Cosmo ha vinto

Il concerto annunciato al Forum di Milano è la culminazione di un progetto che ha cambiato il volto del pop italiano nel 2018.
19 ottobre 2018, 8:49am
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Cosmo live al Fabrique di Milano. Foto di Kevin Spicy.

"Ho lottato contro me stesso e ho vinto" dice Cosmo in (appunto) "Ho vinto", programmatico spartiacque dell'ultimo album Cosmotronic e perno di tutto il progetto inaugurato ormai un anno fa col singolo "Turbo" e ora agli sgoccioli. Proprio in quel "me stesso", sono condensati non tanto i limiti personali dello stesso Marco Bianchi, quanto quelli, più ingombranti, che derivano delle aspettative che la sua figura aveva finito col suscitare nel pubblico.

L'avrete letto ovunque: il prossimo 2 febbraio, in una grande festa conclusiva, Cosmo farà un concerto al Forum di Assago, a Milano. Una roba da 11mila spettatori, quindi, e tanto basta per farsi un'idea della popolarità raggiunta durante quest'ultima stagione partita dai club e arrivata in uno dei templi della musica pop. A fronte di tutto ciò, però, verrebbe facile pensare a una svolta paracula della sua musica, a un qualche ammiccamento al pubblico più generalista, visto che il Forum non si conquista certo da solo. E invece no.

Proprio per questo è interessante osservare come Cosmo sia riuscito a "vincere", partendo proprio dal passato. Dicevamo delle aspettative della difficoltà a "farsi capire" dal proprio pubblico, e questo non è certo un problema nuovo per lui: già coi Drink To Me, mai troppo amati e ancora neanche rivalutati, aveva faticato a far arrivare agli spettatori il suo messaggio; anche l'esordio solista di Disordine si era perso un po' nell'indifferenza. Non a caso, col successivo L'Ultima Festa si era giocato, in maniera neanche tanto implicita, la carriera. Come a dire: o la va o la spacca.

Ed era andata, altroché. Recuperate la cassa dritta e la forma-canzone canonica e assestati i testi su un mood più leggero di Disordine (che a tratti partiva davvero per la tangente), ma comunque ricercato e suggestivo, il disco aveva finito col lanciarlo nell'olimpo dell'indie/itpop e quindi fra gli alfieri della nuova musica italiana, con la title-track come tormentone estivo e perle come "Le voci" e "Un lunedì di festa" a fare il resto.

È chiaro allora quanto, in quel "me stesso", ci fossero le aspettative che lo volevano ancora a lavoro su un altro L'Ultima Festa, perché tanto i dischi li avrebbe venduti comunque, i concerti sarebbero andati bene, tutto era già collaudato, ecc.

Ma Cosmo, come dice lui stesso, "ha vinto" perché ha agito da sé, prendendosi il Forum tramite un progetto nuovo, con confini a un primo impatto spiazzanti, ma ora assolutamente vincenti. Ha alzato l'asticella tenendo fede alla propria volontà di "solo farci ballare", ha rincarato la posta in gioco; ma più che una crescita lineare la sua è stata un'evoluzione coraggiosa e radicale che ne ha investito l'immagine a 360 gradi, verso zone ancora inesplorate nell'Italia mainstream tutta, prima pure che nell'indie.

Da dove partiamo? Dai dati di fatto, da quel Cosmotronic che è in primis un disco libero che non si nasconde dietro un dito, in cui "tutto ciò che era stato" viene immolato sul dancefloor in nome di inedite commistioni ad alto tasso di improbabilità. Se da sempre, infatti, era chiara la natura ibrida di Cosmo - cantante e producer, popstar e clubber - qui i due aspetti sono emersi davvero, ora per fondersi fra loro e ora per affermarsi in maniera del tutto autonoma.

Ci sono "Turbo" e "Quando ho incontrato te", singoloni da air-play decisamente più "spinti" rispetto all'elegante synth-pop precedente, più eccentrici e scollati; c'è l'ibridazione con l'elettronica, che passa per le varie "Animali" e "L'amore" fino a liquefare la classica forma canzone; c'è tutta la seconda parte (il "secondo disco"), in cui Cosmo lascia fuoriuscire senza freni tutta la passione per la club culture, la techno e le sonorità acide, amplificata anche dalle recenti esperienze di Ivreatronic e qui in pasto a un pubblico che, storicamente, si è sempre collocato fuori da quelle sonorità. E poi, ovviamente, ci sono anche tanti linguaggi intermedi sviluppati senza pregiudizi: dal cassone dritto alle zarrate ("Tristan Zarra", appunto), da quel che resta della canzone d'autore all'itpop. Insomma, un disco padre (più che figlio) di un'epoca in cui lo snobismo sta dissolvendosi insieme alle barriere fra generi, ma non per questo un lavoro banale, o facile da digerire.

È proprio la zarrata spudorata che insieme alle incornate di "Turbo" e "Quando ho incontrato te" segna un altro azzardo rispetto al passato, investendo anche i testi (e non starò qui a ripetervi l'importanza che hanno i testi nell'indie italiano) e, più in generale, tutta la comunicazione intorno al personaggio. Perché basta leggersi un attimo le liriche per capirne la direzione: spirito cazzone, flussi di coscienza tanto liberi quanto sconclusionati e un linguaggio talvolta persino "volgare", comunque sfacciato, sboccato e teso a un'autocelebrazione aggressiva. Un atteggiamento nuovo, insomma, nichilisticamente opposto a quello più sobrio de L'Ultima Festa (e di una certa parte della canzone italiana in generale), ribadito anche dall'adozione di un look decisamente sopra le righe e di una comunicazione senza filtri, sincera fino all'arroganza (il suo Instagram parla chiaro), scorretta, che tanto funziona nell'hip-hop ma che nell'indie e nel pop non ha mai attaccato, anzi.

Se già questa rotta conteneva in sé il rischio di non essere recepita dal pubblico, è comunque nella traduzione dal vivo che Cosmo ha deciso di giocarsi davvero le sue carte. Ed è lì che, più di tutti, "ha vinto".

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Cosmo live al Fabrique di Milano (foto di Kevin Spicy)

Dove l'album, infatti, aveva assottigliato i confini fra generi, il tour di Cosmotronic va direttamente a distruggerli, con uno show enorme (luci, laser, costumi e trovate sceniche) in cui il parterre diventa un dancefloor e il concerto una festa di quasi sei ore, con DJ set firmati Ivreatronic in apertura e chiusura al live vero e proprio. Live che, fra cassa dritta e coriandoli, ti obbliga a ballare per tutta la sua durata, mentre tiene stretto fra le mani un filo di spessa continuità fra i vari momenti, come fosse un unico grande live set, un festival itinerante che mescola il clubbing, il nuovo elettro-pop di "Turbo" e la psichedelia di un classico come "Le cose più rare". E poi, ovviamente, un Cosmo scenico e libero come mai, che balla e dialoga come una popstar, fa crowd-surfing come una rockstar, si mette curvo e concentrato sui suoi strumenti come un producer.

Le perplessità, di fronte a un live tanto nuovo, ibrido e distante dai canoni dei suoi frequentatori, più vicino a una "serata" che a un concerto pop, erano sostanzialmente due: quanto tempo avrebbe impiegato uno spettacolo del genere a "ingranare" e come avrebbe reagito il pubblico, solitamente abituato ad altre situazioni, ad altri ritmi.

Il trionfo di Cosmo è passato soprattutto da qui, e potremmo stare ora a menarla su come il pubblico si sia calato bene nel contesto; per ora, basta dire che il 2 febbraio questo spettacolo partito in punta di piedi dai club di tutta Italia si chiuderà al Forum, davanti a più di diecimila spettatori.

Sarà la consacrazione di un progetto che ha portato il pop italiano, prima ancora che il suo autore, su un nuovo livello, frutto del coraggio di fondere ed esplorare sonorità, linguaggi e situazioni che qui da noi sembravano un tabù. C'era tanto da perdere, in partenza, e il rischio che una svolta tanto nuova non venisse capita; ed è proprio per questo che Marco Bianchi, alla fine, ha vinto.

Patrizio è su Instagram.

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