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Musica

Le recensioni della settimana

Quali dischi ci hanno fatto esprimere delle opinioni questa settimana: Dark Polo Gang, DJ Khaled, Laurel Halo e altri.

Noisey è cresciuto e non usa più le faccine col vomito, ma le recensioni restano sempre scritte da persone piene di problemi che non vogliono necessariamente essere prese sul serio.

DARK POLO GANG
Twins
(Triplosette Entertainment)

dark polo gang twins recensione review copertina cover album streaming mp3 2017

Buongiorno e benvenuti a una nuova puntata de "Chi? Cosa dicono?," l'unico programma settimanale di approfondimento musical-testuale in Italia, tutti i giovedì a mezzogiorno su RadioTre. Nell'episodio di oggi andremo ad analizzare il linguaggio dei nuovi Backstreet Boys, cioè il celebre gruppo romano Dark Polo Gang, nel loro ultimo LP Twins. Con l'aiuto di un arduo e complesso processo scientifico chiamato "incolliamo tutti i testi del disco in un sito che ti dice quante volte compaiono le parole," siamo felici di potervi comunicare la top ten dei vocaboli più usati al loro interno. In cima alla classifica abbiamo "skrt," che appare 113 volte—a dimostrare una volta per tutte quanto gli ad-lib siano la cosa più importante nel rap contemporaneo. Seguono "vuole" (64), "tua" (56) e "tipa" (46); possiamo quindi dedurre che la tua tipa vuole molte cose, tra cui succhiare qualcosa, rimanere incinta e venire pull uppata. "Wayne" è giustamente in classifica con 41 apparizioni, una per ogni foto che gli è stata chiesta nei pochi minuti di "Cobain." "Mia" si ferma a 38: meno di "tua", e quindi segnale di quanto Tony, Wayne, Side e Pyrex ci tengano a prendersi ciò che non è loro piuttosto che godersi e basta ciò che già hanno come degli stupidi risparmiatori. La classifica prosegue con la settima, ottava e nona posizione: "soldi" (31), "Side" (29) e "gang" (28), a dipingere un distico di valori: l'affermazione di sé tramite il denaro e la fedeltà ai propri compagni, citati ampiamente anche su un disco non creditato direttamente a loro. Chiude la classifica "amo", con 26 apparizioni, perché in fondo siamo tutti qua a volerci bene e voler invecchiare insieme. Menzioni d'onore per "gelato" (24), "Calvin Klein" (23) e "DPG" (20). Grazie per la vostra attenzione, ci vediamo al prossimo episodio.
PAOLO LIMITLESS (EA)

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LAUREL HALO
Dust
(Hyperdub)

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Descrivere quello che fa Laurel Halo è abbastanza complicato. Non perché, come erroneamente si dice, lei sia una che spiazza, dotata di un talento che cerca continuamente lo skip dei generi per negarli, ma perché si sente l'ambizione in un contesto sottovuoto. Dal punto di vista musicale in questo disco, il terzo per Hyperdub, la nostra tende a mischiare, cucire, spappolare nella antica tradizione plunderphonica riveduta e corretta: momenti in cui sembra aver riscoperto il cool jazz di Sade per in qualche modo incastrarlo nell'IDM, momenti in cui diventa estremamente concettuale (se non troppo) inserendo suggestioni di poesia sonoro/concreta con le citazioni di Haroldo de Campos, momenti in cui le bassline sembrano venire da un Fruity Loops trattato in seconda sede un po' come si faceva coi pianoforti, a volte sembra la versione di Four Tet aggiornata a un futuro anteriore. Poi ovviamente la sbandata jazz è presente e definitiva, modellata su plastilina deep house distillata col contagocce. Insomma è complicato descrivere quello che fa perché non si capisce un cazzo di dove vuole arrivare e probabilmente, nonostante tutte le menate, non lo sa neanche lei. Detto questo, si tratta di un bel disco il cui limite è appunto quello di mettere troppa carne al fuoco e quindi a volte risulta troppo cotta o troppo cruda. Ma si sa, per noi carnivori basta che sia buona: consiglio quindi di provare questa colonna sonora mentre sgrassate le salsicce nel parco, poi ditemi come è andata.
ATOMINO BIP BIP (DB)

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THE MONOLITH DEATHCULT
Versus
(Hammerheart)

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Io me li immagino, i Monolith Deathcult, quando cercano di farsi venire un'idea per un nuovo disco. Ho questa immagine di tre tizi, dispersi nelle campagne olandesi, che come novelli sceneggiatori di Lost pescano a caso da un cappello di paglia al centro del tavolo bigliettini e origami spiegazzati, solo che anziché salti temporali e tartarughe giganti qui ci sono cose politically scorrett. Tipo: "oh raga nel pezzo nuovo tra un blast-beat e l'altro campioniamo qualche frase da Whiplash?"
"Non so, un film che parla di un batterista jazz poi come lo facciamo diventare cattivo?"
"Massì, ci infiliamo un po' di occultismo nazi."
"Mmh. Poi?"
"Poi prendiamo un pezzo da White Crematorium, lo riscriviamo completamente e lo facciamo truzzo in culo, così abbiamo anche un po' di demoni lovecraftiani."
"Ci sta. Adesso ci serve qualcuno per combattere i demoni e i nazi, chi?"
"Saddam e il Baath?"
"Un'altra volta? No dai, qualcun altro."
"Stalin?"
"Troppo scontato…"
"Stalin. Zombie. Che prima di combattere i nazi bombarda la sua Russia per farsi incoronare re. A quel punto fa il culo ai nazi e ai mostri. E alla fine si accorge di avere fame, perché è uno zombie."
"Chiamo lo studio e gli dico che domani andiamo a registrare."
TRIVMVIRO (AB)

DJ KHALED
Grateful
(Epic)

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Avete visto quanto è simpatico il figlio di DJ Khaled? Qualcuno ha scritto che somiglia a Paolo Villaggio. Avete visto le gambe ciccione che ha sulla copertina di To The Max? A soli 8 mesi, Asahd è già il produttore esecutivo del disco del padre (un disco nel quale ci sono Beyoncé, Jay-Z, Rihanna, Nas, Justin Bieber, Travis Scott, Chance The Rapper, Future, i Migos, Alicia Keys, Pusha T, Raekwon, T.I., Rick Ross e lui stesso), ha un milione di follower su Instagram, un girello a forma di Ferrari, un sacco di collane d'oro, abiti su misura di Gucci, è stato baciato da Rihanna, Nicki Minaj gli ha dichiarato il suo amore, ha suonato la campanella alla Borsa di New York, ha un cappello a forma di Panda, un tour bus con sopra la sua faccia, la sua foto su un manifesto a Times Square, e incassa con i diritti del pezzo di chiusura dell'album (si sente lui che ride ed è accreditato a lui) probabilmente più di quanto tu guadagni in un anno. Insomma, potrei mai parlare male di un disco con una copertina del genere?
NATHAN FALCO (FS)

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PUSTOSTANY
2012
(POUeT! Schallplatten / Sweet Rot)

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Come suggerisce il titolo, questo disco in realtà è del 2012, ma solo poche settimane fa ha ricevuto il battesimo del vinile grazie alla joint venture franco-americana POUeT! Schallplatten e Sweet Rot. Qua abbiamo a che fare con un side project del gruppo post punk/no-wave polacco Kurws: otto pezzi di robopunk spastico creati probabilmente da gente che è molto brava a suonare lo strumento che sa suonare e in questo disco ha deciso di evitarlo come la peste. È un disco veloce e divertente che a tratti sfocia nella parodia (lo stacchetto "balcanico" di "2012"), che potrebbe essere il disco dell'estate per chi ama le sonorità angolari e robotiche dei Devo di Hardcore, dei Dow Jones and the Industrials e, tanto per fare un nome che non si sente abbastanza, dei Promyshlennaya Arkhitektura (di cui abbiamo parlato qui). A tratti comunque emerge lo spettro pop dei Buzzcocks ("Struktura") e quello più morboso e rissoso dei Flipper ("Publiczne Pieniądze"). Curiosità: il disco gira a 45 giri, ma se lo mettete a 33 potete godervi un altro ottimo (giuro, ottimo) album di letargico e fangoso post-punk che suona come degli A-Frames sotto codeina. Due dischi al prezzo di uno, è un affarone.
GIAK ROK N ROL (GS)

LOKE RAHBEK
City of Women
(Editions Mego)

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Questa è il pop del XXI secolo, recita la chiosa del comunicato stampa riguardo questo lavoretto di Loke Rahbek, il quale è meglio conosciuto per Posh Isolation, Croatian Amor, ecc. Ora, trattasi del primo disco a suo nome e la prima volta che l'ho messo su sembrava la colonna sonora di un'eutanasia di un vecchio allo stadio terminale che poi raggiunge il Nirvana. Detta cosi pare pesante, in realtà la vasta gamma di sentimenti che il nostro raccoglie dentro questa musica è fatta al contempo per essere colonna sonora di gioia come di malessere, che come sapete non possono essere troppo divisi. Quindi al contempo svisate di sintetizzatori cosmici, mangiate di nastri magnetici, bassoni distorti che ricordano la bubblegum in salsa industrial che lo stesso Loke spesso indica come un genere da lui inventato, composizioni e armonie aperte a trecentosessanta gradi quanto claustrofobiche. Ebbene, scopriamo invece che è un disco sull'amore. A volte, come potete constatare, essere vivi ed essere morti è la stessa cosa. Disco ad ogni modo che è già nella mia top ten estiva, lo sto sentendo proprio ora che è partito un solenne quanto ambito acquazzone e gira sul piatto che è un piacere… o un dolore?
PIPPI LE CALZELUNGHE (DB)

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RIDE
Weather Diaries
(Wichita)

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Diciamo che se dei Ride si tende a ricordare solo la prima metà della discografia un motivo c'è. Nowhere era spaziale e rumoroso, Going Blank Again era grosso e saltellante, Carnival Of Light e Tarantula facevano schifo. Weather Diaries non è nulla di tutto ciò, il che fortunatamente vuol dire che non fa nemmeno schifo, ma anche che non ci sono cose al livello di "Vapour Trail" o "Twisterella". Eppure Bell, Gardener e compagni provano a ripartire, con umori che di nineties hanno molto poco e sanno più di indie contemporaneo, ma di classe. Probabilmente chiamare un DJ a produrre l'album non è il miglior modo per recuperare una sensibilità shoegaze, ma sicuramente è quello per piantare saldamente il disco nel 2017 ed evitare eccessiva nostalgia. Eppure la nostalgia è un po' quello che cerchiamo, dai Ride, e la dimostrazione che si può fare, anche nel 2017, l'hanno data gli Slowdive non più di un mese fa. Vero, qui si guarda molto più al presente e al futuro, Slowdive guarda al passato, ma allora tanto sarebbe valso non chiamarsi più Ride per far uscire Weather Diaries. Morale: un buon disco, che però non convince del tutto. I Ride non si fissano più le scarpe da molto, molto tempo.
IN UN ALTRO POSTO (AB)

KING GIZZARD & THE LIZARD WIZARD
Murder of the Universe
(Flightless)

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Murder of the Universe parla delle seguenti tre cose. Primo: una bestia metà uomo e metà orso che, come un macellaio che infilza due forchettoni nella carne di un porco, ti sfiletta togliendoti tutto ciò che ti resta di umano fino a renderti un essere incapace di provare qualsiasi emozione—un essere simile a lui (nota: trama che potrebbe o non potrebbe essere legata a un epico videogioco prodotto da SEGA nel 1988). Secondo: lo scontro tra Il Signore del Fulmine—distruttore malvagio di un mondo demoniaco e devastato—e il Balrog, creatura da lui creata, nata da un cadavere colpito dalla sua elettricità che tornerà, sconfitto, a essere carcassa. Infine: un futuro in cui l'umanità finisce qualsiasi risorsa naturale e si affida a un processo di robotizzazione per sopravvivere. Processo che porta alla nascita dell'ultimo uomo, alla fine della religione e a una generale pazzia e confusione. Il tutto narrato da Han-Tyumi, il Cyborg Confuso, ossessionato dal fantasma di umanità ancora presente in lui, che decide di costruire un macchinario ibridato con parti proteiche capace solo di vomitare e morire. Questo però prende coscienza e si rende conto di essere stato creato solo per soddisfare i desideri del suo creatore: Han-Tyumi si rende un tutt'uno con la sua creazione e acquista le capacità che tanto bramava: può vomitare, e vomita. Un vomito che diventa sempre più forte, sempre più impetuoso, lacera il suo corpo dall'interno e continua e continua a rigenerarsi da una sorta di esplosione stellare gastrica che permea l'intero universo di sbocco. Il tutto, con sotto il miglior garage rock settantiano, divertente, crudo ed elettrificato che possiate immaginare. Fate voi.
STU SSY (EA)

CYBE
Tropisch Verlangen
(Stroom)

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Quanto è bella la storia di questo disco? C'è un musicista olandese, un po' fricchettone, che non si accontenta di sviaggiare solo con i suoi synth, e quindi nei primi anni '80 se ne va in India, Indonesia, Thailandia, Bali e Java. Registra musiche in giro, compra strumenti, studia e cerca ispirazione. Probabilmente si droga pure ma questo non viene detto da nessuna parte e non vorrei incappare in denunce. Quando ritorna si mette a suonare le sue cose sui materiali (o con gli strumenti) portati dal viaggio, e realizza tre cassette, che per trent'anni sono state pressoché del tutto sconosciute. Questa raccolta appena uscita è una specie di best-of di quelle tre cassette: un misto di elettronica, strumenti tradizionali, gamelan, rane, xilofoni, Brian Eno (sì, lo so che è il riferimento più banale che si possa fare in questi casi, però ci sono momenti in cui lo ricorda proprio tanto) e tante altre belle cose. Ascoltatelo, compratelo, fatevi questo regalo.
AMORE DEL TROPICO (FS)

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