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La tragica storia del gatto-cyborg usato dalla CIA durante la Guerra Fredda

Nel bel mezzo della Guerra Fredda, quei geni della CIA hanno trasformato un gatto in un microfono vivente per spiare l'ambasciata sovietica. Un'epopea finita MALE.

di Thibault Prévost
08 maggio 2018, 9:44am

Immagine : Vincent Vallon

In caso aveste ancora qualche dubbio, malgrado il tartassamento mediatico e politico degli ultimi mesi, è incontestabile che noi — europei, occidentali, atlantisti, Forze del Bene, eredi dell'Epoca dei Lumi eccetera eccetera — ci siamo imbarcati in un nuovo ciclo della guerra fredda con l'est, solo che questa volta sono in ballo meno missili e più troll. E come all'epoca di Khrouchtchev, chi dice guerra fredda dice spionaggio, e dunque materiale d'ascolto ad alta tecnologia. Lo scorso 16 aprile, il governo britannico e americano hanno messo in guardia il blocco occidentale contro le spie russe, che si sarebbero infiltrate non solo nelle infrastrutture governative ma anche nei server delle imprese e persino nei router dei cittadini privati — sì, dicono così.

Per riassumere, viviamo in un'epoca formidabile in cui due superpotenze tecnologiche e i loro rispettivi alleati, privati di missili intercontinentali dalle risoluzioni ONU si fanno la guerra sul terreno informatico e si spiano alla meno peggio grazie a sistemi audio deliranti. Tutto questo è divertente, ma non ha lo stesso fascino desueto dei microfoni dissimulati in qualsiasi cosa, dai battiscopa ai nani da giardino passando per i gatti.

Lo scorso 18 aprile, su Twitter, Guillaume Nicoulaud ha tirato fuori la fantastica storia del progetto Gatto acustico (Acoustic Kitty) e ha deciso di condividere con la massa connessa uno degli aneddoti più succosi e rappresentativi della Guerra Fredda che mi sia mai capitato di sentire. Rivelata al mondo per la prima volta nel 2001 da una serie di documenti della CIA relativi a progetti che implicavano dosi massicce di LSD, l'operazione gatto acustico comparirà nei libri di storia come uno dei più clamorosi dell'agenzia di controspionaggio americano.

Il tutto inizia nel 1961, quando inizia la crisi di Berlino e le persone non sanno ancora che porterà a un'escalation vertiginosa nel conflitto tra est e ovest. La CIA, da parte sua, cerca di spiare i russi nella loro ambasciata di Washington senza troppo successo. Finché qualcuno del reparto scienza e tecnologia — una sorta di divisione dedicata ai gadget che Jeffrey Richelson, in un libro eponimo del 2001, chiama I maghi di Langley dal nome della città che ospita i quartieri generali — non ha una specie di epifania: partendo dall'assioma secondo cui i gatti vanno dove vogliono, quando vogliono, nei posti più inappropriati e senza che nessuno li ostacoli, si poteva trasformare un gatto in un microfono, lasciare che il personale dell'ambasciata lo adotti, ed ecco aprirsi l'open bar dei segreti diplomatici. Il progetto è stato finanziato con 10 milioni di dollari.

Una rappresentazione dell'Accoustic Kitty. Origine sconosciuta.

Microfono nelle orecchie, antenna nella coda

Se dite che un microfono nel collare sarebbe stato di gran lunga più semplice, trascurate un dettaglio tecnico molto importante: nel 1961 un registratore a bande magnetiche era grande tanto quanto un tostapane. La missione degli ingegneri di Langley è trovare il modo di integrare microfono, registratore e antenna di trasmissione nel corpo del gatto senza che lui ci restasse secco. Insomma, un progetto decisamente ambizioso.

Ancora prima di iniziare le prove su dei poveri felini, bisogna progettare l'apparato. Dopo quelle che saranno state intense settimane di progettazione, i maghi di Langley hanno raggiunto un accordo: il microfono sarà impiantato nel canale uditivo e l'antenna seguirà la colonna vertebrale fino alla coda, mentre la batteria sarà a livello del ventre. In un libro dedicato al ruolo dei nostri amici pelosi nella guerra fredda americana, Emily Anthes racconta come in un'ora di operazione un veterinario abbia trasformato "un gatto dal pelo grigio e bianco" in una "spia d'élite". Miracolosamente, l'operazione è riuscita, se si considera tale la creazione una chimera mezzo gatto mezzo cyborg. Per Victor Marchetti, assistente del direttore della CIA negli anni 60, intervistato nel libro I maghi di Langley, l'agenzia avrebbe creato una "mostruosità". Almeno, hanno pensato, la bestiola è operativa e fornirà presto i risultati sperati, inclusi forse inestimabili tesori di guerra. Illusi.

Una volta ripreso dall'operazione e lasciato nella natura per i primi test, il gatto si comportava esattamente come un gatto, non faceva altro che bighellonare dappertutto tranne che nei posti strategici. "L'hanno testato e ritestato, hanno scoperto che quando aveva fame andava a caccia" ha raccontato Marchetti al Telegraph nel 2001. La soluzione immaginata dai maghi di Langley? Sottoporre il gatto a una nuova operazione per sopprimere il suo appetito, e mettere in atto tutto un programma di allenamento per renderlo docile tanto quanto un'aquila. Se i dettagli del programma restano ancora questi, una cosa almeno è certa: costerà al governo americano altri 10 milioni di dollari — ripeto, era un altro periodo storico.

Bob Bailey, uno dei migliori addestratori di animali dell'epoca, che dirigeva anche il programma di educazione dei delfini della CIA — non ridete — ha dichiarato allo Smithsonian Magazine che "potevamo fare in modo che il gatto ascoltasse certe voci. Non sappiamo come ci siamo riusciti ma abbiamo constatato che il gatto ascoltava sempre di più le voci delle persone facendo meno attenzione al resto." Lavorando poi con Robin Michelson, tra i pionieri degli impianti uditivi, i team della CIA hanno messo in atto un dispositivo per controllare — almeno parzialmente — la direzione del gatto, a distanza, grazie a delle sequenze di ultrasuoni. Meglio di un gatto-microfono c'è solo un gatto-microfono telecomandato.

L'Original Headquarters Building (OHB) della CIA, inaugurato nel 1961 a Langley, Virginia. Immagine : CIA

Una sconfitta clamorosa

Ed ecco come, dopo cinque anni di sforzo, due operazioni e centinaia di ore di condizionamento mentale per far tacere l'istinto animale e 20 milioni di dollari di soldi pubblici investiti, un gatto-microfono aspetta in un van poco fuori dall'ambasciata russa di Washington D.C., pronto a fare la storia e a far cadere l'unione sovietica una volta per tutte.

"Per la sua prima missione ufficiale, la CIA porta Acoustic Kitty in un parco e gli ordina di intercettare la conversazione di due uomini seduti su una panchina" racconta Emily Anthes. Non appena nella natura, il gatto ignora i comandi, si avventura lungo la strada e finisce sotto un taxi che passava di là. Distanza percorsa: 300 metri. Missione fallita, probabilmente una delle esperienze più umilianti che i maghi di Langley abbiano mai fatto. Secondo i documenti degli archivi dell'università George Washington, l'agenzia avrebbe smantellato il progetto nel 1967, giustificando la sua decisione con la spiegazione che malgrado "l'energia e l'immaginazione" degli ingegneri, l'utilizzo dei gatti-cyborg sul terreno delle operazioni di sorveglianza sarebbe "poco pratico", non dimenticando però di fare i complimenti per i "notevoli progressi scientifici". Ci mancherebbe altro.

Diversi anni dopo questa presunta sconfitta, nel 2013, un vecchio della CIA di nome Robert Wallace ha smentito vigorosamente questa versione nel suo libro Spycraft, assicurando che "il progetto era serio" e che il gatto era sopravvissuto all'incidente ed era stato recuperato e riportato alla vita civile — chi lo sa, potrebbe essere stato persino decorato. La sua fonte? "Il capo del progetto", ha risposto. Tanto peggio per la CIA, quanto meglio per l'internet, ormai sarà l'altra versione a restare nella storia: quella di un fiasco memorabile. A prova del fatto che il gatto continua a vivere nella memoria collettiva, gli è stato dedicato un cortometraggio nel 2016.

Se i recenti sviluppi diplomatici hanno a che fare con il timore di un ritorno a delle dinamiche di potere bilaterale degne degli anni sessanta, è anche merito del riemergere di queste storie dell'epoca, molto più colorate delle nostre problematiche di intelligenza artificiale militarizzata e robotizzata. Almeno, se la cyberguerra finirà per catapultarci in un inverno post-atomico eterno, nessun animale è stato maltrattato per arrivarci.

Questo articolo è stato pubblicato originariamente su Motherboard FR.