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Se il GamerGate continua, è perché genera traffico

Il GamerGate sopravvive non grazie ai suoi attivisti, ma per il traffico internet che genera.
14.11.14
Screengrab: The Angry Smasher

Il saggio che state per leggere—o commentare subito con chissà quali rabbiose parole—non contiene alcuna discussione riguardante i videogiochi, e non si addentra quasi per niente nelle politiche del GamerGate. Eppure, nell'esatto momento in cui lo condividerò su Twitter, riceverò una marea di mail di insulti e di spam—e probabilmente, un casino di visite.

Proprio per questo sarà un ottimo esempio del perché il GamerGate non si è ancora spento.

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Non è chiaro quando, esattamente, il GamerGate sia diventato una vicenda meritevole di un'attenzione così grande. Ma lo è diventato. In un'era post-quotidiani, i siti di news si occupano per lo più di quello che salta agli occhi, e spesso quello che salta agli occhi è mera funzione dell'inerzia.Senza una forza che li fermi, si sa, gli oggetti tendono a mantenere il loro stato di movimento. Fino a ora, il GamerGate semplicemente non ha ancora ricevuto quello stop di cui ha disperatamente bisogno, in primis dai giornalisti che non sono ancora stati in grado di dire "quando è troppo è troppo".

Il GamerGate esiste ancora principalmente perché sono i media ad alimentarlo. Che ti piaccia o meno, quando la CNN, il The New York Times, il Boston Globe e qualunque altro tipo di testata, grande o piccola, si occupa di qualcosa, quel qualcosa sarà gonfiato da internet. È l'iter che porta ad avere dozzine di professori del GamerGate che dicono tutti la stessa identica cosa.

(È a questo punto che mi devo rendere conto che è impossibile scrivere di questa vicenda senza sembrare un gigantesco ipocrita, ma una tale ipocrisia talvolta è necessaria in questo campo, purtroppo)

Il GamerGate, come i nudi dei VIP che sono girati su internet, il panico per l'Ebola o il fatto che Monica Lewinsky si sia iscritta a Twitter, sono tutte cose che su internet vendono. È facile scrivere del GamerGate: fai l'embed di qualche tweet, citi un post su Reddit, mettici un video di YouTube aggiungi un paio di frasi di opinione, e hai il tuo articolo.

Il segreto qui è che, a differenza degli articoli sull'Ebola, su Monica Lewinsky o su Morgan che ha lasciato X-Factor, gli autori e gli editor possono stare sicuri che il loro articolo sul GamerGate riceverà una quantità assurda di traffico. Per quanto abbia senso parlare di scommesse nel giornalismo online, questa è una delle puntate più sicure che potresti fare.

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Questo perché il pubblico degli articoli sul GamerGate non è un pubblico generalista: è un pubblico formato da persone che rappresentano il movimento stesso. Per averne una prova, basta guardare al fatto che la maggior parte degli articoli sul GamerGate ha centinaia se non migliaia di commenti—buona parte dei quali provengono da infoiati interni al movimento.

Una rapida scandagliata su internet ci fa trovare articoli su articoli con migliaia di "mi piace" su Facebook, centinaia di migliaia di visite e lunghe discussioni su Reddit. Che è un po' il sogno nel cassetto di qualunque giornalista web, no?

Per quanto i pubblicitari possano preoccuparsene, un clic generato dalla rabbia è pur sempre un click; per gli analytics di una pagina, un esercito di troll che commentano un articolo è esattamente identico a un esercito di persone che cliccano non avendo idea dell'argomento dell'articolo, e lo stesso discorso vale per i commenti provenienti da persone disgustate dalle molestie e dalle minacce di morte fatte dal movimento. Ma qual è il costo per la società online?

A differenza delle storie sui nudi delle celebrità, o sull'Ebola, o su Morgan, i lettori delle news sul GamerGate sono in gran parte persone coinvolte nel movimento, che vogliono provare a enfatizzarlo fino a quando non diventa realmente La Notizia.

Non sto per paragonare il GamerGate allo Stato Islamico, ma ci sono una serie di tristi punti in comune sulla trattazione delle vicende da parte dei media.

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"La maggior parte dei media raggiungono una audience decisamente più vasta di qualunque account social dello Stato Islamico," scrive il security analyts J.M. Berger, parlando delle notizie sui "terroristi sui social" questa estate. "Pensa cosa succederebbe se prendessi un signor nessun e parlandone lo rendessi un qualcuno, indirizzando la tua audience verso di lui."

"Delle persone che twittano parole disgustose non è una notizia," ha continuato. Questo discorso è vero tanto per il GamerGate quanto per l'ISIS, e anche per il cercare su Twitter quante persone hanno dato dei nazisti alla squadra di calcio tedesca durante la Coppa del Mondo.

Come gli articoli sui cruenti tweet del GamerGate, quelli del tipo "l'ISIS è sui social media" o "i video dell'ISIS sono tecnicamente validi" o "Guarda questa cosa che ha fatto l'ISIS" erano piuttosto popolari questa estate.

(Ovviamente anche noi c'entriamo con questa cosa, per quanto riguarda il GamerGate, o l'ISIS nonostante ciò, noi di Motherboard facciamo del nostro meglio per evitare articoli che non dicano nulla di valido.)

Smettere di parlare del GamerGate significa rinunciare a centinaia di migliaia di potenziali visite

Ma in molti casi, queste notizie non hanno valore giornalistico, specie quando quella determinata news è già stata diffusa dozzine di volte. Al contrario, ri-diffondere la stessa notizia, con titoli sempre più megalomani e preoccupanti, fa semplicemente da megafono all'ISIS, esattamente come per il GamerGate.

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Questo è ciò che un giornalista con un'etica dovrebbe fare?

I media continueranno sulla loro strada, perché devono pagare le bollette e, dopo un decennio di licenziamenti e giornali in bancarotta, sembra che abbiano di nuovo capito come fare soldi.

La Apple che annuncia il nuovo iPhone è una notizia, certo. Ma la Apple che annuncia un nuovo iPhone, con allegati 50 stupidi articoli e live blog e un'analisi istantanea e foto esclusive, ecco quello è il momento in cui la cronaca smette di essere tale e diventa l'equivalente giornalistico di puntare su tutti i numeri sperando che Reddit, Facebook o qualcun altro becchi il vostro articolo, così da far vincere la lotteria del traffico internet del giorno.

Un ulteriore effetto di ciò è che il mondo comincia a pensare che ogni volta che la Camera vota per abrogare l'Obamacare, ogni volta che il Congresso tiene una conferenza su Bengasi, ogni volta che uno scienziato dice che il riscaldamento globale non è reale, ogni volta che una persona normale o un governo si iscrivono a Twitter, ogni volta che una celebrità si fa una plastica, ecco ogni volta che succede una di queste cose, il mondo pensa sia importantissima.

Ma per la natura dei lettori degli articoli del GamerGate, è come prendere quella roulette e far diventare tutti i numeri neri. Non c'è alcun rischio nel denunciare il movimento, ma nel farlo gli stai fornendo quella credibilità che non avrebbe mai dovuto avere, sin dall'inizio.

Alcune testate stanno, finalmente e fortuantamente, cominciando a dire che quando è troppo è troppo. Ripeto, utilizzare come paragone la copertura mediatica della campagna sui social media dell'ISIS è un'analogia piuttosto fragile—e ripeto ancora, non sto dicendo che il GamerGate è un gruppo di terroristi, anche se alcuni dei suoi membri hanno inseguito dei giornalisti fino alle loro case brandendo minacce di morte—basta vedere cosa è successo dopo che l'ISIS ha pubblicato il primo video di un' esecuzione. Tutti ne hanno parlato e tutti hanno fatto un sacco di propaganda all'ISIS, con quegli articoli.

Twitter e i media hanno capito che stavano diffondendo un messaggio di odio, e il conseguente blackout giornalistico si è rivelato in qualche modo un successo. Smettere di parlare del GamerGate significa smettere di disturbare un alveare di api felicissime di emigrare in massa sul tuo sito.

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Fortunatamente, infine, i media ci stanno arrivando: l'editor-in-chief di Polygon Christopher Grant ha recentemente detto che il sito ha cercato di evitare articoli sul GamerGate: "come puoi condannare un movimento senza puntare i riflettori su di lui?," ha scritto.

Dopo, citando il codice etico della società dei giornalisti professionali, ha detto che i giornalisti dovrebbero "evitare di assecondare una qualche loro violenta curiosità, anche se altri lo fanno."

Sul The Guardian, Alex Hern ha scritto che "è prematuro dichiarare l'ora del decesso del GamerGate. Come il Tea Party, come gli scettici del cambiamenti climatico, il gruppo continua a vivere fintanto che sarà trattato come un valido interlocutore per una discussione valida.

I media stanno finalmente capendo che il GamerGate è un qualcosa da ignorare. Sembra che finalmente abbiamo finito ciò che un mio vecchio editor chiamava "cavalcare l'onda" del traffico e dell'attenzione sul GamerGate.

La domanda è : come ci assicuriamo che il prossimo GamerGate rimarrà una rivolta di paese quando è così semplice farlo crescere fino al punto in cui è terribilmente distruttivo?