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Cinque italiani su com'è davvero lavorare a Disneyland

Dopo le polemiche sulle condizioni dei lavoratori nei parchi a tema più famosi del mondo, abbiamo chiesto a cinque ragazzi di raccontarci la loro esperienza.

di Leon Benz
06 luglio 2018, 4:00am

Se pensi alla Disney, forse le prime cose che ti saltano in mente sono Topolino, i Sette nani e compagnia bella. O forse pensi al colosso economico che è diventata la Walt Disney Company, una società da 150 miliardi di dollari che solo l’anno scorso ha realizzato profitti per nove miliardi. Difficilmente, però, ti metterai a pensare a tutti i dipendenti che lavorano nei nove parchi a tema Disney dislocati nel mondo.

A ottobre dello scorso anno, invece, l'Occidental College ha pubblicato un lungo studio sulle condizioni lavorative dei dipendenti dei parchi negli Stati Uniti. Quello che ne è venuto fuori è che più dell'80 percento vive in condizioni estremamente precarie. Un altro studio del 2018 ha dimostrato che un dipendente su dieci è stato addirittura senzatetto durante il suo impiego. Nel frattempo, l’azienda ha rosicchiato un ulteriore profitto da 1,6 miliardi di dollari grazie alla flat tax introdotta negli Stati Uniti da Trump.

Proprio questa divaricazione tra profitto e condizioni dei lavoratori ha recentemente scatenato una serie di polemiche negli Stati Uniti—da Bernie Sanders a diverse manifestazioni anti-Disney.

Insomma, nei "posti più felici del pianeta" ci sono anche incertezze. Per capire cosa significa lavorare per i parchi a tema Disney, ho contattato cinque ex dipendenti italiani affinché mi parlassero della loro esperienza.

Alberto. Foto per gentile concessione dell'intervistato.

ALBERTO, 29 ANNI,
DISNEYLAND PARIS

VICE: Quanto tempo hai lavorato per Disneyland, e di cosa ti occupavi?
Alberto:
Dal 2011 fino a marzo del 2018, per un totale di dieci contratti da un mese. Ho fatto quasi sempre il commesso: principalmente stavo in cassa, gestivo il magazzino e il servizio clienti. Avevo bisogno di soldi per pagarmi l’università e non volevo pesare troppo sui miei genitori. Così ho mandato il mio CV a Disney. Il colloquio l’ho fatto a Roma.

Mi sembra che Disneyland sia piuttosto lontano dal centro di Parigi. Dove vivevi?
Quando arrivi ti hanno già assegnato un alloggio nelle residenze che si trovano a circa quattro-cinque chilometri dal parco. Qualche anno fa ti sistemavano in una camera doppia con un coinquilino, adesso le cose sono un po’ cambiate e stai in una singola. Le stanze sono comunque spartane, in 30 metri quadrati hai il letto, un angolo cottura, un frigorifero e un bagno. Se resti a lavorare meno di un mese paghi a notte, mentre se stai più di un mese, paghi circa 300 euro—che ti vengono scalati direttamente dallo stipendio.

E quanto si guadagna?
Adesso gli stipendi si sono un po’ alzati rispetto a prima. Lo stipendio mensile base è di circa 1500 euro, a cui devi togliere tasse e alloggio. Se invece fai meno di un mese, come me, ti pagano a ore/giornata. In più l’azienda ti rimborsa parte del viaggio.

Nel corso degli anni Disneyland è stato più volte al centro dell’attenzione per la paga dei dipendenti. Tu che mi dici a riguardo?
Mah… ti direi che, rispetto all’Italia, si è più tutelati. Certo, è un mondo super burocratico ma, per quanto riguarda la mia esperienza, non mi posso lamentare.

Alessia. Foto per gentile concessione dell'intervistata.

ALESSIA, 24 ANNI
DISNEYLAND PARIS

VICE: Ciao Alessia, perché hai scelto di lavorare a Disneyland?
Alessia:
L’ho fatto perché studiavo lingue e volevo migliorare il mio francese. Ho lavorato lì per due mesi nell'estate del 2016. Lavoravo otto ore al giorno, per cinque giorni alla settimana. Facevo l’animatrice alla Torre del terrore, una specie di albergo in cui è precipitato un ascensore. Io facevo la receptionist dell’"hotel".

Che mi dici della clientela?
C’è un po’ di tutto. Quello che mi è rimasto impresso è che ci sono molti clienti abituali che hanno dei pass annuali. C’era un ragazzo, per esempio, che veniva anche una volta ogni due settimane.

Riuscivi a mantenerti con i soldi che prendevi?
Io prendevo intorno ai 1200 euro a cui andavano scalati 250 di alloggio—sono stata abbastanza fortunata, durante il periodo estivo c'erano molte richieste di lavoro e dunque mi hanno messo in un albergo. Comunque devi considerare che è un posto molto caro, ma vicino a Disneyland ci sono un grande centro commerciale e dei supermercati.

Ok, ci hai lavorato per poco tempo, ma come ti è sembrato il trattamento del personale?
Disneyland si basa sulla "politica della felicità", tutto deve funzionare alla perfezione.

"Politica della felicità” significa sorriso sempre stampato in faccia?
Certo, chi viene a Disneyland lo fa per vivere un sogno, e tu devi fare tutto il possibile per far stare bene il cliente.

Luigi. Foto per gentile concessione dell'intervistato.

LUIGI, 29 ANNI,
DISNEY WORLD FLORIDA

VICE: Come sei finito in Florida?
Luigi:
Volevo andare negli Stati Uniti e avevo sentito di questa possibilità tramite Disney World. E dato che non è facilissimo trovare un visto che ti permetta di stare lì così a lungo, ho mandato la mia candidatura. Sono stato preso come cameriere in pizzeria nel padiglione italiano.

Devi sapere che per arrivare lì devi iscriverti ai programmi di rappresentanza culturale, e quindi devi rappresentare in qualche modo "l’italianità". Nel padiglione, infatti, c’erano negozi di profumi italiani, enoteche e cose così.

Quanto prendevi?
La mia paga oraria era bassa: intorno ai cinque dollari all’ora, ma mi guadagnavo da vivere con le mance che, fortunatamente, erano generose.

Come ti trovavi?
Bene. D’altronde, una volta che hai finito di lavorare là è sempre una festa: ci sono le feste organizzate da Disney, che sono un po’ come andare alla festa dei dieci anni del figlio del tuo vicino di casa; ma poi ci sono le feste organizzate dai rappresentanti dei padiglioni. Il lunedì, per esempio, c’è questa festa che si chiama Happy Monday. Lì l’obiettivo è semplicemente bere e portarti a letto qualcuno.

Non ti è capitato mai di trovarti davanti a situazioni strane?
Una mia collega è stata licenziata perché gli ospiti del ristorante avevano scritto una lettera di lamentele sul trattamento ricevuto. Disney World si è rivolta a chi aveva assunto la ragazza, ed è stata quell’azienda a licenziarla. Per il resto, è facile che ti licenzino se ti beccano a fumare erba, sei hai alcol in casa e ci sono dei minori di 21 anni o se hai droga di altro tipo.

Silvia. Foto per gentile concessione dell'intervistata.

SILVIA, 35 ANNI
DISNEYLAND PARIS

VICE: Che facevi a Disneyland?
Silvia:
Ho lavorato a Disneyland nel 2006, prima ho fatto la commessa, poi la receptionist in hotel. Mi ero appena laureata e il mio professore di francese mi aveva suggerito questa esperienza. Gli orari a volte erano pesanti, ma per l’età che avevo prendevo comunque un buono stipendio: circa 1400 euro al mese.

Ho intervistato diversi ragazzi che ci sono stati negli ultimi anni e mi hanno parlato dei residence. Anche dieci anni fa funzionava così?
Sì, io stavo in un residence e condividevo una stanza con una ragazza con cui sono tuttora amica. Certo, le stanze non erano proprio messe bene, venivano arredate con gli scarti degli alberghi, ma avevo 22 anni e comunque era una situazione accettabile.

Per quanto riguarda il trattamento del personale, come ti è sembrato Disneyland?
L’idea che mi sono fatta, anche tramite racconti di altri, è che gli Stati Uniti e l’Europa siano proprio due realtà diverse. Disneyland Paris ha molti più vincoli legali, si deve attenere alle normative dello stato francese per la tutela dei dipendenti. Infatti, non mi è capitato di vedere episodi eclatanti.

Dario con una collega. Foto per gentile concessione dell'intervistato.

DARIO, 29 ANNI
DISNEY WORLD FLORIDA

VICE: Come hai iniziato a lavorare per Disney World a Orlando?
Dario:
Quando ti candidi per Disney World lo fai per il padiglione italiano attraverso un’agenzia francese. Una volta superato questo step puoi scegliere tra il merchandise e il food and beverage. Io ho scelto la ristorazione e ho lavorato nella pizzeria del padiglione italiano.

Ti sei trovato bene al lavoro?
Onestamente sì, non ho mai assistito a licenziamenti strani. Ho sentito parlare di qualche amico che è stato trattato male dal manager, ma niente di che. Certo, negli alloggi c’erano diversi regolamenti da rispettare e tutti dovevamo attenerci al “Disney look”: niente orecchini o tatuaggi visibili.

Quanti soldi riuscivi a prendere?
La paga è molto bassa, ma dipende tutto dalle mance.

Com’era il cliente medio?
Sicuramente ricco. Basti pensare che l’ingresso costa 100 dollari a persona. Il lato negativo è che si lamentano molto, proprio perché pagano molto. Detto questo, per quanto sia un’immagine stereotipata, mi ricordo di un sacco di persone grasse che giravano per il parco con delle motorette per non camminare.

Tipo quelle di Wall-E?
Sì, esatto.

*Disney è uno degli investitori di VICE Media.