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Chi hackera i polmoni per il vostro bene

In realtà si tratta di riprogrammare le cellule staminali umane per ottenere tessuti impiantabili.
10.12.13
via Pedro Corrêa/Flickr

Quando ad ammalarsi sono i polmoni tutto diventa un po' più grave. Noi diamo per scontata l'efficacia del sistema respiratorio e il suo rigoroso standard di salute. Eppure, ogni secondo di ogni giorno i polmoni devono far fronte a nubi di gas di scarico, fumo di sigarette, gas radioattivi e litri di muco impazienti di ospitare qualche cazzuta infezione. In sostanza, se i vostri polmoni fossero il vostro colon non potreste mai alzarvi dal cesso. Comunque, questi eroici organi tengono duro—fin quando non ce la fanno proprio più e all'improvviso tutto si mette davvero male: enfisema, cancro ai polmoni, fibrosi cistica. Per non dimenticare la broncopneumopatia cronica ostruttiva (COPD in inglese) una specie di “piglia tutto” per un insieme di cose che hanno l'effetto di sopprimere lentamente la vostra capacità di respirare.

Voi tirate avanti così, senza soffrire nella metaforica toilette per i vostri peccati di polmone, perché il tessuto polmonare è davvero incredibile. In un certo senso, è il più evoluto tra i tessuti del vostro corpo. Ciò rende molto difficile ricreare nuove cellule di polmone in laboratorio. Gli scienziati sono in grado di coltivare artificialmente cellule del cuore, del pancreas, dell'intestino, del fegato e del sistema nervoso ma quelle polmonari rimangono un obiettivo ancora da raggiungere. Almeno fino a ora: un team della Columbia University ha appena annunciato su Nature Biotechnology di aver ottenuto alcune cellule polmonari sviluppate a partire da staminali embrionali. Con tanto di brevetto sulla tecnologia.

Cellule staminali embrionali umane differenziate in cellule polmonari /Columbia University

Fidatevi, vi interessa più di quel che pensate. In questo momento le biotecnologie stanno allungando la vostra vita senza che ve ne accorgiate. Tutto grazie alle cellule staminali e alla possibilità di creare nuovi tessuti differenziati partendo da solo un tipo di cellula. Nel caso di un intervento, il tessuto impiantato avrebbe lo stesso profilo genetico del paziente, piuttosto che di un donatore qualsiasi. Questo significa meno pericolo di rigetto da parte dell'organismo, di solito molto efficiente nello sbattere fuori qualsiasi cosa percepita come estranea—per esempio un polmone trapiantato.

Il processo descritto nello studio è molto più vicino al biohacking di qualsiasi altra cosa che ne porti il nome. L'autore principale, Hans-Willem Snoeck, ha spiegato come funziona di preciso durante un'intervista. “Fase uno: riprogrammare una cellula adulta (della pelle, del sangue…) fino allo stato di staminale pluripotente, simile a una cellula staminale embrionale. Questo tipo di cellule vengono chiamate staminali pluripotenti indotte (o cellule iPS). L'anno scorso il Premio Nobel per la medicina è stato assegnato proprio per questa scoperta. Fase due: differenziare (convertire) queste cellule in cellule polmonari. Questo è il risultato che abbiamo raggiunto. Fase tre: innestarle nel polmone di un donatore (forse anche un polmone di maiale può andar bene) dal quale siano state rimosse tutte le cellule del donatore.”

Quindi in sostanza ci sono due passaggi di hacking. Il primo è quello di riprogrammare uno specifico tipo di cellula (di nuovo, tipo una cellula della pelle) in una cellula staminale generica, il secondo corrisponde a trasformarla in una cellula del polmone. Finalmente, potete far crescere un mucchietto di nuove cellule polmonari sane nel polmone di un donatore—uomo o maiale che sia, il che vi fornisce una specie di impalcatura per costruire il nuovo tessuto. Snoeck ci tiene a precisare che nessuno di queste operazioni è semplice come può sembrare.

In teoria, tutto questo processo potrebbe essere fatto senza il bisogno di polmoni donati da uomini o da maiali, utilizzando tessuti già pronti per essere trapiantati. “È qualcosa a cui stiamo lavorando,” dice Snoeck. “La sfida è questa: trovare un modo per innestare queste cellule in un polmone malato senza uccidere il paziente. Dico senza ucciderlo perché innanzitutto dovremmo rimuovere qualcuna delle sue cellule malate. E questo non è banale. Oltretutto, un polmone adulto ha già le proprie specifiche staminali che lo riparano dopo un danno (l'influenza comune sarebbe letale al 100 percento se non ci fossero queste cellule). Stiamo provando a generare queste cellule polmonari partendo da cellule iPS, e speriamo di trovare presto un modo per innestarle.”

Lavorare contro il corpo per salvarlo.

@everydayelk