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Perché l’Istituto per la protezione ambientale è stato occupato dai suoi ricercatori

I 75 giorni di occupazione dell'ente di ricerca e controllo ambientale più importante in Italia.

di Marco De Vidi; foto di LeStraniere
21 agosto 2017, 10:04am

Tutte le foto di Le Straniere / Motherboard Italia

L'occupazione dell'Ispra, per il momento, è sospesa. L'iniziativa dei lavoratori precari dell'Istituto per la protezione e la ricerca ambientale, è durata 75 giorni e 74 notti, due mesi e mezzo, e si è svolta con l'insediamento pacifico in un'aula del complesso di via Brancati, nel quartiere dell'Eur, a Roma.

Venerdì 4 agosto gli occupanti hanno deciso di sospendere la mobilitazione in seguito alle aperture della dirigenza e all'approvazione della Risoluzione della Commissione Ambiente alla Camera, votata all'unanimità, che "impegna il Governo a fornire le necessarie risorse finanziarie per garantire il funzionamento dell'Ispra e per la stabilizzazione del personale precario".

L'Ispra è l'ente di ricerca ambientale più importante in Italia. L'istituto pubblica ogni anno decine di rapporti, manuali, quaderni sullo stato dell'ambiente in Italia, fondamentale strumento divulgativo per chiunque voglia approfondire temi come il cambiamento climatico, l'inquinamento, il consumo di suolo, la biodiversità, la qualità dell'aria, lo stato delle acque.

La protesta è cominciata proprio per mettere in evidenza la grave situazione dei lavoratori dell'Ispra, molti dei quali precari da diversi anni.

Ma il centro ha soprattutto funzioni di controllo, fornisce le certificazioni e le valutazioni sull'impatto ambientale necessarie per autorizzare lavori e opere e monitora il percorso verso il raggiungimento di obiettivi comuni europei. Tutto questo in quanto ente statale, dunque non soggetto a sponsorizzazioni private che potrebbero spostare gli equilibri verso interessi di parte.

Non si tratta dunque di un lavoro soltanto teorico — I risvolti sono immediatamente pratici, di prevenzione, di informazione e studio (su rifiuti speciali e pesticidi, ad esempio), oltre che di intervento diretto in caso di disastri ambientali, com'è stato in occasione del naufragio della Costa Concordia.

La protesta, organizzata dalla sigla sindacale Usb, è cominciata proprio per mettere in evidenza la grave situazione dei lavoratori dell'Ispra, molti dei quali precari da diversi anni, e per l'allarmante situazione economica in cui versa l'istituto, con un buco stimato di sei miliardi e mezzo di euro.

Le condizioni di lavoro di ricercatori e studiosi sono purtroppo rivelatrici dello scarso interesse verso temi che dovrebbero essere prioritari nel 2017 come ambiente e agricoltura.

Questa situazione di emergenza accompagna l'Ispra sin dall'inizio, nel 2008, quando l'istituto nasce dalla fusione dei diversi centri che si occupavano di ambiente, Icram, Infs e Apat. Una emorragia di personale continua (dai 1600 dipendenti del 2008 ai 1200 attuali) e una prima spettacolare protesta dei precari nel 2009, con l'occupazione del tetto della vecchia sede di via Casalotti.

Le condizioni di lavoro di ricercatori e studiosi sono purtroppo rivelatrici dello scarso interesse verso temi che dovrebbero essere prioritari nel 2017, come ambiente e agricoltura, sia a livello di prevenzione che di sbocchi economici. In una delle estati più calde della storia italiana, in cui si susseguono eventi devastanti come siccità e incendi (record del decennio di interventi), su un territorio dalla fragilità strutturale cronica, con biodiversità costantemente minacciata e consumo di suolo apparentemente inarrestabile.

Tutto questo in una dinamica globale di accelerazione del cambiamento climatico e di sovrasfruttamento delle risorse del Pianeta (il 2 agosto si è 'festeggiato' l'Earth Overshoot Day, ma per l'Italia la data in cui l'uso di risorse supera quelle esistenti sarebbe caduta il 19 maggio), con conseguenze gravissime ma sottovalutate come le migrazioni ambientali.

Pippo Civati tiene un discorso durante gli ultimi giorni dell'occupazione. Foto di Le Straniere.

Il leader di Possibile Pippo Civati, in visita all'occupazione a fine luglio, osserva come "la questione fondamentale sia quella della terzietà, impressiona che tutte le funzioni di garanzia, che siano democratiche o di competenza come nel caso dell'Ispra, stiano perdendo valore", spiega durante l'intervista a Motherboard.

"E ciò è pericolosissimo, perché da una parte ci si presta al qualunquismo, dall'altra ci si espone agli interessi di parte. C'è chi preferisce avere un'infrastruttura pubblica il più fragile possibile, così può fare un po' quello che gli pare". Tema rilevante per un organo come l'Ispra che ha funzioni di controllo e di valutazioni di impatto ambientale, mentre il Ministero dell'Ambiente ha preferito negli anni delegare alcuni servizi a privati e partecipate (come Sogesid, società del Ministero dell'Ambiente che fornisce anche studi e consulenze a tema ambientale).

Valeria Donadelli, biologa di Roma e ricercatrice ISPRA dal 2003. Foto di Le Straniere.

Tra gli occupanti incontriamo Valeria Donadelli, biologa di Roma, che ha iniziato a lavorare nel 2003, "ho svolto qui la mia tesi di laurea e attualmente collaboro ancora con le stesse persone, anche con il responsabile che mi ha seguito all'epoca. Seguiamo progetti di acquacoltura sostenibile, come per esempio la riproduzione controllata di specie minacciate, ai fini di ripopolamento".

Come molte persone qui, Donadelli è passata per diversi contratti ed entrata nell'ente grazie a un escamotage, "ho avuto un primo contratto a progetto, poi diversi assegni di ricerca. Un anno sono venuta qui gratis. Poi ho fatto il concorso per un posto a tempo determinato e mi hanno presa. Un posto da tecnico però, perché ho non i requisiti per fare il concorso da ricercatore. Con i vari rinnovi in pratica mi manca un mese sui tre anni necessari, e ovviamente l'anno in cui lavoravo senza contratto (anche se mi hanno mantenuto l'email istituzionale) non c'è modo di certificarlo. Il contratto scade a febbraio 2018, poi vedremo".

Maria Luisa Cassese, specializzata in alluvioni costiere, ha un nuovo contratto che copre soltanto agosto e settembre 2017. Foto di Le Straniere.

Maria Luisa Cassese, che si occupa di alluvioni costiere, dopo le proroghe semestrali degli ultimi anni, ha un nuovo contratto che copre solo agosto e settembre, oltretutto part time. "A luglio venivo anche senza avere un contratto. Il mio capo mi ha chiamato dalle vacanze, alcuni colleghi sono in ferie, serviva un aiuto. Ovviamente venivo di mia spontanea volontà, anche perché tengo molto ai progetti che avviamo". In corso in questo momento c'è un programma in collaborazione con la regione Sardegna, per lo sviluppo di linee guida indirizzate ai Comuni per migliorare i piani di rischio in caso di alluvione, "io mi occupo in particolare di tutti quei fattori di rischio lungo la costa che incidono sulla vulnerabilità di cose e persone".

"Il mio capo sa benissimo che potrei non essere disponibile, anche per lui non è facile. Poi nel nostro lavoro le cose non le puoi lasciare lì. Mi sono portata a casa un sacco di roba da studiare, anche perché poi riprendere se stacchi è complesso, queste cose non le puoi lasciare da parte e basta". Il senso del lavoro di ricerca, insomma. "Alla fine arrivi a chiederti: ma sono utile? A ogni rinnovo sento quest'ansia, e tutto incide sulla salute, sulla famiglia, sulla vita privata. Si sta come su un filo, sempre".

Pierpaolo Giordano, tecnico in ISPRA da 17 anni. Foto di Le Straniere.

Pierpaolo Giordano, 43 anni, è il precario più "anziano", qui da 17 anni. "Il nostro dipartimento si occupa di emergenze ambientali in mare," ci spiega. "Siamo in otto, di cui io sono l'unico tecnico. Siamo uno dei gruppi che fa più attività sul campo: forniamo supporto alle istituzioni territoriali in caso di incidenti, come fuoriuscite, perdite da petroliere, scarichi costieri. Il caso recente più famoso è quello della Costa Concordia, di cui stiamo ancora seguendo la bonifica dei fondali. Siamo spesso in missione. Ci siamo occupati di navi dei veleni, nel Golfo di Policastro e nel mare di Calabria. Nel 2006 siamo stati in Libano con una task force ambientale voluta dal ministro D'Alema per occuparci dello sversamento in mare di 18mila tonnellate di olio combustibile, dopo che Israele aveva bombardato una centrale elettrica poco a sud di Beirut."

L'ultimo rinnovo del suo contratto è partito il 1° luglio, fino a fine anno, "con il paradosso che sono stato rinnovato sui fondi di un progetto di ricerca, quindi formalmente non mi posso più occupare di emergenze, anche se continuo a farlo."

Nel frattempo Giordano ha partecipato a diversi concorsi, l'ultimo a luglio. "Ma ufficialmente non esiste la figura professionale di tecnico delle emergenze, quindi sono costretto a partecipare a bandi per profili generici. Nonostante, evidentemente, esista una reale necessità di una figura come la mia". Giordano, unico componente del dipartimento con competenze esclusivamente tecniche, si occupa di organizzazione logistica della strumentazione, di documentazione video-fotografica degli interventi, dello stabilire l'effettiva congruità delle attrezzature rispetto al tipo di inquinante da recuperare in mare. Competenze acquisite in anni di attività e che esulano rispetto alla (ovviamente fondamentale) attività teorica degli altri membri del suo team.

La mobilitazione dei lavoratori dell'Ispra continuerà nei prossimi mesi. Questo è sito per seguire le attività dei ricercatori occupanti. Le aperture di dirigenza e Commissione Ambiente sono infatti solamente il punto di partenza per il miglioramento delle condizioni lavorative dei ricercatori, attraverso reintegri e stabilizzazioni.

Obiettivo fondamentale per i lavoratori è infatti il rilancio dell'istituto in tutti i suoi aspetti. Attraverso le coperture finanziarie che coprano i buchi accumulati con le continue razionalizzazioni della spesa (e per questo aspetto servirà attendere la legge di Stabilità), ma soprattutto "per dare nuovo slancio all'istituto, perché gli effetti positivi ricadano sulla qualità della vita dei cittadini."

Anche chi non si è mai interessato all'ambiente e al clima che muta inesorabilmente, forse nell'estate 2017 con gli incendi, la siccità a colpire mezza Italia, l'inquinamento e il consumo di suolo che non si fermano, può cominciare a comprendere l'urgenza di queste tematiche e riflettere sul pericolo paradosso di avere i ricercatori del più importante istituto ambientale del Paese ad arrancare dietro a contratti in perenne scadenza, sfiancati da colleghi licenziati e mancanza di fondi.

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