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Aphex Twin va oltre la musica

Richard D. James è un artista che ti impedisce, con il suo ghigno malefico, di capire veramente la sua elettronica e la sua vita.

di Andrea Bosetti
01 ottobre 2018, 7:56am

Club to Club Festival torna anche nel 2018. Abbiamo deciso di presentarlo con quattro articoli che raccontano quattro dei migliori artisti del cartellone di quest'anno. Abbiamo cominciato con Blood Orange e le sue tante identità. Continuiamo con l'artista più atteso di questa edizione, Aphex Twin, che si esibirà sabato 3 novembre. I biglietti sono già in vendita.

Non si può scrivere compiutamente di Aphex Twin. Un sacco di gente ci prova, magari va anche vicino a riuscirci, ma lo scarto tra la resa del lavoro di Richard David James in parole e quello che davvero fa è incolmabile, nel modo più assoluto. È cercare di confrontarsi con un uomo che ormai quasi trent’anni fa prese la musica elettronica e la rivoltò come un calzino salvo poi decidere nel corso dei decenni che il calzino non è un indumento di cui ha più bisogno, ma che creare indumenti fuori dalla comprensione umana contemporanea sarebbe stato molto più divertente.

Ora come ora, purtroppo, la nostra limitatezza ci impedisce di comprendere appieno il lavoro di RJD. E lui lo sa bene, ne è pienamente consapevole, tanto che dopo quattordici anni di silenzio decise di pubblicare Syro, un album tutto sommato facile, nonostante una mole di sperimentazioni realizzate con MIDI robot e tenute chiuse in un cassetto. "Quel materiale è probabilmente meglio - o almeno, io lo preferisco a quest’album [Syro], ma non penso sia altrettanto accessibile. È più unico. Questo è più piacevole da ascoltare, ma per me non è chissà quale novità. Magari la composizione è un po’ cambiata, ma non ci sono next-level beats. Tutto il resto del materiale, piuttosto indefinibile, è lì che aspetta”, confessò in un’inaspettatamente esaustiva intervista.

In quell'occasione disse anche che se ascolti un accordo in do maggiore con temperamento equabile il tuo cervello lo accetta, perché ne ha già sentiti a milioni ma che per riconfigurare il tuo cervello devi adottare degli schemi differenti, e che lui prova a farlo attraverso la musica. E James ha preso questo concetto in modo molto serio, ci crede davvero un sacco, perché partendo dalla musica ha fatto un quantitativo di cose che al confronto potrebbero far impallidire quel supereroe di Bruce Dickinson. Ho provato a mettere insieme un po' di Aphex Twin oltre la musica, partendo dal presupposto che con tutta probabilità, vista la sua riservatezza, le cose più divertenti e assurde della vita di Richard David James sono note soltanto a Richard David James.

aphex twin richard d james album
La copertina del Richard D. James Album, cliccaci sopra per ascoltarlo su Spotify.

Per prima cosa, è evidente come Aphex Twin sia estremamente affascinato dallo studio del suono e dell'associazione di questo a immagini. Nella sua perenne e infinita esplorazione in questo senso, una pietra angolare è la passione per la sua faccia.

Questo curioso atteggiamento nei confronti della propria figura iniziò sulla copertina del suo quarto album, ...I Care Because You Do (1995), dove comparve per la prima volta una versione piuttosto inquietante del suo sorrisone. L’album iniziava a distaccarsi sensibilmente dalle soluzioni ambient/techno che lui stesso aveva inventato (assieme agli Autechre) solo pochi anni prima, con l’incorporamento qua e là di suoni molto più duri e graffiati, suggestioni drum’n’bass e richiami industriali, e James pensò bene di accentuare il contrasto con il suo genere di riferimento (comunque ancora molto presente nell’album) piazzando un autoritratto deforme in copertina. Il tutto nacque, a quanto pare, da un’idea dello stesso James poi sviluppata all’interno della comune che era il suo appartamento dell’epoca, condiviso con Global Goon e Johnny Clayton, il grafico di casa Warp. L’anno successivo, il Richard D. James Album portò questo connubio all’estremo, e la copertina rimane ad oggi una delle più inquietanti mai viste: il volto di James, ora completamente sfigurato, è ancora più vicino, il sorriso sottilmente inquietante distorto in un ghigno malvagio cui è rimasto molto poco di umano.

Tuttavia fino ad allora si parlava di immagini statiche in cui il disagio era provocato più da una percezione latente che non da qualcosa di reale. Ed è qui che entrò in gioco la collaborazione con il regista Chris Cunningham, eroe dell’underground con cui James condivide l’amore per le interviste. Cunningham, che tra le altre cose ha girato “All Is Full Of Love” di Björk (con cui ha fatto incetta di premi, riconoscimenti e menzioni critiche), è la mente malata dietro la macchina da presa in “Come To Daddy” (1997) e “Windowlicker” (1999), due dei videoclip più disturbanti e d’impatto che siano mai stati girati. Il faccione deformato di Aphex è protagonista indiscusso: nel primo grazie all’esercito di bambini (nani?) malefici che se la prendono coi passanti, nel secondo grazie all’esercito di ballerine (prostitute?) altrettanto poco raccomandabili che twerkano beate davanti ai due sfigati più sboccati della musica.

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La copertina del Windowlicker EP, cliccaci sopra per ascoltarlo su Spotify.

Di lì a due anni, RDJ sarebbe sparito. Dopo la pubblicazione di Drukqs, quasi due ore di ordinatissimo disordine elettronico, il faccione di Aphex Twin non avrebbe più avuto modo di comparire in pubblico. Dal 2001 al 2014, per quanto James abbia continuato a comporre e produrre ed esibirsi più o meno sporadicamente (o più o meno dichiaratamente), un immoto silenzio ha coperto le attività dell’Irlandese.

Nonostante ciò la vena creativa di Richard doveva trovare qualche sfogo e, coerentemente con il proprio percorso, Aphex ha sperimentato ancora. Tra il 2011 e il 2012 ha condotto nientemeno che un’orchestra in remoto. Venticinque musicisti nel primo atto, un pianoforte a coda utilizzato come pendolo nel secondo e un omaggio a Steve Reich nel terzo. D’altronde, in un’epoca in cui l’immagine quando legata alla musica perde di potenza a causa della digitalizzazione di quest’ultima, cosa c’è di più forte di un’installazione, cosa c’è di più assurdo che vedere un pianoforte che ti dimostra l’effetto Doppler suonandoti davanti oscillando di qua e di là? Certo, ne è passata di acqua sotto i ponti da quando saliva sul palco per sdraiarsi, in tuta, a guardare gente travestita da orso che si prendeva a manate (e anche da quando MTV concedeva spazio ad artisti del genere), ma è anche l'industria musicale stessa ad essere profondamente diversa.

E James a questa, pur senza piegarsi mai, si adatta in maniera sempre diversa e intelligente: il mondo della musica è terrorizzato dall’internet, gli editori ce l’hanno con la digitalizzazione e tutto il resto? E lui annuncia Syro su una pagina .onion, sul deep web. Sbuca la synthwave e tutti sembrano riscoprire i suoni bombati degli anni ‘80? RJD pubblica Cheetah, un EP composto e registrato soltanto usando hardware fuori produzione di quegli anni, tra l’altro ampiamente riconosciuto come “il sintetizzatore più fastidiosamente complicato del pianeta”, ovviamente scimmiottando la grafica retrò con una carriolata di riferimenti nerd. E oggi, che il dibattito sull'intelligenza artificiale e sull'automazione è entrato prepotentemente nella quotidianità o quasi, se ne esce con Collapse, con un video ancora una volta discretamente d’impatto: nel senso che magari non ti fa venire gli incubi per un mese, ma sicuramente ti fotte il cervello.

Forse, tra venti, trenta o cinquant’anni, i nostri figli o i loro figli potranno ascoltare un pezzo che si chiama “ΔMi−1 = −αΣn=1NDi[n][Σj∈C[i]Fji[n − 1] +Fexti[n−1]]” ricordando con calore quella volta che un irlandese trapiantato in Inghilterra infilò una propria foto nello spettrogramma di una canzone e su cui addirittura la BBC registrò un audio documentario. Noi normodotati oggi possiamo solo accontentarci di ridere al pensiero che Aphex Twin abbia un piccolo veicolo militare in giardino (non proprio un carro armato, ma comunque rispettabile), che racconti di aver comprato un sottomarino e che in generale abbia una grande passione per il trolling. Il che dà solo credito a quella volta in cui disse: “Se non avessi fatto il musicista? Sarei finito in galera per hacking”.

Andrea è uno dei Lord di Aristocrazia Webzine. Seguilo su Instagram.

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