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I nuovi "narco juniors" potrebbero essere ancora più spietati dei vecchi narcos

Gli abitanti di Sinaloa, roccaforte del famigerato cartello, temono che le nuove generazioni di narcos possano essere più violente e sanguinarie dei loro predecessori.

di Duncan Tucker
12 settembre 2016, 12:30pm

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Una volta, quando una persona qualsiasi aveva la sventura di fare un incidente con un trafficante di droga sulle strade di Culiacán - la roccaforte del famigerato cartello di Sinaloa - il narco scendeva dalla macchina per controllare i danni "e ti diceva: 'Se hai qualche problema chiama questo dottore, pago io,'" — come racconta il giornalista Javier Valdez, che conosce bene la cultura dei trafficanti di droga a Sinaloa.

"Ora non più. Escono dalla macchina con la pistola e non solo non ti pagano: ti picchiano, ti minacciano, ti uccidono."

Secondo gli osservatori più attenti come Valdez, le nuove generazioni che stanno emergendo all'interno del mondo del narcotraffico di Sinaloa sarebbero infatti più violente e impulsive — discorso che vale in particolar modo per il gruppo in più forte ascesa negli ultimi mesi, quello che sta cercando di riempire il vuoto lasciato da Joaquín "El Chapo" Guzmán.

A Sinaloa molti temono che la ricattura di El Chapo - il più importante leader del cartello e uno degli ultimi boss della 'vecchia guardia' - possa accelerare l'ascesa dei cosiddetti narco juniors.

A Culiacán sono pochi quelli che mettono in discussione il ruolo del Chapo come leader spietato e sanguinario. Eppure in genere si ritiene che la sua generazione di trafficanti abbia reso il cartello meno sadico di altri gruppi messicani, come i Caballeros Templarios o gli Zetas: secondo molti, infatti, la leadership del cartello Sinaloa ha tradizionalmente limitato l'espansione di attività criminali parallele, come l'estorsione e i sequestri. Almeno sul suo territorio.

"Il governo ha celebrato l'arresto del Chapo come se fosse la fine del traffico di droga o la fine del cartello Sinaloa," dice Valdez, che scrive per il settimanale investigativo di Sinaloa Rio Doce e che ha recentemente scritto un libro dal titolo Los Morros del Narco — La Gioventù del Narco. "Ma non ci sono motivi per pensare che le cose miglioreranno. O resteranno le stesse, o addirittura peggioreranno."

A prima vista, Culiacán non è tanto diversa da qualsiasi altra città messicana di medie dimensioni. Tuttavia, è piena di cose che riaffermano il suo status di roccaforte dell'organizzazione criminale più potente del paese: sulle colline intorno alla città sorgono decine di ville opulente, mentre un gruppo di case abbandonate coperte di fori di proiettile ricorda quello che succede quando all'interno del cartello qualcosa va storto.

Molti di quei fori risalgono a una terribile battaglia tra Chapo e i suoi vecchi alleati dell'organizzazione Beltrán Leyva — uno scontro che gli abitanti di Culiacán hanno definito una 'guerra civile.' Tra il 2008 e il 2010, ha causato un forte aumento della violenza in tutto lo stato, oltre alla nascita di conflitti collaterali in altre zone del paese in cui i due gruppi avevano una certa influenza. Chapo ha vinto la guerra e il gruppo Beltrán Leyva si è disintegrato.

In altri momenti, il cartello ha prosperato perché Chapo e i suoi compagni hanno mantenuto buoni rapporti con le comunità povere in cui sono cresciuti, dice Valdez. Lo scrittore ha enfatizzato che spesso questi leader si sono mostrati abbastanza intelligenti da sapere quando negoziare con i nemici, inclusi cartelli rivali, politici, forze di sicurezza, e addirittura la Drug Enforcement Administration (DEA). Secondo Valdez, questo potrebbe non accadere con l'avvento delle nuove leve.

"Questa generazione non ha lo stesso senso di appartenenza: sono più violenti, più pericolosi," avverte Valdez. "La loro ascesa potrebbe mettere a rischio la stabilità del cartello."

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Adrián López, direttore del giornale locale Noroeste, sostiene che a Sinaloa ogni generazione di boss sia più violenta della precedente, in parte a causa della trasformazione del mercato della droga.

Negli anni Settanta e nei primi anni Ottanta - sottolinea - solo uno o due grandi cartelli messicani operavano come corrieri per i fornitori colombiani. Secondo López, la successiva "globalizzazione del settore" avrebbe poi portato nuova violenza a causa della nascita di numerose organizzazioni che lottavano per il controllo del territorio e del mercato.

Questo ambiente più competitivo avrebbe spinto la generazione di Chapo a essere già più spietata e violenta di quella precedente, dice López, sbarazzandosi dei vecchi "codici morali" come il divieto di attaccare i famigliari dei rivali.

Il fenomeno era già evidente durante la guerra tra Chapo e la famiglia Beltrán Leyva, che ha portato alla morte di famigliari su entrambi i fronti.

Nonostante il numero di omicidi a Sinaloa sia calato rispetto all'apice del conflitto nel 2010, la violenza non è scesa ai livelli pre-2008. Secondo l'ufficio del procuratore generale di Sinaloa, nello stato dall'inizio del 2011 - quando è salito al potere l'attuale governatore Mario López Valdez - ci sono stati 6.638 omicidi, numero ha superato le 6.626 uccisioni registrati durante il governo del suo predecessore.

"Questa generazione non ha lo stesso senso di appartenenza: sono più violenti, più pericolosi."

Secondo gli abitanti del posto, gli sviluppi dei prossimi anni dipenderanno dal leader che avrà la maggiore influenza sulla direzione del cartello, ora che Chapo è dietro le sbarre per l'ennesima volta.

Il personaggio che viene citato con più frequenza è Ismael "El Mayo" Zambada — una persona discreta, che, secondo quanto riportato, non è mai stato arrestato durante una carriera durata cinquant'anni.

Secondo López, El Mayo non solo è molto potente, ma è anche rispettato. Molti abitanti di Culiacán, dove storicamente ha molti sostenitori, lo considerano il "vero boss" del cartello.

Tuttavia, El Mayo ha 68 anni, ed è sei o dieci anni più anziano di Chapo — la cui data di nascita rimane incerta. Inoltre, negli ultimi anni la questione della sua successione è stata complicata dalla cattura di tre dei suoi figli - Vicente, Serafín e Ismael - e da un'ondata di omicidi e arresti che hanno preso di mira il 'gruppo di fuoco' Ántrax, i cui membri facevano da guardie del corpo ai figli del boss e da sicari.

Il terzo veterano è Juan José "El Azul" Esparragoza, un leader di basso profilo noto per essere un negoziatore scaltro e un abile pacificatore all'interno del mondo criminale.

Nel 2014 erano circolate delle voci secondo cui El Azul era morto per un infarto. La sua famiglia ha organizzato un funerale a Culiacán, ma le autorità messicane non sono state in grado di confermare la notizia. Diversi giornalisti locali e studiosi hanno detto a VICE News che sospettano che Azul abbia finto la sua morte per poter andare in pensione.

Poi c'è Rafael Caro Quintero.

Il 63enne ricorda un po' "Il Padrino." È stato arrestato nel 1989 per l'omicidio dell'agente della DEA Enrique "Kiki" Camarena, avvenuto quattro anni prima. Caro Quintero è stato rilasciato nel 2013 sulla base di un cavillo legale e vivrebbe nascosto nelle montagne di Sinaloa — al centro degli affari del cartello.

Secondo una storia molto diffusa a Culiacán, Mayo e Caro Quintero avrebbero collaborato per tenere a bada la violenza dei giovani da quando Chapo è stato arrestato a febbraio 2014 a quando è evaso attraverso un tunnel nel luglio scorso.

C'è anche il 49enne Dámaso López Nuñez, che avrebbe assunto un ruolo di potere nel cartello usando il suo ruolo di funzionario penitenziario per favorire la prima evasione di Chapo nel 2001.

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Mentre questi personaggi garantirebbero una certa continuità nella gestione del cartello, López teme che i candidati più giovani possano infrangere i patti esistenti e portare instabilità nella regione.

"Quello che ci preoccupa a Sinaloa è che assisteremo ad aggiustamenti violenti, temiamo che i figli di Chapo Guzmán possano governare," dice. "Sono noti per essere più irresponsabili e più violenti."

José Luis Montenegro, autore del libro Narcojuniors, dice che Chapo ha già affidato il comando al figlio maggiore Iván, di 35 anni. Altri due figli, il 29enne Alfredo e il 25enne Ovidio, sono già ampiamente coinvolti nella gestione degli affari di famiglia.

Iván ha trascorso tre anni in carcere per aver riciclato denaro, ma nel 2008 un giudice ha annullato la condanna. Un profilo psicologico stilato dopo il suo arresto nel 2005 ha sottolineato la sua propensione per la "violenza psicologica verso le persone che non considera sul suo stesso livello socio-economico."

Montenegro spiega che Iván e Alfredo - che sui social media fanno sfoggio delle loro auto sportive, delle armi placcate d'oro e degli animali esotici - "sono assolutamente determinati ad aggrapparsi al potere." Afferma che la fonte di queste informazioni è un altro figlio di Chapo - di cui non ha voluto fare il nome - e aggiunge che negli ultimi anni tutta l'attenzione ricevuta dal cartello a causa della fama di Chapo ha provocato una rottura tra la sua famiglia e Mayo, più pacato.

Anche José Carlos Cisneros, uno studioso di Culiacán che si occupa del traffico di droga, è a conoscenza della frattura che si è venuta a creare tra Mayo e i figli di Chapo in assenza di una definizione chiara della leadership del cartello. Lui crede che probabilmente la divisione diventerà più evidente nei prossimi mesi.

A determinare il futuro del cartello sarà la sorte che toccherà a Chapo: sarà estradato negli Stati Uniti, o riuscirà a ristabilire un canale di comunicazione efficace dall'interno di una prigione messicana? Secondo Cisneros, se Chapo verrà estradato ci sarà un aumento della violenza, causato dalla lotta per il potere tra le diverse fazioni, mentre fuori da Sinaloa altre bande rivali si faranno la guerra per controllare le piazze di spaccio.

'Sono ragazzini impulsivi che fanno i capricci e non hanno la maturità per gestire il loro potere.'

Sulle strade di Culiacán, alcuni stanno già modificando le loro vite per adeguarsi allo stile prepotente dei giovani gangster.

"Modifichi la tua routine quotidiana per evitare alcune zone dove rischi di finire nei guai con queste persone, perché sono molto intolleranti," dice Francisco Cuamea, un giornalista di Noroeste. "Una volta mi hanno puntato una pistola solo perché ho chiesto al mio vicino di abbassare la musica."

"Sono ragazzini impulsivi che fanno i capricci e non hanno la maturità per gestire il loro potere," dice. "C'è un detto che recita: 'Grazie a Dio che non ha dato le ali agli scorpioni.' Insomma, questi ragazzi sono scorpioni con le ali. E le loro ali sono pistole, soldi e potere."

Un ristoratore del posto - che è voluto rimanere anonimo - racconta come suo figlio minore sia morto in un incidente stradale, dopo essere rimasto coinvolto in un inseguimento ad alta velocità legato all'uccisione del figlio di un trafficante locale.

"Mi piace molto uscire, ma non lo faccio perché ho paura," dice, facendo notare che negli ultimi anni a Culiacán le rapine a mano armata e i sequestri d'auto sono diventati normali. "Non esco quasi mai di notte. I giovani del posto credono che i [crimini violenti] siano normali. Le persone si sono abituate."

Tomás Guevara, un professore di psicologia all'Università Autonoma di Sinaloa, crede che fatti simili possano eventualmente indebolire la posizione del cartello, erodendone il "vero potere," cioè il suo legame con le popolazioni locali.

'I narco juniors sono nati nelle regge, non gli è mai mancato nulla.'

Spiega che i Narcojuniors stanno mettendo a dura prova questo rapporto, violando lo storico divieto di estorsione e sequestri dentro Sinaloa.

"Non sono cresciuti con il popolo, non provengono dalle zone più povere," dice. "I narcojuniors sono nati nelle regge, non gli è mai mancato nulla. Hanno una prospettiva sulla vita completamente diversa. Ecco perché sono più sanguinari e meno scrupolosi."

Secondo Guevara, il fatto che il cartello cerchi di arruolare nuove leve sempre più giovani, promettendogli ricchezza e potere in un contesto di forte disoccupazione, non fa che peggiorare il problema. Lo studioso sostiene che la problematica è rafforzata anche dai narcocorridos - canzoni molto popolari che esaltano lo stile di vita dei narcos - e in generale dalla cultura narco, che negli ultimi anni è diventata estremamente pervasiva — tanto che spesso i bambini dicono alle insegnanti che da grandi vogliono diventare sicari per il cartello.

"Pensano che i sicari abbiamo tutto quello che vogliono, che possono sedurre qualsiasi donna o comprare qualsiasi macchina," dice Guevara. "Finché prevarrà questo immaginario sui sicari, i giovani rimarranno prigionieri di questa cultura."


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