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Italia

C'è una mappa con tutti i nomi per 'vagina' nelle varie regioni d'Italia

Dal Friuli alla Sicilia, un sacco di termini dialettali per l'apparato genitale femminile. Un documento linguistico molto importante.

di Redazione
30 agosto 2018, 4:00am

Sui social—sia fra gli utenti italiani che stranieri—gira una mappa dei termini dialettali con cui in Italia ci si riferisce alla vagina. Per ogni regione sono indicati dei sinonimi, ed è interessante notare la varietà delle sfumature in base alla provenienza. D'altra parte forse è questo a cui si riferiscono i linguisti quando cercano di evidenziare l'importanza di un idioma e della sua ricchezza.

Abbiamo deciso di segnalare la sua esistenza per amore della lingua e dei suoi sviluppi. Questa mappa, però, è anche un'occasione per imparare cose nuove: come "brogna" e "piricoccu", usati in Lombardia e Sardegna ma rispettivamente prugna e albicocca. O che lallera in Toscana viene impiegato anche per indicare il coito in generale, come nell'espressione "senza lilleri, un'si'lallera (senza disponibilità di denaro liquido, non ci si accoppia facilmente). Ci sono anche termini che non si limitano a indicare il semplice organo, ma ne descrivono le qualità. Come "cicciabaffa", apparentemente molto usato a Perugia, che indica labbra molto carnose.

La mappa non riporta fonti (anche se già a luglio era stata pubblicata per esempio qui), ma una lista molto simile, seppure a scopo ironico, esiste da tempo anche su Nonciclopedia. Anche Wikipedia ha una sua voce.

Sempre per amore della lingua, però, vanno segnalati anche alcuni errori, almeno nel significato attuale del termine. "Belàn", ad esempio, è un sinonimo più leggero di "belìn" (cazzo in ligure), e lo stesso si può dire per "pinga" in Puglia: oggi non vengono usati per indicare l'organo femminile.

Altri termini sembrano posizionati invece in modo impreciso: sarebbe il caso della Calabria, per esempio, dove "fissa" appartiene al ceppo napoletanofono della regione, e non può essere inserita nella parte sicilianofona.

Nonostante le imprecisioni e le mancanze, però, questo documento testimonia ancora una volta la ricchezza lessicale del nostro Paese. Per questo, se non altro, dobbiamo ringraziare tutti i secoli che abbiamo passato suddivisi in micronazioni culturalmente affrancate l'una dall'altra.

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