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Arvo Pärt è diventato l'argomento più scottante nel mondo della musica

Il compositore estone di 78 anni riconquista l'America con il suo Tintinnabuli, una forma musicale basata su algoritmi.
11.6.14

Immagine: Hans Thijs/Flickr

Arvo Pärt è, nell'ambito della musica classica, l'equivalente di quel tipo che hai incontrato una volta a una festa e di cui non ti sei più liberato. Lo ritrovi sul treno. Al supermercato. Al ristorante che cena nel tavolo accanto al tuo o nella colonna sonora del tuo telefilm preferito. E senza che tu te ne accorga.

Se questa è la prima volta che leggi il suo nome, senza dubbio non sarà l'ultima.

Arvo Pärt (rieccolo), è uno dei musicisti viventi più abili e interessanti. Tra i molti motivi del suo successo ci sono il duro lavoro e la capacità di essere nel posto giusto al momento giusto. Pärt è un colpo di fulmine per il musicologo come per l'ascoltatore alle prime armi. Introducendo la meravigliosa video-intervista del 1997 con il compositore, Björk, in perfetto stile Björk, afferma: “Arvo Pärt è un cosiddetto compositore serio che, con molta sensibilità, si porta dentro tutta la battaglia di questo secolo.”

Per alcuni anni è stato il compositore classico vivente più eseguito al mondo, ma questo è solo l'inizio. Thom Yorke, PJ Harvey, Rufus Wainwright, Nick Cave e Keith Jarrett lo considerano di grande influenza. Lupe Fiasco, formazioni heavy metal e dj berlinesi spesso campionano i suoi componimenti. La sua musica accompagna le sequenze di Fahrenheit 9/11, Il Petroliere e Gravity, solo per nominarne alcuni.

Nonostante sia un settantottenne estone devoto alla Chiesa Ortodossa che si è affermato come compositore dell'Avanguardia sovietica grazie a esperimenti con collage e musica seriale e all'invenzione del Tintinnabuli (una forma musicale basata su algoritmi), Pärt possiede un fascino trascendentale che sembra essere in continua ascesa.

Come può un uomo che ha spesso affermato che per comprendere pienamente la sua musica bisogna leggere “i padri della Chiesa”, avere acquisito un prestigio culturale così vasto? Eppure quello religioso è uno degli aspetti imprescindibili del suo lavoro—descrivendo il Tintinnabuli a Björk, afferma: “Un rigo sono i miei peccati. Il rigo successivo è il mio perdono per essi.” Dunque una sfaccettatura della sua musica nei confronti della quale non ha mai accettato compromessi, e che gli ha creato grossi guai con gli ufficiali sovietici, a causa dei quali dovette abbandonare l'Estonia, suo paese natale, diretto prima a Vienna e poi a Berlino.

Sebbene estenuante, questa migrazione forzata fu l'inizio del successo internazionale di Pärt. Infatti mentre in Russia e in Estonia il suo nome veniva bandito dai registri e dai concerti ufficiali, l'Europa occidentale e l'America lo accolsero con calore. Giunto a Vienna, venne quasi immediatamente contattato da un dirigente della ECM Records, la quale, prima di lui, pubblicava quasi esclusivamente dischi jazz.

Quella fra Pärt e l'ECM si rivelò presto una combinazione perfetta: un musicista sfuggente, ma laborioso, affascinante e provvisto di un ampio background in ingegneria del suono; e una giovane casa discografica in cerca della sua stella. Nel 1984, per l'uscita del suo primo disco, “Tabula rasa”, l'ECM mise in campo i suoi migliori addetti alle pubbliche relazioni, che gli garantirono una copertura mediatica che travalicava l'ambito più ristretto della musica classica per arrivare alle riviste di rock alternativo. Il disco colpì al cuore soprattutto quei musicisti interessati alla sperimentazione di nuovi suoni e tecniche. PJ Harvey ha dichiarato che le inclinazioni più contemplative del suo album del 2007 “White Chalk” erano quasi interamente ispirate al debutto di Pärt e alla tecnica matematica e innovativa che aveva portato alle masse, sempre che di masse si potesse parlare.

Pärt giunse al Tintinnabuli dopo un periodo di relativo silenzio. Secondo la Cambridge Companion to Arvo Pärt, il movimento nacque quando, in un'assolata mattina del febbraio 1976, Pärt si sedette al pianoforte e compose “Aliinale”, o “Für Alina”. Nel Tintinnabuli ci sono due voci dominanti: la principale, o “voce tintinnabulare”, canta o esegue un arpeggio o la triade tonica, mentre la seconda compie un movimento diatonico e progressivo. Uno degli esempi più chiari e più famosi del suo "Spiegel im Spiegel" fa da sottofondo al trailer cinematografico di Gravity.

Il Tintinnabulismo può sembrare semplice e forse anche ripetitivo, ma solo pochissimi altri compositori hanno tentato di cimentarvisi.

Nonostante i suoi frequenti viaggi, dal lancio di “Tabula rasa” fino a oggi Pärt non era più stato a New York. Ma quest'anno il Seminario di San Vladimir ha finalmente riportato il compositore sulla East Coast per un tour completo delle istituzioni culturali di New York e Washington, comprensivo di un concerto gratuito al John F. Kennedy Center, una conferenza e una successiva performance al Metropolitan Museum of Art.

I frati di San Vladimir si sono rivelati abili divulgatori a proprio agio con i social media, o perlomeno hanno assunto personale con queste caratteristiche: il loro account di Twitter è molto attivo e reattivo, e i poster per “The Arvo Pärt Project”, splendidamente disegnati e corredati di lunghe citazioni di personaggi del calibro di Thom Yorke, sono stati affissi in tutte le stazioni della metropolitana di New York accanto alle pubblicità delle serie televisive più seguite.

La perla del tour è stata l'esecuzione di una sua composizione da parte del suo collaboratore di vecchia data Tõnu Kaljuste e del Coro Filarmonico da Camera estone (EPCC) alla Carnegie Hall. Il 31 Maggio tutti gli appassionati americani di Pärt si sono trovati a Manhattan: i diaconi della Chiesa Ortodossa, gli amanti di musica classica, gli appassionati di cinema, i giovani socialite. La gamma degli spettatori presenti andava dai ventenni di fronte a me che aggiornavano Facebook durante la performance, all'uomo alle mie spalle che approfittava di ogni pausa per raccontare alla moglie la vita in Estonia negli anni '60. La musica di Pärt è innegabilmente affascinante. Che sia dal vivo o registrata, non lascia dubbi sui motivi della sua influenza. È spirituale senza essere dogmatica, e non è indispensabile la fede per apprezzarne la trascendentalità, tant'è che uno dei pezzi eseguiti alla Carnegie, “Adam's Lament”, fu scritta come gesto di riconciliazione tra Cristiani e Musulmani.

Immagine: Mendelsson Club of Philadelphia

Uno dei momenti più alti dell'esibizione è stato il finale “Te Deum”, un popolare lavoro di Tintinnabuli composto appositamente per le eccellenti capacità vocali dell'EPCC. Della durata di circa mezz'ora, il pezzo possiede un arrangiamento vocale complicato e a più parti, che usa il testo latino dell'inno ambrosiano con uno scarno accompagnamento di archi, pianoforte e arpa eolica. È un'esperienza intensa e toccante. Quando Kaljuste ha abbassato le braccia c'è stato un momento di silenzio, poi una standing ovation che ha raggiunto il suo culmine quando Pärt in persona è salito sul palco, tempestato dai flash degli smartphone.

“Credo che segretamente ci amiamo gli uni con gli altri. È ciò è molto bello”, ha detto Pärt riguardo la sua influenza sulla musica pop. Dal momento che non solo gli appassionati di classica si sono messi in coda per elogiare e sostenere i suoi componimenti, pare che il segreto sia stato svelato.