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Vice Interviews - Tall Firs

6.3.08

I Tall Firs sono un gruppo di Brooklyn che ha delle vibe molto tranquille, ma anche un che di pesantezza low-level. Se fossi un giornalista molto pigro che fa affidamento sui cliches, direi che la musica dei Tall Firs riproduce una sensazione di "sussurrata intensità." O forse l'ho detto e sto semplicemente cercando di negarlo mettendolo tra virgolette. Bene.
I Tall Firs sono in tre. Aaron e Dave sono migliori amici dai tempi delle superiori, quando prendevano l'LSD. Ryan, che suona la batteria meglio di chiunque altro a New York, ha la barba lunga ed è entrato nel gruppo l'anno scorso.
Suona anche nei Celebration. I Tall Firs hanno appena pubblicato il loro secondo album per la Ecstatic Peace Records di Thurtston Moore (oh, e Aaron è anche il fonico dei Sonic Youth, non che sia importante, ma ci sentiremmo negligenti a non dirlo, perché ad occhio e croce ci sembra un lavoro abbastanza figo). Il nuovo LP si chiama Too Old to Die Young, esce questo mese, e se avete voglia di sentirvi caldi e protetti, dovreste prenderlo.

Sappiamo che questi ragazzi sono i classici tipi che quando si affezionano ad un album è per sempre, così abbiamo chiesto a ciascuno di parlarci di un disco che hanno ascoltato molto o da cui hanno tratto ispirazione mentre scrivevano i pezzi del nuovo album. Siamo andati nella loro sala prove a Williamsburg (Ryan ci vive e non invidiatelo perchè in quel posto fa FREDDO), abbiamo fumato mille sigarette e bevuto whiskey e loro hanno tirato fuori i dischi che gli piacciono e ce ne hanno parlato. Ogni volta che uno di loro dice "Questo è il disco di tal-dei-tali," ve li dovete immaginare mentre sollevano il disco in aria come un trofeo.

Dave: Allora, questo è l'album omonimo di Townes Van Zandt. La copertina è una foto di lui seduto al tavolo della cucina. Questo album ha influenzato sia il primo che il secondo disco dei Tall Firs, credo. Me lo ha regalato Aaron, forse proprio mentre registravamo il nostro primo disco. L'ho consumato. Era proprio azzeccato perché in quel periodo scrivevamo un sacco di roba folk. Quando abbiamo incontrato Ryan, prima che iniziasse a suonare con noi, abbiamo legato per via di questo album, una sera, parecchio sbronzi. Di solito lui ascolta roba più avant-garde, e Townes era un po' la nostra via di mezzo. Anche se ultimamente un po' di gente si è ricreduta, continuo a pensare che Townes sia stato lungamente sottovalutato.

Ryan: Ho scelto un album che è uscito forse nel '93, quando il free jazz stava prendendo piede all'interno dell'indie rock. Diciamo che Matt Shipp e William Parker in particolare sono da ritenersi i responsabili di questa fusione. Qui dentro c'è una cover di "Summertime" di Gershwin. Mi sono trasferito a New York perché avevo sentito dire che era il fulcro di quella scena. Nel senso, mi piaceva già il jazz, ma non sapevo che ci fosse una nuova scena free jazz. Ho sentito quest'album dopo essere entrato negli At the Drive In, con cui ho suonato per un po'. Ero molto combattuto perché c'era una parte di me che diceva "voglio solo fare del Jazz," ma poi continuavo a suonare la solita roba punk-rock. Quando me ne sono andato dagli At the Drive In, mi sono detto, "Fanculo tutti, vado a suonare del gran free-jazz a New York." Credevo di sapere quello che stavo facendo, ma dopo aver passato due o tre anni di studio ed esercizio costante mi sono reso conto che avevo bisogno di ammettere a me stesso che ancora non sapevo quello che stavo facendo. Forse sono ancora in cerca di qualcosa. Questo disco di Shipp/Parker ha un tema comune ricorrente, quindi è di facile ascolto ma al tempo stesso un po' bizzarro.

Aaron: Questo è un album intitolato Diamonds and Gems di un gruppo chiamato Soft Location. Mentre scrivevo il comunicato stampa per l'uscita del nuovo album, ho provato a buttare giù una lista di gruppi che mi provocavano una sensazione del tipo, "sta andando tutto a puttane, ma ci sto comunque dentro."
E' una sorta di sensazione agrodolce, credo. Michael degli Awesome Color ce l'ha passato prima che uscisse. Gli Awesome Color sono molto legati alla scena di Detroit. Sono molto amici dei Wolf Eyes e anche di questi ragazzi dei Soft Location che suonano della roba più, mmh, soft. Comunque, abbiamo ricevuto questo disco proprio mentre stavamo finendo il nostro. La maggior parte dei pezzi erano già scritti, ma gli arrangiamenti non erano completi e l'intenzione generale non era ben definita. Anzi, a dire il vero ci siamo appassionati a questo disco separatamente, e poi abbiamo realizzato che lo amavamo tutti. Quando ci capita di dover andare da qualche parte insieme come gruppo, muoversi con una macchina a noleggio è molto più costoso che prendere un treno o un aereo, ma va a finire che prendiamo sempre la macchina così possiamo stare insieme e ascoltare musica. Io e Ryan litighiamo in continuazione per il controllo dell'iPod.

JUNE SPRIG *Too Old to Die Young è fuori ora su Ecstatic Peace.