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L'ultimo confronto tv tra Raggi e Giachetti è il segno che Roma è spacciata

Il confronto televisivo tra i candidati romani Roberto Giachetti e Virginia Raggi andato in onda ieri sera è stato uno dei più soporiferi di sempre, ma ha rispecchiato bene la pochezza di questa campagna elettorale.
Leonardo Bianchi
Rome, IT
16.6.16
virginia raggi

La formula dei "faccia a faccia" televisivi in Italia è relativamente recente, ma è ormai entrata stabilmente a far parte dei rituali di ogni campagna elettorale. Eppure, se si eccettuano una manciata di episodi—come l'abolizione dell'ICI promessa da Silvio Berlusconi nel 2006, o l'attacco di Letizia Moratti a Giuliano Pisapia nel 2011—la loro caratteristica principale è una: la noia più assoluta.

E quello che è andato in onda ieri sera su SkyTg24 tra i candidati a sindaco di Roma Roberto Giachetti (PD) e Virginia Raggi (M5S) non fa eccezione; anzi, probabilmente è stato uno dei dibattiti più scadenti e soporiferi di sempre.

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Certo, non è che mi aspettassi chissà cosa—nell'ultima settimana, giusto per rendere il clima in cui si inserisce questo dibattito, la campagna romana si è ossessivamente concentrata sulla candidatura alle Olimpiadi del 2024 (che per Il Messaggero sono la panacea di ogni male della Capitale) e un presunto retroscena sulle presunte preferenze al ballottaggio di Massimo D'Alema.

Comunque, il "duello" finale tra Raggi e Giachetti—che si è tenuto a piazza del Campidoglio, sotto la statua di Marco Aurelio, con tanto di claque contrapposta dei due candidati—è apparso scarico sin dai primi istanti. Dopo una breve presentazione dei candidati, entrambi piuttosto tesi, il conduttore Gianluca Semprini ha ricordato le regole del confronto e poi ha detto che "da romano sono emozionato e anche un po' disilluso," puntualizzando anche che la città ha bisogno di un sindaco "onesto, competente e capace."

Poi si è passati subito alle domande. La prima è stata su come i candidati intendono gestire il ciclo dei rifiuti a Roma, seguita da quella sul debito del Comune e sulle buche nelle strade. Ma già a dieci minuti dall'inizio era davvero difficile tenere alta l'attenzione e restare davanti al televisore.

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Grab dal confronto su SkyTg24.

Più che fare un confronto vero e proprio, infatti, entrambi i candidati sono sembrati più che altro impegnati a recitare un copione e a non fare passi falsi. Giachetti è apparso più a suo agio a livello comunicativo, mentre Raggi sembrava davvero qualcuno che si era imparato a memoria risposte e frasi ad effetto, quasi fosse davanti alla commissione d'esame di una materia pallosa come diritto amministrativo.

Sulle Olimpiadi, ad esempio, la candidata del M5S ha ribadito l'intenzione di fare un "referendum consultivo," e ha spiegato che non si può immaginare "lo sviluppo della città sulla base di un evento futuro e incerto," perché— attenzione: irresistibile metafora culinaria in arrivo—"un buon sindaco deve saper amministrare con ciò che ha in casa, come un cuoco deve saper cucinare con gli ingredienti che ha in frigo."

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Nei momenti di difficoltà, inoltre, Raggi è stata unicamente in grado di tirare fuori i cittadini. Interpellata su cosa debba fare un sindaco in caso di avviso di garanzia, ad esempio, ha detto che bisogna "confrontarsi con i cittadini," e che questi "potranno esprimersi sia sul sito del comune di Roma che sul blog di Beppe Grillo."

Le faccenda delle consultazioni online è stata tirata fuori anche nella domanda più banale che è stata posta nel corso dei 60 minuti di confronto: a chi intitolereste una via? Mentre Giachetti ha risposto agevolmente con "Marco Pannella," Virginia Raggi ha detto: "Sarebbe interessante chiedere ai cittadini a chi intitolerebbero una via."

Per cercare di ravvivare il dibattito, a un certo punto ai due candidati è stato chiesto di rivolgersi direttamente a Massimo Carminati. In questo frangente Giachetti—che naturalmente sconta il fatto di essere il candidato di un partito compromesso con Mafia Capitale—se l'è cavata con una frase standard come "saremo vigili e attenti perché non ci siano più situazioni di quelle che abbiamo visto." Raggi, ingessata come non mai, ha detto trionfalmente: "Noi saremo incorruttibili, con noi i giochi sono finiti."

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Dopo qualche "domanda incrociata"—ossia sostenitori di Giachetti che fanno una domanda a Raggi, e viceversa—il confronto si è rimesso sugli insostenibili binari della domanda-risposta-gong del tempo scaduto. Si è così parlato di asili nido, di dichiarazione dei redditi dei candidati, di "sharing economy a Roma" e Uber (con l'accortezza di non dare mai fastidio ai tassisti romani), di multe per chi getta le carte per terra, di sicurezza, di IMU alla Chiesa, e così via.

L'unico sussulto—se così lo si può definire—è arrivato verso la fine, quando i due candidati si sono confrontati sull'ATAC. Giachetti ha promesso che, se dovesse essere eletto sindaco, metterebbe subito in circolazione 150 nuovi bus. Raggi di contro ha esibito il bando firmato dal commissario Tronca per 159 nuovi mezzi, accusando Giachetti di "vendere per vostre cose che non sono vostre." Sul serio, questo è stato l'unico momento di "scontro."

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La fine dell'incontro, che ho salutato come un'autentica liberazione, ha visto l'appello al voto meno convincente di sempre. Roberto Giachetti ha parlato di come la sua candidatura sia nata in un momento difficile, per poi dire di aver girato tanto per la città ed aver incontrato tanta rabbia. "Ma bisogna guardare al futuro e come disegnare la Roma dei prossimi anni," ha concluso il candidato del PD tra gli applausi dei suoi sostenitori. "Se mi darete la possibilità di fare il sindaco, sarà un grande onore e potrò coronare il sogno più grande della mia vita."

Grazie a tutte le persone che hanno seguito il — Roberto Giachetti (@bobogiac)June 15, 2016

La candidata del M5S, evidentando in tutti i modi di fornire dell'altro materiale alla pagina Virginia Raggi in "Gli occhi del cuore," ha dichiarato che loro sono gli unici in grado di "aggredire gli sprechi e le sacche di privilegio" di Roma, perché non hanno "finanziatori occulti"; infine—non so quanto volontariamente—ha fatto una specie di verso a Matteo Renzi, dicendo che "noi ci impegniamo a far cambiare verso a questa città e a questa società."

Già subito dopo il confronto, sui giornali e sui social si è cercato di capire chi abbia prevalso in questo confronto: il PD e i sostenitori di Giachetti sostengono che abbia vinto il loro candidato; dall'altro lato, i pentastellati hanno esultato per la prestazione di Virginia Raggi, e il vignettista semi-ufficiale del MoVimento ( Marione) ha anche celebrato il confronto con questa immagine.

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Quando un politico di professione incontra un cittadino informato, il politico di professione ha fallito! — carlo sibilia (@carlosibilia)June 15, 2016

Secondo me, invece, non ha vinto nessuno: entrambe le prestazioni sono state deboli, afasiche e decisamente poco coinvolgenti. Ma dopotutto, davvero conta ancora qualcosa vincere un dibattito televisivo di questo genere? Quanti voti può spostare? In realtà, penso che non sposti proprio nulla.

Piuttosto, quello che è andato in onda ieri sera—proprio perché arriva alla fine della campagna—ha evidenziato una volta per tutte lo scarto tra la gravità della situazione della Capitale e la modestia dei candidati che si sono proposti per governarla.

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