FYI.

This story is over 5 years old.

Stuff

Ho chiesto a mio padre, affetto da demenza, di annotare Come stare soli di Franzen

Gli ho dato una penna e detto di usarlo come preferiva, e questo è il risultato. Anche se lui, sicuramente, non ricorderà di aver fatto nulla di tutto ciò.
08 novembre 2012, 9:41am

Da quando mio padre ha perso la memoria a causa della demenza, tutto quello che lo circondava in casa ha iniziato ad apparirgli come nuovo. Spesso non riesce a ricordare come si fa a sedersi su una sedia, mentre girare la sedia al contrario ha assolutamente senso. I tappeti non sono più coperture per il pavimento, ma labirinti che può tracciare scorrendo con la punta dei piedi sui bordi. La risposta appropriata allo squillo del telefono è un urlo.

Molte cose ora devono essere distrutte. Ho dovuto aiutare mia madre a spostare tutti i libri che ha tenuto per anni in cucina perché papà li prendeva dagli scaffali e strappava le pagine una a una, spesso contandole ad alta voce con i numeri che in qualche modo ricordava nel giusto ordine. È interessante notare quali informazioni sono state completamente rimosse dal suo cervello (il mio nome e la nostra relazione, il perché una porta chiusa a chiave non si apra) e quali rimangono (come si gioca a biliardo). Alcuni oggetti, come la fotografia di lui con tutti i suoi sette fratelli e sorelle, sono stati risparmiati, e stanno a indicare che c’è un metodo nel suo lavoro. Senza la carta da strappare o qualcosa da spostare dal suo posto, finisce spesso per percorrere la casa da un capo all’altro, come se ogni volta fosse da un’altra parte.

Circa quattro mesi fa, dopo che gli altri libri sono stati portati via, ho trovato una copia della prima edizione rilegata della raccolta di saggi di Jonathan Franzen, Come stare soli, in una scatola dove tenevo la mia roba vecchia. Non ricordo la parte di me che avrebbe sborsato dei soldi per un libro di Franzen. Nella mia testa, è diventato il sinonimo della narrativa “sicura”. Che è piccolo borghese, fiera di sé, basata sulle relazioni, lineare e bla, bla, bla.

Ho portato il libro in cucina, dove mio padre sedeva con la testa tra le mani (adotta spesso quella posizione, ora). È difficile intrattenerlo a lungo; sembra sempre che voglia dedicarsi a qualcos’altro. Gli oggetti mantengono il loro stato di novità per una frazione di tempo, ma in un modo diverso rispetto a un bambino. Un bambino sembra annoiarsi di ciò che vede quando capisce che la cosa non è magica—che è una cosa di questo mondo. Per mio padre, qualunque cosa ci sia nella sua testa sembra costantemente più viva e affascinante di ogni oggetto fisico. Non riesco a immaginare cosa veda. Non so cosa significhino per lui le parole che dice tra sé e sé. È allo stesso tempo incredibile e duro a vedersi; un perimetro di esperienza perfettamente cucito tra il reale e l’irreale.

Comunque, ho dato a mio padre il libro e una penna e gli ho detto di farne ciò che voleva. Pensavo che non l’avrei più visto, invece recentemente entrando nella cucina dei miei l’ho trovato abbandonato sul bancone, vicino a un piccolo mucchio di terra e foglie che papà aveva strappato da una pianta.

Alla fine della prima ora, aveva strappato la copertina dal libro. Lì, sopra le iniziali dell’autore stampate in oro, “JF”, c’è quella che sembrerebbe essere la parola STOP, con i caratteri tutti ammassati attorno a una macchia scura triangolare. Altri danni sull’angolo in alto a destra e sul retro del libro indicano che potrebbe essere stato lanciato in giro e bagnato.

Le prime 46 pagine sono state strappate. Non avevo pensato a quale parte del libro mancasse finché mia madre è venuta da me più tardi quello stesso giorno con una pagina del saggio iniziale, "Il cervello di mio padre", che parla dell’esperienza di Franzen con l’Alzheimer che ha colpito suo padre. Il resto del saggio è scomparso: o a un certo punto è stato buttato oppure distrutto, forse addirittura mangiato. (Una delle poche cose che sembrano rimanergli costantemente in mente è il cibo, malgrado a volte non sia in grado di distinguere quello che si può mangiare da quello che non si può.) “È strano vedere a cosa si interessa,” ha detto mia madre con in mano la prima pagina di "Il cervello di mio padre", talmente stanca dopo aver sistemato per giorni da non poter esprimere la sorpresa con qualcosa di più di un semplice respiro. “A volte penso che sappia esattamente cosa sta facendo.” Ho lasciato di nuovo la pagina sul bancone. Quando sono rientrato, non c’era più.

La maggior parte delle pagine rimaste non era stata modificata. Non so cosa l’abbia fatto fermare su una in particolare per scriverci sopra. Il realismo potrebbe suggerire che fosse completamente per sfizio. A pagina 52, papà ha cancellato ogni riga della citazione fatta da Franzen della descrizione di Denis Johnson di un uomo in una casa di riposo che, essendo fisicamente distrutto e non avendo alcun visitatore, esterna il suo dolore al mondo tramite dei lamenti. Tutto quello che appare sulla pagina di fianco sono una freccia che punta verso il basso notevolmente dritta e un frammento di un’altra linea ugualmente dritta.

Forse il saggio più famoso del libro è "Perché scrivere romanzi",in cui Franzen si scaglia contro la sperimentazione e le difficoltà in letteratura, a favore del raccontare storie che affondano nel “realismo sociale,” suggerendo che c’è una sola maniera di stare al mondo, in cui l’immaginazione è “dilettantesca” e priva di valore. Le undici linee ripetute incise piuttosto profondamente da papà con un sottile tratto d’inchiostro nero fanno apparire il libro come se fosse stato graffiato con degli artigli, o forse è la rappresentazione di una foresta senza foglie.

Quello che sembra il numero “445” è stato scritto sopra la frase “portents that lit up.”

Mio padre non ha mai letto davvero. L’unico libro che ricordo abbia mai comprato è l'autobiografia di Bill Clinton. Lo teneva sulla scrivania. Non credo che l’abbia letto. Prima di diventare incapace di uscire di casa da solo è sempre stato il tipo di uomo fermamente convinto che se vuoi qualcosa di ben fatto lo devi fare da solo. È complicato vedere una persona del genere piazzata in un mondo in cui la realtà è oscura, dove la funzione di oggetti che hai conosciuto per tutta la vita è improvvisamente cambiata, e in costante cambiamento. C’è un varco che va aprendosi tra il mondo come lo conosceva prima che il suo cervello cambiasse e quello che è ora, ogni giorno. Parla spesso rivolto alle pareti, a volte a oggetti o persone nell’aria. Ci sono tanti tipi di spazio tutti in uno spazio solo.

In un certo senso, penso che il modo in cui vede ora le cose sia più onesto, più reale di molti altri—è contemporaneamente oltre le definizioni e senza paura. Si muove verso le cose senza l’attesa o il volere del perché. L’ho guardato scrivere sulla pagina, con gli occhi improvvisamente illuminati. So che le storie di dove è cresciuto, di dove è stato e con chi, e di chi ha amato sono dentro il suo corpo, che lui possa esternarle o meno. Sono dentro la sua mano che si muove. Non ha bisogno di rivelarle.

A volte va semplicemente da mia madre e fa del suo meglio per stringerla e le dice grazie o ti amo. Poi torna a sbattere i pugni contro il vetro della porta.

Da qualche parte verso la fine del libro ho trovato questa pagina che papà sembra aver strappato dall’indice di un libro di cucina e infilato in Come stare soli. È tra due pagine in cui Franzen parla di come Le Correzioni fosse nella selezione del Club del Libro di Oprah, dell'inivito allo show e dell'annullamento, dovuto all'affermazione fatta alla stampa in cui diceva di aver paura che gli uomini non avrebbero voluto leggere un libro approvato da Oprah. “Lo vedo come il mio libro,” ha detto, “la mia creazione”; la sua creazione, in un mondo in cui solo la realtà è reale. Non riesco a evitare di immaginarmi Franzen che si definisce il padre del libro. Tra tutte quelle altre parole ora ci sono lo Stufato di Agnello e i Maccheroni. Ci sono i Tortini di Patate di mamma e la Zuppa di Mais di Nostra Signora della Miseria Perpetua. Improvvisamente ci sono delle vere parole che hanno senso, parole senza pose che provocano qualcosa nel mio corpo. È un tipo di sensazione diversa. Giro la pagina come se fosse sempre stata lì, come se questa pagina fosse sempre stata parte del libro, ma se sono sincero so che è stata messa lì da una forza esterna.

Mio padre, sicuramente, non ricorda di aver fatto nessuna di queste cose.