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Il primo ristorante veneto a Bologna è stato aperto da un ragazzo dell'Angola

Insomma il peggior incubo di un leghista.

di Giorgia Cannarella
30 gennaio 2018, 8:45am

Tutte le foto Martina Strazzari

Un ristoratore originario dell'Africa che apre il primo ristorante veneto di Bologna.

Sembra una vignetta della Settimana Enigmistica (quelle sul genere "Ci sono un francese, un italiano e un tedesco che entrano in un bar... ) o il peggior incubo di un leghista. E invece è quello che è successo con El Saor, inaugurato il 14 gennaio in via Cesare Battisti, nel centro storico del capoluogo emiliano.

Il ristoratore è Manuel Dimba Monteiro, trentatreenne originario dell'Angola che ha portato sotto i portici della rossa piatti come le sarde in saor e il baccalà con la polenta, le seppie al nero e il fegato alla veneziana. In occasione dell'apertura del ristorante aveva lanciato una provocazione a Treviso Today: invitare Matteo Salvini all'inaugurazione. "Era semplicemente una provocazione" ride Manuel "Se accendi la tv lo vedi sempre. Sembra quasi un amico, una persona con cui hai familiarità. L'avrei invitato volentieri per capire il perché di tutto questo astio".

In questa foto Manuel Dimba Monteiro

MUNCHIES: La tua è una biografia molto movimentata. Ce la riassumi?
Manuel: Sono nato nel 1984 in Angola e sono arrivato in Italia a 6 anni, nel 1991. I miei due fratelli erano già qui, dove avevano studiato e lavorato, e io li ho raggiunti con il mio padre "di sangue". Lui poi se ne è andato, io ho passato un periodo in collegio e infine sono stato affidato a una famiglia di Budrio.

Qual è il tuo legame giuridico con loro?
Nessuno, perché l'affido decade a 18 anni. Ma il legame affettivo va oltre le scartoffie. Li chiamo mamma e papà.

Qual è il tuo primo ricordo gastronomico dell'Italia?
La prima cosa che ricordo è stata il cappuccino all'aeroporto. Mi ha fatto così schifo... i miei gusti erano completamente africani. Ero abituato a mangiare tantissimo pesce, ma nel pesce italiano non riconoscevo gli stessi sapori. Invece è qui che ho cominciato ad apprezzare la carne.

Un piatto del ristorante di Manuel

E alla fine ti sei appassionato al nostro cibo così tanto da aprire un ristorante.
È stato un insieme di coincidenze. Dopo il diploma da perito elettronico ho iniziato a lavorare per un'azienda come rappresentante. Per lavoro vado spesso in Veneto e ho imparato ad amarne la cucina. Dall'incontro con la mia socia Laura Prandin, di origine veneta, è nata l'idea di aprire un locale dove far conoscere le specialità di piccoli produttori artigianali e ricette meno conosciute, come i bigoli.

Scegliere come cucina quella della "regione più razzista d'Italia" è una scelta curiosa...
Ma io in Veneto mi trovo benissimo! Non ho mai vissuto episodi di razzismo. Sono un rappresentante: dobbiamo essere sempre precisi, puntuali, corretti. E la gente lo apprezza.

Nella tua vita sono stati frequenti gli episodi di razzismo?
Sicuramente in Italia è diverso perché non abbiamo l'immigrazione "inserita" di altri paesi ex coloniali, non ci sono persone di colore in ruoli strategici. Ma sentirsi diversi è una questione mentale. Al massimo mi arriva qualche sguardo strano... a quel punto sei tu che devi metterci del tuo: sorridi e mettili a disagio.

Il ristorante al suo interno.

Come mai non hai ancora la cittadinanza italiana?
Cinque anni fa feci una vacanza "obbligata" in Angola per ottenere i documenti necessari a richiederla. Dovevo sbrigarmela in 15 giorni: sono rientrato dopo un mese, senza documenti e senza la certezza di quando avrei potuto ottenerli. È una burocrazia ridicola, ma alla fine a cosa mi serve un pezzo di carta? Io in Italia mi sento a casa qui e in Italia è nato mio figlio.

Quanto incide la mancata cittadinanza nell'aprire un'attività ristorativa?
Nulla se, come me, sei un immigrato regolare, che continua a mantenere un contratto a tempo indeterminato.

È un po' presto per fare un bilancio, ma: come stanno andando le cose al ristorante?
Queste prime settimane ci hanno dato grosse soddisfazioni. C'è tanta curiosità per una cucina che normalmente non esce dai propri confini regionali. Abbiamo già gente che ritorna. Il cuoco, Kristian Pess, è veneto e prima lavorava a Venezia. Insieme abbiamo costruito una squadra bella, abbiamo grandi aspettative.

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