Instagram mi ha mostrato la mia camera da letto tra le pubblicità—e sono andato nel panico

Ok, la mia camera da letto non è la più originale del mondo, ma c'è qualcosa che non va. Quand'è che un'inserzione diventa troppo personalizzata?
1.10.20
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Dettaglio della camera da letto dell'autore

Tempo fa, mentre la mia ragazza stava scrollando il telefono, una pubblicità comparsa su Instagram le ha mostrato qualcosa di estremamente familiare: una camera da letto con un mobiletto bianco di design, una parure di lenzuola a righe giallo crema e un corredo di accessori sui toni del beige e marrone chiaro. La nostra camera da letto.

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Siamo rimasti paralizzati per qualche minuto, davanti a quella che sembrava proprio l’ultima frontiera delle pubblicità mirate sui social: ricreare un simulacro del reale e aggiungere qualcosa in più da farci desiderare per completare il quadro. Possibile che Instagram avesse visto—spiato—la nostra camera?

Quello sulla possibilità che le app ascoltino le conversazioni delle persone è un dibattito acceso da tempo, ma la pistola fumante non è mai stata trovata in modo inequivocabile. Ci sono infatti altri motivi per cui la pubblicità di qualcosa di cui hai parlato può comparire sul tuo telefono: ci finiva anche prima ma non ci avevi mai fatto caso; oppure riguarda una cosa cercata online da te o dalle persone che vivono con te e dunque usano lo stesso wifi.

Nel primo caso è il funzionamento del tuo cervello che gioca brutti scherzi. Il cervello lavora per associazioni e identifica prima ciò che già conosce. Faccio un esempio: anni fa non sapevo dell’esistenza di un modello d’auto. In buona fede pensavo di non averla mai vista. Quando un amico mi è venuto a prendere con quell’auto, ho iniziato a vederla ovunque. Non era un modello di ultima uscita—e dunque comparso all’improvviso ovunque nelle strade —, affatto; semplicemente, il mio cervello non l’aveva memorizzata.

Il secondo caso è uno dei modi in cui funziona già la raccolta di dati a scopi pubblicitari online. Le app hanno accesso a migliaia di dati, incluse ricerche online, wifi e localizzazione. Combinando questi dati possono proporti pubblicità estremamente mirate.

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Se dunque molti casi come questo si spiegano anche senza che avvenga per forza una “intercettazione” diretta delle tue conversazioni, è pur vero che, soprattutto da quando gli smart speaker e gli assistenti vocali come “Ehi, Siri”, “Ok, Google” e “Alexa” hanno fatto il loro ingresso nelle case delle persone, le registrazioni di quello che dici in casa sono immagazzinate e a volte altre app potrebbero avere accesso ai dati audio di una conversazione. Sebbene Facebook da anni dica di non usare l’accesso al microfono per le inserzioni pubblicitarie è pur vero che, complice il lungo curriculum di scandali di cui è protagonista, resta difficile dissipare i dubbi.

Fino ad oggi non mi era mai successo di vedere un’inserzione sponsorizzata in base a qualcosa che vedo nel mondo reale, o meglio che il mio smartphone vede. Il primo impatto è stato uno shock. Poi ho cercato di razionalizzare. Mi è venuto in mente, pensandoci un po’, che una settimana prima io e la mia ragazza avevamo parlato di comprare un altro mobiletto bianco componibile, per fare la coppia. Non ricordo se ne avessimo solo parlato, o se lo avessi anche cercato online—se così fosse, il microfono non ci ascolterebbe, ma sarei stato io ad aver cercato il prodotto collegato al wifi di casa, facendolo poi comparire come pubblicità sul telefono della mia ragazza.

Per quanto questo possa spiegare la comparsa nel feed del componibile bianco, restano comunque due problemi: il primo è la combinazione con le lenzuola e i cuscini a strisce gialle e bianche, e il colore del pavimento (lo stesso, se si esclude che da una parte è in legno, dall’altra un tappeto), e il fatto che la pubblicità non è neanche di Kartell, ma di Bonsoirs, un’azienda che vende soprattutto biancheria per la casa e di certo nessun prodotto Kartell. A prescindere, inoltre, la mia ragazza non segue su Instagram nessuno dei due marchi, né il fotografo che ha fatto la foto per Bonsoirs. Sembra quasi che l’algoritmo abbia analizzato quello che vede il nostro telefono e abbia trovato il match dell’azienda perfetta su Instagram che risponda al nostro stile, come fossimo su Tinder. È ovviamente il compito di chi vende pubblicità, ma forse così è un po’ troppo.

Certo, esiste anche la possibilità che sia tutta una pura coincidenza: che il mercato offra oggi una quantità di prodotti e varianti cromatiche così ampia, che è solo questione di tempo prima che una combinazione di lenzuola, pavimenti e comodini simile a quella che possiedi compaia anche sul tuo feed social. Eppure, il senso di inquietudine resta.

Secondo un portavoce di Facebook (casa madre di Instagram, dove la pubblicità è apparsa) contattato da VICE, il fatto che quella specifica foto sia comparsa come pubblicità sarebbe, in effetti, una pura coincidenza. Stando alle policy dell’azienda, Facebook non utilizza il contenuto dei messaggi di testo, il microfono del telefono, la fotocamera o il rullino fotografico delle persone per mostrare loro inserzioni pubblicitarie.

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Da anni compro quelle “finestrelle” (webcam cover) per coprire le fotocamere di computer e smartphone, proprio perché so che l’accesso da remoto di malintenzionati è tutt’altro che fantascienza. Mai avevo pensato, però, di dovermi difendere anche da app che uso tutti i giorni.  Poi, per come sono progettati gli smartphone di oggi, anche questo buon vecchio ed economico rimedio fatica a resistere. Gli smartphone moderni sono ormai senza bordi e full touch screen. Sul mio Android, che ha il notch, ho già perso due “finestrelle” perché si appoggiavano male sullo schermo e mettendo e togliendo il telefono dai pantaloni, alla fine la cover ha ceduto. Inoltre questi rimedi si usano in genere per le fotocamere frontali, non per quelle posteriori il cui design rende ancora più difficile coprirle.

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Immagine via: Apple

Un buon esempio di tecnologia che può aiutare a dissipare questi dubbi è integrata nell’ultimo aggiornamento del sistema operativo dell’iPhone, iOS14. In pratica, si accende un pallino arancione o verde ogni volta che un’app ha accesso alla fotocamera o al microfono, soprattutto quando non la state usando.  La maggior parte delle app si limita in genere a chiedere l’accesso a microfono e foto dichiarando che è necessario per farla funzionare (per esempio, se Instagram non avesse accesso alla videocamera mentre la app è attiva, molti dei suoi servizi, come le storie, funzionerebbero in modo limitato), ma verificare cosa succeda davvero dopo aver dato il consenso a termini e condizioni di utilizzo è pressoché impossibile per un utente medio.

Da quando iOS14 è disponibile, ci sono state rivelazioni inaspettate. Si è scoperto, per esempio, che TikTok copiava il testo di quello che un utente scriveva su Instagram, e ha dovuto, di conseguenza, porgere scuse agli utenti e provvedere a un aggiornamento dell’app.

La speranza è che l’altra metà del cielo, Android di Google, provveda a fare lo stesso il prima possibile, perché il livello di consapevolezza generale sulla necessità di tutelare la propria privacy si è alzato e questo diritto non può essere prerogativa solo di chi può permettersi di spendere non meno di 500 euro per un telefono.

“È frustrante che l'onere sembri ricadere sui consumatori per cercare di proteggersi dall'intrusione nella loro vita quotidiana,” ha detto a VICE Maryant Fernandez Perez, Senior Digital Policy Officer a BEUC, l'organizzazione internazionale dei consumatori. “I nostri membri, gruppi nazionali di consumatori di 32 paesi europei, danno consigli su come utilizzare il telefono, il laptop e altri dispositivi digitali in modo da ridurre al minimo l'invasione della nostra privacy. Ma alla fine abbiamo bisogno che le aziende e le autorità si assumano la loro responsabilità per sollevare questo onere dai consumatori. Non dovrebbe sorprendere che la gente non si fidi più delle aziende tecnologiche. A causa del numero di scandali e rivelazioni su come controllano ciò che facciamo online e la loro mancanza di rispetto per la nostra privacy, non sorprende che la gente si aspetti il peggio. Con un livello di fiducia ai minimi storici verso le aziende tech queste dimostrano ripetutamente che non si può contare sulle loro promesse. I consumatori devono invece fare affidamento sulle autorità pubbliche per esercitare i propri diritti. È a questo che serve il GDPR. L'applicazione della legge deve però essere intensificata.”

Capire se effettivamente l’inserzione che è comparsa sul telefono fosse mirata o solo una bizzarra coincidenza resta al momento impossibile. Per ora, io e la mia ragazza non abbiamo ancora deciso se comprare un altro comodino. Di sicuro, almeno per un po’, non porteremo più i telefoni in camera da letto.