Ritratti di persone che ho incontrato sui siti per feticisti

Abbiamo parlato con il fotografo inglese Joshua T Gibbons del suo ultimo progetto, "Sex Site".

|
gen 19 2017, 11:03am

L'ultimo progetto del fotografo inglese Joshua T Gibbons, Sex Site, esplora il percorso di accettazione verso vite sessuali non convenzionali e il ruolo che internet ha giocato in questo processo. Un ruolo che, per forza di cose, è enorme: prima dell'avvento di siti nati per mettere in contatto feticisti di vario tipo, avere interessi sessuali non convenzionali poteva farti sentire isolato e, in alcuni casi, profondamente inadeguato.

Per Sex Site, Josh ha contattato persone di diversi siti e piattaforme dedicate alle sessualità non convenzionale, per poi andarle a trovare a casa, fotografarle e, in alcuni casi, raccogliere i messaggi che mandavano e ricevevano tramite questi siti. Ho parlato con Josh del suo progetto. 

VICE: Come hai scelto le persone che volevi coinvolgere nel progetto?
Joshua Gibbons: Inizialmente, molto semplicemente, la scelta aveva molto a che fare con chi riuscivo a coinvolgere. Ho passato circa nove mesi a fare ricerca, per costruirmi un database—anche se messa così suona un po' troppo chirurgica come operazione. Dovevo guadagnarmi la fiducia di alcune persone e capire chi sarebbe stato disponibile a partecipare al progetto. Alla fine ho scelto di concentrarmi sulla fascia dai 18 ai 35 anni, e da lì ho selezionato le storie più interessanti. 

Come facevi ad approcciarti ai potenziali partecipanti? Che difficoltà hai incontrato?
Ero esplicito sulle mie intenzioni. Per la natura stessa di questi siti, chi li frequenta lo fa con una certa cautela. Non volevo dare l'impressione di essere un truffatore. Ero molto aperto, e le risposte variavano. Alcuni si facevano avanti subito, dicevano di appoggiare il progetto e non vedevano l'ora di farsi coinvolgere. Altri mi scrivevano, "Non capisco cosa vuoi. Vuoi venire a casa mia e fotografarmi? Mentre faccio cosa?" Dicevo di volerli fotografare mentre facevano le faccende di casa, e rispondevano cose come, "Sei pazzo! Perché mai vorresti fare una cosa del genere! Puoi venire a casa mia e fotografare mia moglie mentre le vengo in faccia, ma non ti lascerò mai fotografare una situazione di intimità famigliare." Insomma, non è stato facile convincere le persone che non ero semplicemente un pazzo. Anche se forse lo sono. Trasmettere l'impressione che sono una persona relativamente normale, interessante, e di cui si potevano fidare ha costituito il 90 percento del lavoro.

Perché hai scelto di fotografare solo persone con vite sessuali "alternative"?
Credo che tutti bene o male abbiano una vita sessuale convenzionale. I siti che ho usato per il progetto ne raccoglievano una "alternativa", anche se il termine non mi piace. Non ero interessato più di tanto a cosa piaceva a queste persone, e me ne sono reso conto fin da subito. Piuttosto, mi interessava documentare gli aspetti più intimi delle loro vite, il fatto che se ti piace il dogging questo non significa che sei una persona diversa dagli altri. Si tratta semplicemente di una cosa che vuoi fare, e che ti piace.  

Da dove vengono i messaggi che accompagni alle foto? 
Alcuni sono messaggi che ho ricevuto personalmente. Per fare ricerca avevo creato un profilo sui vari siti, e nella mia descrizione spiegavo in modo molto esplicito il mio intento e il mio ruolo sulla piattaforma. Sulla maggior parte dei profili compare la frase "prima di scrivermi, leggi la mia descrizione", e un sacco di gente non leggeva la mia. Ho ricevuto un bel po' di messaggi molto aggressivi da parte di uomini; altri sono stati mandati dagli utenti alle persone che hanno partecipato al progetto.

Perche hai scelto di includerli?
Volevo far vedere che c'è un sacco di gente che si approfitta di queste piattaforme. Alcune persone con cui ho parlato avevano passioni artistiche ed erano piacevoli, ma c'era un'aggressività sessuale latente. Questa cosa avviene soprattutto ai danni delle donne. 

Sentivo che era importante non limitarmi a ritrarre questa sottocultura nei suoi aspetti migliori, come una cosa del tutto positiva e progressista. Volevo anche, come sempre nella mia vita, dire che ci sono un sacco di stronzi che cercano di approfittarsene.

C'è qualche messaggio che appartiene alla foto a cui è associato? 
I messaggi non corrispondono direttamente alle storie delle persone che ho fotografato—sono solo i messaggi un po' più espliciti che queste persone hanno ricevuto sul sito. Ce ne erano tantissimi altri che avrei potuto includere. Tra quelli che ho messo, alcuni hanno a che fare con il processo con cui conoscevo ed entravo in contatto con le persone; un paio sono mie conversazioni personali con alcune delle persone che volevo fotografare, e che poi per varie ragioni non ho fotografato. Volevo che la parte del processo, della conversazioni che ho fatto con le persone per poterle fotografare, fosse visibile. 

Sai già cosa farai con questo lavoro?
Per adesso sono soddisfatto di dove sono arrivato. Non sono di quei fotografi che vogliono fare libri e libri. Mi interessa molto di più l'idea di fare una mostra. La porterei nelle più grandi città europee, come uno spaccato dell'Inghilterra. Sento che in questo paese stiamo vivendo un periodo interessante, vista anche la nostra situazione politica. Il resto dell'Europa ci guarda con sospetto, ci giudica una nazione isolata, quindi mi piacerebbe che questo progetto superasse i confini britannici. Voglio far vedere che non siamo strani o isolati, ma voglio anche far vedere l'umanità di questa particolare sottocultura inglese. Mi sono sempre immaginato di portare questa serie in un tour con foto a grandezza naturale delle persone, affiancate dai messaggi.  

Puoi vedere il lavoro di Josh sul suo sito e sul suo account Instagram, e altre foto dal progetto sotto.

Segui Marianne su Twitter 

Altro da VICE
Vice Channels