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Noisey

G.Bit ha deciso di condividere la sua fortuna

Abbiamo parlato con G.Bit del suo nuovo EP in cui, in pieno stile americano, ha remixato quattro “rookies” che secondo lui hanno qualcosa da dire.

di Tommaso Naccari
17 settembre 2018, 9:59am

Un anno fa incontravamo G.Bit nella stessa location di oggi. All’epoca non c’era ancora il pupazzo, non c’era ancora l’AHAHAH sulla pancia. C’era una definizione, forse limitante, di “rapper più felice d’Italia”, due singoli e un freestyle che, come risposta del pubblico e sonorità lasciavano presagire che il 2018 avrebbe fatto parlare di lui. Oggi, a settembre 2018, è un anno che G.Bit è comparso nelle vite dei suoi ascoltatori e proprio a loro ha deciso di realizzare un regalo.

Venerdì è uscito Tadan, un EP di quattro tracce. Sono quattro remix di quattro artisti diversi, un’idea molto americana del rap: prendo chi per me spacca, è piccolo e condivido con lui la mia fortuna. Ho così deciso di confrontarmi di nuovo con G.Bit per capire cosa ci fosse dietro a questo lavoro.

Noisey: Come nasce questo progetto?
G.Bit: Stavo ragionando sulla mia musica nuova e ho realizzato che, tra una cosa e l’altra, il 13 settembre sarebbe stato un anno dall’uscita del primo singolo. Questo è quindi una sorta di side project, un po’ diverso da ciò che la gente ha ascoltato finora. Sono quattro pezzi già editi di artisti che hanno il loro seguito, ma che probabilmente il mio pubblico non conosce, ai quali io ho aggiunto qualcosa. Sono canzoni che mi sono ascoltato nell’anno passato, mi piace seguire le nuove uscite. Consideravo queste canzoni delle hit e ho voluto fare questa cosa.

Quindi, essendo in qualche modo il primo compleanno di G.Bit, cos’è successo in quest’anno dal tuo punto di vista?
Le cose sono andate mega rapide. Dall’intervista che abbiamo fatto ho mollato il mio lavoro, adesso il mio lavoro è la musica. C’è molta più consapevolezza: so benissimo cosa fare, come farlo, so qual è la reazione del pubblico. Quest’anno mi ha motivato, poi in realtà è successo tutto così in fretta che non mi sono ancora soffermato. Però, oltre che per celebrare tutto questo, è anche per dire: ok, ci siamo divertiti, ma io so fare anche questo.

Infatti sono quattro tracce molto diverse tra loro…
Sì, la figata è proprio questa: sono quattro tracce molto diverse tra loro, ma sono riuscito a legarle bene, direi. Ho scelto quattro hit da ascoltatore, che trascendessero dunque anche il mood di G.Bit.

A questo punto analizzerei proprio pezzo per pezzo, partendo dal più strano: “Sabato”, con I miei migliori complimenti.
Questo è l’ultimo che ho scelto. All’inizio anche io ero titubante, è davvero lontano [dal mio stile]. Non avevo un’idea di come avrei potuto affrontare questo mondo, queste sonorità, mi sono messo un pomeriggio con questo beat in loop e alla fine ho scritto qualcosa che a mio modo di vedere funziona…

Poi Walter ha un passato rap, un gusto rap, quindi lontano, ma non troppo.
Sì, esatto. Io ce lo vedo qualcosa di hip hop all’interno del suo progetto, sono lontane solo le sonorità intese proprio come suoni, ma l’attitude è la stessa.

Ma è anche un modo per aprirsi verso quelle sonorità?
Il discorso è questo: è stato tutto rapido, ma suppergiù so come la gente mi ha percepito. Ecco, in un anno non è che riesci a comprendere tutto di una persona e di un artista. Questo brano, più di altri, è proprio un voler dire “guardate che farò il cazzo che voglio”.

Poi, andando avanti, vorrei parlare di Disme, per me il feat più “scontato".
È scontato solo se conosci la storia e il background. Lui ogni tanto mi manda degli screen di gente che gli dice “No, Disme, non mischiarti con G.Bit”, senza sapere che ci conosciamo da qualcosa come dieci anni, veniamo dalla stessa città. Ovviamente musicalmente siamo abbastanza diversi, però Disme mi viene a trovare parecchie volte e quando ha qualcosa di nuovo me lo fa sentire. Quando ho sentito “Farò una vacanza” per la prima volta, ero così gasato che già mi era balenata l’idea di fare un remix.

Quindi nasce da lì?
No, ma sarebbe potuto, perché la persona di Disme mi è vicina e conosco gli sbatti che devi vivere quando la musica non è ancora il tuo lavoro. Io ho avuto un periodo difficile, con mille sbatti, ma ora mi sono liberato e vivo di musica. Ho voluto, nel mio piccolissimo, dare una spinta affinché anche altri riuscissero a farlo.

Anche se sono cose estreme come FIKS? Io l’avevo ascoltato un botto di tempo fa e avevo pensato “è pazzo”. Però quella pazzia accattivante. Non me lo sarei immaginato con te.
Lui non lo conoscevo personalmente, mi era capitato qualcosa sott’occhio ed ero rimasto affascinato, ma non avevo approfondito troppo. Poi ha fatto uscire qualcosa che era volutamente trash e quella cosa mi faceva impazzire: mancava in Italia qualcuno di così consapevole, lui era trash perché voleva fare il trash. Poi ho ascoltato un pezzo con le chitarrine, così crudo che glielo hanno buttato giù da YouTube, e così mi ha conquistato. Quando è uscito “Bull Boys” non potevo che contattarlo.

L’altro che non conoscevi, se non erro, è Mike Lennon.
Per amicizie comuni conoscevo la sua roba, ma non conoscevo lui. Nonostante ciò lui è stato il primo che volevo remixare. Poi l’ho incontrato, ho sentito la sua roba nuova e spacca anche quella. So che ha in progetto qualcosa, questo è forse il pezzo più nelle mie corde, è significativo che sia partito da “Konnichiwa” per arrivare a “Sabato”.

Tommaso è su Instagram.

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