Siamo nel 2016 ed esiste ancora una comunità di fan della Rana Pazza

Siamo nel 2016 ed esiste ancora una comunità di fan della Rana Pazza

Una comunità particolarmente appassionata, attiva e inquietante, tra l'altro.
24.11.16

Vi ricordate la Rana Pazza? Che domanda idiota. Ovviamente ve la ricordate, perché la Rana Pazza è, assieme all'Uomo Gatto e ai dARI, una genuina icona dei primi anni Duemila. L'immagine della Rana Pazza, coi suoi occhiali da pilota, nuda come un verme, con un ghigno inquietante quanto solo un anfibio instabile sa esserlo, mi tormenta da sempre. Me la sogno di notte. Insomma, è una creatura veramente vile e detestabile, e mi trovo solo raramente a dedicarle anche solo la minima attenzione.

La Rana venne messa al mondo nel 2003 da Erik Wernquist, un animatore svedese. Nel giro di tre anni, però, se ne tornò nel suo stagno a morire di una morte triste, solitaria e preferibilmente molto, molto dolorosa. Era rimasta vittima del suo stesso successo virale, diventando un'aberrazione odiata da tutti che volevamo immaginare solo sotto forma di un gonfio e drogato cadavere. O almeno, credevo fosse così.

La Rana Pazza, quella canaglia mangiamosche che non è altro, quel girino cresciuto male, quella stronza responsabile di migliaia di suonerie del cazzo, non è morta. Là fuori, nelle terrificanti praterie eterne che sono gli angoli più reconditi di internet, la Rana Pazza è viva e vegeta. È lì che scalcia e intona senza mai fermarsi il suo canto perforante, presumibilmente assieme a Wlady e al Pulcino Pio. Nel mondo, magari anche nella vostra città, ci sono esseri umani—esseri umani a tutti gli effetti, persone che dormono, cagano e giocano a badminton, proprio come voi—innamorati della Rana Pazza. Nel 2016.

Ricorderete, credo, il momento in cui la Rana Pazza diventò ufficialmente famosa: era il 2005 e se ne uscì con una cover gracidante di "Axel F" di Harold Faltermeyer. In Italia arrivò al terzo posto della classifica dei singoli; in Francia, Regno Unito, Australia, Nuova Zelanda, Svezia e altre nazioni arrivò addirittura in cima. Quella canzone—un esempio perfettamente accettabile di quei pezzi totalmente innocui che un tempo intasavano le zone alte delle classifiche, quando a nessuno fregava un cazzo dei singoli se non a chi lavorava nell'industria discografica—non era particolarmente offensiva, se la si prendeva per quello che era, cioè una cover di un classico della prima electro a cura di una rana animata. 

Nemmeno a riascoltarla oggi mi sembra particolarmente dannosa. Insomma, siamo sopravvissuti tutti alle "Dragostea Din Tei" di turno, no? Anzi, quasi quasi le riascoltiamo volentieri, oggi. Se la Rana Pazza si fosse accontentata di quel brano, se avesse accettato il fatto che la fama è effimera e tende a spegnersi con il passare del tempo, sarebbe potuta diventare l'ennesima figura culturale destinata a diventare polvere, un pezzo da museo di un'era che non si meriterebbe comunque di essere preservata. E invece.

Invece ha continuato a gracidare. Ha gracidato un singolo di Natale. Ha gracidato una cover di "We Are the Champions" che ha tirato su cento milioni di visualizzazioni su YouTube. Ha gracidato qualsiasi cazzo di cosa doveva essere "Daddy DJ". Ha gracidato sette album e dieci singoli. Se a qualcuno avanzavano una cassa e una linea di basso, la Rana Pazza era lì pronta a gracidarci sopra. Il che potrebbe essere uno dei motivi per cui ancora oggi esiste gente che la segue.

Ma che la segue molto. Gente che la idolatra. A livello quasi innaturale.

Ci sono fan a cui piace disegnarla mentre si fa un pompino da sola (non aprite questo link se siete in ufficio, ovviamente). Ad altri piace impersonarla per twittare dei propri sogni di fuga in Francia. E, per qualche motivo, altri ancora hanno deciso di fare delle foto a un suo modellino che se la gira in campagna su un quad. Non riesco veramente a capire il perché di tutto questo, e credo che lo stesso possa valere anche per voi che leggete.

_Foto via [Flickr

](https://www.flickr.com/photos/moffoys/3554129692/sizes/o/)_Capisco che la natura della fandom implichi una tendenza a fondere realtà e fantasia—e che l'oggetto di affezione al centro di essa diventi una proprietà malleabile—ma ci devono essere dei limiti, no? Qualche mese fa THUMP ha pubblicato un pezzo sulla fan fiction all'interno della musica dance, analizzando fantasie sessuali che potrebbero vivere tranquillamente all'interno dei vostri sogni bagnati più imbarazzanti. Ma, insomma, era tutto divertente. La Rana Pazza su un quad che se ne esce per un giretto pomeridiano? Bé, è troppo.

Sapete che cos'altro è troppo? La domanda che potete leggere qua sotto.

Di che colore vi piacerebbe che fosse la pelle della Rana Pazza?

Pensateci un secondo. Fermatevi e pensateci. Perché viviamo in un mondo in cui la Rana Pazza—letteralmente una rana animata venuta fuori da una clip creata da un adolescente che cercava di essere il più fastidioso possibile—esiste? Perché qualcuno gli ha permesso di registrare un pezzo happy hardcore? Perché è diventata un'icona delle suonerie? E perché adesso, c'è gente sta discutendo del colore della sua pelle come se per qualche motivo qualcuno avesse deciso che la Rana Pazza ha bisogno di un restyling? Devo ancora trovare una risposta a queste domande, se non contiamo come risposta valida "La gente in realtà è molto più strana e inquietante di quello che credevamo, sì, persino la gente che continua a vagare per i siti dedicati alla Rana Pazza a interrogarsi sul suo aspetto."

C'è però un'altra domanda, ugualmente bizzarra, posta da tale Helen. La sua domanda mi ha fatto seriamente pensare al modo in cui usiamo internet e a quello che otteniamo dalle milioni di connessioni che possiamo instaurare in un secondo, e a come tutto questo ha effettivamente modificato il nostro cervello rendendolo qualcosa di veramente, veramente spaventoso. Ecco la domanda di Helen:

Non doveste sapere l'inglese, Helen si chiede "Che urlo fa la rana pazza?" Le risposte sono piuttosto comprensibili. Quando il mio corpo stanco si stenderà per morire e la mia anima sarà pronta a tornare nel nulla cosmico da cui proviene, decenni sprecati condensati in qualche povero, deludente secondo—allora proverò a tirare fuori una trascrizione accurata dell'urlo della Rana Pazza. Lo farò tenendo Helen in mente e da qualche parte, in un punto lontanissimo dall'altra parte dell'universo, Helen vedrà i miei "noooooooooooooo" e i miei "aaaaaaaaaaaaaaaah", e mi farà sapere—tramite telecinesi, o un SMS—che non importa come scrivi l'urlo: l'urlo resta sempre lo stesso. L'urlo, infatti, sarà tutto ciò che resterà della Rana, di Helen e anche di me stesso. Perché un urlo nel vuoto si espande all'infinito. Giusto?

Dato che stavo iniziando a temere per la mia sanità mentale, ho fatto la cosa più saggia che potessi fare e sono passato su Tumblr per vedere quanto la Rana Pazza tira oggi da quelle parti. Ora, era da tanto che non andavo su Tumblr. Almeno da quel punto molto basso della mia vita in cui alternavo indigestioni di puntate di Scrubs e ore passate a scrollare tra profili di tipe che si facevano foto "artistiche". Insomma, un periodo che non ero sicuro di essere pronto a vivere di nuovo. Ma mi sono comunque lanciato: ho scritto "Rana Pazza" nella barra di ricerca e ho schiacciato invio.

C'erano copertine degli Aerosmith e scene di natura sessuale, meme su meme e altre scene di natura sessuale. Ho visto squallide camere da letto e qualsiasi cazzo di cosa sia questa. Prima di chiudere Chrome, terrorizzato, ho visto anche questo e questo e questoquesto.

Questo è uno dei mitici "Crazy Frog bros." Erano due ragazzini che si filmarono mentre ballavano "Axel F", raggiungendo quel tipo di viralità che fa tutto tranne che bene all'equilibrio mentale o all'autostima del protagonista. Entrambi sono ancora molto popolari tra la gente che continua a usare Tumblr per parlare della Rana Pazza.

Mi sono sentito vuoto, e stranamente triste. Quello che mi ero trovato di fronte era un fenomeno che mi aveva battuto, un dilemma culturale che non sarebbe potuto essere risolto neanche ascoltando il quinto o il sesto album della Rana Pazza. Mi sono lasciato cadere a terra, sconfitto e provato.

L'unica cosa che mi restava era una domanda. Guardate l'immagine qua sotto. Ora provate a rispondere a una delle seguenti domande: perché sembra che la Rana Pazza si stia masturbando sulla copertina del suo album di Natale? Chi è il grafico dietro a tutto questo? Chi ha permesso che accadesse? Che cosa glielo ha fatto andare in tiro? Perché il pupazzo di neve resta lì a guardare senza dire nulla? La Rana Pazza si eccita a farsi guardare da pupazzi di neve mentre si tocca? La sua e la mia vita doveva arrivare a questo punto? Se hai visto qualcosa non puoi fare niente per dimenticarla? Quand'è che quella bastarda se ne andrà per sempre affanculo?

Non ho una risposta a tutto questo. Ma qualcuno, prima o poi, ne troverà almeno una. E questo, cari lettori, è un prospetto davvero terrificante.

Segui Noisey su Facebook e Twitter.

Altro su Noisey:

Chi va a vedere un concerto dei dARI nel 2016?

Perché Sarabanda fu il miglior programma televisivo italiano

La storia di The Club, la community italiana di All Music