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Ho chiesto a un bartender come fare buoni gin tonic con i gin più economici in circolazione

Non è stato facile trovare gin davvero low cost, e soprattutto non è facile farci un buon cocktail. Ma un bartender mi ha spiegato come bere dignitosamente senza spendere.

di Gianvito Fanelli ; foto di Alice Gemignani
23 maggio 2018, 4:41pm

Tutte le foto Alice Gemignani per MUNCHIES Italia

Chi, almeno una volta nella vita, non ha bevuto alcol di merda? Beh, nel mio caso è successo parecchie volte. La vita di fuorisede, si sa, ti mette di fronte a domande di difficile risposta, tipo: devo per forza andare al supermercato in fondo alla via per comprare il gin o posso andare nel desolante minimarket all’angolo? È davvero necessario comprare dell’alcol costoso quando posso comprare una bottiglia alla metà del prezzo? Tanto è solo alcol. Risposta sbagliata.

Per fortuna è il passato. Mi ci sono voluti anni, parecchie giornate letteralmente buttato sul letto con mal di testa atroci e la pancia in subbuglio per capire di aver sbagliato tutto.
Non fate i pezzenti: spendete 5 euro in più e scoprite com’è fatta la domenica mattina. Questo è il mio consiglio, ma siete ovviamente liberi di fare un po’ come vi pare.

Mi sono chiesto, però, se fosse possibile fare comunque bella figura col gin molto low cost, magari per preparare un gin tonic buono e impressionare gli amici. Del resto, un blind test di qualche mese fa ha decretato la superiorità di alcuni gin del discount rispetto a quelli di marchi più blasonati.

Per valutare correttamente i gin ho chiesto aiuto ad un amico, ma non uno qualsiasi: Bruno Vanzan - barman conosciuto a livello internazionale e campione mondiale di flair (cioè far volare le bottiglie senza ammazzare nessuno e servire cocktail perfetti). Saremo riusciti nella nostra impresa?

Intanto, permettetemi di fare una constatazione: trovare un gin scrauso è stata un’impresa difficile. Abbiamo visitato diversi minimarket e molti erano forniti dei gin più commerciali a prezzi di mercato. Io non so perché si sia giunti a questo punto e non lo voglio sapere; forse la moltiplicazione degli speakeasy e dei bar pettinati ha sortito questo effetto anche sul mercato parallelo dei minimarket aperti h24?

Comunque, qualcosa siamo riusciti a recuperarlo. Nella nostra prima tappa in un noto discount tedesco abbiamo acquistato Castelgy, un gin che a partire dal nome promette grandi cose. La grafica sembra simile a quella del Gordon’s (ma chissà potremmo sbagliarci). Incuriositi, apriamo la bottiglia e veniamo subito catapultati in una stazione di servizio: non perché il gin sia, da sempre, la bevanda di chi viaggia (in origine erano i marinai inglesi), ma perché l’odore sprigionato è, a tutti gli effetti, quello della benzina.

Lo assaggiamo rigorosamente liscio: i sentori prima sulle nostre papille e nel nostro stomaco poi confermano che, probabilmente, in distilleria hanno scambiato le botti di fermentazione con taniche di carburante. Il gin è assolutamente imbevibile, ma Bruno è sicuro di poter recuperare la situazione.

Seconda tappa, questa volta in un minimarket a sud di Milano: 4 euro e 50 e ci accaparriamo una bottiglia - di formato piccolo in realtà - di Sir Thompson London Dry Gin. L’aspetto esteriore tradisce già un’anima low cost che ci piace tantissimo, da grandi fan del graphic design ignorante.

Anche qui il verdetto è impassibile: imbevibile. Si sente praticamente solo l’alcol.

Per il terzo gin giriamo diversi minimarket senza successo. Poi in un discount riusciamo a trovare qualcosa di secondo o terzo livello, non proprio quel quarto o quinto livello a cui aspiravamo: Pentlands London Dry Gin. Il costo è già troppo alto, 9 euro, ma decidiamo di acquistarlo per capire se li vale veramente o se valga la pena aggiungere 4-5 euro per qualcosa di meglio. Facendo una ricerca, ho scoperto che in realtà si tratta di un gin fuori produzione e quindi probabilmente quello che abbiamo acquistato è uno dei rari esemplari ancora in circolazione.

Il gin non è male, ma - come negli altri casi - l’alcol è troppo evidente e non si discosta molto da quanto assaggiato prima. Per noi non vale 9€, a quel punto meglio ripiegare su un gin entry level.

La nostra ricerca si conclude qui, con un parziale fallimento: trovare alcol scrauso è diventato davvero difficile.

Ora attenti perché vi diamo un paio di consigli per
a) fare un gin tonic decente con del gin scarso
b) fare bella figura coi vostri amici, utilizzando tecniche da veri professionisti.

Non provateci a casa

Intanto cominciate col procurarvi un bicchiere che dia una certa parvenza di serietà. In questo caso Bruno ha portato un bicchiere baloon da 46cl, caratterizzato dalla forma bombata molto elegante.

Versate il ghiaccio. Potete acquistarlo al supemercato ormai, o farvelo in casa: è uguale, più o meno. Il ghiaccio è un elemento fondamentale del cocktail, perciò spero vivamente non facciate parte di quel cancro sociale del “fammelo carico, mettici poco ghiaccio”. Un ghiaccio ben fatto si scioglie lentamente, mantenendo fresco il cocktail senza annacquarlo. Poi se volete passare al next level, potete sempre timbrarlo col vostro nome.

Prima di versare il gin, utilizzate il bar spoon (se ce l’avete, altrimenti andate di cucchiaio semplice) per far girare velocemente il ghiaccio all’interno del bicchiere e raffreddarlo uniformemente.

Un test fallimentare effettuato in precedenza su un gin tonic di prova

Non come me. Fatelo roteare con decisione all’esterno e attenti alla forza centripeta.

Ora è il momento di versare il gin pregiato che avete acquistato. Per farlo vi consigliamo di non andare ad occhio, ma di utilizzare un jigger (il dosatore). Sono tutti oggetti che potete acquistare in kit a costi bassissimi e che vi daranno un’aura da vero professionista.

Kit professionale, non low cost.

Riempite il dosatore con 1 1/4 once di gin (4cl), che corrisponde a riempire per una volta la piramide rovesciata più grande.

Così poco? Sì, a meno che non vogliate bere un gin tonic scadente che trabocca letteralmente dal bicchiere. Farà ugualmente effetto, tranquilli.

Bruno Vanzan e il jigger

Ora arriva il momento di fare veramente i fighi. Dobbiamo versare l’acqua tonica; ce ne sono varie tipologie, dalla più economica Schweppes (che va benissimo) alla Cortese Pure Tonic (per quelli un po’ più pro).

Prendete il bar spoon, mettetelo al centro del bicchiere, esattamente perpendicolare al tavolo e lasciate scivolare la tonica sulla superficie versandola dall’estremità superiore. Al di là dell’incredibile effetto estetico e dalla reazione entusiasta dei vostri amici, questo trick preserverà la gasatura della tonica, evitando l’esplosione delle bollicine d’aria.

Insomma bisogna fare così

A questo punto il gin tonic è quasi pronto. Manca qualcosina, una guarnizione per renderlo davvero speciale e mandare KO i vostri amici invidiosi. È quello che chiameremo il momento Giovanni Muciaccia.

Bruno tira fuori delle forbici zigzagate che mi ricordano i bellissimi tempi della scuola materna. Sbucciamo un limone e tagliamo una fettina. Passate la fettina sul perimetro del bicchiere e liberate gli oli essenziali: il profumo agrumato coprirà l’odore di idrocarburi.Fissiamo la guarnizione con una mollettina.
Direi che quelle del bucato non sono proprio adeguate, ma in assenza di alternative potete arrangiarvi anche così.

Et voilà: il vostro gin tonic home-made col gin scrauso sarà pronto. A questo punto potete contemplare la vostra creazione.

La contemplazione di due gin tonic decenti e il mio fallimento in primo piano

Ma è solo bello o anche buono? All’assaggio il gusto di benzina è meno forte, il cocktail è fresco e piacevole a vedersi. Ma il gin low cost gin low cost rimane, perciò seguite il nostro consiglio: comprate un gin di qualità e scoprite quanto è bella la domenica mattina.

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