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Le nostre città sono sempre più ostili

Tra le panchine coi braccioli anti-barbone, quelle inclinate su cui ci si può solo appoggiare, i dissuasori per skater e i muri anti-piscio, lo spazio pubblico è sempre più ristretto.
12.6.14

Avevo 13 anni la prima volta che sono uscito con una ragazza. Avevo previsto ogni tecnica d'approccio possibile, ma una volta sul campo un ostacolo inatteso mi aveva trattenuto. Eravamo seduti su una panchina, che oltre a essere terribilmente scomoda presentava un problema insormontabile: dei larghi braccioli in ferro per separare i posti a sedere. Ogni approccio discreto era impossibile, e io ero tornato a casa a mani vuote, prendendomela contro il presunto designer che aveva partorito un'idea così stupida.

Solo più tardi mi sono reso conto che non si trattava di un'idea stupida. Subdola sì, ma non stupida. Come probabilmente già saprete, spesso questo tipo di installazione sulle panchine non mira a impedire agli adolescenti timidi di avvicinarsi all'amore, ma piuttosto a evitare che i qualcuno ci dorma sopra.

L'obiettivo è quello di rendere l'arredo urbano il più confortevole possibile per le persone normali, i turisti, i lavoratori e le famiglie, e il meno possibile per gli indesiderabili: i drogati, gli alcolizzati, gli adolescenti che limonano in pubblico—e i barboni, per l'appunto. Si tratta di permettere un utilizzo unico, e prevenire qualsiasi uso improprio dell'arredo urbano.

E in questo senso, le idee non mancano: panche inclinate su ci si può solo appoggiare (che rispondono al delizioso appellativo di "supporti ischiatici"), le panche singole (esistono già e si chiamano sedie) o le panchine con i braccioli. Di questo passo, anche gli aggeggi fatti per i paganti o i fachiri verranno in fretta superati (e ben al di fuori del campo dell'arte).

È scomodo, ma è così che l'hanno concepito. Foto pubblicata con il permesso di Gordan Savicic, del sito di Unpleasent Design

I senzatetto sono l'obiettivo primario anche in altri campi: dagli ingressi dei grandi magazzini inclinati di 45 gradi alle sculture dall'estetica discutibile che sono principalmente un modo di occupare lo spazio, passando dai muri anti-piscio, tutto sembra costruito per impedire di stendersi, dormire o liberarsi nelle nostre città.

Gli attivisti di Survival Group si sono incaricati di fotografare questi dispositivi anti-senzatetto: li chiamano gli "anti-siti". Dei quali spiegano così il concetto: "escrescenze urbane anti-senzatetto, che si moltiplicano a Parigi (o altrove), e spingono i poveri in zone ancora più inospitali. Questa violenza ordinata, indifferente alle sofferenze degli altri è una risposta silenziosa e paradossale alla precarietà ultima, che migliora soltanto la qualità della vita dei parigini disturbati dalla miseria. In realtà, queste iniziative (collettive, private, pubbliche), partecipano soltanto al degrado dei rapporti umani, e al trionfo egoista dell'individualismo."

Foto via Survival Group

Di recente gli inglesi si sono indignati per questo tipo di installazioni—fino ad arrivare a indire una protesta—ma c'è da dire che non sono proprio una novità, e la loro moltiplicazione si inserisce in una tendenza di lunga data. Le cose poi si fanno ancora più interessanti quando i progettisti e le associazioni dei residenti valutano nuove strategie per respingere anche altri gruppi "scomodi", come i giovani che vanno in giro a far casino, i drogati, gli skater.

Anche in questo caso, non potete immaginare quanto possano essere creativi: se i bagni pubblici con luci al neon blu sono abbastanza noti, un'associazione di residenti di Mansfield, Regno Unito, ha proposto l'installazione di dispositivi la cui luce rosa dovrebbe evidenziare l'acne adolescenziale, così da dissuadere i giovani del quartiere dal sostare in zona.

Ma siccome la luce si vede solo di notte, si è dovuto pensare a qualcos'altro per evitare i raggruppamenti diurni: il Mosquito (anche noto come Beethoven), o "dissuasore acustico" emette onde sonore ad alta frequenza che solo i minori di 25 anni riescono a sentire. Anche prima del massiccio dispiegamento di questo dispositivo, gli inglesi avevano già avuto l'idea di diffondere musica demodé nelle stazioni della metro per allontanare i giovani, cosa che ha ispirato le ferrovie francesi.

Non so se Mozart avrebbe apprezzato. Foto via

Le politiche di "prevenzione situazionale" che hanno preso piede negli anni Duemila si stanno estendendo sempre più. Ma peggio ancora, beneficiano di una sorta di banalizzazione, accentuata dal fatto che queste strutture sono generalmente invisibili alle persone che non sono coinvolte.

Ci sono tanti altri esempi di arredo urbano che segmenta e rende ostile lo spazio sociale, impedendo utilizzi alternativi: rivestimenti anti-adesivi applicati ai cartelli stradali e ai cestini pubblici, ostacoli anti-skater… Quello che conta non sono le differenze tra le strutture, bensì i punti di contatto: trasformare la strada e la città, il cuore dello spazio pubblico, al fine di renderle inadeguate per le popolazioni considerate a loro volta inadeguate. Ma così facendo, decidendo chi e come può utilizzare lo spazio pubblico, è la comunità che ne esce disgregata.

I sostenitori di tali strutture evidenzieranno che sono proprio le persone indesiderate ad abusare della loro libertà non rispettando le regole della convivenza. Ma senza arrivare a fare l'apologia del comportamento antisociale, è necessario ricordare che l'appropriazione dello spazio pubblico, quando non dettata dalla necessità, esprime semplicemente scelte personali, stili di vita e preferenze.

Perché tutto sommato, le decisioni di limitazione degli spazi pubblici sono un comportamento tanto antisociale quanto quelli che sostengono di combattere. Il prezzo da pagare potrebbe essere il dover assistere allo spettacolo grottesco dei limoni adolescenziali, ma in gioco c'è la rivitalizzazione di uno spazio pubblico che come tale dovrebbe essere di tutti.