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stili di gioco

Francia '98: l'ultimissimo Laudrup

Inizia una miniserie di accompagnamento ai Mondiali: in pratica, guarderemo partite interessanti delle scorse edizioni, da quelle passate inosservate alle più significative. Nella prima puntata, l'ultima partita ufficiale di Michael Laudrup.

di Daniele Manusia
16 aprile 2014, 10:26am

Con questo pezzo inizia una miniserie in previsione del Mondiale di quest'estate. L'idea è di guardare partite interessanti dei Mondiali passati a cui magari non avevo prestato molta attenzione live o che non avevo visto per niente ma che ora sono in grado di apprezzare. Ho deciso di cominciare dall'ultima partita ufficiale di Michael Laudrup. 

Il Brasile favoritissimo per la vittoria finale di Francia '98 era quello della famosa pubblicità Nike in aeroporto con Ronaldo, Roberto Carlos, Romario, Denilson e un tipo pelato che non sono mai stato in grado di riconoscere, che palleggiano tra i passeggeri inseguiti dalla polizia aeroportuale, calciano punizioni sulla pista e tagliano la strada agli aerei in arrivo e in partenza. C'è persino il cameo di Cantona seduto in attesa del decollo che guarda fuori dal finestrino e approva quell'idea di calcio come fondamentalmente gioco, cioè divertimento, ovvero intrattenimento, dato che stiamo parlando della sua commercializzazione

In realtà quel Brasile allenato dal sessantaseienne Zagallo, almeno per la durata del torneo, era una squadra poco divertente. Un 4-4-2 con le finte ali Rivaldo e Leonardo coperte da Cesar Sampaio e Dunga. Possesso palla prolungato e salida lavolpiana. Cafù e Roberto Carlos altissimi, Ronaldo e Bebeto velocissimi a correre alle spalle delle difese più statiche (a quei tempi quasi nessuno giocava con la difesa a tre). E Zagallo diceva: “Preferisco vincere giocando un brutto calcio che perdere giocandone uno affascinante. L'efficacia nel calcio è sinonimo di vittoria. Tutti vogliono vincere, io non faccio eccezione.” Il Brasile dava l'impressione di essere superiore tecnicamente e fisicamente ma davanti mancava proprio quella fantasia, quella gioia, quella spontaneità che in teoria era il loro brand.


Al liceo, in gita con la classe, tiravamo sempre fuori una palla da calcio e ci mettevamo a correre per l'aeroporto. Che ci crediate o no, non ci ha mai detto niente nessuno. È vero anche che per sicurezza non facevamo passaggi più lunghi di un paio di metri.

Il fraintendimento di fondo è che non c'è niente di leggero in quel tipo di superiorità. Ronaldo per i suoi avversari era un calciatore di un'epoca futura, che andava semplicemente oltre i loro limiti fisici e di immaginazione. Quella della pubblicità è un'idea di calcio brasiliano da cartolina: non tiene conto dell'umiliazione degli avversari sul piano tecnico come le cartoline vere non mostrano le favelas. Per questo è un'idea poco elegante.

L'eleganza non è una fuga dalla realtà. È crudele, ma in un certo senso sa farsi carico della sofferenza del mondo. Perché senza crudeltà il sogno che l'eleganza propone non ha valore. E questa idea di eleganza applicata al calcio non è il Brasile: è Michael Laudrup.

Ed è con gli occhi puntati su di lui che ho deciso di riguardare Brasile–Danimarca (quarti di finale).

La partita inizia con un'azione che potrebbe anche servire per illustrare i concetti di cui ho parlato sopra. Al secondo minuto di gioco (9.50 del video linkato) Moller se ne va sulla fascia a Junior Baiano sfruttando il buco lasciato da Cafù che faceva praticamente l'attaccante esterno, Dunga lo chiude al centro e Moller si lascia cadere appena entra in contatto al limite dell'area. Mentre le telecamere inquadrano Dunga che ha assunto un posa scocciata, Michael Laudrup batte velocemente, con la mano ancora sul pallone serve di piatto il fratello Brian, in verticale. Brian Laudrup arriva sul fondo, rasoterra all'indietro per Jorgensen che taglia sul primo palo e gol.

Non è il passaggio migliore della carriera di Laudrup, lo so. Questa è la sua ultima partita ufficiale, ha trentaquattro anni e viene dal campionato vinto all'Ajax. L'anno prima ancora aveva giocato nella serie B giapponese. Ma è un passaggio intelligente e astuto e venendo dai piedi di Laudrup rende l'idea del calcio inteso come sintesi di bellezza ed efficacia. Ed è importante perché nel nostro immaginario contemporaneo, costruito dalle multinazionali con pubblicità tipo quella in aeroporto, sono concetti separati. Secondo me Laudrup non palleggerebbe mai in un aeroporto. Senza avversari impotenti di fronte al suo talento a che servirebbe?


Se preferite su YouTube c'è anche il video Michael Laudrup... The Ultimate Passing Compilation: dura quasi un'ora e mezza. Pare che l'82 percento dei gol di Zamorano nella stagione '94-'95 venisse da un assist di Laudrup.

Probabilmente conoscete già il career arc di Michael Laudrup. Dalla Danimarca alla Juve a 19 anni, in prestito alla Lazio due stagioni (quella della retrocessione, '84-'85, e quella prima) in attesa che uno tra Boniek e Platini vada via (per il limite a due stranieri in campo), poi alla Juve senza Boniek e Platini ma con Ian Rush: le cose non vanno benissimo e si trasferisce al Barcellona di Cruyff nel 1989. Con Koeman, Guardiola, Stoichkov, Bakero, forma il Dream Team che avrebbe vinto quattro campionati consecutivi e la prima Coppa dei Campioni della storia del Barcellona (in finale contro la Samp nel '92).

Saprete che poi ha litigato con Cruyff, che lo aveva tenuto fuori nella finale di Coppa dei Campioni persa 0-4 con il Milan di Capello, ed è andato al Real Madrid. Secondo alcuni ha scelto la destinazione peggiore proprio per vendicarsi di Cruyff. A Madrid ha vinto il quinto campionato consecutivo, l'unico ad averlo fatto con due squadre diverse in Spagna. Un anno con la maglia del Barcellona ha battuto 5-0 il Real Madrid, l'anno dopo con quella del Real Madrid ha battuto 5-0 il Barcellona (una delle sue migliori prestazioni in assoluto). E nonostante il tradimento Laudrup è ricordato come uno dei più grandi giocatori della storia sia dai tifosi del Barcellona che da quelli del Real Madrid.

E magari saprete addirittura che il padre di Michael e Brian era il calciatore danese Finn Laudrup. Anche lui era un calciatore elegantemente crudele:



Il Brasile è più forte sia fisicamente che tecnicamente della Danimarca, che non riesce a sfuggire al pressing né a vincere i duelli difensivi. Ronaldo, Leonardo, Cafù, sono sempre un po' isolati  ma la loro qualità è talmente superiore che la Danimarca gioca praticamente tutto il primo tempo nella propria metà campo. Bebeto pareggia al venticinquesimo (bel movimento nel buco creato da Ronaldo sceso tra le linee, e bello anche il saltello con cui Bebeto si fa scivolare la palla sotto continuando a correre, prima di calciare rasoterra dal limite dell'area, così preciso sul palo che neanche Schmeichel uscito di qualche passo riesce ad arrivarci). E pochi minuti dopo Rivaldo porta in vantaggio il Brasile (una palla persa ingenuamente da Thomas Helveg nella propria trequarti difensiva, e un bell'inserimento di Rivaldo sul lato debole che scavalca Schmeichel in uscita con un pallonetto che gli sfiora il costato).

Michael Laudrup si abbassa molto, a volte fino al limite della propria area per fare da play. Distribuisce benissimo, si vedono anche passaggi di esterno destro: uno dei suoi colpi di riconoscimento. Un esterno per niente vezzoso, secco come una frustata, che serve solo ad anticipare un tempo di gioco. Si vede che fatica ad alzarsi fino all'area di rigore avversaria, sbaglia addirittura uno stop (26.15), poi però fa una cosa incredibile (50.25: per sicurezza lo linko di nuovo qui: dovete guardarlo). Ovvero: riceve palla sulla fascia destra, è subito aggredito da Leonardo a cui fa quel cambio di piede destro-sinistro che è un altro dei suoi gesti di riconoscimento (diventato poi il gesto di riconoscimento di Iniesta con il nome croqueta).Poi Leonardo torna su di lui e affonda un secondo colpo, stavolta mirando direttamente alle gambe. Laudrup cade a terra, un compagno butta fuori la palla, l'arbitro si arrabbia e gli fa segno di alzarsi.

Nel secondo tempo entra Tofting per dare un po' più di aggressività e dinamismo a metà campo. La mossa porta al pareggio di Brian Laudrup dopo cinque minuti, anche se nell'azione del gol pesa molto la rovesciata veramente senza senso con cui Roberto Carlos ha provato a liberare l'area da una palla che si era impennata dopo un rimpallo, finendo culo a terra con B. Laudrup solo davanti a Taffarel. La Danimarca sembra più in controllo della partita, gestisce il pallone più lontana dalla propria porta e difende raddoppiando su ogni pallone. A un certo punto si vede Laudrup triplicare la marcatura su Ronaldo in area e togliergli palla (1.18.30). Continua ad essere fondamentale nella distribuzione, quando lancia sulla fascia (1.19.50) la palla scende come un palloncino sgonfio sui piedi del fratello o di Jorgensen.

Magari ricordate Tofting per le radiocronache simpatiche della Gialappa's Band, ma la sua è una delle storie in assoluto più tragiche tra quelle che ho letto su un numero interamente dedicato alle storie tragiche di So Foot: quando aveva tredici anni il padre ha ucciso la madre prima di suicidarsi, poi nel 2002, dopo aver giocato un altro Mondiale, ha fatto quattro mesi di prigione per una rissa e sul suo diario scriveva: "Ho appena parlato con Peter Schmeichel, ha giocato la sua partita d'addio. Un ultimo fischio e poi è tutto finito. Che carriera fantastica. Io faccio schifo." Infine, nel 2003, ha perso il quarto figlio a un mese dalla nascita.


Altri esempi di quel cambio di piede e in generale della “magia” di Laudrup.

Proprio quando la Danimarca sembrava aver preso le misure, il Brasile passa di nuovo in vantaggio. Con un tiro di Rivaldo da parecchi metri fuori l'area di rigore, un rasoterra potente e preciso su cui Schmeichel, steso a terra in tutto il suo metro e 93, non arriva. La Danimarca poi prova a giocarsi il tutto per tutto, oltre a Brian Laudrup e Sand anche Jorgensen fa da attaccante aggiunto e il Brasile si accontenta di attaccare nello spazio una volta recuperata la palla. Zagallo in panchina fa segno con la mano di giocare con calma. 

C'è poco Michael Laudrup nel finale di partita. Nei minuti di recupero Schmeichel sale nell'area di rigore del Brasile su un calcio d'angolo e sul contropiede è Michael Laudrup che, con la porta vuota, chiude Denilson in fallo laterale. La sua ultima azione è un'azione rilevante è un'azione difensiva.

Poco prima però aveva battuto velocemente una punizione (1.31.20), con il Brasile di nuovo distratto, alzando un campanile di esterno leggermente lungo per Jorgensen. Un colpo simile a quello con cui aveva realizzato l'assist per il gol di Sand nell'ottavo di finale vinto 4-1 contro la Nigeria. E forse è quello l'ultimo vero momento in cui la classe di Michael Laudrup ha brillato su un campo da calcio: un esterno in corsa senza guardare dove finirà la palla, non un esterno secco stavolta, ma una specie di cucchiaio morbido a scavalcare la difesa.


L'ultimissimo Michael Laudrup

Non ha fatto parte dello storico Europeo del 1992 vinto dalla Danimarca. Aveva litigato con l'allenatore ed era partito per le vacanze dopo aver fallito la qualificazione. Quando i danesi sono stati chiamati per sostituire la Yugoslavia, Michael ha pensato che non valesse la pena partecipare. Dopo la partita con il Brasile del '98 ha dato l'annuncio: "Questa è stata la mia ultima partita. Ma è stata anche una delle migliori. Se non la migliore in assoluto."

Sulla pagina Wikipedia in inglese di Michael Laudrup si trova una bella raccolta di citazioni che lo riguardano. "Il migliore con cui abbia mai giocato" (Raul). "Un elegante playmaker vecchia scuola, faceva cose che pochi calciatori sanno fare" (Hristo Stoichkov). "Dribblava come pochi. Sentiva quando la partita era pronta per essere decisa da un momento di brillantezza individuale" (Ronny Koeman). "Pelé è stato il migliore degli anni Sessanta, Cruyff dei Settanta, Maradona degli Ottanta e Laudrup dei Novanta" (Beckenbauer). "Quando dà l'80-90 percento è di gran lunga comunque il migliore il campo. Ma io voglio il 100 percento e lui lo dà raramente" (Cruyff). "Michael aveva tutto tranne una cosa: non era abbastanza egoista" (Platini). "Chi è il miglior giocatore della storia del calcio? Laudrup" (Iniesta).

Quella che mi sembra più adatta per una conclusione però è una citazione di Laudrup allenatore (è stato esonerato lo scorso febbraio dallo Swansea, via mail, dopo due anni di calcio totale efficace a corrente alterna): "Non puoi chiedere ai tuoi calciatori di fare quello che fanno Cristiano Ronaldo e Messi, ma puoi chiedergli cose facili. Qualche volta il gesto più semplice nel calcio, un passaggio di cinque o otto metri, può essere il più efficace. E questo tipo di cose le può imparare chiunque."

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