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Quei termini di utilizzo che non leggiamo mai sono le nostre nuove leggi

Anche se nessuno sembra essersene accorto, oggi i maggiori spazi di discussione pubblica sono controllati da privati.

di Riccardo Coluccini
19 giugno 2017, 9:24am

Lo scorso 15 giugno, Facebook ha pubblicato un articolo che descrive le azioni adottate dal social network per contrastare il terrorismo. Questa iniziativa fa parte di un progetto più ampio che punta a favorire il dibattito riguardo le cosiddette "domande difficili" — così vengono definite dal social network le questioni che riguardano questioni come il terrorismo, l'hate speech e le immancabili fake news, tanto per fare degli esempi.

Nell'articolo, Monika Bickert — direttrice della gestione delle politiche globali — e Brian Fishman — responsabile delle politiche contro il terrorismo — riconoscono che anche internet gioca un ruolo nella radicalizzazione dei membri di gruppi terroristici come ISIS ed Al Qaeda. Per questo, non vogliono "che Facebook sia utilizzato per nessun tipo di attività terroristica."

L'approccio utilizzato prevede sia l'impiego dell'intelligenza artificiale — algoritmi che individuano i contenuti caricati dagli utenti che risultano già presenti in un archivio di foto e video segnalati in precedenza, e algoritmi per analizzare il linguaggio partendo da post e commenti già rimossi e segnalati come propaganda terroristica — sia l'intervento attivo di moderatori umani. Al momento, ammettono, l'IA non è in grado, da sola, di garantire una risposta appropriata alla lotta al terrorismo.

Se, da un lato, queste azioni possono essere elogiate e ritenute necessarie, dall'altro mostrano chiaramente il cambiamento sociale e politico che sta avvenendo.

La genesi delle norme comunitarie dei social network è completamente oscura e soggetta a molteplici pressioni esterne di cui è difficile tenere traccia.

Con i social network, e in particolare con Facebook che, con i suoi 2 miliardi di utenti, si trova in una posizione dominante, è avvenuto il passaggio da una società in cui lo scambio e la circolazione delle idee avveniva in luoghi aperti e pubblici a una in cui la costruzione dell'identità e lo sviluppo di un'ideologia personale avvengono sempre più frequentemente all'interno del social network: un luogo apparentemente pubblico ma che, in realtà, è gestito in maniera totalizzante da un privato.

Per questo motivo, ogni volta che vengono introdotte misure per contrastare il terrorismo o altre modifiche ai termini di utilizzo, gli utenti si trovano effettivamente di fronte a nuove leggi che regolano la loro attività digitale: di fatto, le norme comunitarie dei social network hanno sostituito le leggi democratiche.

Il processo democratico alla base della legislazione garantisce una discussione aperta, pubblica ed accessibile dei temi su cui quelle stesse leggi andranno poi ad intervenire. La genesi delle norme comunitarie dei social network, invece, è completamente oscura e soggetta a molteplici pressioni esterne di cui non è facile tenere traccia.

Aziende come Facebook, quando si trovano a dover risolvere problemi come quello della propaganda terroristica, ricevono pressioni dai governi — i quali esigono risposte tecnologiche sempre più immediate, dai vari portatori di interesse che finanziano l'azienda ed, inoltre, devono anche tenere in considerazione la propria personale visione e filosofia del prodotto e del servizio che offrono.

I cittadini, indotti dalla capacità propria dei social network di creare connessioni e favorire il dialogo, si trovano quindi ad esprimere il proprio pensiero politico, a dibattere le proprie idee e ad organizzarsi per combattere i governi autoritari sul social network. Ma proprio il social network inganna gli utenti con la sua parvenza di piazza pubblica digitale che in realtà non ha nulla delle caratteristiche che contraddistinguono i luoghi aperti e democratici.

Su queste norme comunitarie si basano le linee guida che Facebook fornisce ai moderatori per eseguire l'attività di blocco, censura e monitoraggio dei contenuti caricati online. Queste stesse linee guida sono state ottenute e pubblicate dal giornale The Guardian lo scorso maggio e, da interviste effettuate ad alcuni moderatori di Facebook, si scopre che in realtà la loro è una missione impossibile. Come riportato nell'articolo, "la quantità di materiale che devono vagliare è tale da costringerli a prendere delle decisioni in meno di 10 secondi, decisioni che potrebbero richiedere una conoscenza approfondita di organizzazioni terroristiche e dei loro leader."

Non solo le norme comunitarie non sono state prodotte attraverso una discussione democratica ma vengono addirittura implementate da esseri umani che, con molta probabilità, potrebbero commettere errori.

Ad aggravare la situazione si aggiunge anche la difficoltà nel definire chiaramente quali organizzazioni siano da considerare terroristiche, un problema che si è già presentato nel 2013 quando Facebook è stato accusato di esercitare una massiccia censura contro i contenuti legati alla popolazione curda, favorendo quindi il governo turco. Allo stesso modo, dai documenti diffusi dal The Guardian, emerge che la Free Syrian Army, schierata contro il presidente Bashar al-Assad, è considerata un gruppo terroristico da bloccare.

Non solo quindi le norme comunitarie non sono state prodotte attraverso una discussione democratica ma vengono addirittura implementate da esseri umani che, con molta probabilità, potrebbero commettere errori.

Quando lo sviluppo sociale e politico di un individuo passa anche attraverso l'ambiente digitale, legiferare su quello spazio in modo sbagliato ed attraverso l'imposizione di norme che diventano a tutti gli effetti delle leggi avrà necessariamente delle conseguenze anche al di fuori delle pagine web visitate — con ripercussioni dirette sulla vita dei cittadini.

Le norme comunitarie dei social network, mosse dai fili occulti delle valutazioni commerciali, delle pressioni politiche e delle scelte ideologiche delle aziende stesse, finiscono con il trasformare la società moderna sostituendosi al nostro sistema legislativo.