Ho provato le cuffie Sennheiser da 55mila euro

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Ho provato le cuffie Sennheiser da 55mila euro

Sono state definite "Il Michelangelo delle Cuffie”; mi è spiaciuto solo non poterci collegare il telefono.
Sonia Garcia
Milan, IT

Nella foto in alto, l'autrice indossa le cuffie Sennheiser HE1 da 55mila euro sopra ai suoi auricolari Samsung da 5,75 euro.

Le mie giornate trascorse nella biblioteca dell'università a tentare di dare un senso alla mia tesi e/o a preparare gli esami della sessione di luglio sono, da mesi, sempre le stesse. Passo il mio tempo avvolta nel silenzio, senza mai aprire bocca tutto il giorno se non per rispondere sussurrando alle telefonate di mia mamma, con pochissime eccezioni. Una di queste riguarda la scorsa settimana. Era il bel mezzo della Design Week, e mentre calcolavo quanti strati di ironia fossero necessari per prendere davvero atto della cosa, ho ricevuto una telefonata. Credevo fosse mia mamma, invece si trattava del vile Mattia Costioli in veste di mio "capo", che dopo qualche ridicolo e insignificante convenevole mi ha fatto la proposta che ha portato alla genesi di questo irrinunciabile articolo: la listening session del nuovo oggetto pregio Sennheiser, le cuffie HE 1, dal valore di 55mila euro. Mi viene assicurato che non si tratta di un grosso impegno a livello di tempo: "Devi ascoltare quello che ti danno da ascoltare e farti spiegare un po' di che si tratta. Ho preso appuntamento per le 16, ma non riesco ad andare. Tu puoi?"

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L'autrice assorta nell'ascolto.

In poche ore ero già in San Babila, persino in anticipo, diretta verso Excelsior, il "luxury department store" dove questo magnifico evento si stava svolgendo. La parola "prenotato", in effetti, mi aveva insospettita. Evidentemente non era concesso a tutti un simile privilegio, e un po' come ragionamento filava: un oggetto del valore di 55mila euro, così come non può essere acquistato da chiunque, non può neanche essere provato da chiunque. Non ho mai posseduto nulla firmato Sennheiser e le probabilità che nelle successive ore, ma pure nella successiva intera mia esistenza, nulla sarebbe mutato rispetto a questa condizione erano alle stelle. L'inavvicinabilità economica dell'oggetto mi intrigava; L'inavvicinabilità economica dell'oggetto mi intrigava/turbava, ma c'era poco da fare i sovversivi incazzosi. Quando il Fato ti dà la possibilità di assistere a un fenomeno del genere devi coglierla, seppur con un sorriso beffardo alla Saffiyah Khan.

Arrivo puntualissima e incontro subito Azzurra dell'ufficio stampa di Sennheiser Italia, la ragazza con cui si era tenuto in contatto Mattia, che mi accoglie calorosamente e mi ringrazia per essere passata. Io annuisco assente, cercando di prendere coscienza del luogo in cui sono capitata. Lo scenario è un po' quello che mi sarei aspettata di trovare: stand di oggettistica di lusso varia, musica house molto alta, specchi, commessi vestiti di nero, sguardi di sufficienza verso la sottoscritta che all'inizio credeva si trattasse della hall di un hotel, cartelloni della design week.

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Azzurra mi presenta subito Gregorio Zito, Product Manager di Exhibo (Sennheiser Italia). incaricato per l'occasione di fare da guida pratica—e spirituale—ai fortunati che, come me, avrebbero testato le cuffie in quei giorni. L'oggetto in questione si presenta come potete vedere, inserito all'interno di una teca di vetro che conferisce all'ambiente una splendida atmosfera museale. Attorno alla teca gravitano una serie di personalità più o meno illustri, tutte lì riunite col mio stesso scopo, suppongo. Inizio a provare molto caldo, com'è tipico della mia persona in ogni circostanza, e di conseguenza a sudare. Mi scuso con la mia interlocutrice che evidentemente sospetta sia in agitazione per qualcosa. Finalmente arriva Gregorio, e da gentiluomo qual è, mi porta al cospetto delle Cuffie, dove scatto questa foto:

Primo piano dell'Oggetto

"Le cuffie HE 1, nome che sta per 'Headphones Number 1'", recita Gregorio, "sono uniche nel loro genere. Funzionano solo a rete, si attaccano col cavo all'amplificatore, senza il quale non possono essere utilizzate. Hanno bisogno di questo sistema di riproduzione del suono, che è stato creato ad hoc con materiali di pregio: oro, platino, argento e marmo." Mentre parla preme un pulsante su un telecomando, ed ecco che avviene un piccolo miracolo della creazione: il coperchio della scatolina nera a sinistra si solleva da solo, e così le otto valvole sulla destra.

"Questo tipo di cuffia ha bisogno di un amplificatore così, a valvole", riprende Gregorio. "Ogni valvola è stata prodotta assieme alle altre seimila componenti di questo oggetto, interamente realizzate a mano da Sennheiser. Sono gli elementi che permettono una riproduzione del suono quanto più possibile fedele all'originale, fino ai più piccoli particolari. Sono dei dispositivi a oggi imbattibili nella riproduzione del suono. Come dicevo, ognuno dei seimila componenti è realizzato e assemblato a mano… è veramente un esercizio stilistico senza pari. Tra i materiali utilizzati c'è il marmo di Carrara [accarezza il marmo alla base del dispositivo]".

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Targhetta del prezzo con jack degli auricolari dell'autrice.

Ascolto e osservo rapita, ma nulla può prepararmi a ciò che mi viene riferito di lì a pochi istanti. Gregorio si dilunga sulle ispirazioni e i riferimenti storici di HE 1, parlandone come se effettivamente si trattasse di un'opera d'arte, cosa di cui presto mi convinco io stessa. "Devi sapere che nella dichiarazione ufficiale di Sennheiser questi affermano: 'Abbiamo voluto creare il Michelangelo delle cuffie'. Il marmo è stato scelto non solo perché è un buon conduttore del suono, ma perché isola completamente le vibrazioni dell'ambiente e perché richiama all'arte classica." Michelangelo. Delle. Cuffie.

Bip bip - bzz - ooh!

Mentre queste parole echeggiano nella mia testa, Gregorio prosegue: "Più che puntare a vendite massicce, Sennheiser punta a quelle esclusive: sono stati acquistati circa 300 pezzi, un risultato incoraggiante se contiamo che il prodotto è stato presentato al pubblico soltanto l'anno scorso. Con un prezzo così, sono numeri importanti". Come dargli torto. L'argomento mi sta molto a cuore, perciò procedo col chiedergli chi sono realmente gli acquirenti del Michelangelo delle Cuffie, pur intuendo già la risposta. "Vengono acquistati prevalentemente da giapponesi, arabi, statunitensi… di solito sono privati. È un prodotto che si propone a due fondamentali branche di mercato: il cliente che ha il portafogli sconfinato, a cui piace l'idea di possedere l'oggetto che non ha nessuno; e il cliente che è disposto a smettere di mangiare pur di acquistare questo oggetto. Diciamo che tendenzialmente abbiamo queste due categorie di acquirenti. I primi sono i più comuni, ecco. In Italia è stato acquistato un pezzo, o meglio, l'ha prenotato un italiano che però vive all'estero". È a questo punto che inizio una retrospettiva abbastanza dolorosa con picchi di #wokeness intollerabili sulla mia condizione di studentessa/lavoratrice freelance senza futuro, ma con tra le mani delle cuffie che darebbero letteralmente da mangiare per sempre a famiglie intere ovunque nel mondo. Mi desto da questo stato di quasi trance sessanta secondi più tardi e concludo che deve essere stato quel "smettere di mangiare" ad aprirmi le solite voragini etiche da social justice warrior quale sono.

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Mi risintonizzo sulla morbida voce di Gregorio giusto in tempo per la descrizione degli aspetti qualitativi del dispositivo. "Sono cuffie aperte, cioè una volta che le indossi non sei isolata dal mondo. Non è proprio ideale per l'ascolto qui perché, come senti, c'è la musica di sottofondo, ci sono varie interferenze. Il fatto che tu non rimanga isolata acusticamente dà una maggiore spazialità al suono". I miei occhi tornano a brillare, ma non faccio in tempo a chiedere cosa intenda, che lui mi precede. "Di cuffie aperte, Sennheiser offre una vasta gamma, anche a prezzi più street. Le HE 1 sono il meglio del meglio, perché come vedi il materiale è anche semitrasparante [accarezza i padiglioni delle cuffie, effettivamente semitrasparenti]. Lasciano respirare il suono, dando la sensazione di essere all'aperto, ascoltando la musica con un impianto distribuito intorno a te. La cuffia chiusa, invece, isola e basta e dà meno spazialità. Adesso se vuoi te le faccio provare."

L'autrice con cuffie e un suo amico trovato lì per caso.

Il grande momento arriva e, come previsto, passa un po' in secondo piano rispetto alla magia precedente. È bene, a questo punto, contestualizzare la mia inesistente esperienza con il mondo delle cuffie. Le uniche cuffie grosse che abbia mai avuto sono state delle Philips SHL3200/28 e quando si è rovinato del tutto il jack ho deciso che mi sarei fatta bastare quelle dell'iPhone—che ho prontamente perso un mesetto fa. Sono al momento provvista di un paio di auricolari di fortuna del mio Samsung Galaxy S5 mini—in vendita su Amazon al prezzo di 5.75 euro—a cui presto cadranno i gommini diventando quindi inutilizzabili, ma su come affronterò questo problema forse scriverò un altro articolo in futuro. Inforco le HE 1. La voce di Gregorio si fa sempre più ovattata e il suono attorno a me viene sostituito da una sonorità pop indefinibile, lenta e avvolgente, che sul momento sento il bisogno di identificare. "Non saprei dirti che canzone è questa, ti interessa? Se vuoi ti mando la playlist", risponde gentilmente Gregorio. E, come da accordi:

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"È un disco che ho fatto io apposta per la listening session, ho scelto tutte cose molto soft. Mi dispiace ci sia questa musica così forte di sottofondo, idealmente l'ascolto sarebbe da fare in un ambiente silenzioso". Lo rassicuro: sto comunque apprezzando tutto lo stesso, mentre alzo e abbasso il volume nella speranza di raggiungere il tanto agognato eargasm, ma nulla. In un attimo trovo una soluzione: che sia possibile attaccare il mio telefono al dispositivo e ascoltare qualche bell'edit dembow di "Con Te Partirò"? Gregorio mi spezza il cuore rivelandomi che no, non è possibile collegare telefoni e similari, se non con un cavo jack apposito. "Il computer si riesce a collegare tranquillamente. Se la musica dovesse essere presente nel telefono, si ha bisogno di un cavetto audio da collegare qui, a uno di questi ingressi analogici dorati, altrimenti ci si può collegare direttamente il computer a cui si è precedentemente collegato il telefono tramite rete Wi-Fi. Questo tipo di oggetti non è concepito per un utilizzo digitale, quindi tecnologia Bluetooth, ma per l'ascolto di dischi in vinile o in CD, come in questo caso. Le uscite presenti sono per altre cuffie, come questa [accarezza uno dei tanti fori dorati nel retro]. Il cavo della cuffia è lungo 1.80 m ed è in argento. Gli ingressi per jack e USB sono tutti placcati in oro, e occhio: non placche sottili, ma spesse".

Segretamente delusa dall'impossibilità di collegare al Michelangelo delle Cuffie il mio misero telefono, decido che come ultimo momento di gloria, in mezzo ai mille selfie di me con le cuffie, molti dei quali esortati a essere scattati "con alle spalle l'oggettistica Sennheiser", ci sarebbe dovuto essere IL selfie con Greg. Purtroppo non ci siamo posizionati in un modo felice per mostrare il ben di dio Sennheiser, ma rimane un'ottima diapositiva dei miei tre quarti d'ora a contatto con un oggetto che costa quanto un appartamento, e che né a me né a nessuna delle persone di mia conoscenza, quelle che ancora devo conoscere, i loro figli e i loro nipoti, ora e per il resto della civiltà umana sfiorerà mai l'idea di possedere. È stato comunque l'unico "evento" della Design Week a cui ho presenziato e per i prossimi dieci anni direi che sono a posto.

Sonia continua a combattere il sistema dall'interno su Twitter: @acideyes.

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