abusi

Uomini nudi, molestie e inseguimenti: cosa succede alle donne che vanno a correre

Al parco, sul lungomare o nei percorsi urbani, sono numerose le aggressioni subite quotidianamente dalle donne italiane con la passione per la corsa. Ne abbiamo parlato con la fondatrice di Women in Run.
22 luglio 2016, 9:11am
[Foto via flickr]

Si va dai commenti inopportuni ai palpeggiamenti, fino a molestie più gravi e a inseguimenti veri e propri. Al parco, sul lungomare o nei percorsi urbani, sono numerose le aggressioni subite quotidianamente dalle donne italiane con la passione per la corsa.

"Ricordo una volta stavo correndo su una pista ciclabile, e c'era una via perpendicolare con una macchina, e di fianco alla macchina c'era quest'uomo che si stava masturbando perché aveva visto arrivare [me ed altre donne in allenamento]," racconta Jennifer Isella, presidente dell'associazione sportiva Women in Run.

"Ci sono stati tanti episodi" aggiunge, "Ho iniziato tanti anni fa, non c'erano ancora i gruppi, andavo a correre da sola ma evitavo la mattina presto o la sera tardi. Piuttosto mi costringevo a fare lo stesso percorso, ma sapevo che era quellopiù sicuro."

Poi nel novembre 2014, l'orribile aggressione con un coltello e il tentato stupro di una runner 40enne che si stava allenando sul Naviglio Grande a Milano ha spinto Isella a rispondere all'esigenza di tante sportive come lei e creare un gruppo che possa salvaguardare la loro incolumità.

"Women in Run è nato come gruppo solidale, un anno e mezzo fa, per dare la possibilità alle donne di correre in compagnia e essere seguite da coach qualificati in modo totalmente gratuito," spiega.

Leggi anche: La 'violenza ostetrica' in sala parto è uno dei problemi sommersi della sanità italiana

Ad oggi, esistono circa un ventina di gruppi Women in Run sparsi in tutta Italia, a cui la maggioranza delle iscritte si rivolge proprio in cerca di sicurezza. "In città come Milano ci sono magari più punti illuminati, ma già spostandosi in realtà più piccole, in cui magari la cultura dello sport è un pochino diversa, l'illuminazione è scarsa, ci sono pochi posti dove andare a correre e quindi essere in gruppo aiuta," racconta Isella.

Gli attacchi e gli episodi di molestie sono effettivamente tanti, e avvengono continuamente in tutto il paese.

Proprio di qualche giorno fa sarebbe la notizia riportata da alcuni media locali di un 45enne di Aprilia, in Lazio, multato dopo aver importunato diverse donne intente a correre sul lungomare tra Latina e Sabaudia, completamente nudo.

Dalla Sicilia giungono le testimonianze, riportate da MeridioNews, di molte runner alle prese con maniaci, stalker, inseguimenti in auto e numerosi commenti spinti.

A marzo di quest'anno, un medico milanese è stato arrestato con l'accusa di aver molestato almeno sette ragazze,al Parco Lambro. Agiva con il volto coperto solitamente da un casco, palpeggiando le donne in allenamento, masturbandosi davanti a loro e tentando anche di trascinarle dietro ai cespugli. Una delle vittime era stata aggredita tre volte, in pochi giorni.

E le cose possono addirittura mettersi peggio: nel 2015, una donna è stata molestata per mesi, ogni volta che usciva di casa per andare a correre. Un uomo di 47 anni, poi denunciato, si appostava con l'auto, in attesa di mostrarsi davanti a lei nudo o inscenando atti osceni.

Parlando della sua esperienza con le donne di Women In Run, Isella spiega che la percentuale di coloro che hanno subito una qualche aggressione – verbale o fisica – è altissima. "Se calcoliamo anche il commento inopportuno, si tratta più del 50 per cento, sicuramente. Poi andando su tematiche più delicate, non saprei. Anche perché non tutte arrivano e si confidano, ecco."

Leggi anche: In Italia non si parla abbastanza di violenza economica contro le donne

E fa notare: "Anche solo girando a Parco Sempione succede spesso che in alcuni punti ci siano dei gruppi di uomini e il commento più che inopportuno si sente, scappa, purtroppo."

Questo ha forti ripercussioni sui comportamenti e lo stile di vita di tante donne sportive. "Tante ragazze che corrono con noi hanno paura a mettersi in top, piuttosto che in calzoncini troppo corti perché è visto come esibizionismo e attira questi commenti inopportuni. Quindi c'è autolimitazione da parte della donna per colpa di queste cose, purtroppo," conferma Isella.

E in risposta a questi fenomeni di violenza e sessismo, sono sempre più i gruppi di allenamento al femminile che si stanno affermando in tutta in Italia, su modello di molti esempi esteri. "Stiamo prendendo spunto da altri paesi molto più evoluti di noi da questo punto di vista, ma abbiamo ancora molto da imparare soprattutto nella messa in sicurezza delle città o dei punti dedicati per gli sport."

Secondo Isella, i primi passi per la tutela delle donne runner dovrebbero prevedere una migliore illuminazione e una maggiore presenza di colonnine SOS lungo i percorsi più frequentati, vigilanza e videosorveglianza nei parchi e creazione di piste pedonali e ciclabili idonee.


Segui VICE News Italia su Twitter, su Telegram e su Facebook

Segui Cristiana Bedei su Twitter: @critalks

Foto in apertura di Ed Dunens via flickr in Creative Commons