QVC8 di Gemitaiz ricorda quanto sono importanti i mixtape

La nuova scuola ci ha fatto dimenticare un certo modo di fare i mixtape, ma fortunatamente è arrivato QVC8 di Gemitaiz.
gemitaiz qvc8

C'è questa casa editrice di San Francisco che si chiama McSweeney's. Pubblica, tra le varie cose, una serie di volumi antologici. Ogni numero ha un tema o una forma diversa e dieci anni fa ne uscì uno, il #31, che raccoglieva testi inediti ma scritti in forme letterarie mezze morte o scomparse, così da farle tornare in vita anche solo per un pochetto.

Per esempio, sapevate che nel Cinquecento Pietro Aretino (di cui consiglio di leggere la biografia se vi piace il troppo ridere) si inventò un genere di poesia erotica in cui una donna vissuta dialogava con una ragazza giovane e inesperta per educarla al sesso? L'opera che cristallizzò il genere si chiamava Ragionamenti e potete leggerla gratuitamente online, a cominciare dal punto in cui "la Nanna insegna a la sua figliuola Pippa l'arte puttanesca". Su quel numero di McSweeney's ce n'è una versione ambientata ai giorni nostri.

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Tra una saga leggendaria ambientata nella Norvegia degli anni Novanta e un diario di appunti scritto come facevano in Cina nel secondo secolo dopo Cristo, quel volume di McSweeney's era un concentrato di creatività, un atto di condivisione di figate che il lettore medio probabilmente non sarebbe mai andato a leggersi da solo se non fossero state rilavorate con un gusto contemporaneo da autori capaci di parlare la sua lingua.

Allo stesso modo funzionano i mixtape. Sono raccolte di beat trovati in giro, riutilizzati e adattati al gusto del rapper di turno e del suo pubblico. Sono occasioni per divertirsi e creare senza le pressioni dell'ufficialità, per rendere omaggio e intrattenere. Sono immaginarie piazze in cui si incrociano artisti che vivono in zone diverse di altrettanto immaginarie città. E dato che le cose belle nel mondo sembrano sempre poche, di mixtape così se ne fanno sempre di meno.

gemitaiz tatuaggi testa

Fotografia di Riccardo Dubitante

Nella mia mente il mixtape rap italiano perfetto è Fastlife Mixtape Vol. 3 di Guè Pequeno. Pubblicato nel 2012, un anno dopo il suo esordio solista Il ragazzo d'oro, aveva dentro un sacco di ignoranza, punchline che facevano tremare la terra, hit internazionali da cantare in italiano, chili di featuring clamorosi, minchiate e un senso di spensieratezza che rassicurava l'ascoltatore: "Tranquillo, Guè potrà anche diventare così famoso che anche tua mamma si gaserà i suoi pezzi, ma continuerà sempre a saper fare questa roba per te che lo ami senza bisogno di filtri, per te che lo amavi fin da subito", sembrava dire.

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Le stesse parole trillano nell'orecchio di chi arriva alla fine di QVC8, il nuovo mixtape di Gemitaiz: "Lo faccio per te che piangi se metti QVC2 / Questa era l’ultima, ognuno per le sue". Non c'è tutto su Spotify, dato che è pieno di beat già usati da altri rapper. Lo si può scaricare gratuitamente o ascoltare ricaricato su YouTube, proprio come si faceva in quella fase di passaggio tra formati fisici e servizi di streaming in cui il rap italiano stava pian piano diventando quello che è oggi.

Gem è uno dei rapper della sua generazione che da quella fase sono usciti meglio, come testimonia il successo del suo ultimo album Davide. Ha svecchiato il suo suono e fatto il possibile per far rendere conto a tutti che "rap" e "trap" non sono cose diverse, ha mantenuto il giusto equilibrio tra contenuti e stile, è sempre rimasto al centro della conversazione dominante all'interno della scena. Tutto ciò sta anche in QVC8, un mixtape fatto come si faceva un tempo - per quanto sia strano affermare che "un tempo" sia solo cinque o sei anni fa.

Ha una struttura circolare, QVC8: inizia con una vecchia intervista di Gem in cui il nostro afferma di essersi preso bene con il rap italiano grazie a Bassi Maestro, e proprio a Bassi sono affidati gli scratch che tagliano il beat di "Outro". È un punto di incontro tra generazioni in cui uno dei padri della cultura hip-hop del nostro paese convive con voci esordienti come quelle di Quentin40, Venerus, Martina May e Priestess.

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"Mischio un po' suono nuovo e suono classico", canta Gem in "Davi", il cui beat è ripreso da "GOTTI" di 6ix9ine. Tanto per mettere in chiaro quanto abbia ragione, QVC8 prende e frulla con la lingua italiana pezzi di A Boogie Wit Da Hoodie, Young Thug, Drake, Bad Bunny, dei Migos, dei Roots. Evoca quindi un senso di scoperta, quella condivisione che viene ancora stupidamente tacciata di scopiazzata come fa notare lui stesso all'inizio di "Codice PIN". Ma in quella frase c'è anche la chiave di lettura del suo successo. Gem aggira gli intermediari come me e prende possesso della narrazione della sua musica: "Tu che parli di Davide e non sai quello che dici / Come un giornalista, fra', che parla dei miei sacrifici", rappa in "Giuro che".

Oltre ai sacrifici in QVC8 ci sono un sacco di THC, donne, emozioni e punchline dirette a rapper incapaci. Sono le stesse componenti che formano i dischi di Gemitaiz (che infatti in "Ok!" equipara questo lavoro a un normale LP), ma impacchettate nella carta di giornale di uno spontaneo regalo improvvisato e non nei riflessi brillanti di un pacchetto ricevuto a Natale. QVC8 è spensieratezza disordinata e inaspettata, che si espliciti in un Carl Brave che fa il grosso come sembrava non essere più intenzionato a fare dopo Notti Brave un Tedua con un flow gioiosamente spigoloso, una posse track da pizze in faccia con Vegas Jones e Nayt o una "trappatina" con Ketama, una mitragliata come "Fresco" o una carezza malinconica come "Senza di me".

QVC8 ricorda alla scena italiana quanto siano importanti questi mixtape, concettualmente lontani da quelli prodotti dalla nuova scuola. Orange County di Tedua, Julian Ross di Izi, XDVR di Sfera e Charlie, Crack Musica della DPG erano sì progetti scaricabili gratuitamente, pieni di energia disordinata e spontaneità, ma erano le prime affermazioni di nuove poetiche e nuovi suoni. Erano come gemme appena sbocciate che suggerivano all'ascoltatore il fiore che sarebbero diventate crescendo. Ma i mixtape sono, ed è bello che continuino a essere, anche momenti in cui poetiche e suoni si sciolgono per poi indurirsi di nuovo. Elia è su Instagram. Segui Noisey su Instagram, YouTube e Facebook.

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