, sciacallaggio, ecc… Sono rimasto molto turbato e, da allora, ho cominciato a vedere molte cose sotto un altro punto di vista e ad adottare un atteggiamento da "prepper" nelle piccole azioni quotidiane. All'inizio era quasi inconsapevole, ma con il passare degli anni è diventato qualcosa di più strutturato. Nel 2011, ho aperto Portale Sopravvivenza per diffondere la cultura e l'approccio al prepping, affiancando ai classici argomenti (guerra, armi, collasso del sistema globale…) anche articoli riguardanti la sopravvivenza quotidiana.

Quanto è diffuso questo interesse in Italia?

Il prepping ha avuto un'impennata di visibilità in tutta la penisola grazie a vari programmi TV, che però danno una versione incompleta e distorta di quello che è realmente. In Italia il pericolo maggiore per la sicurezza personale è il rischio idrogeologico, ovvero frane e alluvioni. Essere un prepper significa prepararsi ad affrontare soprattutto queste calamità, ma anche terremoti o possibili isolamenti causati dalle frane.

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Guerre, pandemie (o invasioni zombie) non sono i pericoli a cui volgere primariamente l'attenzione, anche se gli articoli a riguardo suscitano sempre molto interesse. Con ciò non voglio dire che non si possano verificare (eccezion fatta per gli zombie) ma che la probabilità non gioca certo a loro favore e non conviene dedicarcisi troppo.

Chi sono i lettori di Portale Sopravvivenza?

I lettori del blog sono principalmente uomini, padri di famiglia o semplici appassionati. Tuttavia, anche le donne iniziano a interessarsi a questi argomenti. Il motore principale è la curiosità verso qualcosa di "insolito" e molte volte mi capita di ricevere domande del tipo: "ma per essere un prepper devo costruire un bunker?" oppure "devo avere per forza un'arma da fuoco?". A volte sorrido. C'è molta confusione indotta principalmente da Film, Serie TV e Reality Show. Più o meno consapevolmente siamo tutti dei prepper: se banalmente portiamo acqua, cibo o un kit di pronto soccorso quando facciamo un lungo viaggio in macchina oppure acquistiamo i prodotti in offerta per "risparmiare" e fare scorta, possiamo già considerarci dei prepper.

Quali sono i campi d'interesse principali di un prepper?
I nostri interessi riguardano cose molto concrete, principalmente le scorte e i tutorial pratici. Per quanto sia spaventosa una guerra nucleare o una pandemia, i problemi che ci colpiscono sono molto più banali e concreti. Per questo, nel nostro piccolo, sul nostro blog cerchiamo di dare una risposta a queste esigenze. Devi essere preparato anche per informarti quotidianamente, per coltivare la terra, per ruotare le scorte, per fare la manutenzione in casa, per preparare le conserve… e tutto questo dopo aver finito di lavorare.

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Sul blog ho visto che ci sono molti tutorial apparentemente assurdi, che senso hanno nella filosofia prepper?

I tutorial servono a chi, come me, cerca di diffondere la cultura prepper e spiega agli altri come fare le cose. Ogni prepper che si rispetti è in grado di realizzare ciò che gli serve in autonomia, magari riciclando parti che trova in giro per casa o nel proprio garage.

Su Youtube ci sono centinaia di tutorial che trattano progetti interessanti che possono essere replicati a casa. Sono cresciuto in una famiglia che odia lo spreco e molte riparazioni, costruzioni, e mobili li facevamo da noi. Il saper fare gioca un ruolo fondamentale in questo caso, comportando anche un notevole risparmio economico, nonché un minimo di autonomia.

Grab: Portale Sopravvivenza.

Quali paesi del mondo sono i più "paranoici"?

Ovviamente gli Stati Uniti. Il loro livello di preparazione misto a paranoia è incredibile. Negli USA ogni tot di km di autostrada devono esserci per legge almeno 2 km di rettilineo in modo da poter improvvisare una pista d'atterraggio per aerei in casi di emergenza. Ogni città ha le sirene per emergenze civili, un nucleo competente designato, i media vengono formati per rilasciare le istruzioni di emergenza ed allertare la popolazione. Esiste un piano per qualsiasi emergenza (e la FEMA è una garanzia in questo caso), scorte di medicinali, vaccini e centri di decontaminazione.

Anche gli svizzeri non scherzano, sono molto organizzati e addestrati. Non parlo solo dell'esercito, ma anche dei privati cittadini. Pensa che fino a qualche anno fa, per legge, ogni casa doveva avere un bunker atomico operativo, oppure doveva esserci una struttura nelle immediate vicinanze. Ora non è più così, ma l'atteggiamento dice molto sulla popolazione.

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L'Italia è pronta per un'eventuale emergenza nucleare, chimica e batteriologiche (NBC)?

Credo che l'Italia non sia davvero pronta ad affrontare un'emergenza NBC. Da un lato (per fortuna) non ne abbiamo mai affrontata una di dimensioni estese. Vero è che sarebbe il caso di sfruttare i periodi di serenità per predisporre sistemi d'allerta e di pronto intervento incisivi e ben strutturati. Non dico che dovremmo essere paranoici come gli americani, ma sarebbe utile affrontare il discorso seriamente e in maniera pubblica, cosicché ciascun cittadino possa formarsi in autonomia.

Qualche esempio assurdo di prepping in cui ti sei imbattuto?

Di esempi assurdi sul prepping ce ne sono a bizzeffe. Molte volte mi capita di vedere immagini di persone che mostrano la propria BOB (Bug out Bag, lo zaino prendi-e-scappa) nel quale inseriscono 38 tipi di coltelli diversi, armi da fuoco, elmetto, giubbotto anti proiettili, munizioni per una guerra, ma dimenticano l'acqua.

Un altro esempio che mi è capitato di vedere è un ragazzo che mi chiedeva consiglio su come allestire le proprie scorte nel suo rifugio. Allora dopo qualche scambio di battute gli ho chiesto a cosa si stesse preparando e dove avesse il rifugio. Risposta: mi preparo ad un'eruzione vulcanica e il rifugio ce l'ho vicino al Vesuvio. Ammetto che poteva essere un troll, ma non ci giurerei. Non servono attrezzature da migliaia di euro o addestramenti militari: un po' di buon senso e capacità di analisi è più che sufficiente per tutelare se stessi e i propri cari. Perché, alla fine, il prepper è una persona che cerca di risolvere in maniera semplice grandi problemi.

Secondo te sarebbe necessario che tutti faccessero dei corsi di sopravvivenza?

Sicuramente la conoscenza e l'allenamento innalzano il livello di adattamento e reattività. Anche se il prepping concettualmente è diverso dal surviving (il primo si "pratica" prevalentemente in contesto urbano mentre il secondo è molto più "selvaggio"). La questione principale risiede nell'educazione e nella formazione. Tuttavia, il problema dei corsi di sopravvivenza è la qualità dell'insegnamento. Ci sono corsi validi e corsi un po' improvvisati: corsi che effettivamente ti torchiano per bene con il fine di insegnarti a cavartela, e altri che sono più commerciali. La formazione può salvare delle vite ma poi, purtroppo, durante situazioni di emergenza estrema si fanno i conti anche con la fatalità.