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I simpatici pazzoidi di Addis Abeba

Ritratti di malati mentali di Addis Abeba, Etiopia. O è la nuova campagna pubblicitaria di Vivienne Westwood?
11.10.11

Ci sono un sacco di malati di mente in giro nel mondo, ma sembra che la maggior parte si trovi concentrata nella capitale etiope, Addis Abeba. Il primo che ho visto stava nel bel mezzo di una rotonda e chiacchierava in maniera animata con il cielo. Aveva due sigarette nelle narici, degli occhiali anni Settanta da aviatore e indossava uno stupendo miscuglio di brandelli di vestiti. Sembrava una figura mitologica.

Quando ho cercato di avvicinarmi per farci due chiacchiere mi ha scagliato un sasso in testa. Durante il resto del mio viaggio ne ho visti altri cento come lui, tutti vestiti meglio di un modello in passerella. Indossavano bottiglie, cappelli fatti a mano e abiti in finta pelle. Il fenomeno è talmente esteso in Etiopia che gli hanno persino dato un nome: Sweet Crazies (simpatici pazzoidi). Non sarà politicamente corretta, ma è un'espressione davvero affettuosa.

Quando sono tornato a casa non riuscivo a togliermi dalla testa questi sweet crazies, così ho deciso di tornare in Etiopia e realizzare un progetto fotografico su di loro e sui loro incredibili outfit. Secondo alcune statistiche, il 15 percento degli etiopi adulti (che sono 12 milioni in totale) soffre di malattie mentali. E pensare che esiste una sola clinica psichiatrica nell'intera nazione!

Sono andato a visitare la clinica di persona e il suo portavoce ha accettato di parlare con me a patto che non facessi il suo nome o il nome del centro. Il posto era davvero deprimente. I pazienti vagabondavano delirando per i corridoi, con le teste rasate e dei noiosissimi pigiami al posto dei loro outfit inconsapevolemente alla moda.

"Ogni volta che qualcuno è affetto da un disturbo mentale si pensa che uno spirito maligno si sia impossessato del suo corpo" mi ha detto l'anonimo portavoce. "I familiari, terrorizzati, finiscono per sbattere i propri figli in strada. Altre volte la gente è consapevole di questi problemi, ma spesso non sa come trattarli. Molti considerano l'acqua santa l'unica soluzione possibile." Il rito avviene solitamente in chiesa, dove un prete in toga nera innaffia con un tubo da giardinaggio pieno d'acqua santa il pazzoide. L'anonimo portavoce ha aggiunto che questa gente dovrebbe essere curata scientificamente. Mi ha inoltre confessato di odiare l'espressione Sweet crazies, "Queste persone sono pazienti e soffrono di una malattia, dandogli un nome del genere è ovvio che li si condanna automaticamente."

Non ci ho messo molto a capire che, nonostante il nomignolo, c'è davvero poco da scherzare sugli Sweet crazies—molti hanno seriamente bisogno di terapie e cure. Forse pecco d'ingenuità nel fare questa affermazione, ma devo ammettere che l'orgoglio e la dignità con cui vanno avanti sono impressionanti. Quanti di loro vengono definiti malati solo perché lo sembrano?

In segno di rispetto nei loro confronti ho deciso di non fotografarli in mezzo alla strada ma in uno studio tipicamente etiope, pieno di colonne romane e troni dorati, il genere di posto che gli sposi locali scelgono per le cerimonie.

Insieme al mio socio etiope Solomon, ho passato un mese cercando di fare amicizia con gli sweet crazies per convincerli a partecipare al mio progetto.

Molti erano lusingati dall'idea e volevano baciarmi e abbracciarmi. Alcuni si sono rivelati alquanto irritabili. Uno di loro è totalmente andato fuori quando un altro gli ha fatto uno scherzetto un po' crudele, così siamo stati cacciati fuori dallo studio da una serie di guardie con tanto di manganelli. Il giorno dopo l'ho beccato per strada. Sembrava avesse dimenticato l'intera storia e, come se nulla fosse successo, si è sbracciato per salutarmi.