barcellona

Questa installazione immersiva trasforma i suoni della Terra in psichedelia pura

I movimenti della Terra sono diventati suono all'ultima edizione del festival Sónar a Barcellona.
21.6.16
Un'immagine di ‘Earthworks’ per SónarPLANTA di Alba Ruperez

La Terra ha dei sommovimenti interni costanti, ma nessuno se ne accorge. Attraverso la monolitica installazione multimediale Earthworks, che ha debuttato la scorsa settimana al Sonar Festival di Barcellona, ​​il duo artistico semiconductor ha cercato di replicare dal punto di vista sonoro e visivo questi processi geologici.

Ruth Jarman e Joe Gerhardt hanno proiettato la loro animazione gigantesca generata al computer all'interno di uno immenso spazio con un soffitto a volta. In Earthworks, suoni naturali di varia natura generano masse colorate in continua evoluzione. Le immagini, simili a forme d'onda in movimento, si evolvono con ritmi ora frenetici, ora lentissimi. E come ogni opera immersiva che si rispetti, Earthworks travolge lo spettatore con la sua bellezza sonora e visiva.

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Al Sonar, Jarman e Gerhardt hanno discusso con The Creators Project il concept su cui si basa Earthworks. Oltre a spiegare come si crea un'opera partendo da una serie di dati sismici, i due hanno anche approfondito come rendere la dimensione fisica del suono in maniera potente.

Immagine di Earthworks dei semiconductor per SónarPLANTA di Alba

The Creators Project: Earthworks è una installazione multimediale al Sónar Festival, composta da una grande varietà di elementi. Come hanno avuto origine e come sono stati assemblati?

Ruth Jarman (RJ): Dunque, siamo stati invitati a proporre un'idea al SónarPLANTA, ovvero il sonar e la Fundació Sorigue. I temi riguardavano la natura, la tecnologia e la scienza, tre aree su cui lavoriamo da circa 20 anni. Abbiamo deciso di visitare una cava a La Planta, in Spagna, per cercare ispirazione. Scavano tanto di quel materiale che riesci davvero a leggere gli strati che si sono formati nel corso di migliaia di anni. Così, ci siamo interessati ai metodi con cui gli scienziati interpretano queste evoluzioni—assieme agli strumenti e ai processi necessari per gli studi.

Siamo rimasti anche molto affascinati dal laboratorio di modellazione analogico dell'università di Barcellona. Hanno questi modelli che sembrano degli acquari in cui inseriscono diversi strati colorati di sabbia su cui applicare una pressione per replicare i diversi tipi di movimento tettonico, ottenendo una sorta di timelapse molto accurato del processo di formazione del paesaggio composto da strati colorati. La nostra animazione computer-generated si basa su questa tecnica integrata con i dati sismici.

Joe Gerhardt e Ruth Jarman. Foto di Alba Ruperez

Come sono stati incorporati i dati sismici?

Joe Gerhardt (JG): Abbiamo lavorato con i dati sismici per parecchi anni. Li sfruttiamo da sempre per produrre suoni, affidandoci ai dati forniti da un network mondiale che raccoglie come forme d'onda prodotte da fonti di vario natura—vulcani, terremoti, ghiacciai. Volevamo lavorare su questo aspetto, così abbiamo preso i dati sismici e li abbiamo trasformati in una colonna sonora che genera le immagini e le modifica in tempo reale.

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RJ: Alla fine, abbiamo prodotto una sorta di timelapse dei movimenti della Terra nel corso di migliaia di migliaia di anni. Tuttavia, non convertiamo i dati in MIDI, ma utilizziamo le forme d'onda dirette.

JG: Esatto, non abbiamo fatto una sonorizzazione, un termine utilizzato un po' liberamente da tutti gli artisti che sfruttano dei dati per trasformali in suono. Ciò che sentite è letteralmente il suono della terra.

RJ: Il risultato è estremamente naturale. Molti credono che si tratti di un ghiacciaio o un terremoto, ma è un'altra cosa. Si tratta di un'informazione digitale che è stata registrata. Una sequenza di numeri che diventa una forma d'onda, e in virtù di questo, è possibile tradurla in suono.

Immagine di 'Earthworks' dei semiconductor per SónarPLANTA di Alba Ruperez

Come fa il software a tradurre i dati e i numeri in suono?

JG: Lo strumento principale con cui abbiamo lavorato viene utilizzato anche dagli scienziati, si chiama MATLAB [Laboratorio Matrix]. Lavora online, segnali il luogo che vuoi monitorare, lo strumento attraverso cui farlo, la frequenza, l'intervallo di tempo a cui sei interessato e in risposta ricevi i dati impacchettati. Grazie al programma, trasformiamo i dati in forme d'onda che salviamo a 48 kHz, la stessa dei CD. Questo ci garantisce tutta la dinamica e le frequenze di una registrazione di alta qualità. Gli strani cigolii delle frequenze alte e i rombi profondi dei bassi rappresentano una rappresentazione estremamente naturale.

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Quando dite che il suono genera le immagini, intendete dire che i visual sono in qualche modo generativi?

RJ: Sì, in una certa misura.

JG: Ci sono diversi strati e pattern sonori che interagiscono l'un con l'altro, e i suoni a loro volta influenzano le interazioni tra le immagini.

Joe Gerhardt e Ruth Jarman alla cava di La Planta in Spagna

Che tipo di strumenti utilizzate per unire la parte visiva e quella sonora dell’installazione?

RJ: Lavoriamo con Houdini, e poi lavoriamo insieme a un programmatore per costruire uno strumento apposito. Sapevano esattamente di cosa avevamo bisogno. Quando lavoriamo con l’animazione in CG, il 90% del progetto è costruire gli strumenti e arrivare al punto in cui fanno esattamente quello che vuoi, e si comportano esattamente come vuoi che si comportino.

Quando avete lavorato con questi dati sismici, ci sono stati suoni più interessanti di altri?

JG: Quando sono diventati più fisici, ovvero quando raggiungono un intervallo dinamico maggiore. Un terremoto contiene molti bassi, per esempio, e questi quattro subwoofer [al Sónar] rendono il suono molto, molto fisico. Ciò che ci interessa è la natura materiale delle cose, quindi anche che cosa sia il suono in modo tale che possa essere percepito.

È un approccio fondamentale al suono, credo, perché il suono—almeno quando arriva dalle esperienze multimediali—è spesso relegato a un ruolo di secondo piano. Poiché viene posta così tanta enfasi sull’aspetto visivo, le persone tendono a dimenticarsi che il suono può avere una profondità e una forza fisica.

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RJ: Il suono è sembre stato importante per noi tanto quanto la parte visiva, perché grossa parte del nostro lavoro consiste nell’avere a che fare con dati, e spesso trasformiamo questi dati in suoni e immagini così che uno non possa esistere senza l’altro. L’idea è guardarli e ascoltarli allo stesso tempo, quindi sono sempre stati sullo stesso gradino per noi.

Dettagli su un modello analogico di sismografo all'università di Barcellona

JG: Earthworks è un incrocio tra la sound art e la land art, mi piace spiegarlo così.

Idealmente, che tipo di effetto volevate che avesse sul pubblico del Sónar?

RJ: Penso che ci siano sempre due aspetti nel nostro lavoro perché lavoriamo sempre con l’idea di offrire un’esperienza che può essere apprezzata a diversi livelli: non è necessario sapere i concetti che ci stanno dietro. È basata su un pensiero concettuale, ma non finisce lì—l’esperienza stessa è una parte fondamentale. Quindi puoi viverla, poi, a mio avviso, una volta che vieni a conoscenza delle informazioni, il fatto che siano dati sismici e che sia tutto in funzione della creazione di un paesaggio, allora permette alle persone di fare un passo al di fuori della vita di tutti i giorni.

Ci sono diverse sezioni di dati: dati di terremoti, ghiacciai, vulcani e città. Quindi pensiamo a come l’uomo condiziona il pianeta. Per iniziare a pensare al concetto di antropocene (l’era geologica caratterizzata dall’impatto dell’attività umana), devi davvero fare un passo al di fuori della tua realtà quotidiana e dal come pensiamo normalmente al tempo e allo spazio. Non è una cosa da poco da chiedere alle persone. Spesso l’opera sembra opprimente e avvilente, e alcune persone sono sopraffatte e spaventate perché ha a che fare con le forze della natura. Inizi a capire che la natura è davvero potente e fuori dal tuo controllo. Il nostro lavoro è spingere le persone verso questo ragionamento.

Ruth Jarman e Joe Gerhardt all'università di Barcellona.

C’è anche un altro aspetto. Uno più “nerd” che pensa alla scienza come processo e lingua, e che dice alle persone che hanno il permesso di mettere in dubbio la scienza. poiché tante persone pensano che la scienza offra sempre più risposte, mentre non fa che sollevare altre domande.

JG: La scienza è la domanda.

Earthworks è stato presentato al Sónar Festival 2016.