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Alcune precisazioni sulla polemica tra CRLN e Gemitaiz

Di che cosa parliamo quando parliamo di sessismo nel rap?

di Giacomo Stefanini
21 agosto 2018, 12:48pm

CRLN, foto di Ciro Galluccio.

Torno su un argomento già affrontato la settimana scorsa, l'episodio misogino capitato a CRLN a Indiegeno Fest, perché ha scatenato varie polemiche. Prima di proseguire, consiglio di leggere il racconto di CRLN, il mio articolo di venerdì, l'articolo di Mattia Barro su Rolling Stone e quello di Damir Ivic su Soundwall.

Sintesi: giovane artista suona prima di Gemitaiz a un festival e viene subissata di insulti e cori sessisti ("ollellè ollallà" e tutto il cucuzzaro) da parte dei fan dell'headliner accampati da ore nelle prime file; cerca di zittirli, non viene ascoltata, scende dal palco profondamente traumatizzata e non trova solidarietà da parte di Gemitaiz, né durante il concerto né nei giorni successivi sui social; decide di parlarne pubblicamente.

Disgraziatamente serve un machete per farsi strada in qualunque dibattito in questo paese, quindi cercherò di fare un po' di chiarezza.

Gemitaiz non è misogino

In questi ultimi anni in cui la questione di genere è diventata argomento di dibattito quasi quotidiano, gli uomini sembrano aver sviluppato una percezione delle accuse di comportamento sessista vagamente paranoica, tant'è che non appena la parola viene menzionata saltano sulla sedia come un sessistissimo stereotipo di casalinga davanti a un topo. Quello che è necessario aprire (e penso di esserci riuscito almeno in parte) è un dibattito sui comportamenti che la gente adotta naturalmente ma che possono mostrare al proprio interno vizi culturali che non sono in linea con la parità di diritti che noi tutti, non essendo un paese di scimmioni retrogradi, promuoviamo ogni giorno.

Il famoso patriarcato non è una cospirazione di alcuni uomini cattivi: è lo stato "naturale" in cui si trova la società in cui viviamo. Per questo la lotta femminista è importante e riguarda tutti. Non è una lotta delle donne contro gli uomini, è la lotta delle persone che credono nell'uguaglianza contro un sistema iniquo.

CRLN, la sera dell'Indiegeno Fest, ha subito un trattamento iniquo. Gemitaiz non se n'è accorto. Non penso che Gemitaiz sia misogino. Non era sua responsabilità impedire il fatto, e nemmeno suo dovere riprendere quella fetta del suo pubblico. Ma sarebbe stato apprezzabile se un artista dal suo profilo ne avesse preso atto e avesse preso pubblicamente le distanze, insegnando così anche una cosa o due a chi lo ammira ma non condivide del tutto la sua visione progressista.

Il fatto che il rap sia "sempre stato sessista" non è una giustificazione

Sarebbe anche bello ignorare del tutto commenti benaltristi come "e allora gli americani", "e allora gli N.W.A. [o chi per loro]", eccetera, ma temo di doverli menzionare.

Tutte le manifestazioni culturali nel mondo moderno sono "storicamente" sessiste. La letteratura è un mondo sessista (anzi, lo è l'istruzione stessa), la musica in generale lo è sempre stato, lo è il teatro, lo è la televisione, lo è il cinema, lo è la stampa, lo è la pittura.

Ma lottare contro questo stato di cose non significa fare la brutta brutta censura a quei grandi geni dei tuoi artisti preferiti solo perché hanno il pisello; non si tratta nemmeno di ignorare gli artisti che usano un linguaggio forte e anche offensivo. Ne abbiamo già parlato.

Lottare contro questo stato di cose significa, invece, lasciare spazio alle donne, lasciare loro pari opportunità di esprimersi e incorporare il loro punto di vista in un discorso pubblico che guarda sempre soltanto da un occhio.

Su questo fronte nessuno può scagliare la prima pietra, ma restare sempre zitti non risolverà proprio niente.

Il rap è il genere musicale più popolare tra i giovani in Italia

Perché ho scritto questa cazzata che sanno anche i sassi? Per ricordarvi che in una cosa così grande come un genere musicale, tanto più se è tra i più diffusi, ascoltati, frequentati dalla gioventù italiana, c'è spazio per ogni cosa. Tant'è che le rapper donne stanno emergendo, nonostante noi, la stampa e il pubblico, non stiamo assolutamente facendo del nostro meglio per dar loro spazio.

E purtroppo in un pubblico così ampio si trova anche gentaglia: razzisti, misogini, omofobi e altre specie di esecrabili esseri umani. Ma anche, semplicemente, ingenui che non sono in grado di non prendere alla lettera un "bitch" detto in una canzone rap. Proprio a questa fetta di pubblico potrebbe giovare una lezione di rispetto ogni tanto.

Episodi come quello da cui abbiamo preso spunto per scatenare questo dibattito devono almeno, appunto, dare vita a una discussione, devono essere messi in evidenza, perché per non rivangare un episodio spiacevole si rischia di creare terreno fertile per altri episodi simili.

Quello che noi, da cronisti, vorremmo raccontare, è un mondo rap che questo tipo di espressioni le soffoca, non con la violenza e neanche con la censura, ma con l'apertura verso forme di espressione più vicine ai valori di una società che, almeno secondo i libri di storia su cui ho studiato io, è uscita dal Medioevo 500 e rotti anni fa.

Giacomo è su Instagram, ma cerca di passarci poco tempo perché gli fa male.

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