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Perché dovete assolutamente guardare Black Mirror

Acclamata serie antologica britannica di fantascienza, Black Mirror è una serie cupa, inquietante e spesso brutale ma anche meravigliosa e divertente.
9.1.15
​Screenshot: Black Mirror

Lasciate le vacanze alle spalle e con in vista un desolante orizzonte infinito di lavoro e freddo, fatevi un favore e guardate Black Mirror su Netflix, se non l'avete già fatto.

Sì, come suggerisce il titolo, è una serie cupa, inquietante e spesso brutale. Ma è anche meravigliosa e divertente, puntuale e uno dei programmi migliori prodotto dall'attuale epoca d'oro della televisione.

Acclamata serie antologica britannica di fantascienza, iniziata nel 2011 sul canale inglese Channel 4, ma giunta legalmente al grande pubblico americano solo di recente via Netflix, Black Mirror è stata descritta in più recensioni come un Twilight Zone dell'era dell'informazione.

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Ogni episodio auto-conclusivo racconta una storia diversa, con attori sempre nuovi.

Tutti gli episodi sono vagamente collegati, perché sono ambientati in un futuro prossimo piuttosto simile al nostro presente, fatta eccezione per le svariate nuove tecnologie che sono plausibili in modo inquietante, come un chip di memoria che registra ogni secondo della tua vita perché tu possa rivederlo più avanti.

Mentre queste nuove tecnologie hanno spesso la funzione di catalizzatore della storia, Black Mirror non le racconta come cose particolarmente eccezionali. Sono solo strumenti per i personaggi, che compaiono perfettamente integrati accanto a oggetti meglio riconoscibili del nostro quotidiano, come smartphone, computer portatili, automobili e tostapane. Il mondo di Black Mirror mostra le persone per ciò che sono sempre state: sole, capricciose, egoiste, ma anche divertenti, strane e capaci di sorprese grandiose e terribili. Le tecnologie di cui fanno uso le cambia in modi inaspettati e spesso problematici, ma sono sempre le persone a decidere come usarle.

Dopo aver divorato tutti e sette gli episodi questa settimana—due stagioni da 3 episodi da 45 minuti l'uno su Netflix, più lo speciale Black Mirror: White Christmas—ho riflettuto su alcuni grossi temi trattati che trovo estremamente rilevanti per la nostra epoca.

Occhio, spoiler.

Screenshot: Black Mirror

Mostra come gli schermi siano diventati la nuova realtà

In caso non aveste colto del tutto la citazione, il titolo della serie di per sé—"Black Mirror"—fa riferimento all'abbondanza di strumenti con schermo nero di cui ci circondiamo: smartphone, computer, tablet, televisori, etc. Mentre lo show introduce svariate nuove tecnologie che non richiedono l'uso di schermi, come il precedentemente citato chip della memoria, gli schermi sono un fattore preponderante in ogni singola storia della serie.

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Infatti, buona parte dell'intero scorrere di Black Mirror consiste nel guardare personaggi che guardano video all'interno del mondo di ogni episodio. Nella première, The National Anthem, è particolarmente ovvio che si tratti di un crescendo di "Lo farà?" o "Non lo farà?" da parte di tutto il mondo che staziona davanti alla TV col fiato sospeso per vedere se il primo ministro inglese cederà al ricatto dei rapitori anonimi di un membro della famiglia reale e si scoperà un maiale in diretta nazionale.

Ma gli schermi compaiono in modo prominente anche per tutto l'episodio successivo, con un potente impatto sulla narrativa. Ne The Entire History of You, l'episodio con il chip di memoria, i personaggi guardano i loro ricordi su schermi televisivi lisci e trasparenti sparsi per tutta casa.

Più avanti, quando il protagonista manda in play i suoi ricordi, zoomma negli schermi e trova prove schiaccianti nei ricordi di altre persone.

Il punto non è necessariamente mostrare quanto la società sia diventata dipendente dagli schermi, sebbene ci siano, in alcuni episodi, momenti che fanno cruda ironia sulla nostra crescente dipendenza da smartphone—per la precisione in Be Right Back e White Bear.

White Bear. Screenshot: Black Mirror

Più importante, Black Mirror mostra subdolamente quanta parte della vita viviamo attraverso gli schermi ora come ora. Non sono più solo per comunicare o per il nostro guardarli passivamente e divertirci, ma incidono anche su come formiamo le nostre prime impressioni sugli altri e su come prendiamo decisioni vitali e creiamo ricordi.

Tratta in modo onesto il sesso e l'intimità

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Black Mirror non è neanche lontanamente tanto esplicito riguardo il sesso o incentrato sulle relazioni quanto lo è, ad esempio, Girls, ma offre uno sguardo su come le moderne relazioni sessuali cambiano con il tempo e con la tecnologia, spesso in peggio. Una scena particolarmente inquietante e divertente da The Entire History of You vede il personaggio principale e sua moglie fare sesso selvaggio nel loro letto, per poi tagliare alla scena che li mostra muoversi meccanicamente a cucchiaio, con le palpebre che tremano mentre rivivono un ricordo per soddisfarsi. Un sacco di persone fantasticano su altri momenti o situazioni mentre fanno sesso, ma questa interpretazione decisamente letterale è sia intelligente che incisiva.

Il mio episodio preferito, Be Right Back, narra di una donna che cerca di riportare in vita il suo fidanzato, inizialmente con un programma che passa in rassegna e imita il linguaggio dei suoi post sui social media. In un momento successivo, acquista una replica del corpo di lui, fatta di tessuto sintetico (presumibilmente stampata in 3D, anche se non lo vediamo). Lo scetticismo iniziale della ragazza nei confronti dell'idea muta gradualmente in entusiasmo e poi in vero e proprio desiderio. Ma dopo una scopata sbronza con il doppione, diventa prima diffidente, poi risentita nei confronti di lui e dell'abisso che lo separa dal vero, defunto, amato. Per chiunque si sia immischiato con un ex pur consapevole che fosse una pessima idea, la situazione avrà un che di familiare. Poche coppie possono essere all'altezza delle versioni idealizzate di loro stessi che abitano nelle loro teste.

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L'episodio speciale Black Mirror: White Christmas fa satira sui pickup artist e la pickup culture, in un modo particolarmente efficace, con Jon Hamm di Mad Man che interpreta il ruolo di Matt Trent, che va dall'essere un disgustoso guru dell'appuntamento all'esser un coglione che vede attraverso gli occhi del suo cliente. Quando le cose si fanno difficili, come succede spesso, il personaggio di Hamm taglia la corda.

Be Right Back.  Screenshot: Black Mirror

Un altro meritevole aspetto di Black Mirror è che non sceglie la strada facile del demonizzare la pornografia e il facile accesso ad essa dovuto a Internet. Il porno è presente in dosi massicce in una delle storie, il meno considerato Fifteen Million Merits, e mentre critica effettivamente l'apparente sfruttamento di alcune porno star, il porno è in definiva rappresentato come uno dei tanti media usati dalle persone per distrarsi dalla schiacciante monotonia della loro routine quotidiana e dall'impotenza generale davanti agli interessi delle grandi corporazioni.

È dannatamente critico su come le persone trattano gli altri come oggetti

Paragonare Black Mirror a un Twilight Zone dei giorni nostri è fare un paragone decente, ma in molti modi credo che sia più simile ad Arancia Meccanica. È particolarmente vero in un paio di episodi, che ritraggono il sistema di giustizia criminale fuori di testa, White Bear e White Christmas, dove la nuova tecnologia è usata per punire talmente ferocemente i trasgressori che per noi pubblico è impossibile non provare un po' di simpatia per questi ultimi.

Nell'esempio di White Bear, il personaggio principale si sveglia con un'amnesia, ed è inspiegabilmente perseguitata da killer mascherati attraverso un quartiere di periferia, solo per poi scoprire che l'intera faccenda è solo una messinscena che si ripete all'infinito, progettata per torturarla psicologicamente e per far felice la popolazione assetata di sangue. In White Christmas, il personaggio di Hamm tortura la coscienza senza corpo di parecchie persone, velocizzando il tempo da loro percepito in un purgatorio elettronico.

Questi episodi in particolare parlano di come le persone possano difendere il loro maltrattare altri uomini e donne orribilmente: rendendoli oggetti.

Più genericamente, Black Mirror ci racconta che più la tecnologia diventa umana, con computer e programmi che anticipano i nostri bisogni, interpretando amici, balie, e servi dei nostri desideri, più aumenta il rischio che quella tecnologia venga usata per trattare gli altri con meno umanità. Questa è un'eccellente parabola per l'era dell'informazione e per qualsiasi cosa abbia in serbo il futuro.