Le canzoni di Sanremo 2017 profetizzate con esattezza scientifica

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Le canzoni di Sanremo 2017 profetizzate con esattezza scientifica

Ora che sappiamo i nomi dei Big in gara, è il momento di indovinare come saranno le canzoni che porteranno alla prossima edizione del Festival.

Come ogni anno ci ritroviamo a fare il punto della situazione della (non) floridità discografica di questo Paese grazie al reale specchio della nostra industria musicale che è la Kermesse del festival di Sanremo. Da qualche edizione la mia speranza di vedere Anna Oxa infiammata sul palco come quella volta che lesse una macumba vestita solo di foglie e tanga si infrange come un flutto sui frangiflutti della riviera ligure. Anna, niente da fare nemmeno a sto giro, il mondo non sa cosa si perde a non far esibire la miglior cantante albanitaliana che l'asse Italia-Albania abbia mai registrato, ma questo è un problema dell'Italia e della sua progressiva rimozione dell'occulto dal circuito mainstream. Passiamo oltre.

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Ieri il direttore artistico e un po' direttore-di-tutto Carlo Conti ha annunciato i big che parteciperanno all'edizione 2017 del Festival di Sanremo, l'evento che ha portato alla ribalta il termine Kermesse (che prima di allora molti utilizzavano erroneamente pensando si trattasse di un prodotto per capelli). Lo ha fatto durante una sorta di simil-talent show con tanto di giuria di qualità che aveva il compito di giudicare chi dei giovani in gara si meritasse davvero di arrivare sul palco dell'Ariston. I giurati presenti al tavolo erano un misto tra persone che evidentemente dovrebbero avere in mano tutto tranne che il giudizio sulla musica in questo Paese e Andrea Delogu, che per tutta la sera ha finto di sapere le parole delle canzoni dei giovani in gara, anche quando evidentemente era una messinscena. Non so quale spirito di compassione o protagonismo abbia mosso Andrea Delogu a questo maldestro tentativo di lip-sync, ma so che il trucco ha funzionato dato che l'abile regia di Sarà Sanremo—che ci ha regalato momenti fantastici come: la ripresa di una colonna, la sensazione di guardare una nave in piena tempesta con tanto di sbalzi prospettici e conseguente senso di nausea, altre riprese dall'alto che sottolineavano la presenza di pubblico proletario in piedi in piccionaia—indulgeva molto spesso sulle sue giovani labbra intente a simulare un empatico playback.

Ciononostante, Delogu sembrava l'unica tra la giuria di vip a capirci qualcosa, mentre un distratto Massimo Ranieri salvava concorrenti a caso perché "mi ricorda una persona che conoscevo", perché "ha un cappello simpatico", perché "hai una bella voce", perché "io faccio teatro", perché il governo, perché la Boschi, perché le scie chimiche e così via. Un punto di vista grillino sulla musica, per farla breve. Non che i giornalisti presenti in grande spolvero in un'ala dello studio abbiano fatto figure migliori—ma questo ovviamente lo dico soltanto perché la vera stampa che conta (in questo caso io, ma ci avrei messo anche il mio amato Demented e l'esperto Francesco Farabegoli) non è minimamente stata presa in considerazione—anzi, hanno mosso critiche abbastanza inconsistenti alle scelte del povero Conti, che in fin dei conti (1) ha anche tentato, a mio avviso di dare una spolverata alla situa. Chiaramente per farlo è necessario fare i conti (2) con l'indiscussa regina dello showbusiness italiano, di conseguenza il Festival è intriso di vincitori di Amici (che a quanto ho capito vanno tra i vip) e partecipanti di Amici (che invece stanno nelle Nuove Proposte).  Se posso dire la mia, a parte Anna Oxa ci avrei buttato qualche grande vecchia della musica italiana perché fa molto più colore di un Ron o di uno Zarrillo qualsiasi che—voglio dire—cambieranno le sorti della musica con questa partecipazione a Sanremo? La risposta ve la date da soli. Ci avrei messo una qualche artista in odore di pazzia in generale (non i pazzi finti vestiti da coglioni, per intenderci). Manca un po' quel lato di imprevedibilità che solo esibizioni tipo l'accrocchio imbarazzante Emanuele Filiberto-Pupo-Tenore o un Gigi D'Alessio feat la Bertè (Fargetta remix) potevano conferire al Festival. Quest'anno sa(n)remo (LOL) costretti a cercare il trash nelle piccole cose, in quei dettagli inquietanti che alla fine sono il motivo per cui, da anni, chiunque sta a guardare Sanremo.

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Bando alle ciancie, il mio scopo qui è profetizzare, come faccio da un paio di anni, come saranno le canzoni in gara dei Big a partire dai titoli. Non ho molti strumenti divinatori, a parte la mia profonda conoscenza della musica italiana e il mio sesto senso—l'esattezza scientifica millantata nel titolo è lì solamente per darmi le arie—ma cercherò ugualmente di aderire con le mie previsioni a una prospettiva balistica calcolata mettendo sul piatto la carriera degli artisti in questione e l'inconfondibile stile sanremese, che è tutto un genere a parte della musica italiana.

Al Bano - "Di rose e di spine": Il primo nome annunciato da Conti rappresenta indubbiamente lo status quo. Che non ce lo vuoi mettere un urletto di Al Bano per posizionare l'asticella del virtuosismo troppo in alto per qualunque altro artista in gara? Ma certo che sì. "Di Rose e di Spine" sembra preannunciare una svolta mistica di Mister Lecciso, è la storia di una giovanissima santa pugliese, Suor Carlottina, imbarcatasi in un'impresa di giardinaggio troppo pesante per le sue fragili mani, tanto che le spine delle rose che pianta attorno al convento le feriscono i palmi e vengono erroneamente scambiate per stigmate. Prova che l'impresa umana, la fatica di lavorare la terra, è una strada per ottenere risultati che altrimenti sarebbero raggiungibili soltanto tramite una chiamata del Signore. Per Suor Carlottina l'odore di rose è reale, le spine sono reali, come la sua inarrestabile passione per il giardinaggio. Un'altra volta Al Bano dipinge il Paese Reale e la ricerca della fede che viene ostacolata, ma anche premiata, dalla dura realtà che come una spina si pianta nelle dita dei credenti. 
IPOTESI DI TESTO: "Suor Carlottinaaaaaa / la rosa canina / rispondi alla chiamata divina / in Puglia la tre non prenderà / ma non esiste il roaming della santità / E vaaaaaaa / la spina dell'elettricità / la mia corrente è Sua Santità"

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Elodie - "Tutta colpa mia": Per compensare la ricerca di salvezza ultraterrena del testo di Al Bano, torniamo a grandi temi cristiani come il senso di colpa. Elodie credo abbia vinto Amici o forse è arrivata seconda, ma comunque mi ricordo che stava lì lì. La sua colpa in questo caso è sicuramente di essersi allontanata dal regno di Maria, probabilmente facendo la spia (che si sa è il modo più semplice per essere rinnegati dalla divina). Non sono una grandissima esperta della carriera di Elodie, ma dal poco che ho sentito ci ho visto delle vibre un po' soul/r'n'b quindi mi auguro che la sua canzone sia più o meno sul genere del successo che vide arrivare Dolcenera tipo ultima l'anno scorso ("Ora o Mai più", che secondo me era il pezzo più bello in gara nel 2016 e che chiaramente è stato seccato per farmi un dispetto). Insomma, spero che Elodie si prenda il posto di Alicia Keys della musica italiana che la povera Dolcenera non è riuscita a occupare nemmeno per scherzo. Non mi dispiacerebbe se ci buttasse qua e là un po' di dancehall, ma mi rendo conto che se succedesse forse la giuria di qualità si caverebbe gli occhi per l'impossibilità di conciliare un genere giovane con il palco dell'Ariston, quindi spero per gli occhi dei giurati che Elodie si contenga. Per cortesia, Elodie, non vogliamo scombussolarli troppo sti giurati. Su. 
IPOTESI DI TESTO: "Maria Maria / è tutta colpa mia / non volevo andare in Rai / la mia vita è un gran tran tran / Oh man / what you want / non farlo mai/ non sei figlio di Maria / spia spia spia."

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Paola Turci - "Fatti bella per te": Molte persone omosessuali sono rimaste stranite all'idea che il pezzo di Paola Turci potesse rivolgersi direttamente e senza filtri a un'audience lesbo e cantasse di una donna innamorata di un'altra donna che chiedeva all'amata di mettersi un po' in sesto perché tutti quei peli sulle gambe, dai, lo so che è inverno e non c'hai voglia, ma un po' di dignità. Invece siamo in Italia e vi giuro che ci sono più chance che MEB diventi Presidente della Repubblica rispetto a quante ce ne siano di sdoganare finalmente l'omosessualità nello showbusiness. Ma è ok. La protagonista del pezzo di Paola Turci non si fa bella per un'altra persona, sia essa uomo o donna, si fa bella per se stessa—che è un po' lo stesso principio per cui Carmen Consoli fa i figli con se stessa (ved. Nannini) o la Tamaro ammette di avere un'amica speciale con cui non fa sesso. Fatti bella per te, sorella. La masturbazione d'altronde è una pratica sessuale che non ha bandiera, quindi il ragionamento un po' solipsistico che ci propone questa Paola Turci autoedonista può in un certo senso reggere. Immagino già il dipartimento marketing della Dove con le antenne puntate su questo pezzo. Musicalmente, Paola è RUOCK, non ce n'è. Da lei ci aspettiamo la sua Fender Telecaster, la sua rabbia in canzone, un femminismo sudato, amaro, solidificatosi dopo tante delusioni a cui il mondo ti sottopone. Gira voce che inizialmente questo fosse un testo pro-droghe leggere in cui Paola invitava un'amica a fumare dell'erba (il titolo originale era "Fatti, bella"), trasformato poi in qualcosa di accettabile anche per la signora in cincillà della seconda fila.
IPOTESI DI TESTO: "Fatti / Bella / accendi quel flash / il mondo è una LOMO / ma a che ti serve un uomo / fatti un selfie amica mia / fatti bella come sai / con il filtro Lo-Fi"

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Samuel - "Vedrai": Che dire? Siamo in un momento storico in cui l'indie italiano degli anni Novanta sta raccogliendo i suoi frutti, non abbiamo mai avuto tanti musicisti ex-alternativi neo-luigitenchi tra le palle. Il pezzi solisti di Samuel, come i pezzi solisti del collega Boosta, sono le ballate dei Subsonica con un po' meno anfetamine e un po' più di Amaro Montenegro, prova che sfondare il velo di Maya del cantautorato noioso all'italiana non era mai stata una priorità della nostra controcultura. D'altronde sono sicura che c'è tanta gente che scrive canzoni peggiori di Samuel e ci sono tante persone in Italia che sono capitate a Sanremo completamente a cazzo di cane, mentre almeno il frontman dei Subsonica ha un CV da impugnare. Certo, bisogna sempre pensare che il tipo è comunque ritenuto un alternativo dai vecchi scranni sanremesi, e rispetto ad altre proposte in scaletta è pur sempre alternativo, quindi prepariamoci a vederlo impegnato nella sublime arte di infilare all'interno della sua performance qualche cazzatella tipo un synth mezzo kraut o una batteria elettronica, giusto per rimarcare l'idea che Samuel è un Luigi Tenco 3.0, un Luigi Techno.
IPOTESI DI TESTO: "Vedrai / Vedrai / Vedrai che cambierà / il cielo di Torino / nuvole in alto appese / a un grande Appendino / vedrai che nevica / appena torna Lapo dall'America"

Fiorella Mannoia "Che sia benedetta": La nuova identità un po' Chrismartiniana di Fiorella Mannoia le permette di trattare temi come l'ambiente, la politica, il femminismo, l'Irlanda in una maniera inedita: come fosse un membro dei Coldplay. Ora a questa edizione di Sanremo la nostra Mannoia Nazionale, ancora pienamente in grinta, ha deciso di portare una ballata in cui elenca le piccole cose della vita e ne esalta le virtù ultraterrene, perché noi nel Primo Mondo siamo molto fortunati, molto più fortunati delle popolazioni africane, e dobbiamo rendere grazie a Madre Natura (nella narrativa mannoiana non c'è trascendenza, questo bisogna riconoscerglielo) per ogni regalo che ci fa. In questo caso però il testo è rivolto a una donna in particolare, Benedetta Parodi, delle cui ricette sappiamo Mannoia essere particolarmente ghiotta, tanto da volerle dedicare il suo pezzo. 
IPOTESI DI TESTO: "Che sia benedetta la mia sorella Luna / il ciclo costante / le sue maree / che sia benedetta questa tavola di cupcake / il frosting delizioso chantilly / che sia benedetta / benedetta / la ricetta / benedetta sei tu / benedetto sia il menu"

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Nesli e Alice Paba "Do retta a te": Ieri un giornalista che vedo sempre mangiare alle conferenze stampa e di cui non ricordo il nome ha tirato su una polemichetta™ nei confronti di Alice Paba e The Voice. La cosa non aveva molto senso, infatti posso ipotizzare che mentre lo stava a sentire Carlo Conti avesse un pensiero fisso in testa che era tipo "perché non ho invitato Virginia W. Ricci al posto di questo?" Eh, perché Carlo? Lo vedi che te ne sei pentito anche tu? Personalmente, sono convinta che la vincitrice dell'unico talent show di casa Rai si meriti il posto tanto quanto i vincitori dei talent di altre reti, qual è il problema? Forse che non c'entra una mazza con Nesli e la coppia è stata composta un po' alla rinfusa dalla discografica per mescolare le carte in tavola? Bene invece, è quello spiraglio d nonsense che aspetto sempre con ansia ogni anno. Spero tuttavia che il pezzo non risulti un dialogo un po' cheesy transgenerazionale come il titolo fa presentire, con una Alice Paba nei panni della sorella minore che si fa consigliare dal fratello Nesli come farsi la pelle dura per affrontare la vita. Credo che la base possa essere qualcosa di simile al tentativo di Francesco Sole di fare un pezzo à la Nesli, perché il mondo è un infinito pozzo di tristezza. 
IPOTESI DI TESTO: "Sorellina / questa vita / la sconfitta / sulla strada / tieni duro / tu cammina / fratellone / tu sei un suv / un fuoristrada / non mi vesto Prada / sulle mani / tatuaggio all'hennè / io do retta a te" Michele Bravi "Il diario degli errori": Ci sarebbe da aprire una parentesi intera su Michele Bravi ma mi limiterò a dire questo. Sempre ieri, sempre un giornalista, ha affermato che Conti fosse stato generoso, magnanimo a recuperare "i rottami" (non vado a controllare ma credo abbia utilizzato questa espressione), i dimenticati, i reietti dell'industria discografica. Peccato che, chiunque sia il giornalista cattivone, si è dimenticato che nel frattempo Michele Bravi è diventato uno Youtuber, e che Youtuber > giornalisti. Almeno per come funziona il mondo ora. Mentre veniva reiettato dall'industria discografica, Michele ha scritto un album di protesta, quindi ora torna a Sanremo un po' come il figliol prodigo, il bad guy della musica che alla fine ha scelto di fare il Bravi. "Il diario degli errori" sa di titolo-pacco, non perché sia un titolo realmente pacco, ma perché è il titolo di un libro di Flaiano. E come succede con il pezzo "La vita Facile", titolo di cui si è recentemente appropriato Ligabue lasciando Richard Price nudo in uno sgabuzzino a piangere, anche a me piange un po' il cuore quando i libri belli di autori belli diventano canzoni orrende (caso di Liga) o potenzialmente pacco. Spero quindi che "Il Diario degli Errori" (mannaggia a te) di Michele Bravi sia un pezzo non pacco, altrimenti Michele Bravi sappi che non ti difenderò mai più dai giornalisti cattivoni. 
IPOTESI DI TESTO: "È probabile che un giorno il successo convincerà Carmelo Bene di aver sbagliato tutto. Il successo può arrivare fatalmente, in una "civiltà di consumi" che adotta e riconosce con furia come proprie, le novità che appena ieri riteneva aliene e sovvertitrici."

Fabrizio Moro - "Portami via": Ieri nella gara dei giovani è passata questa ragazzina, Chiara Grispo, che nonostante io non sappia bene bene chi sia, ha sovvertito tutte le ipotesi e, anche per via di un Massimo Ranieri non esattamente in stato di grazia, ha scalzato i diretti competitor La Rua (io felice perché li trovo il rip-off più orribile delle band più orribili in circolazione tipo i Lumineers o gli Of Monsters And Men, insomma di tutti quegli epigoni cheesy degli Arcade Fire). La giovanissima Chiara è riuscita in questa impresa con l'aiuto sì della grande capacità analitica di Massimo Ranieri, ma anche grazie al pezzo scrittole da Fabrizio Moro, che non so quando è diventato uno degli autori più quotati della canzone italiana. Pazienza, il suo ruolo l'aveva fatto scrivendo il pezzo che ha scalzato i La Rua, ma come ogni cosa bella della vita c'è anche un lato negativo, ovvero che Fabrizio Moro oltre a scrivere le canzoni per gli altri è anche proprio in gara. Ora, lo so che ogni Festival ha bisogno del lato un po' Camusso, di quelli che parlano di politica, analizzano l'Italia e così via. Ma avevamo veramente bisogno di un surplus, dato che c'era già la Mannoia? Io non credo. In ogni caso penso che Moro si concentrerà sulla situazione difficile che il nostro Governo sta vivendo in questi giorni, e che si immedesimi in una spaesata Maria Elena Boschi (da qui: MEB) in crisi perché Renzi l'ha lasciata sola, nel consiglio, in mezzo a tutti quegli uomini che la guardano carichi di colpevole bramosia e a tutte quelle donne che la guardano con invidia.  
IPOTESI DI TESTO: "Matteo / senza te o con te / o / io non ci sto / ho detto sì ma volevo dire no / in questo governo io non so / come farò / portami via / ho paura della Madia" Giusy Ferreri - "Fa talmente male": Eh lo so quanto fa male Giusy. Infatti vedi? Non ne faccio uso, anche tu dovresti smettere. Questa canzone parla di tacchi. Lo so, dopo Fabrizio Moro che ci parla di politica la nostra Giusy ci fa un po' la figura della superficiale a portare un pezzo che parla di abbigliamento. E invece vi sbagliate a pensarla così, cari miei. Questa canzone parla solo apparentemente di tacchi alti, in realtà è una profonda metafora della condizione femminile e delle difficoltà e scomodità, dei piccoli dolori che una donna deve sopportare ogni giorno semplicemente per essere donna. Ma che ne sapete voi. Giusy lo sa, io lo so, voi non sapete quanto fa male il tacco 12, a merde. Non sapete quanto fa male a noi donne essere considerate solo un paio di tacchi. 
IPOTESI DI TESTO: "Tornavo a casa sola / Da Bangkok a Roma / su questi lunghi tacchi / avevo finito i soldi / oh / te che ne sai del cibo tailandese / come ogni mese / il ciclo / bestemmio in nepalese / questo tacco questa vita / questo dolore mestruale / fa talmente male"
 
Gigi d'Alessio "La prima stella": Sono stata contenta di rivedere tra i big Gigi D'Alessio. Sapete, io non ci godo mai a sapere che una persona sta senza soldi. Per me dovrebbero tutti avere un sacco di soldi. Tutti. So benissimo che la mia soluzione per le guerre nel mondo non sarà condivisa da quei marci plutocrati tra di voi che credono che in realtà i soldi debbano averli le persone che lavorano ecc ecc, ma guardate il mondo: non è mai così, i soldi ce li hanno quelli che non lavorano e Gigi D'Alessio, uno che mi pare abbia sempre lavorato in vita sua dato che ci ha impestato con le sue canzoni di merda fino all'infinito, aveva finito i soldi. Quindi insomma sono contenta che si sia rimesso, anche se immagino che l'emozione che proverò durante "La prima stella" sarà la stessa che provava lui guardando le cifre del suo conto in banca nei momenti bui. Però non riesco a farmi stare sul cazzo Gigi D'Alessio, e un motivo c'è: quella volta che ha pubblicamente umiliato la Moratti e il suo (allora) paggio Red Ronnie paccando clamorosamente il concerto di fine campagna della sindaca uscente. Vi metto qui sotto il video perché è bene ricordarsi di quel momento. Ora a Sanremo Gigi porterà un pezzo politico, anche lui, ma non più dalla parte della Moratti. Eh no, ora che l'economia l'ha deluso Gigi sarà passato al Lato Oscuro, tanto che "La prima Stella" in questione è il fondamento del MoVimento Cinque Stelle: Gianroberto Casaleggio. 
IPOTESI DI TESTO: "Gianroberto tu lo sai / da lassù ci guarderai / tu sei stata la prima stella / ora il Movimento brilla / Ho il problema della grana / rivoglio la moneta sovrana"

Raige e Giulia Luzi - Togliamoci la voglia: Allora io Raige penso di sapere chi sia, è tipo il Nesli di Ensi. Non sono così sicura però che lo sappia il pubblico dell'Ariston, d'altronde il pubblico dell'Ariston a malapena sa chi è Samuel dei Subsonica nonostante abbia tipo sessant'anni, quindi figuriamoci se sanno Raige. Ma non mi devo preoccupare, perché al suo fianco c'è Giulia Luzi!!! Ragazzi, incredibile, proprio lei, Giulia Luzi!!! La famosissima! Ecco, Giulia Luzi per me è un enorme interrogativo. L'avevo inserita un po' per ridere nella mia classifica delle hit che ci avrebbero perseguitato la scorsa estate e in molti, me compresa, si sono chiesti: ma perché Giulia Luzi è lì tra una hit e l'altra, tra un Rovazzi e un David Guetta? Ma soprattutto: chi è Giulia Luzi? Non lo sappiamo, eppure non sta tra le nuove proposte bensì eccola qui, già big fatta e finita. Il pezzo racconta di un rapporto sessuale, come potevate intendere dal titolo, ed è un moderno "Je T'Aime / Moi Nonplus" in versione rapsli. Neslap. Raipge. O semplicemente potremmo chiamarlo Raip, il rap che va in Rai. Il rapporto sessuale in questione però è di una coppia molto credente che dovrebbe sposarsi fra sei mesi ma decide di infrangere il voto di castità prematrimoniale dandosi al sesso anale. Lei non è convinta quanto lui, ma lui la invita a non fare la preziosa e a togliersi la voglia. 
IPOTESI DI TESTO: "Amore / non è peccato / se vado di là / rimarrà intatta / la tua verginità / ma sei sicuro / proprio dentro al mio cuore / sento che vorrei far l'amore / ma ho paura che Dio / guardi anche il sedere / Amore non temere / Dio a volte mangia la foglia / dai spogliati / togliamoci la voglia" Ron "L'ottava meraviglia": Finalmente Ron brucia anche questa barriera e si presenta a Sanremo con un coraggioso pezzo dedicato al viagra. Oh che male c'è? A tutti gli effetti il viagra per molti uomini rappresenta l'ottava meraviglia, volete veramente farmi credere che un uomo che decide di scrivere un pezzo che esalti le virtù di questo piccolo miracolo non dovrebbe essere degno di portare quel pezzo sul palco dell'Ariston? Siete dei bacchettoni. Dovreste vergognarvi della vergogna che provate nel parlare di disfunzione erettile. Ron non prova questa vergogna e ha deciso di trattare l'argomento in faccia a tutti voi, borghesotti.  
IPOTESI DI TESTO: "L'ottava meraviglia / che ho avuto dalla vita / è una pasticca blu / io sto lassù / ore e ore con te / su di me / otto ore / meravigliose / la vita prima era agra / ora invece è …"

Ermal Meta - "Vietato morire": Ieri Ermal Meta appena Conti ha annunciato la sua partecipazione al Festival ha pubblicato un video in cui si vedeva che sta in uno studio pieno di synth e sequencer. Ora. Quanti di questi synth e sequencer andranno con lui sul palco dell'Ariston? Credo forse mezzo, che farà il suo sommesso cameo durante un bridge o all'inizio del suo pezzo in gara. Poco male, perché i synth comunque non vengono mai capiti a Sanremo, sono ancora una bestia esotica che fa sobbalzare tutti quando si avvicina a quella gigantesca orchestra, quindi immagino che se Ermal Meta volesse portarsi dietro più di mezza unità elettronica le guardie dell'Ariston lo perquisirebbero brutalmente e poi gli impedirebbero di rientrare nel Tempio della Vera Canzone. Invece io spero che Ermal di nascosto si porti un bell'808 di contrabbando e tiri fuori qualche groove un po' Jeff Mills un po' Frankie Knuckles come solo lui sa fare. Daje Ermal, vogliamo la cassa. Più cassa.
IPOTESI DI TESTO: "I Can't let go / on the dancefloor / questa notte / ci vogliamo divertire / questa notte / è vietato morire / on the dancefloor" Michele Zarrillo - "Mani nelle mani": Michele Zarrillo ha questo potenziale poetico non del tutto sviluppato che si traduce molto spesso in canzoni che si vede benissimo essere troppo vincolate alla griglia delle parole, della sintassi, del senso, per un Apollinaire della canzone quale lui è. Quest'anno, forse anche in virtù di una sua rinnovata consapevolezza e dell'assenza di Anna Oxa in line-up, Michele ha deciso di portare la sua poesia fino alle estreme conseguenze, ed ecco che "Mani nelle mani" non è più una semplice canzone, ma un mantra, che lui ripete all'infinito accompagnato soltanto dal suono di alcuni strumenti aborigeni australiani.
IPOTESI DI TESTO: "Mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani nelle mani" Lodovica Comello - Il cielo non mi basta: Sono molto contenta per mia cugina Carola e per tutte le ragazzine che come lei impazziscono per questa Lodovica Comello che a quanto pare sa fare tutto, anche cantare, ed è pronta a dimostrarlo in faccia ai vip dell'Ariston. Il titolo, devo dire, è un po' banalotto, ma credo stia a rappresentare un pezzo in cui Lodovica finalmente annuncia la sua futura carriera politica, suppongo al fianco di Civati all'interno dello schieramento Possibile. Il brano infatti è già stato scelto dalla lista Ciw come possibile inno di Possibile alle prossime elezioni e fa più o meno così.
IPOTESI DI TESTO: "Possibile / Pippo tu sai che è Possibile / combattere la casta / se il mondo ti devasta / il cielo non mi basta" Sergio Sylvestre - "Con te": Sergio è un altro che secondo me ha vinto Amici, mi piace molto da quello che ho potuto vedere finora e spero vivamente che vinca anche Sanremo. Il pezzo parla della sua amicizia con un piccolo gatto di nome Cappellino, trovatello senza un occhio delle strade di Cosenza. Il buon Sergio ha un cuore d'oro e lo dimostra con questo inno all'animalismo intonato in chiave sempre soul / r'n'b. Era ora che qualcuno desse voce alle povere bestiole. 
IPOTESI DI TESTO: "Con te / Cappellino / con te che sei un gatto / supero ogni misfatto / gatto Cappellino / ti ho trovato che eri un cucciolino / e ora che ti pulisco la sabbietta / penso alle tue fusa / non c'è fretta / eri uno scarabocchio / senza un occhio / ma dentro di te c'è un cuore / Cappellino sei la mia musa / con te la mia vita ha un altro colore" Clementino - "Ragazzi fuori": Clementino mi era piaciuto tantissimo l'anno scorso quando aveva cantato "Don Raffaè", meno quando cantava il suo pezzo che trovavo onestamente debole, invece quest'anno lo vedo deciso a imporsi come il nuovo Jovanotti della musica italiana, un Jovanotti partenopeo. Giusto, anche perché è ora che il vero Jovanotti lasci spazio a un nuovo Jovanotti, e non vedo perché il suo posto non possa essere occupato da Clementino che è decisamente più simpatico. Ma per essere Jovanotti c'è un duro prezzo da pagare: il moralismo. Devi dare nei tuoi pezzi giudizi morali che pesino sulla generazione di cui parli, e così Clementino ha composto la sua "Ragazzi Fuori". Il pezzo in sostanza parla di come i ragazzi debbano uscire di casa anziché stare sui social network, che è un pensiero un po' moralizzante come vuole la tradizione cherubinica, ma è anche una bella verità. 
IPOTESI DI TESTO: "Ragazzi uscite di casa / questa vita va evasa / andate a giocare a pallone / anziché mettere like alle persone / la vita su uno schermo / ti rende malfermo / ragazzi fuori / andate a raccogliere i fiori" Alessio Bernabei - "Nel mezzo di un applauso": Alessio Bernabei sta tentando di superare il record di Irene Fornaciari per quanto riguarda la media tra utilità delle canzoni proposte e numero di presenze sul palco dell'Ariston. Non è un record facilissimo da sostenere e in questo senso Alessio si sente di dovere una sorta di pegno alla sua mentore e rivale. "Nel mezzo di un applauso" racconta in realtà di come ci si sente quando ti tirano schiaffi a due mani, è una cruda storia di violenza subìta da parte di una persona che nel pezzo non viene nominata ma si capisce che potrebbe benissimo essere Irene Fornaciari, che non l'ha presa proprio alla grande sta storia della rivalità. 
IPOTESI DI TESTO: "Come ci sentiamo / tra una mano e un'altra mano / quando mi riempi di schiaffi / rovinandomi i baffi / mi dici che son scrauso / ma poi ti complimenti / mi fai male e menti / nel mezzo di un applauso" Chiara - "Nessun posto è casa mia": Chiara purtroppo ha questo problema di agorafobia che non sapeva come affrontare finché un giorno la sua analista le fa sai che c'è Chiara? Dovresti provare a portare il tuo problema in piazza, a raccontarlo a più persone possibile. E così lei si è rimboccata le maniche e ha deciso di portare questo racconto di vita vera, di una vera fobia, sul palco dell'Ariston. Coraggiosa eh? Peccato che stare lì non sia per un cazzo facile per Chiara, che vorrebbe stare soltanto a casa da sola a guardare Netflix, chiede tanto? E voi siete così egoisti da volerla tutta per voi. Boh, fatevi qualche domanda mentre lei soffre. 
IPOTESI DI TESTO: "Mi cucino una pastina / sento Erminia / la mia analista / dice che devo tornare in pista / tra la gente / far finta di niente / ma io odio le persone / mi serve il cortisone / ho un'allergia alle folle / sono folle / voglio andar via / nessun posto è casa mia" Francesco Gabbani - "Occidentali's karma": Perdonate la mia ignoranza sull'identità di Francesco Gabbani. Dal titolo della canzone quello che si può dedurre facilmente è che il tipo ascolta Battiato. Non è che lo ascolta normalmente, lo ascolta proprio con uno scopo, cioè quello di ripercorrere esattamente tutte le sue tappe musicali in modo da poter progressivamente cambiare il proprio nome in Franco Battiato e prendersi contemporaneamente i meriti per una carriera non sua e i complimenti perché "Franco, ti vedo ringiovanito!" Ecco, caro Francesco Gabbani, non si fa così, anche se dubito che al vero Battiato importi qualcosa di questo prestito d'identità, dato che trattasi di una creatura ultraterrena. Ciononostante spero che il testo di questa "Occidentali's Karma" possa in qualche modo contenere una sorta di autodafè in cui Gabbani mostra quantomeno uno spiraglio di pentimento futuro per tutta questa brutta storia. 
IPOTESI DI TESTO:"Lontano da queste tenebre / matura l'avvenire / stormi di uccelli in volo / sul concerto del Volo / non contengono le feci / popoli neogreci / scrivo come Battiato / un giorno sarò cazziato / ma per ora la prendo con calma / la mia pazienza è un'arma / Occidentali's Karma" Bianza Atzei - "Ora esisti solo tu": Due anni fa avevo banalmente liquidato Bianca Atzei chiedendomi chi cazzo fosse. Poi ho scoperto che era discretamente topa e mi sono pentita di non sapere chi fosse. Non che ora ne sappia molto di più, ma penso che Bianca meriti più attenzione di quanta gliene diedi in passato. Purtroppo credo che questo pezzo non indichi niente di buono, parla di come Bianca voglia in realtà far estinguere tutto il genere umano per far rimanere vivo l'unico uomo che ama, che, sempre purtroppo, è il sopracitato Francesco Gabbani. I due infatti hanno in progetto di rappresentare la coppia fondatrice della Nuova Umanità, quella che si svilupperà dopo che il già conoscuto "Occidentali's Karma" si abbatterà sul mondo come oggi lo conosciamo. In questo pezzo Bianca si rivolge a Gabbani, altrimenti conosciuto come Franco, per gli amici Battiato, e gli conferma che tutta l'umanità è stata spazzata via come da sua profetica volontà, e che ora esiste solo lui. 
IPOTESI DI TESTO: "Franco dagli occhi blu / ora esisti solo tu / l'umanità si estinguerà / il nostro amore rimarrà / siamo il mondo del futuro / abbattiamo questo muro" Marco Masini "Spostato di un secondo": devo dire che Marco Masini riesce sempre a tirare fuori il meglio di sé sul palco dell'Ariston, anche perché non è che lo segua tanto dall'istante in cui scende e torna alle sue faccende di tutti i giorni, che credo siano simili a quelle che compie mio padre la sera: caricare gli orologi. Sì. Alcune persone stanno in fissa con gli orologi e prendono quelli che bisogna caricare a mano, perché dite voi? E che ne so, ci sono cresciuta con sto frinire di orologi e mi ha dato dei traumi non indifferenti, primo dei quali un'attitudine decisamente esistenzialista nei confronti dello scorrere dei giorni. Si sa che Marco, come me, è un esistenzialista, ma oltre a questo è anche uno un po' pignolo, che se vede il suo orologio spostato di un secondo dà di matto. In questa aggressiva sparata RUOCK, Masini decide che è l'ora di dire basta a quegli orologi che non sono perfettamente sincronizzati e di accusare chiunque, nella sua vita, gli abbia indicato un orario che non era quello, ma era qualche secondo sfasato, e soprattutto di condannare finalmente tutti i maledetti ritardatari. Giusto, la precisione è una dote e Marco lo sa. 
IPOTESI DI TESTO: "Sposto la lancetta / carezzo il quadrante / dicono che sono pesante / ma il tempo non aspetta / non aspetta il mondo / se non sei pronto / starai sempre lì / spostato di un secondo" Segui Virginia su Twitter: @virginia_W_