Il Cartografo, la nuova serie animata degli Uochi Toki, parla di un futuro desolato e terrificante

Napo e Rico ci hanno raccontato come funziona la distopia del loro mondo dopo il mondo e ci hanno dato in anteprima uno spezzone dalla colonna sonora del primo episodio.

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17 gennaio 2017, 1:18pm


Se bazzicate un minimo l'internet musicale italiano, saprete già che gli Uochi Toki (in questo caso come parte di un collettivo che si chiama Megabaita) stanno lavorando a un nuovo progetto chiamato Il cartografo (e se non lo bazzicate, eccoci qua a parlarne). Dico "progetto" perché all'inizio era un videogioco, e poi è diventato una serie animata in dieci episodi che potete pre-ordinare ancora per qualche settimana e poi mai più, dato che verrà stampata nell'esatto numero di copie vendute. Di base è una distopia, e il paragrafetto qua sotto ve ne spiega la trama meglio di quanto possa fare io.

La Terra è diventata improvvisamente un immenso deserto e quasi tutti gli esseri umani sono migrati sulla vicina Marte per terraformarla: che impazienza! Tuttavia, qualcuno ha deciso di rimanere, oppure vi è stato costretto, facendo si che una limitatissima porzione di umani abiti ancora sulla Terra. Fra questi un individuo conosciuto solo come "Il Cartografo" decide di rimappare il pianeta descrivendo tutto ciò che è cambiato rispetto alla vecchia Terra e come gli abitanti siano in grado o meno di adattarsi a questi cambiamenti.

Il bello è che non è la prima volta che il nostro amico Cartografo appare nelle loro canzoni: "Distopi", un loro pezzo del 2009, parlava proprio di lui e della sua ricerca. "Nella mia vita ho visto dodici esseri umani [...], ho parlato con ognuno a lungo e trascorso spazio sia all'interno che all'esterno, e per ognuno ho un appunto scritto sulle mappe, per ricordarmi quando le loro case fossero, per reincontrarli al ritorno dal mio viaggio da cartografo: un lavoro di mano e occhio, un planisfero che misuro palmo a palmo con il passo", diceva allora. E i trailer di Cystema Solari, il loro album collaborativo con quei matti post-metallari dei Nadja, aveva proprio la sua figura come protagonista. 

Ho chiamato Napo e Rico su Skype per parlare un pochetto del loro personaggio, e di come sono arrivati a lavorare a un progetto così ampio e complesso. Mi hanno spiegato che la loro intenzione è quella di affrontare il mondo narrativo delle distopie, sempre più vario e saturato, chiedendosi come sarebbe tentare di vivere una vita piena in un mondo dopo il mondo brullo e deserto: darsi uno scopo nel nulla più totale. Qua sotto, prima dell'intervista, potete ascoltare in anteprima un estratto dal primo episodio della serie. Napo ce l'ha spiegato così:

Napo: Quello che viene narrato è il momento in cui Il Cartografo fa una breve carrellata sul paesaggio per dare ad intendere che non si tratta di un deserto in particolare bensì di tutta la Terra. In questo estratto viene introdotto il concetto di Urguth, ovvero l'idea attorno alla quale ruota tutta la serie: si tratta di una parola generica per definire tutto ciò che di non-umano è presente sul pianeta da un certo periodo in poi. In più si fa riferimento ad un non ben definito scrivere di cui non vengono rivelati ne il destinatario, ne lo scopo.

Noisey: Rico, se negli Uochi Toki devi dare dei suoni alle parole di Napo, stavolta hai dovuto dare suoni a delle immagini e a dei monologhi (e dialoghi? ci sono dialoghi?). E ok che lo avevi già fatto ne La Morte, sempre con Giovanni Succi dei Bachi da Pietra alla voce, ma penso sia una cosa diversa. O no?
Napo: Non ci sono dialoghi, no.
Rico: Si parte proprio dall'esperienza dei La Morte, dall'alchimia che c'era con Giovanni. L'esperienza della colonna sonora sta "avvenendo" con metodi differenti, per il momento siamo arrivati a due e ci sarà una terza fase che dobbiamo ancora scoprire. Insomma, c'è ancora molto col punto di domanda, dato che siamo in fase di realizzazione. La prima cosa è stata l'interpretazione di Giovanni, e su quella la scrittura di un tessuto sonoro coerente e amplificante l'esperienza basandomi sulle immagini work in progress della serie. La seconda parte del processo è stata invece un'improvvisazione sulla lettura di Giovanni della mia elettronica, quindi una stesura contemporanea...

E la terza fase la scopriremo. Ma quando scrivete solo per voi due è tutto diverso, no?
Napo: Sì, ma è fatto apposta—la cosa che mi rompeva veramente era che ci si concentrasse sul fatto che ero io che dicevo la cosa più che sulla cosa in sé, e questo rompeva anche un po' a Rico. Quindi io scrivo, ma non sono io. Uscire da sé come rinnovamento. E il personaggio è stato cucito su Succi—non potevo fargli interpretare un ragazzo di vent'anni, e quindi il Cartografo è un cinquantenne, per esempio. Poi Giovanni non ha ancora cinquant'anni, ma insomma. (Sorride.) Non indugiamo su questa cosa dell'età. È un metodo di scrittura che si va formando man mano, non c'è un'idea di base. Seguiamo delle linee guida, e poi man mano troviamo la strada. 

Infatti siete partiti a sviluppare un videogioco, e oggi invece avete in mano questa cosa qua.
Napo: Sì, è una metodologia che permette di produrre opere elaborate, molto più simili a quello che sei e senza lo stress della produzione. 
Rico: Quando siamo e lui, Napo stende il testo sui miei appunti di elettronica. Che è un po' quello che è successo finora, effettivamente. È più consuntivo che preventivo, quello che ti sto dicendo. I monologhi invece sono stati scritti come prosa e poi sonorizzati: sono due modi per arrivare a un punto simile. Ma partendo da sguardi differenti, pur avendo in mano ingredienti analoghi. È una messa a sistema.

"Colonna sonora" è un termine adatto per descrivere la musica del Cartografo? O preferite parlarne in altri termini?
Rico: "Colonna sonora" può creare delle idee un po' falsate. È più una sonorizzazione immersiva noise, un'amplificazione a volte anche molto rumorosa di quello che succede e viene narrato.
Napo: La colonna emotiva.

Sono d'accordo, perché "colonna sonora" fa venire in mente archi, parti ambient e la canzoncina triste con l'acustica sui titoli di coda. Ma è un po' un peccato che colonna sonora significhi quello e non qualsiasi suono affianchi delle immagini.
Rico: 
Ma è lo stesso discorso per la musica. Hai un gruppo musicale e qualcuno si aspetta le note, mentre altri non se le aspettano e stanno ad ascoltare. Se qualcuno considera Ryoji Ikeda musica, può tranquillamente considerare il mio operato una colonna sonora. Non che voglia paragonarmi a lui, ma ci sono concetti più o meno ampi di musica e delle sue applicazioni. Sicuramente stiamo abbastanza laggiù in fondo, con questa "colonna sonora". Quindi è sicuramente qualcosa al margine, perché non è la prima idea che ci è venuta in testa per adempire a questo aspetto dell'animazione, ma è ciò che è fluito spontaneamente fuori da noi nel momento in cui abbiamo dovuto trattare il materiale audio di questa impresa.
Napo: Se vogliamo dargli un'altra accezione, è come se ognuno di noi desse la sua versione di quello che sta provando il personaggio in quel momento nei confronti del paesaggio—chi visiva, chi di montaggio, chi scrittoria e chi sonora. Lavoriamo tutti sullo stesso piano, elaborando un particolare momento. Non in maniera cinematografica, implicando diverse persone che lavorano a strati. Ma essendo una cosa nata tutti assieme... la luce tocca il prisma e si scompone in diversi colori.
Rico: Ognuno si è preso la fetta che riesce a maneggiare con più dimestichezza. Ma soprattutto non c'è un regista, e questo cambia molto gli elementi in gioco. Io non sto scrivendo musica "per" qualcuno, ma sto facendo quello che vorrei sentire in una serie animata.
Napo: In alcuni gruppi c'è la leadership senza il leader, perché è una leadership mutante che arriva in determinati momenti. E senza regista si fa più in fretta.
Rico: Sì, non c'è nessuno che sorseggia un cocktail a bordo piscina.

Per ora ho sentito quello che è già uscito, quindi non molto, e mi chiedo: il lavoro sonoro dietro al Cartografo è solo una costruzione di paesaggi sonori (che è un'italianizzazione di quel termine un po' scontato che usano tutti che è soundscapes, scusate)? O ci sono anche dei beat, dei pezzi che potrebbero funzionare anche senza immagini?
Rico: Ci saranno elementi che ricorreranno ed elementi riconoscibili. Non sarà solamente suggestione, se ho ben capito quello che soundscape può rappresentare nella testa delle persone. Ci saranno elementi con intonazioni definite, non sarà solo una creazione di suoni. Ma come ci sono elementi riconoscibili all'interno della produzione de La Morte. Per questo li vedo vicini, ci sarà quella quantità di musica e quindi quella quantità di colonna sonora. Questo tipo di proporzioni può essere esemplificativo, ma solo per chi conosce tutti gli elementi in gioco. Per chi non sa di cosa stiamo parlando... boh, tocca guardare un pochettino e farsi un'idea! 
Napo: Poi ci sarà un momento musical, che ho scritto apposta.
Rico: Certo, il Cartografo ballerà e canterà. Ricorderà un po' Grease, quella puntata. Per il resto sarà puro noise e desolazione.

L'importante è che eventualmente facciate Il Cartografo on ice
Napo: Certo, essendo ambientato in un deserto!
Rico: Dobbiamo ancora trovare il metodo, ma con un innalzamento della temperatura la sabbia potrebbe vetrificarsi e il Cartografo potrebbe pattinare su ghiaccio, che in realtà è vetro.
Napo: Peccato che ho già scritto tutto, sennò farei pietrificare la sabbia.
Rico: Tanto ci sarà una seconda stagione.

Sapete già che ce ne sarà un'altra? Netflix vi ha approvato il copione?
Napo: Mai! Infilarsi in quelle situazioni è tutta ansia che cola. Ti pagano per la serie, e poi vogliono i risultati che gli avresti detto prima che avresti raggiunto. E non funziona, con il nostro metodo.
Rico: Il modo migliore per collaborare con Netflix è comprarsi un biglietto aereo per andare in un posto che non hai mai visitato, starci per tutto il tempo di realizzazione della serie e intanto pensare a cosa dire a Netflix quando ti chiederanno la serie e tu non l'avrai fatta. (Ride.)

Il Cartografo è lo stesso di cui parlavate in "Distopi"? C'era già il seme della serie quando ne scrivevate? 
Napo: Allora volevamo scrivere qualcosa di distopico senza essere troppo Dick, senza essere troppo Asimov. Poi ci sono sicuramente elementi che si ripetono da qualche altra parte, perché è molto difficile scrivere qualcosa di sci-fi senza crossare qualcosa d'altro. Dick ci piace tantissimo, ma tutta la fantascienza che esce ne ha dentro un pezzettino. E l'obbiettivo lo abbiamo raggiunto con quel disco, non abbiamo tanto sviluppato quel mondo ma lo abbiamo fatto in modo aperto. Cerco di farlo sempre, perché per immaginare bene i personaggi devi farlo con continuità: se devi pensare alla storia di una persona conviene sempre pensare a cosa gli sta attorno, e più ampio è l'attorno che immagini più la sua vita sarà credibile e piena di possibilità. Tutto ha un attorno che tende allo sconfinato. Perché immaginare solo una città? Immaginiamo la città vicina, facciamo il confine, poi il suo universo. Così ci infiliamo, un domani quello che vogliamo. Come quelle case in cui costruisci il primo piano ma lasci spazio per ampliamenti futuri, si sa mai che arrivano figli. Siccome con Megabaita avevamo lavorato ai video promozionali di Cystema Solari, l'album che abbiamo fatto coi Nadja, e il personaggio da cui vengono narrate le cose è il Cartografo, abbiamo fatto due più due e abbiamo deciso di lavorare al suo mondo. Ma era il 2009, e al tempo non avevo idea che avrei fatto una serie di cartoni. Era nell'iperuranio, ecco. 

Parlare di distopie, e musicare distopie, in una realtà che tende apparentemente ad avvicinarsi sempre più a una distopia non vi fa venire un po' di brividi? Non necessariamente brividi brutti, eh.
Rico:
 Le distopie in generale, ma forse anche nel nostro caso, potrebbero essere semplicemente una visione di un futuro che non riusciremo mai a visualizzare nel dettaglio. E quindi è un modo scaramantico per far sì che non succeda esattamente quello. E comunque, per gioco, essere pronti psicologicamente al fatto che potrebbe succedere. 
Napo: Parlavamo di distopie per Black Mirror, ma quella non è esattamente una distopia. Quello è cambiare un paio di elementi della situazione attuale e farti pigliare malissimo. È uno sguardo sul presente, non c'è un pensiero a cose pazzissime che potrebbero accadere. Gli elementi che prendono sono i telefoni, gli schermi e così via; nel nostro caso, invece, immaginare una cosa che sta nel futuro è uscire dalla propria testa. Insomma, per molti dovrebbe esserci stato un apocalisse nucleare e dovremmo vivere tutti come in Mad Max. La mia, e nostra paura-gag è che non succederà mai qualcosa del genere, e tutto resterà così com'è: la condanna del presente non è un armageddon nucleare ma il perpetuarsi del presente. In quest'ottica, noi scriviamo una cosa che ci auguriamo arrivi, ma in realtà l'obbiettivo è creare delle aperture nella visione del futuro. 
Rico: Forse anche fornire strumenti attitudinali di fronte al trovarsi di fronte a una situazione completamente nuova. Ti trovi nel mondo di "Distopi", nel mondo post. Come ti ci relazioni? Cosa faresti nel mondo di Mad Max? Ti comporteresti in maniera iperviolenta e predatoria? Riproponi l'umanità così com'è cambiando gli aspetti coreografici, gli aspetti ambientali. E invece quello che mi auguro possa emergere dalla visione del Cartografo è che cambiando tutti gli elementi attorno potrebbe cambiare anche il tuo atteggiamento verso l'intorno, verso quello che possiamo anche chiamare vita. E quindi avere un atteggiamento propositivo, pieno e completo anche in un mondo dove non c'è più nulla. 
Napo: Probabilmente per noi scrivere di distopie è anche come ci inseriamo noi in questa cornice di immaginari che va sempre più crescendo e saturandosi. Sembrano i fumetti Marvel degli anni Novanta, che continuavano a mettere linee narrative che poi toccavano l'una contro l'altra, e allora servivano ulteriori fumetti per riordinarle tutte. E quei tempi sembrano molto lontani, oggi, perché ci fanno i film sopra. Ma c'è così tanto che tutto cozza contro il resto. Noi, dove ci mettiamo in tutto questo? La serie è la risposta.

Ho visto che in un'intervista a Wired, Napo, hai citato Journey come influenza, ed è una cosa figa che tu abbia citato un videogioco (anche perché vi eravate beccati per lavorare a videogiochi, ma tant'è). Il vostro cartografo vive in un mondo simile, a livello estetico—questi deserti, questo vento—ma la colonna sonora di Journey è tutta ambient, archi e arpe. La vostra è molto più cruda, pulsante, cattiva. 
Napo: Sì, premettendo che è molto difficile uscire da Journey se vuoi ambientare la storia di un personaggio solitario nel deserto. Le prime bozze del Cartografo erano molto simili, a tal punto che mi hanno anche detto che avevo copiato. E da fuori sembra così, ma in realtà è un continuo entrare di influenze dentro persone. È come dire, "Hey, ho il naso! Io sono nato prima di lui, e anche lui ha il naso, quindi mi ha copiato!" C'è un codice genetico che si trasmette. Comunque, tornando agli inizi, volevamo fare un videogioco doom. Non come Doom, che è metal, ma qualcosa che coinvolga la persona nella difficoltà del vivere quel mondo.
Rico: Ritmi differenti. Il fatto che la narrazione e il mettere a proprio agio chi fruirà della serie o del disco, comunque il mettere a proprio agio in una maniera differente, con tempistiche più lente, più riflessive. La distrazione, o comunque l'intrattenimento, con oggetti e cose che si susseguono, un certo tipo di comfort, sono tutti aspetti esterni a quello che stiamo facendo. Journey può essere tenuto come parallelo per alcuni aspetti giusto perché guardando certi screenshot si può pensare a quello, ma non è ciò a cui ci stiamo rivolgendo. Entra nelle nostre influenze perché ha colpito il nostro immaginario in maniera molto profonda, ma non è che abbiamo preso appunti su come fare una cosa in quella direzione. Abbiamo preso gli elementi che servivano alla nostra narrazione, e alcuni di questi erano già stati sviluppati da altre persone con altri metodi e sguardi. Ma questo ha semplicemente reso più ricco e frastagliato il nostro sguardo su tutto ciò che ci influenza. Journey è già screenshottato, ma non è che puoi fare screenshot di certe passeggiate su montagne brulle. Non si può dire a Marcos, che ha fatto la modellazione 3D, che ha copiato il monte Carpegna. Però sicuramente c'è anche quello, nella serie. Ci sono le spiagge della Romagna, per dire. 

Puoi pre-ordinare Il Cartografo fino al 5 febbraio e poi mai più a questo link.

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