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Videogiochi scolastici

I videogame possono insegnare qualcosa o, come pensano la maggior parte dei genitori, sono solo una perdita di tempo?

Quando ho dovuto dire addio alla mia Playstation a causa di un guasto irreparabile, mi sono chiesto se tutte quelle ore passate davanti allo schermo fossero servite a qualcosa. Ho cominciato a ripetermi che l’intrattenimento virtuale è in grado di stimolare il cervello perché alza il livello di concentrazione e che senza dubbio i videogiochi inducono al ragionamento.

Ma la domanda fondamentale che mi sono posto è: i videogame possono insegnare qualcosa o, come pensano la maggior parte dei genitori, sono solo una perdita di tempo?

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Ho cercato una risposta su Reddit: a quanto pare, esistono svariati videogiochi che forniscono ai giocatori informazioni simili a quelle trovate sui libri di scuola. L’ho scoperto recentemente grazie a un thread dove un utente si chiedeva se esistessero videogame storicamente attendibili. Il riferimento principale era Assassin’s Creed. In questa serie di sette videogiochi d’azione a sfondo storico le antiche Gerusalemme, Costantinopoli, Venezia e Roma sono raffigurate con magistrale precisione architettonica.  (Ho addirittura scoperto che qualcuno ha scelto di studiare storia all’università dopo averci giocato).

Assassin’s Creed
Assassin’s Creed

Uno studente di storia bizantina dell’Università di Ottawa, che ha dedicato due post del suo blog a confrontare la vera Istanbul con quella raffigurata nel videogioco, spiega come grafica e attendibilità storica delle ambientazioni siano migliorate considerevolmente dall’uscita del primo gioco nel 2007.

Il gioco è universalmente considerato il Sacro Graal dei giochi storicamente attendibili, tanto che gli è stata dedicata una sezione di The Art of Game alla 54° Biennale di Venezia. In un saggio citato nell’esposizione, Debora Ferrari definisce Assasin’s Creed come una “nuova arte” dove il giocatore può “gustare le radici di bagagli culturali che attingono a civiltà ed epoche senza limiti e confini.”

Man mano che si completano le missioni e si avanza di livello, però, il gioco si allontana dalla realtà storica. In effetti è inevitabile che si debba poter cambiare il corso degli eventi; dare al giocatore la possibilità di cambiare la storia è necessario per rendere il gioco interessante. Non a caso, molti giochi sacrificano l’attendibilità storica per favorire la giocabilità, senza la quale si annoierebbe chiunque. Se si conosce già come andrà a finire, che senso ha continuare a giocare?

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Il gioco si sviluppa in base alle scelte del giocatore, non in base al periodo storico in cui è ambientato. Questo però non significa che l’intelligenza artificiale del videogame debba essere di basso livello o poco realistica.

Per esempio, in Europa Universalis III, gioco di ruolo strategico in cui si prende il comando di uno degli imperi realmente esistiti tra il 1453 e il 1792, bisogna tenere conto di questioni come la diplomazia, la tassazione e lo stato d’animo della plebe. Nonostante il gioco permetta qualunque tipo di sviluppo narrativo, l’intelligenza artificiale risponde in maniera storicamente ed economicamente sensata alle scelte del giocatore. Per esempio, se si conquista il Sud America con la Spagna, l’improvviso aumento della quantità d’oro sul mercato causa un corrispettivo alzarsi dell’inflazione, che mette a rischio l’economia spagnola.

Europa Universalis III

Non è un caso che due degli sviluppatori di Europa Barbarorum III, altro gioco di strategia uscito nel 2005, fossero degli storici.

Europa Barbarorum III
Europa Barbarorum III

Sono entrambi eredi di Civilization, pilastro della storia dei videogiochi storici nato nel 1991, in cui si conquista il mondo partendo dagli albori della civiltà. A ogni turno il giocatore può scegliere se investire nello sviluppo di infrastrutture (come gli acquedotti), creare unità civili e militari oppure fare ricerca per avere accesso a nuove tecnologie fondamentali per avanzare di livello. Tra un turno e l’altro le città possono essere saccheggiate dai barbari, che però sono poco avanzati tecnologicamente, dal momento che conoscono solo la polvere da sparo. Il gioco inizia nella prima età del bronzo fino ad arrivare ai tempi moderni. All’inizio si può scegliere un’unica forma di governo, il despotismo, mentre in seguito ci sono anche monarchia, democrazia, repubblica e comunismo.

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Civilization

Nei videogiochi, l’attendibilità storica è solitamente misurata in base a quanto sono precise le mappe, a quanto sono realistiche le ambientazioni e a quanto lo stile di vita dei personaggi corrisponde a quello documentato nel periodo storico in questione.

Grazie a Reddit ho scoperto inoltre PlaythePast.org, un sito che, in linea con l’esposizione alla Biennale, si dedica all’esplorazione del rapporto tra i videogame e i patrimoni culturali. In un articolo, ad esempio, David R. Hussey parla di come L.A. Noire (videogioco uscito nel 2011 e ambientato nell’epoca d’oro di Hollywood) sia molto preciso nella ricostruzione della Los Angeles del secondo dopoguerra. L’importanza dell’automobile come simbolo di libertà ed emancipazione, il consumismo caratteristico del boom economico di quegli anni, la paura del comunismo. La storia è inventata, ma la Los Angeles del 1947 è ricreata splendidamente.

L.A. Noire

I videogiochi ti permettono di vivere la storia attraverso narrative fittizie ambientate in un contesto storico realistico e verosimile. Secondo Shawn Graham, contributor di PlaythePast.org, imparare attraverso i videogiochi favorirebbe l’apprendimento almeno quanto un libro di storia. Secondo lui, la ludicizzazione (rozza traduzione del termine Gamification) dell’educazione potrebbe rappresentare una nuova risorsa per stimolare la curiosità nell’apprendimento.

I videogiochi non potranno mai sostituirsi ai libri di scuola, ma forse potrebbero diventare una risorsa a essi complementare.  Un professore che insegni le Crociate facendo riferimento ad Assassin’s Creed potrà sembrare poco ortodosso, ma sicuramente i suoi studenti bigerebbero di meno.