Immagine: the actual record/Kickstarter/James E. Thomas
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Il racconto legato a Caustic Window è abbastanza incredibile. La storia, come racconta un admin di We Are the Music Makers, una community hub di musica elettronica, è quella dei pochi possessori dei test pressing dell'album abbandonato, “ogni persona aveva dovuto giurare di non fare alcuna copia della musica per vent'anni.” Nel 2014 i vent'anni dei test pressing sono passati, quindi eccoci qua. Non sono molto sicuro di quanto bene si accordino gli scarti di un album e il suo contenuto con un giuramento di segretezza che dura due decenni: forse si pensava che fosse ancora troppo azzardato per il 1994. Il mondo non era ancora pronto.La cosa più interessante è l'ondata di stupore che abbiamo provato solo per il concetto di “album perduto”. Ed è questo che è perlopiù un album perduto: un concetto. È sgradevole pensare che ogni cosa da adesso fino all'eternità verrà inscatolata e archiviata digitalmente, anche solo per il fatto che è più facile tenere le cose piuttosto che eliminarle. Questo è demoralizzante, io credo, un mondo senza cimeli. Ci sono bambini adesso che non conosceranno mai il brivido di imbattersi in una scatola piena di cianfrusaglie in un attico, o semplicemente piena di reperti personali. Ecco un'altra cosa che abbiamo perso: i reperti.Un album perduto, che sia un'illusione o no, ci fa dare uno sguardo a quel mondo passato dove le cose potevano essere perse per sempre o forse anche ritrovate: un'esistenza dove non c'è niente da ritrovare sembra un po' piatta. Mi sto immaginando ora un racconto fantascientifico dove cellule terroristiche attaccano i centri di raccolta dei dati non per rubare le informazioni o per scopi politici, ma solo per fare il modo che perdere qualcosa faccia ancora parte di questo mondo. Parteciperei a questo movimento di resistenza.
