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A Lecce la polizia ha scoperto un casolare abbandonato pieno di marijuana

Ospitava circa 200 piante, ed era dotato di lampade alogene e un impianto per il riciclo dell’aria alimentati da un allaccio abusivo alla rete elettrica.
22.10.15
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Un laboratorio clandestino per la coltivazione e la produzione di marijuana è stato scoperto dalla polizia nei pressi di Lecce, dentro un casolare abbandonato.

Nella struttura, lontana dal centro abitato, le forze dell'ordine hanno ritrovato circa duecento piante di altezza variabile tra i 20 e i 30 centimetri, disposte su due piani diversi.

Il laboratorio - situato lungo la strada provinciale Lecce-Torre Chianca - era dotato di lampade alogene, di un impianto per il riciclo dell'aria, di trasformatori di energia, di timer e di un macchinario per il sottovuoto.

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Come certificato dai tecnici dell'Enel e dai Vigili del Fuoco giunti sul luogo per una perizia tecnica, l'energia elettrica per la coltivazione da interno era inoltre garantita da un allaccio abusivo alla rete elettrica.

Insieme alle piante, gli agenti del Reparto Prevenzione Crimine hanno rinvenuto anche un paio di contenitori con erba già pronta per essere consumata e rivenduta, e degli strumenti utilizzati verosimilmente per l'essiccazione.

Nel tardo pomeriggio di ieri, i due uomini sospettati di occuparsi della produzione - zio e nipote di 29 e 38 anni - sono stati notati da una volante nei pressi del cancello dell'edificio. Fermati a bordo della loro auto, sono stati identificati e gli è stato chiesto di spiegare cosa stessero facendo davanti a un'abitazione disabitata.

Secondo quanto riportato da più media, i due sarebbero apparsi da subito molto nervosi, spiegando senza troppo successo che si trovavano da quelle parti per cercare delle lumache.

Una volta perquisiti, le forze dell'ordine gli hanno trovato addosso piccole dosi di hashish e marijuana, e un mazzo di chiavi del casolare all'interno della vettura. Ad insospettire gli agenti, inoltre, sarebbe stato anche il rumore d'acqua scrosciante proveniente da uno dei tubi di irrigazione che innaffiava le piante all'interno dell'edificio.

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Al momento i due leccesi si trovano in carcere: su di loro pende una denuncia per allaccio abusivo all'utenza elettrica, e sono accusati di produzione di stupefacenti. Dovranno rispondere anche dell'utilizzo della struttura: il casolare, infatti, non risulta essere di loro proprietà.

Secondo la questura, i due sarebbero sospettati di aver tenuto in piedi una cospicua rete di clienti del leccese, da rifornire con piccole dosi.

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