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In questo comune della Calabria nessuno vuole fare il sindaco da un decennio

Negli ultimi 12 anni il comune di Platì è stato sciolto e commissariato per tre volte: alle scorse elezioni nessuno si è candidato, alle prossime ci sarà una sola lista, che rischia di non farcela.

di Vincenzo Marino
09 maggio 2016, 12:15pm

Grab da Google Street View

Aggiornamento del 6 giugno 2016: Platì, dopo anni di commissariamenti, ha di nuovo un sindaco eletto. Si tratta di Rosario Sergi, uscito vittorioso dal confronto contro l'altra lista in gara, quella della figlia dell'ex sindaco Ilaria Mittiga.

L'affluenza è arrivata al 77 per cento, ma la lista vincente ha destato l'allarme di alcuni parlamentari antimafia, che parlano di "affinità con esponenti di vertice della cosca Barbaro."

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In Calabria, in provincia di Reggio, esiste un paese di circa 3800 abitanti che si chiama Platì e non ha un sindaco da più o meno un decennio.

Gli abitanti della cittadina saranno chiamati a votare per le comunali, e scegliersi un primo cittadino dopo anni di commissariamenti, il prossimo 5 giugno.

Non è detto, però, che lunedì 6 giugno i platioti potranno svegliarsi con un sindaco nuovo: le vicende politiche - e non - in città sono in realtà piuttosto complesse.

La ragione di questo continuo vuoto di potere, intervallato da sporadiche esperienze di governo locale interrotte da scioglimenti e da commissari, è la forte presenza criminale nella zona.

Platì è per molti la città dei "bunker," i rifugi e le strade sotterranee scavate dai boss delle 'ndrine locali per sottrarsi alla giustizia e comunicare con gli affiliati, che hanno attirato l'attenzione dei media internazionali.

Ma è nel 2003 che la città è balzata sulle cronache mondiali, quando carabineri del ros, paracadutisti e squadrone "cacciatori" Calabria calarono sulla città alle prime luci dell'alba, arrestando più di 100 persone.

"Nel cuore della notte 600 paracadutisti in assetto di guerra hanno circondato le case, fatto saltare con l'esplosivo i portoni blindati, portato alla luce covi e gallerie," riportava all'epoca il settimanale Oggi.

"Un'operazione militare come non si vedeva da anni, con «dispiegamento di uomini e mezzi» degni di un rastrellamento in Iraq."

L'operazione ha portato al fermo di circa 120 persone: tra le accuse più ricorrenti - e infamanti - quella di associazione mafiosa. Nella rete finirono anche il sindaco Francesco Mittiga - poi prosciolto -, il vice sindaco, una dozzina di assessori e il comandante della municipale.

Platì, da allora, "non ha mai smesso di essere la patria delle cosche Barbaro, Papalia, Sergi e Marando," spiega stamattina, lunedì 9 maggio, il giornalista di Repubblica Fabio Tonacci. Ma ha anche "avuto l'alibi per abbandonare il primo strumento democratico: il voto."

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La travagliata storia comunale di Platì affonda agli anni Ottanta, quando furono uccisi due sindaci per mafia. È nel 2004, però, che l'amministrazione comunale viene sciolta per mafia: si è poi votato di nuovo nel 2009, con l'elezione del sindaco Strangio, la cui giunta è poi caduta a causa delle dimissioni dello stesso, per arrivare al 2014, quando alle urne il solo candidato presente non ha raggiunto il quorum necessario.

L'ultima chiamata nel 2015, senza risposta: né liste né candidati. Risultato: negli ultimi 12 anni per tre volte la prefettura ha inviato i commissari, e nessuno è riuscito - né ha voluto - diventare o restare sindaco per un periodo medio-lungo.

Da questa "lunga notte" - come l'ha definita il giornalista del quotidiano romano - la città sembra non essersi ancora risvegliata.

"Questo è un paese piccolo, sono tutti parenti e quindi la percentuale di persone vicine a chi ha precedenti penali è molto alta," spiegava Anna Rita Leonardi, 29enne candidata sindaco di quest'ultima tornata elettorale, e per lungo tempo unica alternativa alle prossime elezioni.

Tra le protagonista della Leopolda, e fortemente caldeggiata da Renzi che l'ha elevata a rango di esempio da seguire definendola "una ragazza coraggiosa e anche un po' incosciente," la Leonardi ha ritirato la sua candidatura appena prima dell'ufficializzazione delle liste, venerdì 6 maggio.

Le ragioni del ritiro, a suo dire, sembrerebbero però esser state del tutto politiche.

"Sono stata boicottata dal mio partito, (...) una parte del Pd calabrese ha lavorato apertamente perché questo progetto non funzionasse," ha spiegato a Repubblica. "Questa storia non ha nulla a che fare con la 'ndrangheta, è solo un fallimento politico."

Secondo quanto appreso dal Corriere della Sera, sembra che poche siano state le persone disposte a seguirla come consiglieri — solo quattro su dodici. La questione sarebbe poi passata all'attenzione del Pd nazionale, che l'avrebbe convinta a farsi da parte perché "non c'erano più le condizioni politiche e di agibilità per svolgere serenamente la campagna elettorale," scrive l'ex candidata Pd su Facebook.

Una questione che è poi deflagrata fino a coinvolgere il partito a livelli apicali, e su scala nazionale.

"Dal quartier generale dei democratici - riporta in queste ore il Corriere - le indiscrezioni parlano di un Matteo Renzi su tutte le furie per l'incapacità di presentare un candidato Pd in una zona di frontiera."

Durante la sua intervista alla trasmissione "Che tempo che fa," trasmessa da RaiTre domenica 8 maggio, il presidente del Consiglio è tornato sull'argomento, spiegando che "In Calabria la candidata che avrei voluto ha detto che non si è candidata perché il Pd locale non l'ha sostenuta."

"Ma il dato di fatto - ha voluto aggiungere Renzi - è che quando a Ercolano ho commissariato un intero partito e ho imposto un candidato sindaco che la camorra minaccia una volta alla settimana (...) ha vinto contro il parere di tutti."

VICE News ha cercato di contattare Anna Rita Leonardi in vari modi, ricorrendo anche allo strumento dei messaggi privati su Facebook: il messaggio inviato al profilo ufficiale della candidata appare - in maniera eloquentemente simbolica - come visualizzato, ma senza alcuna risposta.

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Ad oggi, l'unica lista ufficiale che parteciperà alle elezioni comunali di Platì sarà quella di Ilaria Mittiga, figlia dell'ex sindaco Francesco, che ha lanciato la propria candidatura in risposta a quella della Leonardi — trovandosi poi da sola nella corsa al Comune.

La sua strada verso una vittoria che sembra essere scontata, però, rischia di essere fortemente minacciata dal dato dell'astensione: per i comuni al di sotto dei 15mila abitanti con una sola lista sulla scheda elettorale, infatti, è previsto l'obbligo del raggiungimento della soglia del 50 per cento degli elettori per poter considerare valide le elezioni.

Nell'ultima - fallimentare - tornata, quella del 2014, l'affluenza si è fermata attorno al 24 per cento, contro il 38 del 2009 — molto poco, per un comune che negli anni della prima Repubblica si caratterizzava per un vivace dualismo fra i circoli locali di Dc e Pci.

Capeggiare l'unica lista in città, dunque, potrebbe non bastare a Mittiga per vincere le elezioni. Né a Platì per trovarsi finalmente un sindaco dopo troppi anni.


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