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I Clash erano tutta una montatura

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di it
4.11.10

Vince White non è uno che perde tempo con gli impostori. In Out of Control, il suo libro di memorie sul periodo devastante che ha trascorso come chitarrista nei Clash, si scaglia per trecento pagine contro la falsità dell'idealismo modaiolo, la macchina industriale mangiasoldi, e i fan ruffiani con gli occhi sgranati. E lo fa colpendo tutto il colpibile.

E c'era molto da colpire, molto contro cui scagliarsi. White è stato l'ultimo ad unirsi alla band prima che il loro lunghissimo declino terminasse, per fortuna, con l'uscita dell'ultimo album, Cut the Crap, un po' l'ultimo chiodo da mettere in croce. Il chitarrista storico Mick Jones era stato mandato a casa perché era "troppo pigro". Il batterista Topper Headon se ne era andato per dedicare più tempo al suo passatempo di eroinomane. Al loro posto erano stati scelti due turnisti, Nick Sheppard e Pete Howard.

Per smuovere un po' la situazione, Bernie Rhodes, il manager-maniaco del controllo dei Clash aveva consigliato di prendere qualcuno un po' più violento perché ci si potesse riaggrappare alla credibilità da strada della band. Si tennero dei provini al buio, e a un centinaio di persone speranzose venne detto che avrebbero suonato per un "gruppo importante". Vince, magazziniere arrabbiato, sparlò di fronte a quelle specie di giudici pre-Pop Idol e sembrava proprio adatto al compito. Così che cominciò il suo viaggio nello spazio, strappato alle strade intorno a Finsbury Park e catapultato in uno dei gruppi più importanti del mondo.

Detestò la cosa. Rhodes inscenava con costanza delle "riunioni della band" di autodenuncia in stile Mao, riunioni in cui divideva e regnava incontrastato, accerchiando ogni membro della band a turno, e semplicemente consigliando a tutti gli altri di denunciare i difetti dei singoli. Anche se erano considerati membri a tempo pieno della band, Rhodes li pagava 100 sterline a settimana, e contemporaneamente era impegnato a titillare l'ego di un Joe Strummer sempre più fuori dal mondo.

Man mano che le cose si complicavano sempre di più, Rhodes cercò anche di riciclarsi in auteur, dirigendo dal punto di vista musicale le sessioni in studio di Cut the Crap, arrivando al punto di dire a White di "suonare quelle tre note". Quando Strummer capì di averne abbastanza, Rhodes decise che "i Clash erano più un'idea che un gruppo di persone", e cercò di spingere l'unico membro fondatore ancora nel gruppo, Paul Simonon, a occupare anche il posto del cantante, con gli altri tre turnisti a riempire i buchi. Questo nonostante il fatto che, sostiene White, Simonon avesse suonato solo sul primo disco dei Clash, mentre le sue parti di basso da lì in poi erano state registrate da altri.

È un libro splendido sulla caduta e il declino delle rockstar, ti dà l'idea che, nel momento in cui le cose iniziano a mettersi male, non possono che andare peggio: "Spinal Clash", lo definisce. Qualche anno dopo la band implose, e sia lui che Topper Headon iniziarono a guadagnarsi da vivere guidando i taxi a Camden.

Mi sembrava una buona idea andare a parlare a questo bastardo. Alle mie iniziali richieste via email ha risposto con il tono bellicoso che trasuda dai suoi scritti. Due righe, nessun saluto: "Penso che dipenda. Bisogna vedere se hai davvero LETTO il mio libro e dato un'occhiata al mio sito. Che tono avrebbe l'intervista? Intendo, che tipo di domande faresti?" Ma si è presentato poco dopo, e non mi è sembrato così contrariato. Più o meno.

Vice: Ciao Vince. Quante copie hai venduto?
Vince White: Non moltissime, nessuna casa editrice voleva occuparsene, quindi nessuno lo ha pubblicizzato. Ho dovuto farlo uscire per conto mio. Ne ho vendute abbastanza da compensare il mio lavoro, però.

In percentuale, quanto credi che Joe Strummer fosse convinto dei suoi discorsi politici?
Penso che ci credesse fermamente quando la cosa gli tornava comoda. Il mondo è sommerso da persone che credono nelle proprie stronzate.

Qual è l'episodio più sconvolgente di lavaggio del cervello di Joe Strummer da parte di Bernie a cui tu abbia assistito?
Tenderei a non vederla così tanto come una cospirazione. Joe non era indifeso. Sapeva bene cosa faceva. La radice del problema sta qui: Joe ha attribuito a Bernie una buona parte dei meriti del successo dei Clash sin dagli inizi. Bernie aveva trasformato il comunissimo John Mellor in Joe Strummer, la superstar. L'aveva portato al successo già una volta, ed è per questa ragione che lui gli lasciava il controllo della band. Una specie di "se ce l'ha fatta prima può continuare a farcela". Oltretutto, Joe non credeva abbastanza in se stesso, o in una nuova band, né voleva tutta la responsabilità. Aveva troppo da perdere. Se le cose andavano male poteva sempre incolpare qualcun altro, no? Capisci?

Il management è stato abbastanza idiota a reclutarti come tizio un po' violento e pieno di energie, senza rendersi conto che i tizi un po' violenti sono così perché nella vita reale sono degli stronzi arroganti e pieni di problemi. Dico bene?
Con questo penso che tu stia dicendo di me che sono uno stronzo arrogante e pieno di problemi. Non capisco la domanda perché non è come mi vedo io, né come mi vedevo allora.

In un'intervista recente hai detto di non credere nel multiculturalismo. Ma considerando che i Clash erano proprio allineati su quel pensiero, vedi cose come il Rock Against Racism a Victoria Park, o roba come "bianchi e neri unitevi", avresti dovuto immaginare i problemi.
È ovvio che avevo immaginato problemi su quel fronte, ma non si sono mai verificati. Lo spiego nel libro. Ero piacevolmente sorpreso, perché nella band non si parlava quasi mai di questioni politiche, perciò in quel campo non mi sono mai sentito in dovere di fare compromessi. Tutta quella roba era messa lì per il consumo pubblico. Bernie diceva di essere contrario a tutta quella roba di Victoria Park. Se sono d'accordo con lui su Rock Against Racism? È stato patetico. Avrebbero dovuto chiamarlo PREDICARE AI LOBOTOMIZZATI CON LE MUSICHETTE. Chiariamo una cosa sul multiculturalismo: io credo che un po' di immigrazione faccia bene a un Paese, ma una politica di porte spalancate, con flussi continui di persone e beni per il mondo fa tutta parte di un piano per distruggere la cultura e le nazioni e creare una cultura mondiale standardizzata, che non è una vera cultura, ma è più un MONDO (MARCHIO REGISTRATO). Quello che non mi sta bene è vivere all'interno del piano affaristico di qualcun altro, un piano che non è stata una mia scelta democratica, o quella di nessun altro.

Ti fa ridere il fatto che tutti pensassero che, essendo giovane e punk, tu avessi un ortodosso approccio socialista e di sinistra, quando in verità non lo avevi per niente?
Non c'è niente di divertente nel fatto che la gente sia così totalmente indottrinata e abbia perso a tal punto la propria individualità da non riuscire a pensare per se stessa e tutti insistano nel misurarsi a vicenda con un metro generico che non è nemmeno il proprio. È degradante, e non è per niente rincuorante.

Hai mai incontrato Mick Jones? Ti vedeva come un compagno di guerra o come un crumiro?
Sì, ma mi sta alla larga. Credo che sia un po' arrabbiato per il fatto che io abbia preso il suo posto.

E tutto il resto del cast? Hanno detto qualcosa riguardo al tuo libro?
Nick e Pete sono stati contenti che abbia fatto uscire qualcosa. Era la mia storia, ma parlava anche per loro, in fondo. Non se ne sono andati soddisfatti nemmeno loro, alla fine. Non siamo stati trattati in maniera equa. La gente intorno a Strummer non ha gradito il libro; non mi amano, e hanno annullato uno show in cui avrei dovuto suonare con i Mescaleros per una delle loro attività di beneficenza, per dare delle chitarre ai ragazzi poveri che non se le possono permettere. C'è un velo pesante che copre quel periodo. Una cospirazione silenziosa. Mi sono offerto di mandare una copia del mio libro alla Music Hall of Fame perché la mettessero nel museo, insieme a tutti gli altri reperti. Non mi hanno mai risposto.

Ce l'hai molto con i fan dei Clash. Pensi che il fanatismo nasca dalla stupidità?
È totalmente stupido. Il fanatismo è per le ragazzine. La musica, l'arte, la letteratura, chissà quant'altro, dovrebbero servire come ispirazione. È quella la loro funzione, dovrebbero stimolare l'immaginazione e spingerti a fare qualcosa di veramente tuo. È questo il bello del punk rock. Ma il fatto è che i fan dei Clash sono un mucchio di fedeli religiosi. E un fedele religioso crederà a qualsiasi cosa tu gli dica, ed è per questo che la maggior parte di loro fa parte della sinistra liberale politicamente corretta, quella che crede che la verità derivi dal consenso, perché questo è quello che gli hanno inculcato i loro professori marxisti all'università. ODIANO il punk. Per loro è una parola ignobile, non fosse per il fatto che i Clash hanno iniziato come band punk. Loro cercano qualcosa di elevato, di intelligente, di esperto di fronte a cui possano inginocchiarsi. Non si dovrebbe mai pensare con la testa di un altro. Quello che la gente idolatra è un'immagine. In una società tecnologica, le immagini sono tutto ciò che rimane alle persone. Mi ricorda di quando è morta la Principessa Diana. Stavo guidando davanti a Hyde Park e ho visto una cazzo di montagna di fiori e c'era gente dappertutto che piangeva, e la mia reazione è stata "CHE CAZZO?!" Tutta questa gente sconvolta per un'immagine vista soltanto in TV e sui giornali?! È pazzesco.

Nel libro appari come un giovane molto incazzato. Il tempo ti ha calmato un po'?
Non ho molta rabbia in me, ormai, semmai è stata sostituita da indignazione rivoltosa, tristezza, cinismo. È quello che succede se sai che le cose sono messe male e andranno solo peggio. Non te la prendi a livello personale, ma allo stesso tempo non hai la forza per fermare le cose da solo. Siamo circondati da così tanta ingiustizia e ignoranza. Finirà tutto con molte lacrime, tra poco tempo.

Pensi che la macchina industriale si sia inasprita nei confronti dei musicisti con l'andare del tempo, ora che è diventata sempre più sistematizzata e furba? O la tecnologia e internet l'hanno indebolita?
Ovviamente si è rafforzata. L'industria musicale è soltanto un braccio dell'intera industria dell'intrattenimento, che ha una struttura piramidale. Tutte le tecnologie sono utili a centralizzare il potere e a produrre sistemi di uniformità e controllo. Chi vive in un sistema simile non ha scelta che adeguarsi e diventare lui stesso prodotto. A tutti piace pensare di essere liberi, che la propria musica sia reale, che sia cultura vera, che venga dalla strada, e bla bla, varie altre cose, bla. Ma il fatto è che non lo è. Non lo è l'hip-hop, non lo è niente. Tutto ciò che ha successo ha bisogno di fondi, e i fondi vengono dall'alto. Nello stesso modo in cui hanno bisogno di fondi le milizie ribelli di sinistra in posti come il Nicaragua. Gli AK-47 e i proiettili costano. Non è che puoi andare in giro per il tuo quartiere con una tazzina e raccogliere abbastanza soldi da far raggiungere il primo posto della classifica al tuo album. Né puoi prendere il controllo del governo. Hai bisogno della CIA per farlo. Se vuoi che la tua arte venga vista, hai bisogno di soldi. Non puoi infilare uno squalo in un acquario nel tuo attico in Toscana, con un po' di spiccioli prestati da un parente. Non puoi nemmeno costruire un bassotto di metallo gigantesco. Dove li ha trovati i soldi per farlo, Jeff Koons? È il sistema del denaro ad essere il fattore di controllo di una società. Chi paga i suonatori sceglie la musica. E la gente ci balla sopra. Semplice, no?

Chi è il più grande coglione nel mondo della musica, oggi?
Non so. Non seguo un granché quel mondo. Detesto tutti quelli che si mettono a salvare la gente che muore di fame in Africa. Geldof, Bono, Madonna, quelli del loro genere. Tutti quelli che si lamentano del riscaldamento globale, della foresta pluviale, e stronzate varie. Probabilmente è Madonna la più importante e la peggiore. Mi fa schifo, e anche la sua progenie, gente tipo Lady Gaga. Sono così trite, prevedibili, sminuenti, poco significative dal punto di vista spettacolare.

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GAVIN HAYNES