Milano, manifestazione a sostegno del no al referendum greco.
Mentre ieri sera piazza Syntagma ad Atene era colma oltre ogni misura per la manifestazione a favore del "no" al referendum di domenica, in diverse città europee—Italia compresa—si sono svolti eventi di solidarietà al popolo greco.
A Milano, ad esempio, in mattinata i movimenti antagonisti hanno inscenato una protesta in piazza Affari, cospargendo di vernice rossa i gradini della Borsa "per simboleggiare lo stritolamento a cui la finanza sta sottoponendo il popolo greco." Nel pomeriggio, invece, associazioni e partiti di sinistra si sono ritrovati alla Darsena per un presidio a sostegno dei greci.
Siamo andati a parlare con chi era in piazza per vedere cosa pensano i manifestanti della situazione greca, del referendum e della gestione europea della crisi.
Dario, 22 anni, studente.
VICE: Perché sei qui?
Dario: Perché è un momento in cui "chi si sente colpito" dalla crisi e dal cappio del debito dovrebbe sentirsi coinvolto direttamente. In particolare sono qui per dire no e sostenere la parte di popolazione greca che in questi giorni sta facendo campagna contro il no.
Secondo te chi è il responsabile di questa situazione greca?
Assolutamente la Troika, e poi anche figure come Christine Lagarde [ direttore generale del Fondo Monetario Internazionale], la Merkel, in generale un modello che sta distruggendo tutti i paesi dell'Europa del sud, un modello che dal 2008 a oggi ha dimostrato di essere fallimentare e distruttore.
Cosa vorresti cambiasse nella UE?
È un'illusione pensare che l'UE sia fondata sulla democrazia, sulla uguaglianza dei popoli che la costituiscono. L'UE, come si dimostra in queste settimane, è fondata sulla finanza, sul potere delle banche e del grande capitale internazionale; credo che le varie piazze che oggi protestano nel mondo dimostrino che c'è un'altra UE e un altro mondo possibile e necessario da costruire.
Crediamo che nei prossimi anni la situazione si aggraverà, e che mostrarsi solidali al popolo greco che dice "no" al referendum sia fondamentale per combattere l'austerità in Italia, contro i governi che la applicheranno.
Valentina, 22 anni, studentessa.
VICE: Sei qui perché appoggi il no al referendum greco. Secondo te è giusto un referendum su questione del genere, o la vedi più come una manovra di Tsipras?
Valentina: Sicuramente è una scelta molto difficile per un cittadino greco. Indipendentemente da questo, se scelgono di votare no—e quindi di metterla nel culo ai grandi dell'Europa—il fatto che lo faccia un popolo e non Tsipras lo rende un gesto molto più forte.
Secondo te l'Italia si potrebbe ritrovare in una situazione del genere tra qualche anno?
Be', siamo talmente leccaculo che non ci ritroveremo mai in una situazione del genere; diremmo di sì a ogni cosa che dicono loro e accetteremmo ogni loro proposta.
E in caso di referendum?
Tutti voterebbero sì, tipo che neanche se ne discuterebbe, abbiamo troppa paura.
Andrew, 22 anni, studente, viene dalla Scozia.
VICE: Pensi che la cosa migliore da fare per la Grecia sia essere qui oggi?
Andrew: Certo, soprattutto qui in Italia, perché anche l'Italia ha enormi problemi di debito, e molte persone qui direbbero che è colpa dell'austerità.
Cosa pensi che succederà se la Grecia dice no?
Penso che uscirà dall'Eurozona, e probabilmente dall'UE.
Pensi che sia una cosa buona?
Per l'Eurozona penso sia una buona cosa che qualcuno con tanti debiti esca, ma per la Grecia sarà terribile. E lo sarà anche per paesi come Italia, Spagna e Portogallo, perché crea un precedente.
E nel Regno Unito che ne pensate? Sentite di avere qualche responsabilità?
No, perché non è nell'Eurozona, ma rimane nell'UE, perciò c'è una responsabilità––soprattutto per la mancanza di sostegno ai greci. In Scozia, ad esempio, Nicola Sturgeon [ primo ministro scozzese] ha mostrato supporto per i greci. Se non diamo soldi dobbiamo almeno mostrare il nostro sostegno, come stiamo facendo qui.
Lorenzo, 20 anni, studente della Cattolica .
VICE: Perché siete qui?
Lorenzo: Siamo qui essenzialmente per supportare la Grecia in questo momento di crisi. Per supportare tutti i greci affinché abbia il coraggio di rispondere no, non solo al singolo referendum ma anche al ricatto che Bruxelles. Se guardiamo i conti, vediamo che se anche vincesse il sì la Grecia sarebbe comunque non soltanto in crisi e fallita, ma non avrebbe neanche più la possibilità di farsi valere al tavolo delle trattative.
Per te un no è imperativo in questo momento.
È imperativo e doveroso. Infatti è giusto che tutti i partiti greci, da Alba Dorata, a Syriza e Greci Indipendenti e quindi anche il LAOS, sinistra e destra, si sono tutti uniti per il no.
Chi è il responsabile di questa situazione, secondo te?
C'è una certa retorica neoliberale, neoliberista che tenta di imputare questo al fatto che i greci abbiano vissuto un po' di gozzoviglie. Secondo me è del tutto sbagliato; per lo meno, non credo che i greci abbiano vissuto con maggior trascuratezza rispetto a quanto potessimo fare noi. Paesi come il nostro, però, possono reggere meglio il contraccolpo. Un paese con dieci milioni di abitanti ha più difficoltà, mi sembra evidente, quindi trovo ridicola una certa polemica filo-Merkel che sostiene che "la Grecia se l'è cercata."
Secondo te in Italia si potrebbe arrivare a un referendum per una questione simile? E se sì cosa risponderebbe il popolo?
Non credo accadrà mai, perché l'Europa non lo permetterebbe mai: se l'Italia uscisse dall'Europa, collasserebbe anche l'intero sistema europeo. E comunque non so cosa voterebbero gli italiani. Non so cosa potrebbe uscire in un momento di crisi così dagli italiani. Spero una scelta antieuropeista, ma non succederà mai.
Ho visto che prima hanno cercato di allontanarti dalla manifestazione, come mai?
Perché facciamo parte dell'ULD, un gruppo della Cattolica che ha collaborato con l'associazione Millennivm. Ci hanno accusato di essere legati a questi gruppi, essere fascisti, le solite cose. E per questo in una manifestazione apartitica, mi fa ridere che una persona venga qui a dire: "Tu non ci puoi stare."
Tommaso, organizzatore.
VICE: Sei l'organizzatore di questa manifestazione?
Tommaso: Sono quello che ci ha messo più fatica. Ma gli organizzatori sono tanti in realtà, ci sono tante associazioni, partiti, ecc.
Perché è importante essere qui?
Perché la questione della Grecia riguarda tutti noi, per un motivo molto banale: ci dicono che c'è la crisi; in realtà, se guardi le statistiche e i rapporti che produce Credit Suisse—non feroci comunisti—vedi che la ricchezza nei paesi europei più in crisi in realtà aumenta. Il problema è che si concentra nelle mani di pochi.
Quello che sta cercando di fare il governo greco è rompere un meccanismo che si impone come unica soluzione per uscire da una crisi finta–che non è una crisi, ma una profonda e devastante ingiustizia sociale. Tutte quelle spese che adesso ci dicono che non si possono fare si potrebbero fare, perché la ricchezza c'è, bisogna solo ridistribuirla.
Perciò secondo te la Grecia deve dire no, ma rimanere in Europa e cambiarla?
Assolutamente sì.
Sebastian, 18 anni, ha appena finito il liceo.
VICE: Secondo te è giusto che il popolo greco decida su una questione del genere tramite referendum?
Sebastian: Secondo me no, perché i referendum come ogni strumento di voto e di democrazia diretta non sono degli strumenti efficienti, che consentono di esprimere a pieno una valutazione. Il voto è influenzato da miliardi di fattori.
Perché Tsipras ha fatto questa scelta, quindi?
Perché si è trovato in una situazione complessa, e deve mantenere sia i rapporti esterni con l'Unione Europea che la fiducia delle persone che l'hanno eletto.
Chi è il responsabile di questa situazione?
Io, come la maggior parte dei coordinamenti e dei collettivi più a sinistra, sostengo che la colpa della situazione greca stia nelle politiche di austerità, di una piccola realtà europea, cioè quella tedesca, che vuole imporre una dittatura economica.
Però a livello globale ed economico una situazione come questa può succedere in qualsiasi caso; non sono per forza le politiche di austerità la causa, nel momento in cui fai parte di un'area geopolitica ed economica che si regge a malapena in piedi, può succedere anche al paese leader.
Cosa succederà alla Grecia se dicono di no?
Penso che tutte le forze, in particolare quelle come Alba Dorata, quelle reazionarie, spingeranno molto. Non so, penso che non ci sarà una vera svolta.
Giuseppe, 25 anni, studente
(non nella foto).
VICE: Perché sei qui?
Giuseppe: Perché ritengo che il valore fondante dell'Europa, della cultura politica europea, sia la democrazia. Noi viviamo all'interno di una struttura che in questo momento è profondamente autoritaria. Senza rinnegare l'Europa per quello che è, deve cambiare. Quello che a noi interessa è palesare una volontà politica di carattere democratico.
Quindi secondo te è giusto consultare il popolo greco in un referendum per una questione a prima vista più economica che politica?
Secondo me viene considerata così perché c'è una profonda crisi del politico. Se non altro comunque chiedere al popolo è chiarificatore, altrimenti non si capisce più niente.
Se l'italia si trovasse in questa situaizone e si chiedesse un referendum, tu voteresti no?
Mah, già non si capisce bene la situazione greca, figuriamoci come sarebbe la nostra. Se si riproponesse uguale alla Grecia voterei no, chiaramente.
Secondo te l'Italia, in quanto Stato europeo, ha delle responsabilità? Come si sarebbe dovuto comportare?
Sarebbe stato bello aver avuto una classe dirigente che solidarizzasse con quello che sta passando la Grecia.
Davide, 21 anni, studente del Politecnico (Studenti dell'Altra Europa).
VICE: Perché sei qui?
Davide: Perché il cinque luglio sarà probabilmente una data storica, comunque vada, perché la prima volta che un popolo mette un argine alla dittatura finanziaria degli ultimi trent'anni.
Secondo te quindi è giusto che il popolo greco abbia la possibilità di votare in un referendum per una questione del genere.
Sì, perché non è più una questione economica o tecnica, dal momento che il PIL della Grecia conta l'un percento in europa e tutti sanno che non riuscirà mai a ripagare il suo debito: è una questione tutta politica, e quindi deve decidere il popolo.
Cosa succederà alla Grecia se vince il no?
È già stata minacciata di essere cacciata dell'euro, quello che credo è che Tsipras potrà dire "il popolo greco mi ha detto di spingere i negoziati fino a qui e noi non ci muoviamo più." A quel punto la palla passa alle istituzioni, e bisognerà vedere quanto tengono al progetto dell'Europa.
Secondo te che peso ha l'Italia in questo momento? Ha delle responsabilità?
Sì, le responsabilità di chi sta zitto, di chi non fa la minima mossa. Renzi non partecipa perché non ha influenza, non si schiera a favore, al massimo fa le dichiarazioni tipiche di tutta la destra europea, secondo la quale i greci devono pagare il loro debito, ci sono costati molto, non possono fare quello che vogliono. Questa retorica di stereotipi culturali è indice del livello bassissimo di lettura politica del governo di Renzi.
Cosa cambieresti in Europa?
Prima di tutto la questione democratica: l'Europa ha una politica monetaria fatta da un'istituzione non eletta. L'organo più importante, il Consiglio Europeo, dove ci sono i capi di stato dei ventotto paesi, è dominato dalla Germania e in parte dalla Francia. Serve che il Parlamento Europeo diventi a tutti gli effetti un parlamento con i poteri di un parlamento nazionale su tutta l'Unione Europea. E serve anche che il governo dell'Europa non sia più sottomesso a un solo capo di stato, di un solo paese, e a istituzioni come la BCE e il FMI.