Cravatte e coltelli a serramanico: la storia dei teddy boy inglesi

I teddy boy londinesi sono nati negli anni Cinquanta e, ancora oggi, rappresentano la sottocultura più british di sempre. Ci siamo fatti raccontare il movimento da chi l'ha vissuto fin dagli inizi.

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feb 3 2015, 9:20am


(Da sinistra a destra) Steve Sampson, Jimmy Fletcher e Nidge al Viaduct Pub di Lower Briggate, Leeds, nei primi anni Settanta

Giacca, cravatta e coltelli a serramanico; lunghi ciuffi brillantinati, risse e omicidi sul dancefloor. Nella cupa Inghilterra del dopoguerra, i teddy boy non erano solo una minaccia per il sistema, ma sono stati anche la prima sottocultura britannica ad avere un codice stilistico ben definito negli anni in cui si affermava il concetto di "teenager".

Spesso si considera questa sottocultura una conseguenza dell'arrivo del rock'n'roll nel Regno Unito a metà anni Cinquanta, ma non è proprio così: lo stile dei teddy boy esisteva già da almeno cinque anni. Sottocultura prettamente inglese, è cambiata col tempo, ma non è mai scomparsa del tutto.

"È una cultura dura a morire—in molti l'hanno adottata per gran parte della loro vita," mi ha spiegato Nidge. Nidge—che in realtà si chiama John Van Rheede Toas—è un noto teddy boy, oltre che il fondatore dell'enciclopedico sito Edwardian Teddy Boy. Nidge ha fatto parte del movimento fin dai primi anni Settanta ed è ancora oggi un sostenitore appassionato di questa sottocultura.

"Mi ricordo ancora la prima volta che ho visto un gruppo di teddy boy: sulla Blackpool Promenade, nel 1961. Ho visto questi ragazzi che indossavano giacche di velluto—se ne vedevano poche in giro a quei tempi—ma anche di pelle, perché in quel periodo erano nati anche i rocker. Dio solo sa perché, ma quell'immagine mi è rimasta fissata in testa," mi ha raccontato Nidge, ridendo. "Nel 1968 ho iniziato le superiori, e i miei compagni erano tutti mod o rocker. Alcuni rocker indossavano jeans a sigaretta con inserti colorati ai lati e portavano i capelli con il ciuffo. Saltavano all'occhio. Il 1972 è stato l'anno in cui mi sono completamente convertito."


Un gruppo di teddy boy a Portsmouth, nel 1956 (Foto per gentile concessione di Hugh Finnegan)

Nel 1951, i giovani inglesi avevano iniziato a vestirsi con abiti ispirati ai dandy di età edoardiana. Si trattava di una reazione al grigiore del dopoguerra—uno stile volutamente eccentrico, che non si faceva mettere i piedi in testa dall'ordine costituito.

È difficile definire quali fossero le caratteristiche originali di quello stile, ma—a grandi linee—all'inizio degli anni Cinquanta i suoi punti fermi erano le giacche di velluto (simili a quelle diffuse nella scena jazz afroamericana degli anni Quaranta), i pantaloni a sigaretta e le scarpe Eaton Clubman o simili. Quanto ai capelli, davanti si portava un ciuffo pieno di brillantina, mentre dietro formavano una sorta di Y. Era uno stile sobrio, preciso e seducente. I vestiti erano spesso fatti a mano da sarti specializzati e pagati a rate: quando si dice l'attenzione ai dettagli.

Già solo il modo di vestire era abbastanza eccentrico da attirare più di uno sguardo preoccupato da parte delle autorità. In aggiunta a ciò, una serie di eventi avevano attirato sul movimento le critiche dell'opinione pubblica. Il 2 luglio 1953, un ragazzo di diciassette anni di nome John Beckley era stato accoltellato nel parco di Clapham Common dalla "Plough Gang," una banda di ragazzi che, a quanto pareva, indossavano "eccentrici abiti edoardiani."

Il Daily Mirror aveva titolato: "Coltelli a serramanico, musica da ballo e abiti edoardiani." Era abbastanza per suscitare lo sdegno dell'opinione pubblica conservatrice; nel giro di poco tempo, nelle sale da ballo aveva iniziato a comparire cartelli che dicevano: "Non sono ammessi i vestiti edoardiani e le scarpe con le suole di gomma."


Un altro gruppo di teddy boy a Portsmouth, nel 1956 (Foto per gentile concessione di Hugh Finnegan)

Nel 1956, uscì nelle sale in tutto il Regno Unito il film Il seme della violenza. Era una storia di delinquenza giovanile ambientata in America, e in sottofondo ai titoli di testa e di coda c'era "Rock Around the Clock" di Bill Hayley. Si ebbero diversi episodi di vandalismo da parte del pubblico giovanile, galvanizzato dalla colonna sonora.

Nel cinema di Elephant & Castle—così come in altre zone di Londra—quando i gestori avevano detto ai ragazzi di smettere di ballare nei corridoi erano scoppiate risse e le poltrone erano stati squarciati con dei rasoi.

Con l'arrivo degli anni Sessanta, erano comparse diverse altre sottoculture che avevano attirato l'interesse, lo sdegno e la preoccupazione dei media e dell'opinione pubblica. Ma, anche se meno diffusa, quella dei teddy boy aveva continuato a esistere.


(Da sinistra a destra) Nidge, Jimmy Fletcher e Paul Exley, detto Wolf, al White Swan (noto come come Mucky Duck) di Leeds, negli anni Settanta

"C'erano i rocker, i biker e gli Hells Angels. Con loro andavamo quasi sempre d'accordo," mi ha detto Nidge. "Frequentavamo gli stessi locali. Teddy boy e rocker si mescolavano tra loro. Quando, negli anni Settanta, c'è stato un revival dei teddy boy, molti indossavano di giorno la giacca di pelle e di sera quella di velluto. In un certo senso le due sottoculture si sono fuse. La giacca di pelle era la tenuta da rissa mentre quella di velluto era l'abito da sera, per portare fuori le ragazze. Agli Hells Angels piaceva il rock più duro, ma anche il rock'n'roll che piaceva a noi; e lo stesso valeva per i rocker."

Il rock'n'roll delle origini—Jerry Lee Lewis, Buddy Holly, Eddie Cochran—era sempre stato parte del DNA dei teddy boy, ma gli negli anni Settanta questi avevano allargato i loro orizzonti musicali. Il movimento si basava più che altro su rari vinili rockabilly degli anni Cinquanta che nel Regno Unito non erano ancora usciti, e assomigliava per certi versi alla scena Nourthern Soul: era una sottocultura di DJ e collezionisti appassionati e consapevoli che, in cerca di capolavori nascosti, rovistavano nei negozi di dischi e andavano spesso all'estero. A Londra, l'epicentro di questa scena divenne presto il Black Raven pub di Bishopsgate, frequentato da teddy boy che arrivavano da ogni parte della città per ballare su musica che non c'era modo di sentire in nessun altro locale.

Proprio come la scena soul aveva creato dei nuovi ascoltatori per certi dischi americani sconosciuti ai più, allo stesso modo alcuni artisti rockabilly come Don Woody, Sonny Burgess, Ray Campo e Mac Curtis (del tutto sconosciuti nel Regno Unito negli anni Cinquanta) avevano improvvisamente iniziato a riscuotere grande successo.

Tuttavia, mentre la radio veniva incontro ai gusti degli ascoltatori di musica soul, la BBC non appoggiava questo interesse crescente per il rockabilly e per il rock'n'roll. Questa situazione aveva portato a uno dei momenti più importanti della storia dei teddy boy—una manifestazione contro la BBC, svoltasi il 15 maggio 1976, per protestare contro l'assenza di rock'n'roll in radio.

"In quel periodo ero in Rhodesia, altrimenti ci sarei stato anch'io. Alla manifestazione quel giorno hanno partecipato 6.000 persone," mi ha detto Nidge. "La BBC trasmetteva molta musica degli anni Sessanta, ma non passava mai il rock'n'roll. Furono consegnati una petizione con 50,000 firme e la puntata pilota di un programma. Quello stesso marzo iniziò "It's Only Rock n Roll", una trasmissione che rappresentò una tappa fondamentale per la sottocultura.

"Se eri un teddy o un rocker, il sabato, mentre ti preparavi per uscire, ascoltavi quel programma. Negli anni Settanta, la nostra era una cultura underground, prosperava nei pub e nelle discoteche. Noi supportavamo sempre la scena underground invece che gli artisti mainstream."


Un gruppo di teddy girl a Portsmouth, nel 1955 (Foto per gentile concessione di Hugh Finnegan)

Anche se i teddy andavano abbastanza d'accordo con i rocker, con l'avvento, negli anni Settanta, di una nuova generazione di ragazzi che ascoltavano rockabilly e—più avanti—del punk, le cose erano cambiate. Inoltre, sempre in quel periodo erano anche nati gli hepcat, un movimento di ragazzini che ascoltavano il doo-wop americano. Il periodo d'oro delle sottoculture giovanili aveva portato con sé divisioni profonde, che influenzavano ogni aspetto di tali culture. Erano gli anni in cui se avevi il taglio di capelli sbagliato potevi beccarti un pugno, cosa che—ricorda Nidge—succedeva spesso.

"Negli anni Settanta c'era un sacco di rivalità tra le varie sottoculture, certo," mi ha spiegato. "A Leeds, dove sono cresciuto, abbiamo iniziato a essere davvero dei teddy boy negli anni Settanta. I nostri nemici principali erano i pochi skinhead o suedehead rimasti, due movimenti che avevano visto il loro massimo splendore alla fine degli anni Sessanta e all'inizio dei Settanta. Erano tutte sottoculture 'da anfibi', derivate dai mod."

"La cultura rockabilly a suo modo derivava da quella dei teddy boy, e i due gruppi non andavano molto d'accordo. L'abbigliamento rockabilly era diverso—portavano jeans, stivaletti borchiati e camicie a quadri. Era uno stile meno sobrio. Dopo di loro sono arrivati gli hepcat, che seguivano uno stile americano. Ascoltavano un tipo di rock'n'roll più veloce chiamato doo-wop e frequentavano i nostri stessi posti," mi ha detto Nidge. "Verso la fine degli anni Settanta, gli hepcat erano più dei teddy boy. Nei primi anni Ottanta facevo il DJ a Leeds, e quando suonavo il pubblico era un misto delle due sottoculture. Non sto dicendo che tra i due gruppi non ci fosse violenza, però—più di una volta mi sono ritrovato faccia a faccia con gli hepcats."


Un gruppo di teddy boy a Soho, nel 2010. Nidge è quello al centro, con la cravatta rossa. Foto di Rose Van T

Se la rivalità fra i teddy e le altre sottoculture vicine non sfociava quasi mai nella violenza, tutta la loro aggressività si manifestava contro il movimento punk.

"Con i punk era diverso," mi ha detto Nidge. "Con loro facevamo spesso a botte. Vedevamo il loro movimento come un affronto. Si appropriavano del nostro stile e lo insudiciavano. Vivienne Westwood, proprietaria del negozio Let it Rock che vendeva e personalizzava giacche. Certe volte la situazione diventava davvero seria—tirapugni e coltelli a serramanico. Oggi è tutto diverso. Di recente sono andato a una festa e c'era anche un tizio punk, ma non importava a nessuno."

Alla fine degli anni Settanta, il movimento ha iniziato a decadere (com'è successo anche per altre sottoculture: gli anni Ottanta non sono stati una buona decade per nessuno). Tuttavia, negli anni Novanta, due sorelle hanno fondato nella zona nord di Londra la Edwardian Drape Society, con l'obiettivo di riunire tutti i teddy boy. Oggi l'associazione non si riunisce tanto spesso, ma organizzare regolarmente l'evento "Tennessee Club" e il festival "The Wildest Cats in Town": due giorni di musica, balli e sfilate di auto d'epoca; dove si ritrovano teddy boy, rockabilly, rocker e un nutrito gruppo di persone che Nidge chiama "pivelli da festival—si vestono da teddy per ballare e nient'altro."

Che ne sarà di questo movimento? Sopravviverà ai prossimi 50 anni? Nidge mi ha parlato delle tensioni esistenti tra gli elementi più puristi della scena edoardiana originale e gli esponenti del revival teddy degli anni Settanta. Ma sostiene anche che probabilmente ci sarà sempre un piccolo gruppo che continuerà a portare avanti il movimento.


Alcuni teddy boy della nuova generazione: Daire Kimmage, Connor Brennan e Lee Cummins, tutti di Dublin, al Tramway Hotel di Lowestoft, nel 2014

"Molti dei primi teddy boy oggi stanno morendo," ha detto. "È triste invecchiare—si inizia ad andare a più funerali che matrimoni. I pivelli che frequentano i festival sono diventati la linfa vitale del movimento. Questi festival sono ovviamente il già citato The Wildest Cats in Town; lo Skegness Stomp, frequentato praticamente solo da teddy boy; il The Ted Do in Blackpool e il Rockers Reunion.

"Alla fine degli anni Settanta c'è stato un leggero declino. Molti hanno abbandonato la scena, si sono sposati, sono cambiati... Ma adesso che i loro figli sono cresciuti, stanno tornando. La mia paura è che il movimento possa diventare una brutta copia di se stesso. Ma vogliamo coinvolgere i giovani, trasmettergli il nostro modo di fare, in modo che possano tramandarlo alle generazioni future. Ce ne sono già un po' in giro adesso, e spero che questi ragazzi porteranno avanti il movimento nel modo giusto."

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