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Un gruppo di detenuti italiani vuole produrre birra dagli scarti dei ristoranti

È stato lanciato un crowdfunding per la produzione della Recuperale Bread con il pane scartato dagli stellati romani

di Andrea Strafile
08 gennaio 2018, 11:00pm

Foto Recuperale via YouTube

Nella rubrica cose belle dell’anno appena iniziato un posto d’onore spetta al nuovo progetto Recuperale per la produzione di birra artigianale utilizzando scarti "eccellenti" delle cucine romane.

Il momento che la birra sta vivendo qui in Italia, tradizionalmente patria di vino, non è solamente felice: è schizofrenicamente pazzesco. Al di là dei birrifici e microbirrifici che sorgono come funghi, la particolarità dei nostri prodotti sta nella sperimentazione più pura, tra mix di malti, luppoli, lieviti, fermentazioni audaci e, naturalmente, ingredienti (autoctoni) più svariati aggiunti in diverse fasi della produzione. Fino agli anni ’50 a vendere birra in Italia erano i gazosari, tizi che d’estate passavano a vendere gassosa e Peroni per combattere il caldo. Settant’anni dopo c’è gente che ficca ostriche in fase di bollitura della birra o la fa fermentare in anfore Etrusche.

E, siccome tutte le cose evolvono di pari passo coi tempi che corrono, l’idea della Recuperale è più attuale che mai.

Il progetto, nato dalle Onlus Vale La Pena – che si occupa di inserimento lavorativo per combattere le recidive - ed Equoevento – che invece recupera gli scarti alimentari dai grandi eventi - prevede di realizzare una Pale Ale opalescente con luppoli nobili e arricchirla di pane scartato per un effetto di profumi e sapori completo.

A "tirare fuori" la birra, come alchimisti ganzi, ci penseranno i detenuti in fase di fine pena di Rebibbia, il più grande carcere romano, e lo faranno tra le mura dell’Istituto Tecnico Agrario Emilio Sereni, aiutati anche dagli studenti.

“Ai detenuti che stanno finendo di scontare la pena, qualsiasi sia stato il reato commesso, è concesso di passare un certo numero di ore al giorno lavorando fuori dal carcere. Dato che il 70% dei detenuti normalmente ritorna in prigione dopo neanche un anno, il lavoro che vogliamo fare è quello di insegnare loro un mestiere come quello del birraio, in modo da provare a garantirgli un futuro una volta usciti” ci dice al telefono Carlo De Sanctis, socio fondatore di Equoevento Onlus. Il tutto viene fatto cercando il massimo della qualità: il pane verrà prelevato dalle cucine del Waldorf Astoria e quindi da La Pergola a tre stelle di Heinz Beck per essere usato in fase di bollitura. Ma si lavora anche per fare entrare Eataly nel progetto.

“Al momento iniziamo con questa Recuperale Bread, ma l’idea è quella di creare un’intera linea di birre utilizzando gli scarti e seguendo anche la stagionalità. Oltre alla frutta si pensava di provarne una mettendo in bollitura le foglie di carciofo che andrebbero altrimenti buttate.”

Chiara, opaca, 6,5 ABV di gradazione alcolica e profumo di pane sfornato.

Ne volete un sorso? Beh, allora dategli una mano.