Famiglia

Mio padre aveva una famiglia segreta, e io l'ho scoperto solo dopo la sua morte

Dopotutto, sono felice di come sono andate le cose. Sarebbe potuta andare molto peggio di così.
GF
traduzione di Giulia Fornetti
Sarah Berman
come raccontato a Sarah Berman
11.7.18
Foto di via Unsplash.

Sono cresciuto credendo di essere figlio unico, ma in realtà non mi sono mai sentito davvero tale. I miei genitori non mi viziavano, c'erano sempre tanti amici con noi—io ero molto socievole. Da piccolo ero convinto di avere un fratello o una sorella da qualche parte nel mondo, come in Genitori in trappola. Quando si dice il sesto senso.

I miei genitori divorziarono quando avevo quattro anni. Mio padre era molto violento verbalmente con mia madre e anche con me, la loro non era una relazione sana. Non era nemmeno quell'equilibrio poliziotto buono, poliziotto cattivo—mio padre era uno stronzo, e mia madre una santa. Da quando si sono lasciati a quando è morto, mio padre ha avuto altre sei compagne.

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Era uno di quelli che voleva farmi fare quello che diceva lui. Voleva che collezionassi francobolli e che facessi lo sport che piaceva a lui. Quando mi comportavo male, mi picchiava. A me sarebbe bastato che lui mi accettasse per quello che ero—un derelitto con un po' troppa energia.

Passavamo il tempo insieme all'aria aperta, quello ci piaceva. Mi ricordo delle belle gite a Squamish, dove vivo oggi. Lui mi diceva sempre cosa dovevo fare, ma sembrava più rilassato quando eravamo nella natura.

In occasione della scorsa Festa del Papà, sono andato a una cena in suo ricordo con sua moglie e un paio di amici. A fine serata, sua moglie—l'ultima—mi prende in disparte e mi annuncia che ha delle notizie serie da darmi. Ho subito pensato si trattasse di debiti, o tasse non pagate. E invece, ha continuato dicendo, "Non ti arrabbiare, ma hai una sorella."

Non ero assolutamente arrabbiato, anzi ero emozionato all'idea. Certo, per un paio di giorni ce l'ho avuta con mio padre per avermelo tenuto nascosto, ma in realtà ora si spiegavano tante cose di lui. Per tutto questo tempo ho avuto una sorellastra che sapeva della mia esistenza e che ha trovato il coraggio di contattarmi solo dopo la sua morte.

Mio padre era morto il giorno della Festa del Papà dell'anno precedente e in quell'occasione era stato pubblicato un necrologio. La mia sorellastra l'aveva visto e così era venuta alla casa funeraria dove era stato cremato, qui aveva conosciuto sua moglie. A quanto pare, lei aveva sempre saputo della mia esistenza, ma mio padre a noi non aveva mai detto nulla di lei. Nemmeno mia zia, la sua sorella più piccola, ne aveva idea, pur essendo la più vicina a lui di tutta la famiglia.

Negli anni ho cercato più volte di fare domande, ho cercato di parlare con lui di cosa volesse dire diventare grandi. Ma lui evitava sempre questo genere di conversazioni, diceva che c'era qualcosa che avrei dovuto sapere, ma che non era ancora il momento giusto. Mi sembrava una cosa strana. Sapeva di nascondere un segreto gigante. Forse pensava di non essere la persona più adatta per dare consigli.

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Effettivamente, l'idea di introdurre una seconda famiglia in quel casino doveva sembrargli davvero folle. La mia sorellastra era nata meno di un anno dopo di me, quindi probabilmente lui era andato a letto con sua madre quando io ero appena nato. Ho saputo che mio padre andava a trovarla spacciandosi per lo "zio Tony", ma che lei aveva scoperto in seguito tutta la verità.

Quando mio padre era ancora vivo, gli chiedevamo spesso perché tenesse così tanti segreti. Ora è tutto più chiaro, avrebbe dovuto spiegarci perché aveva avuto una figlia con un'altra donna per poi abbandonare entrambe.

Fino a ora, ho avuto contatti con la mia sorellastra solo per telefono e via Facebook, ma sento che siamo già molto vicini. Abbiamo degli amici in comune a Squamish, è divertente conoscerla meglio tramite persone che sono già mie amiche. Siamo molto simili, entrambi spiriti liberi. Lei è un'artista e una ribelle. È una tizia un po' strana, e io sono un tizio un po' strano.

Sentivo che entrambi eravamo legati alla famiglia, pur sapendo che nostro padre se n'era andato portando con sé questo grande segreto. Volevo che lei si sentisse parte della mia famiglia, perché penso che possa aiutare sapere che c'è una famiglia pronta ad accoglierti.

Non ho rimpianti per quello che sarebbe potuto essere, sono felice di come sono andate le cose. Sarebbe potuta andare molto peggio di così. Quando ero al liceo tanti ragazzi vivevano in comunità o erano in affido, altri avevano problemi di droga o situazioni familiari ben peggiori della mia.

Credo che prima di ammalarsi mio padre non volesse che noi sapessimo, voleva avere il controllo su tutto. Ma nei tre o quattro anni precedenti alla sua morte, penso che fosse alla ricerca di un significato più profondo della vita. Penso che oggi sarebbe felice di sapere che ci siamo ritrovati.

Dopotutto, devo dire che è stato davvero bravo a tenere il segreto. Mia madre non aveva idea di nulla fino a quando non le ho raccontato tutto, un paio di settimane fa. E con me non si era mai confidato apertamente, nemmeno quando ormai ero grande. Probabilmente, faceva molta fatica ad ammettere che non era un granché come persona.

Per questo motivo ho imparato presto l'importanza dell'onestà nella vita, perché è l'unica cosa che ti salva. All'inizio fa paura e può fare male, ma solo così potrai scampare ai rimorsi.

Essere sincero con tutti, sempre, è diventato il mio obiettivo nella vita. Perché anche dopo la morte, la gente continuerà a scoprire cose di te e potrebbe capire chi eri davvero.