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Ingiurie fra tossici e truffe: l'Italia vista da un avvocato di provincia

Uno dei migliori paradigmi per capire la vera natura di un paese è quella di analizzarne i procedimenti penali. Così abbiamo deciso di contattare un giovane avvocato penalista di provincia, per sapere cosa ha capito dell'Italia attraverso i suoi casi.
Niccolò Carradori
Florence, IT
14.4.16

Il metro migliore per valutare lo stato e la civiltà di un paese non è enumerare le sue virtù, ma analizzare i suoi peccati, e da questo punto di vista i procedimenti penali sono un ottimo paradigma. La casistica e il numero dei furti, degli omicidi e dei reati in genere può descrivere in modo piuttosto significativo le dinamiche di una nazione.

Recentemente mi sono imbattuto in un'intervista a Eleonora Ferillo—una nota avvocatessa milanese che ha difeso, fra gli altri, anche Mario Maccione delle Bestie di Satana—in cui quest'ultima sosteneva che per fare l'avvocato penalista in Italia bisognasse "essere un po' come Wonder Woman."

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Ora: come si può facilmente ipotizzare, l'esempio di un super avvocato di una delle poche grandi città italiane non è molto rappresentativo della totalità dei procedimenti penali del Paese, visto che la maggior parte del territorio nazionale è composto da province e capoluoghi tutto sommato piccoli: quindi ho deciso di contattare un giovane penalista di provincia per capire cosa ha visto in questi anni di attività, e cosa ha capito dell'Italia attraverso i suoi casi.

Considerato che poi i giovani penalisti sono quasi sempre obbligati, a inizio carriera, a passare per il tunnel della difesa d'ufficio, i procedimenti penali con cui hanno a che fare rappresentano un po' l'heavy rotation dei reati più comuni. Quello che segue è ciò che mi ha spiegato.

GUIDA IN STATO DI EBBREZZA

La cosa che colpisce di più è l'estrema impronta democratica di questo reato: colpisce il disgraziato e il ricco, il minus habens e la persona intelligente, il notaio e la commessa. I casi sono estremamente eterogenei in provincia. L'iter ovviamente è sempre il solito: o l'imputato paga la multa (solitamente piuttosto sostanziosa), o più comunemente finisce ai lavori socialmente utili. Quindi devo fare in modo che prenda contatto con la Misericordia, o comunque con gli enti in cui può scontare la sua pena.

Di recente un tizio che ho difeso è riuscito a totalizzare 2,3 sull'etilometro: sosteneva di aver bevuto appena un bicchiere di grappa per festeggiare. Per questo l'iter è quasi sempre già deciso, perché sono casi evidenti e presi in stato di flagranza.

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Mi è capitato di assistere una ragazza asmatica, il cui procedimento penale poi è fortunatamente stato archiviato, che non aveva potuto soffiare nel modo giusto nell'etilometro, nonostante fosse completamente sobria. I vigili urbani, infastiditi dal fatto che non si era fermata al loro primo stop, le hanno fatto un verbale di rifiuto del test. Il che implica comunque il ritiro della patente. Lei, lucidamente, si è fatta accompagnare al pronto soccorso per farsi fare le analisi del sangue, in modo da dimostrare che quella sera non aveva bevuto. Così alla fine in qualche modo se l'è cavata.

I procedimenti di questo tipo solitamente sono una decina l'anno, con un'incidenza approssimativamente di un caso ogni sette o otto pratiche.

STUPEFACENTI

Nella stragrande maggioranza dei casi in provincia i reati legati alla droga sono sempre gli stessi. O lo spacciatore arrestato in flagranza di possesso, o il tossico che la polizia ha beccato mentre si stava dividendo la dose con un compagno. Nel caso dei primi, quando vengono beccati con la cocaina o l'eroina in tasca non hai la possibilità di tirarli fuori. Lavori quasi sempre per ottenere gli arresti domiciliari e farli stare il meno possibile in carcere prima del processo. Un tempo i magistrati li tenevano molto più tempo in carcere, ma adesso con l'affollamento degli istituti penitenziari sono obbligati a disporre quasi sempre gli arresti domiciliari.

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I tossicodipendenti che vengono beccati in possesso di sostanze stupefacenti, invece, vengono semplicemente torchiati dalle forze dell'ordine per farsi dire da chi hanno preso la droga; tante volte se è un recidivo si limitano a sequestrargli la dose e lo lasciano andare. Ovviamente dipende dal quantitativo: se si tratta di un paio di dosi non gli fanno praticamente niente, se invece ne ha di più addosso si può andare a processo per spaccio. Però a quel punto la difesa è abbastanza evidente: se uno è un tossicodipendente conclamato e ha cinque dosi di eroina in tasca non è uno spacciatore.

Nonostante quello che generalmente si pensa questi casi non sono molti rispetto alla mole di lavoro; saranno in media quattro o cinque procedimenti l'anno.
Questo reato è particolarmente legato a certe province, visto che i giri di spaccio veramente grandi non coinvolgono a tappeto un'intera regione. Oggi come oggi uno dei canali più importanti è quello dell'eroina nigeriana (l'eroina è tornata parecchio in voga), quindi dove si concentra maggiormente l'immigrazione nigeriana solitamente ci sono anche più processi.

INGIURIA

Anche se è stato recentemente depenalizzato, questo reato raggiungeva un numero talmente elevato di fascicoli da rappresentare bene il lavoro di avvocato penalista di provincia: di casi del genere me ne capitavano almeno una decina l'anno, circa il doppio rispetto ai casi di spaccio. Era anche in assoluto la casistica più divertente da seguire, perché si andava dalla lite fra vecchiette che si insultavano dal balcone ai litigi fra automobilisti, al tossicodipendente che querela un altro tossicodipendente perché "mi ha dato dell'infame". Quindi in questi casi toccava chiamare i testimoni del bar, che non riuscivano a fare la deposizione per quanto ridevano.

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Solitamente chi aveva ingiuriato avanzava un'offerta di risarcimento per fare in modo che l'altro ritirasse la querela, ma in alcuni casi si finiva a sentenza, e si poteva arrivare anche a pagare 100 euro di multa più 500 euro di risarcimento. Uno dei reati più in ascesa da questo punto di vista, anche se ancora in fase embrionale, è il reato di diffamazione su internet: mi capita speso che dei clienti mi mandino screenshot di persone che li insultano sotto i loro post di Facebook.

Comunque sia tornando alle ingiurie erano sempre situazioni in cui si portava ad esasperazione un rapporto difficile—fra vicini di casa o fra ex mariti ed ex mogli, quindi un esempio lampante di reato legato alla quotidianità.

In realtà in effetti l'avvocato di provincia fa un lavoro simile a quello del prete. Fondamentalmente quando una persona riceve un foglio della Procura della Repubblica va nel panico, arriva nel tuo studio e ti racconta la sua storia fin dai tempi dei suoi trisavoli. C'è magari il cliente che viene perché ha un decreto ingiuntivo e poi finisce a chiederti come può tutelarsi dalla moglie a cui sta facendo le corna.

FURTO

Ci sono furti di tutti i tipi: forse è la casistica più fantasiosa, ma solitamente sono sempre piccole cose. Mi è capitato di difendere persone che avevano scassinato gli armadietti degli spogliatoi della palestra e portato via gli spiccioli dai pantaloni, amici che avevano sfilato i cellulari ai loro stessi amici, oppure i classici furti nei negozi o nei supermercati. Nel caso dei cittadini italiani responsabili di furti questi sono solitamente "particolari", come l'operaio accusato di aver sottratto materiale dal posto di lavoro.

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Diciamo che questo è uno di quei reati da cui è facile percepire la crisi economica, che ovviamente incide sulla tipologia di reati che si perpetrano in una provincia. Negli ultimi tre-quattro anni sono aumentati i reati banali, come i furti nei negozi e nei supermercati.

Topi d'appartamento, nonostante si creda che siano fenomeni dilaganti, ne ho trattati pochissimi, anche perché chi compie questi furti solitamente appartiene a bande di malviventi dedite a queste attività: persone che hanno precedenti e che si fanno sempre difendere da avvocati di fiducia.

LESIONI

Nonostante i casi di ingiuria, in percentuale i casi di lesioni sono pochi. Io personalmente di casi veramente grossi ne ho trattato soltanto uno, per una rissa enorme in cui due gruppi di ragazzi in una discoteca al mare se n'erano date di santa ragione, spaccando tutto. Ma capitano anche processi per lesioni dopo risse avvenute durante una partita di calcetto, o cose del genere. Solitamente queste pratiche dovrebbero finire dal Giudice di Pace, ma c'è un discrimen basato sulla gravità della lesione: uno schiaffo è una lesione lieve, una testata sul naso con frattura è una lesione grave. E in questo caso si finisce per pagare in modo salato: per una testata sul naso, in un recente caso che ho seguito, un imputato ha dovuto pagare—fra multa e risarcimento—circa 10.000 euro.

Per questo genere di cose, facendo il penalista, ti rendi conto anche della percezione distorta che la gente ha della legge. C'è questo fortissimo senso del giustizialismo, forcaiolo quando a sbagliare sono gli altri, salvo poi mettersi a piangere quando sei costretto a venire a trovarmi in studio. A quel punto diventano tutti garantisti.

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OMICIDI

Per quanto riguarda gli omicidi volontari non solo non ne ho mai trattati, ma in generale i fatti di sangue sono rarissimi nella provincia in cui lavoro. Casi mediatici non ce ne sono mai: quelli eclatanti, di cui poi l'opinione pubblica discute, sono quelli che si contano sulle dita di una mano.

L'omicidio colposo invece, purtoppo, è un po' più frequente, soprattutto a causa di incidenti stradali. Anche se i casi sono statisticamente pochissimi rispetto agli altri.

TRUFFE

La maggior parte delle truffe che mi sono capitate sotto mano avevano in realtà a che fare con gli assegni INPS, elargiti a immigrati come prestazioni sociali: solitamente le persone accusate di aver compiuto la truffa nei confronti dell'INPS erano completamente ignare del fatto che avevano perso uno dei requisiti per ottenere l'assegno, magari perché i patronati gli avevano fatto firmare i moduli senza spiegare tutto nel dettaglio. Quindi erano casi di truffe legati ad errori burocratici, ma ovviamente capitano anche le classiche truffe su eBay o cose del genere.

La più grossa che ho trattato riguardava un tizio che si era inventato un sistema per fregare una finanziaria che non controllava in modo esattamente scrupoloso le richieste di finanziamento: aveva fatto una cosa come 400 richieste di finanziamento da 1500-2000 euro e alla fine aveva fregato circa 200.000 euro.

Il processo mi arrivò che praticamente era in fondo al periodo di prescrizione, quindi in definitiva, dopo un processo noiosissimo, questo tizio ne ha cavato completamente la gambe. Provate a dire se alla fine mi ha pagato?

Questa è un'altra cosa di cui non si parla spesso: i clienti che non ti pagano sono tantissimi. I primi tempi, quando praticamente fai azione di recupero crediti contro tutti quelli che non ti pagano, rischi anche di rimetterci soldi, perché poi alla fine viene fuori che il cliente è un nullatenente. Con gli anni però uno diventa un po' più scaltro e tende a capire prima di accettare un cliente se questo sarà in grado di pagare.

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