Ho partecipato ai casting per il trono gay di Uomini e Donne

Le voci sull'intenzione di inserire un trono gay nel programma Uomini e Donne circolavano da anni—e io, da anni, scherzavo sulla possibilità di parteciparvi.

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set 14 2016, 8:55am

Foto via Facebook.

Come raccontato a Vincenzo Ligresti da Angelo.

Le voci sull'intenzione di inserire un trono gay nel programma Uomini e Donne circolavano da anni—e io, da anni, scherzavo sulla possibilità di parteciparvi. A dire il vero, prima che le congetture smettessero di essere tali avevo già fatto così tante battute sulla possibilità di trovarmi a fare il corteggiatore che, arrivato a 27 anni, l'immagine si era sedimentata nella mia testa.

Così nel maggio scorso, quando è stata ufficializzata la notizia di una nuova stagione con il trono gay, ho mantenuto la mia promessa.

Per mandare la candidatura mi è bastato compilare un normalissimo formulario online, dove venivano richieste le solite generalità e una spiegazione in 1000 caratteri di cosa mi avesse spinto a candidarmi. Quest'ultima parte era facoltativa, ma ho deciso di compilarla, spiegando di essere consapevole di avere di fronte un programma con un sostrato finzionale dettato dalle regole e le tempistiche televisive. Al tempo stesso, aggiungevo nella descrizione, ero anche una persona piuttosto spigliata per seguire quelle regole, e nonostante tutto mi sarebbe potuto capitare di trarne un qualche vantaggio, magari addirittura sentimentale.

(D'altronde, in un certo senso la mia vita sentimentale potrebbe sintetizzarsi in quella volta in cui pensavo che un tizio si fosse lavato i denti da poco e due ore dopo mi sono ritrovato a farmi la ceretta con le mani per togliere i pezzi di chewing gum dal prepuzio in poi).

Non era facoltativo, invece, caricare la foto—mi sembra scontato, in un programma dove almeno inizialmente è il tuo aspetto a dover colpire le persone fuori e all'interno dello studio. Ho quindi deciso di optare per una in cui fossi ovviamente venuto bene, e che non si distaccasse troppo dall'immagine che avrei voluto dare di me ai casting. Nella foto indossavo giacca e camicia (solo i pantaloni forse erano un po' fuori dalle righe) e il contesto in cui era stata scattata, il ricevimento di un matrimonio a bordo piscina, ricordava molto le esterne delle edizioni passate.

A essere del tutto sinceri, la scelta è ricaduta su quella foto anche perché si vociferava che cercassero ragazzi comuni—bei ragazzi, ma comuni. Come il tronista che alla fine hanno scelto. Del resto gli stereotipi datati, con forzature macchiettistiche, sarebbero anacronistici ormai anche in un cabaret televisivo, e in un programma in cui si cerca di simulare la vita di tutti i giorni serve una versione quanto più simile a persone reali. Non da palco del Mucca Assassina, ecco.

Sono certo che questi dettagli siano stati molto pensati, perché il trono gay nel programma (che va in onda dal 1996) raggiungerà una fascia di pubblico che si estende dal liceale al pensionato affezionato al trono over e agli stereotipi di cui sopra.

Dal canto mio, stagioni di Uomini e Donne ne ho seguite diverse. Sono una di quelle persone a cui il trash italiano che alleggerisce la vita piace—che non nasconde di ridere dei meme su Tina, e che da programmi di questo genere è incuriosito. Inoltre, anche se adesso lavoro in tutt'altro campo, all'università ho fatto studi sui media e mi ha sempre attirato la possibilità di osservare come si lavora davvero in uno studio televisivo. Invece di tentare di entrare dalla porta della produzione, alla fine ci ho sempre provato attraverso i casting—come quelli del Grande Fratello, ai quali mi sono candidato per tre edizioni consecutive senza successo.

Stavolta, però, sembrava che le cose sarebbero andate diversamente.

Tutto è iniziato a giugno, quando mi hanno contattato per il primo provino. Dovevo partire, quindi ho dovuto rifiutare, ma mi è stato detto che avrei potuto ritentare al mio rientro. Così a metà luglio ero già a Roma, all'ingresso degli studi, in mezzo a una trentina di persone. Con mia grande sorpresa, la fauna era alquanto variegata: non c'erano solo candidati al trono gay, ma a tutti i troni, con una netta prevalenza di donne sui 25 anni presentatesi per il trono etero.

Non ho avuto il tempo di parlare con nessuno, perché gli addetti ci hanno scortato in uno studio, fatto sedere su degli spalti e consegnato un questionario. Le domande riguardavano le informazioni più disparate, dai gusti musicali al tronista che preferivamo delle scorse stagioni, dalla città di provenienza al nostro prototipo di ragazzo/a ideale, ma non differivano granché dai questionari per casting che avevo già compilato in precedenza.

Nel frattempo, però, tutti di sottecchi—mentre fingevamo di pensare a una qualche risposta—ci guardavamo attorno per capire chi avesse più speranze di passare. Personalmente, posso dire che di quel giorno mi sono rimati impressi due aspiranti: un'avvenente sessantenne per il trono over e un ragazzo (notevole) che ho poi ritrovato nel mio gruppo.

A dire il vero neanche mi era venuto in mente che potesse essere gay, ma alla fine siamo passati io, lui, un altro ragazzo e una ragazza, gli unici del turno per il trono gay. A quel punto ci hanno fatto sedere davanti a uno dei quattro tavoli presidiati dagli autori per una serie di colloqui diretti. Lo studio era grande quanto la mia cucina, quindi penso che, se avessi voluto, avrei potuto concentrarmi e origliare le discussioni degli altri—un po' come quando ti siedi al primo banco in università per ascoltare gli esami.

Il nostro esaminatore, un uomo sui 35, ha iniziato interpellando il primo ragazzo, e spiegandoci che saremmo potuti intervenire e interrompere ogniqualvolta ne avessimo avuto voglia. L'ho fatto fin da subito, ricevendo in cambio—con l'intenzione di valutare la mia reazione—un commento sulla mia "pancetta."

Al di là di questo, però, non sarei in grado di ripercorrere in maniera ordinata il colloquio, perché era una sorta di zapping continuo. Si passava da un argomento all'altro senza mai concluderlo, per capire quanto fossimo spigliati e se potessimo reggere il ritmo. Tra questi argomenti c'è stato spazio anche per le app di incontri—volevano sapere se usassimo Tinder, Grindr e via dicendo. Il ragazzo notevole ha subito risposto, in maniera molto scherzosa, che aveva aperto Grindr un attimo prima del colloquio per vedere chi ci fosse di interessante nei dintorni, scatenando l'ilarità generale.

Poco dopo si è aggiunta un'altra esaminatrice, una figura più "materna" rispetto al primo, il cui ruolo—stando alla mia impressione—era istigarci e punzecchiarci. L'unica differenza rispetto agli altri casting a cui avevo partecipato, infatti, era proprio la simulazione di battibecchi che all'interno del programma vengono solitamente fomentati dai "consiglieri" dei tronisti.

Dopo quasi un'ora di colloquio, alla fine mi hanno chiesto di restare insieme al ragazzo di cui sopra: avevamo passato il turno. Tutti gli altri candidati, anche quelli del trono etero e over, si erano volatilizzati, sostituiti dai partecipanti del turno successivo che poco a poco hanno riempito nuovamente gli spalti.

Alla fine, un'addetta mi ha accompagnato in un'altra stanza dove c'erano gli stessi autori del primo turno, un videomaker, una videocamera e uno sgabello. Mi sono seduto sullo sgabello, e gli autori mi hanno detto che al loro tre avrei dovuto parlare a ruota libera di me guardando in camera. Ma mentre il provino dell'altro ragazzo era durato 40 minuti circa, il mio non ha superato i dieci. E, come se non bastasse, prima di indicarmi l'uscita in maniera sbrigativa mi è stato ribadito un concetto: "Mangia meno pane e pasta, perché sei un bel ragazzo."

Dopo questa battuta finale pensavo che non mi avrebbero più chiamato. Mi ero dato per spacciato. Invece, una mattina ho ricevuto una telefonata: ero "ufficialmente nella risma dei corteggiatori." Credo di aver sussurrato giusto un "Caspita", dopo il quale ho passato un'altra ora al telefono per comunicare altre informazioni sulla mia vita privata, sentimentale, eccetera. Mi ero un po' scocciato di ripetere le stesse cose, ma faceva parte del gioco—e io stavo giocando.

Prima di riattaccare, la donna dall'altra parte del telefono mi ha ricordato di non prendere impegni per il giorno stabilito. Ho risposto con un "Certo" estremamente convinto.

Ma, come si suol dire, avevo fatto i conti senza l'oste. Avevo partecipato senza pensarci troppo, e senza riflettere su due dettagli in particolare. Innanzitutto, non mi avrebbero concesso tutte le ferie di cui avrei avuto bisogno in caso fossi davvero finito in tv—ho anche pensato più volte di licenziarmi, ma il mio lavoro mi piace e mi permette di vivere. E poi, la mia famiglia: non credo avrebbero apprezzato l'esposizione mediatica.

Ci ho pensato un po', e alla fine ho deciso di richiamare la redazione per dire che non avrei potuto partecipare al programma. Ora è passato un po' di tempo, e tornando indietro penso rifarei lo stesso. In tutta questa storia, in realtà, credo che la cosa che mi stuzzica tutt'ora sia non sapere se avrei effettivamente passato l'ultimo casting. Lo step finale consiste in uno speed date, una conoscenza veloce del tronista coi vari corteggiatori dopo la quale ognuno può dire se si è trovato bene con l'altro. Una specie di Tinder, insomma. Solo che se non avviene il match, tra i due l'unico a non figurare in puntata sarà il corteggiatore: ecco perché, statisticamente, la maggior parte dà sempre un riscontro positivo.

Al di là di tutte le motivazioni personali, credo che mentre Uomini e Donne ha sempre avuto una funzione palesemente ludica, quest'anno sarà un sistema per mettere il pubblico di fronte a un tema come l'omosessualità. Perché per quanto le unioni civili possano essere state un passo in avanti, moltissimi continuano a credere i gay una specie di anomalia aliena da osservare in formalina. Certo, il cambiamento non avverrà solo attraverso un programma "trash", qualche associazione e giornale si lamenterà, e magari qualche coglione alla vista di un concorrente per strada griderà qualcosa come "frocio di merda"—ma proprio per questo credo che, risolte alcune questioni, mi ripresenterò ai casting.

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