'Pagati da Soros' - Come un miliardario ebreo è diventato l'ossessione dei complottisti italiani

A quanto pare, qualsiasi cosa succeda nel mondo il responsabile è sempre un malvagio miliardario ebreo.

|
05 maggio 2017, 6:07am

George Soros al Festival dell'Economia di Trento nel 2012. Foto via Wikimedia Commons

Mercoledì mattina, mentre tutti facevamo altro, George Soros arrivava a Palazzo Chigi per incontrare Gentiloni. In realtà la notizia del loro incontro è uscita solo nel tardo pomeriggio, quando ho iniziato a vedere una serie di tweet al riguardo di gente che ne era rimasta abbastanza colpita. Tweet che—immagino—i complottisti di tutta Italia abbiano subito provveduto ad archiviare in quel file .doc "Prove che Gentiloni è un rettiliano" che tengono sempre sul desktop certi di una sua utilità futura.

Da parte mia, il motivo per cui questa notizia mi ha colpito è che per la prima volta riguarda George Soros in quanto persona fisica e non in quanto grande entità astratta, personificazione del Potere, Divinità onnipotente della geopolitica globale, teoria del complotto giudaico fattasi carne. Ovvero, tutte le forme in cui l'ho conosciuto finora.

Secondo alcune fonti, dietro la visita di Soros a Palazzo Chigi non ci sarebbero chissà quali motivi occulti. A quanto pare Soros si sarebbe incontrato con Gentiloni per discutere di "un report sul mercato e il sistema bancario italiano." Ma non importano i veri motivi della visita: è bastato il nome per trasformarla in qualcosa di losco contro cui si sono già levate proteste politiche, hashtag del Movimento 5 Stelle (#TrasparenzaSuSoros), annunci di interrogazioni parlamentari in materia e titoli sensazionalistici di quotidiani.

Nella vita reale George Soros è un miliardario ungherese naturalizzato statunitense e di origine ebraica, scampato per miracolo ai rastrellamenti nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. Secondo Bloomberg, è anche una delle 30 persone più ricche del mondo. Ha fatto i soldi come gestore di fondi d'investimento, ed è famoso per le sue speculazioni: nel 1992, vendendo allo scoperto, provocò una svalutazione del 30 percento della lira e la sua estromissione dal sistema monetario europeo. Facendo la stessa cosa contro la sterlina, sempre nel 1992, si guadagnò il soprannome di "The Man Who Broke The Bank of England."

Oltre a queste manovre finanziarie, Soros è noto per le sue attività di filantropo. Come ha documentato Politico, negli ultimi anni uno dei fronti in cui è impegnato Soros è una vasta operazione di riforma del sistema giudiziario americano, tramite il finanziamento delle campagne elettorali di procuratori afroamericani e ispanici. Ma in questo campo ciò per cui è più noto è la Open Society Foundation, una fondazione da lui creata che si occupa di finanziare e supportare i movimenti per la democrazia e i diritti civili in tutto il mondo.

Sono le attività della Open Society (insieme naturalmente alle origini ebraiche del suo fondatore) il fondamento del mito di Soros. Negli anni, Soros è stato accusato di essere il mandante di praticamente qualsiasi grande cambiamento politico globale—dalla rivoluzione arancione in Ucraina, alle primavere arabe, a Black Lives Matter. Passando ovviamente per la crisi migratoria nel Mediterraneo.

Fino a qualche tempo fa le tesi su Soros come grande manovratore del mondo rimanevano confinate fuori dall'Italia e nel nostro paese trovavano riscontro solo nel sottobosco dei siti complottisti, rossobruni e di estrema destra, dove si trovano un sacco di articoli lunghissimi con titoli tipo Il piano Soros/CIA per destabilizzare l'Europa, Come Soros voleva rovesciare Putin e destabilizzare la Russia, George Soros è collegato al terrorismo. Negli ultimi tempi, però, hanno cominciato ad arrivare anche in Italia e ad affacciarsi nel mainstream.

La prima spia di questo si è avuta sei mesi fa, subito dopo l'elezione di Trump, quando anche qui è arrivata la "notizia" secondo cui Soros stesse finanziando delle manifestazioni pagando la gente 15-20 dollari l'ora per protestare contro il nuovo presidente americano. Era una bufala nata su alcuni siti di destra americani, ovviamente, ma era stata rilanciata da diverse testate italiane come Linkiesta e l'HuffPost .

Da lì in poi le teorie del complotto su Soros hanno definitivamente rotto gli argini cominciando a farsi sempre più costanti e comuni. Nelle ultime settimane, ad esempio, sono uscite fuori nel caso di Gabriele Del Grande, il giornalista italiano trattenuto in Turchia per 14 giorni, che diversi siti hanno indicato come non indipendente ma "pagato da Soros". Portando come prova un finanziamento di 37mila euro ricevuto da Del Grande per conto di Open Society nel 2011.

Quella di essere "pagato da Soros" è un'accusa comune, usata spesso per delegittimare persone o movimenti di protesta, tanto che su diverse comunità online di sinistra girano già da tempo battute sul tema—stile "dite a Soros che mi deve dei soldi" o "quando arriva l'assegno di Soros?". Più o meno dal caso Del Grande in poi queste battute hanno iniziato a comparire anche in italiano nel mio feed di Facebook e Twitter.

Nel caso delle accuse alle ONG, poi, la questione di Soros come personificazione di ogni complotto è decisamente esplosa, trovano persino coperture istituzionali e finendo rappresentata nelle vignette della satira di destra. Intanto, i siti di destra hanno già coniato un'espressione apposta: il "complotto Soros-migranti." In un'intervista, Diego Fusaro ha detto di non essere stupito "che George Soros possa essere l'artefice dell'immigrazione di massa che sta interessando l'Europa."

"Il signor Soros, qualora si accertino i fatti, si confermerebbe essere ciò che sappiamo da sempre. Ogni volta che si manifestano rivoluzioni arancioni, rivoluzioni arcobaleno, diritti colorati o deportazioni di massa chiamate immigrazioni, c'è sempre la sua longa manus"

Ma anche questa, per quanto sia emersa a livello nazionale negli ultimi giorni, non è una cosa nuova: da anni la connessione migranti-Soros è un argomento che spopola sui siti di estrema destra. Sul Primato Nazionale, il quotidiano online di CasaPound, Open Migration, un sito finanziato da Soros per "formare le opinioni e le coscienze sulle migrazioni," viene definito "il sito filo-invasione."

In generale, alcuni siti di estrema destra (basta fare una ricerca e constatare la quantità di articoli che gli ha dedicato Il Primato Nazionale) e alcuni siti di estrema sinistra (idem facendo una ricerca sul sito comunista Sinistra.ch) si incontrano sul terreno dell'ossessione per il Leviatano Soros—ossessione che talvolta raggiunge estremi di involontaria comicità. Ad esempio, un articolo del Primato Nazionale sostiene che avrebbe avuto un ruolo negli attentati di Bruxelles, mentre in un altro articolo, stavolta di un blog del Giornale, si può leggere questo passo a dir poco esilarante:

"George Soros è come Shelob, 'il malefico essere a forma di ragno' per la quale 'ogni essere vivente era il suo cibo e il suo vomito era oscurità': come lei, anche Soros dissemina gigantesche e vischiose ragnatele con le quali imprigiona le sue vittime per poi divorarle. La sua rete di movimenti e associazioni che lui è in grado di mobilitare, forte di un potere economico illimitato, sono le ragnatele di Shelob. Nessuno 'può rivaleggiare con Shelob nel tormentare il mondo infelice'."

Ma come si è creato questo mito—e soprattutto, c'è qualcosa di vero sul suo fondo?

Secondo Jesse Walker, autore di The United States of Paranoia: A Conspiracy Theory, queste teorie del complotto su Soros hanno cominciato a circolare negli anni Novanta tra l'estrema sinistra. "Ho incontrato per la prima volta le tematiche anti-Soros negli anni Novanta," ha detto Walker in un'intervista. "E, cosa interessante, venivano da sinsitra, da persone preoccupate che Soros stesse finanziando il movimento per scopi personali (o, senza cedere alle cospirazioni, che i soldi di Soros avrebbero tolto l'indipendenza alle attività della sinistra)."

Effettivamente, le attività filantropiche di Soros e i suoi finanziamenti ai movimenti di protesta spontanei davvero portano questi ultimi a venire "addomesticati" e "normalizzati." È successo nel caso di Black Lives Matter, ad esempio, che ha ricevuto alcuni finanziamenti—peraltro perfettamente documentati e alla luce del sole, niente di segreto—da Open Society.

Da lì al complottismo, però, il passo è veramente breve. Tant'è che nel corso degli anni è diventata un modo efficace per screditare ogni movimento di protesta, presentandolo sempre come orchestrato da terzi e con qualche scopo nascosto, eliminando del tutto la possibilità che una protesta nasca spontaneamente—e così facendo, presentarsi come "rivoluzionaria" o anti-mondialista.

Ovviamente non mi interessa difendere Soros. Per quanto a volte sostenga cause liberal in cui mi posso anche riconoscere, non ho alcuna simpatia per lui né per quello che rappresenta—un ricco capitalista che appartiene all'1 percento del mondo, fa soldi speculando in borsa, e usa quella montagna di soldi per portare avanti la sua agenda—cosa che in democrazie fragili come quelle dell'est Europa può effettivamente avere un impatto.

Detto questo, è altrettanto chiaro che tutte le teorie del complotto incentrate sulla sua figura non siano altro che una riproposizione moderna del famoso "complotto giudaico-massonico" di cui si sono nutrite le peggiori ideologie da un secolo a questa parte dai Protocolli dei savi di Sion in avanti.

Nel 2003 lo stesso Soros si è espresso al riguardo, dicendosi preoccupato per la piega antisemita che stava prendendo il "mito" complottista venutosi a creare intorno alla sua figura. "Il nuovo antisemitismo si basa sull'idea che gli ebrei governino il mondo," aveva detto, parlando a un evento a New York. "E io stesso con le mie azioni contribuisco involontariamente a rafforzare quest'idea."

Insomma, il succo è abbastanza semplice: "Soros" non è più un nome proprio ma è diventato un termine dal significato tanto ampio quanto vago, dai contorni vagamente antisemiti, adatto a riassumere qualsiasi cospirazione abbia per protagonista una fantomatica "lobby ebraica" e per oggetto il dominio del mondo. Soros si è trasformato nella personificazione di tutto questo, perfetta per essere sbattuta in tweet e meme.

Nessun miliardario ebreo ha collaborato alla realizzazione di questo articolo.

Segui Mattia su Twitter