‘Mario + Rabbids: Kingdom Battle’ dimostra che niente è intoccabile

E meno male.
Screenshot via: YouTube/Nintendo

Uno dei primi nemici che devi affrontare quando giochi a

Mario + Rabbids: Kingdom Battle

è un colossale Rabbids-Scimmione. Nel momento in cui mi appresto a combatterlo la tensione è alle stelle, i personaggi sono disposti con cura sulla scacchiera del livello. Ho in mente una strategia per toglierlo di mezzo in fretta. Prima, però, tocca a lui, che si avvicina alla mia Rabbid Peach, la afferra come fosse un topolino e se la porta davanti al visto, per studiarla. Invece di darle un bel morso e lasciarla andare, si china e — in un tripudio di scorrettezza che sconfina nell'iconoclastia — decide di strofinare il cosplay della principessina del Regno dei Funghi contro le sue gigantesche natiche. Questo coniglio gigante si sta pulendo il sedere con la storia dei videogiochi. Lì per lì mi irrigidisco e immagino scenari da panico, torce e forconi, fan che urlano allo scandalo… poi scoppio a ridere.

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A dire la verità non avevo grandi dubbi che il titolo sviluppato da Ubisoft Milano per Nintendo Switch mi sarebbe piaciuto. Amo le scorrettezze e credo profondamente che tutto possa essere re-immaginato e bonariamente ridicolizzato. Mi spaventava però la reazione dei fan: guai a prendersi gioco dell'immaginario Nintendo.

La community della casa di Kyoto è cresciuta in un mondo tutto funghetti, fiorellini e torte giganti, ma all'occorrenza sa essere spietata come nessun'altra. Restii al cambiamento, devoti alle loro sacre icone, i "nintendari"— come vengono etichettati con sprezzo dagli altri videogiocatori — guardano con sospetto a ogni cambio di passo. Per questo, quando è saltata fuori la storia della collaborazione tra Ubisoft e Nintendo per un nuovo strategico che avrebbe visto Mario e soci schierarsi a fianco dei Rabbids, i nintendari hanno reagito male. Davide Soliani — lead game designer di Mario + Rabbids: Kingdom Battle — e il suo team hanno affrontato il successivo E3 carichi di paure. Sapevano che unire due mondi così distanti poteva essere una sfida che non avrebbe pagato il coraggio: da una parte le icone Nintendo — algide, intoccabili, sempre perfettamente corrette — dall'altra i Rabbids — psicotici proto-Minions, che fanno di una comicità un po' volgare il loro punto di forza.

Ma l'attimo in cui Shigeru Miyamoto in persona ha presentato il titolo sul palco di Ubisoft provocando le lacrime emozionate di Soliani, questo improbabile mash up ha cominciato improvvisamente a convincere tutti quanti.

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E vi dirò di più: non solo questa community rigida e conservatrice ha accettato elementi apparentemente lontani anni luce dalla correttezza made in Nintendo, ma li ha anche profondamente apprezzati. Ed è proprio questo contrasto, in effetti, a dare al titolo un gusto inedito, irripetibile.

Questo coniglio gigante si sta pulendo il sedere con la storia dei videogiochi

Qualcosa che va al di là dell'essere un videogame solido, ben costruito, che sembra uscito al 90% dalle mani di uno studio first party Nintendo. Che valica il suo essere una versione "semplificata" del sistema di XCOM: Enemy Unknown, sempre viva e divertente grazie a una stratificazione pressoché perfetta. Il punto di forza di Mario + Rabbids: Kingdom Battle è proprio l'intuizione di unire due universi agli antipodi.

Il Regno dei Funghi del nuovo gioco Ubisoft è lo stesso universo che abbiamo imparato a conoscere in oltre trent'anni di storia del videogioco, eppure, allo stesso tempo, è completamente diverso.

Ubisoft, infatti, ha ripensato tutto come fosse un enorme doppelgänger fuori di testa del Mushroom Kingdom. Gli stessi "doppioni" dei protagonisti sono un'idea geniale, e hanno permesso a Soliani e soci di riscrivere le personalità dei personaggi Nintendo senza mettere mano (sia mai) ai loro profili definiti e intoccabili.

Mario è il solito eroe stoico, coraggioso e corretto (anche se vederlo impugnare un'arma fa il suo effetto), il suo corrispettivo Rabbid è psicotico, un toro da battaglia che spesso investe perfino gli alleati con attacchi che devastano l'intera plancia di gioco e che, quando vince le battaglie, suona il mandolino come un vero stereotipo italiano. Peach è la deliziosa principessina rosa mentre Rabbid Peach è una schiava dei selfie, un po' esaurita, che scatta foto in ogni situazione dando vita a siparietti comici irresistibili.

Era difficile pensare a un prodotto che non eccedesse per correttezza, concedendo ai personaggi Nintendo troppo spazio per riverenza, o per scorrettezza, risucchiando tutta quella magia bianca che ha sempre contraddistinto Nintendo. Eppure Mario + Rabbids: Kingdom Battle non solo ce la fa, ma ce la fa alla grande: è divertente quando intende esserlo, è dissacrante lungo tutto il suo percorso, pur restando sempre rispettoso dello status di ospite in un mondo altrui.

Un equilibrio che mi ha dimostrato un fatto vero e innegabile: nulla è sacro e intoccabile se si hanno il coraggio e il talento necessari per cambiare le cose.