Come FIFA ha cambiato i nostri gusti musicali

Come FIFA ha cambiato i nostri gusti musicali

Un'analisi delle colonne sonore del gioco di calcio più amato del mondo, dai Blur alla drum'n'bass.
10.10.17

Per chi, come me, è afflitto da anni da continue e inesorabili sconfitte a FIFA, con annessi ultimi-barra-penultimi posti nelle classifiche di eventuali tornei tra amici, sa bene quanto sia frustrante doversi confrontare con l'ultima settimana di settembre, quella in cui esce la nuova versione del gioco. Beh, questa settimana è uscito FIFA 18 e la storia, miei amati anti-gamers, si sta ripetendo.

Le prime due partite nel rustico del mio amico nerd (essi sono il male, è sempre bene ricordarlo) circondato da altrettanti amici nerd, hanno riportato una doppia sconfitta rispettivamente per 2-1 e 6-0. Sei a zero, già. Ora, dato che per darsi al cricket non è mai troppo tardi, volevo concentrarmi su un aspetto periferico del gioco che nel corso del tempo ha acquisito un ruolo sempre più centrale: la sua colonna sonora.

Mi piace pensare che FIFA, negli anni, sia stato (e sia ancora) un enorme catalizzatore di musica, che ha facilitato la diversificazione dei gusti in tempi in cui la distinzione tra generi era ancora un fondamento della critica musicale—ma anche delle dinamiche sociali tra gli adolescenti. È stato un gioco che ha orientato le mode musicali proprio a partire dal fermento di quegli incasinati anni 2000, e che ha così permesso l'impollinazione ibrida di un genere in tantissimi altri sotto-generi (come nel caso della trance e la deriva EDM), per poi approdare, a fini prettamente capitalistici, nel grande porto della musica globalizzata.

Prima di analizzare la playlist di questa e di passate edizioni devo premettere che FIFA, per molti, non è soltanto un gioco. FIFA è uno stato d'animo, è un contenitore d'ansia, è un'organizzatore gerarchico e piramidale dei ruoli sociali della propria crew. È una dipendenza. FIFA è quel punto fermo da cui non è possibile allontanarsi, nonostante le reiterate sconfitte, amicizie finite o joystick infranti contro il muro (chi di voi non ha mai spaccato un joystick per colpa di FIFA esca subito da questo nostro salotto di pippe antinerd).

FIFA, inoltre, ha permesso alla musica di entrare nella mia vita: ha fatto sì che, tra una partita e l'altra nel campi indoor di FIFA 98, gli "whoo-hoo!" dei primi Blur entrassero nelle orecchie mie e di centinaia di migliaia di bambini, trasformando un semplice pezzo college-rock in un classico intramontabile e in uno dei ricordi più dolci che un trentenne di oggi possa avere. E non abbiamo ancora parlato del FIFA a 16 bit… nah, scherzo, non ne parleremo.

Le colonne sonore delle precedenti edizioni di FIFA, dall'edizione Nintendo del 1994 all'approdo del 1997 nell'universo della prima PlayStation, venivano campionati dall'Electronic Arts Sports stessa (EA SPORTZ, IZINTHEGAME—l'ho scritto perché tanto lo stavate pensando tutti), e si presentavano come diametralmente opposti alle spolverate indie-elettroniche di oggi. Erano suoni così ruvidi che riascoltarli a vent'anni di distanza fa male. Fa molto male. I primi cinque brani campionati suonavano alternando timbri totalmente grungy (l'epoca è ancora quella) a riff di chitarra così brutali che Joe Satriani spostati, grazie.

Arriva poi FIFA 99, arriva il nostro Bobone nazionale in copertina (all'epoca ancora un cucciolo di bomber), e con essi sopraggiunge anche quella malsana idea che era l'European Dream League: uno stranissimo incrocio tra Champions League e un normale campionato tra le migliori squadre europee. Nostalgia canaglia. Quello fu l'anno del boom trance-elettronico.

Ad aprire il gioco c'era il remix di "Gotta Learn" dei Danmass da parte dei Dub Pistols Sick Junkie, subito accompagnato da "Naked and Ashamed" di Dylan Rhymes, brani pronti a ricreare un'ambientazione sonora trance in pieno stile Trainspotting. Poi la perla: i Fatboy Slim, con il "big beat" della loro "The Rockafeller Skank", entrano a cassa dritta nelle impostazioni di gioco e nei cambi-formazione, spezzando, ma neanche troppo, l'eccitazione di un gioco che si era evoluto in modo clamoroso rispetto alla precedente edizione.

Alla svolta prevalentemente elettronica di queste edizioni, in FIFA 2000 si aggiunse anche una breve parentesi pop, che negli anni successivi prenderà sempre più piede. In questi anni vanno ancora fortissimo i classificoni di programmi come Top of the Pops e MTV ha ancora il monopolio mondiale della musica su schermo, a parte piccole eccezioni come All Music.

Eppure, con l'arrivo del digital sharing qualcosa si sta muovendo e dalla EA Sports lo sanno bene: la scelta di brani come "It's Only Us" di Robbie Williams o "Sell Out" dei Reel Big Fish non è così casuale. Il pop può dare un valore aggiunto al gioco non indifferente, specie ora che le pressioni della Konami sono sempre più forti con lo sbarco di ISS (per gli amici nipponici anche chiamato Winning Eleven) su PlayStation.

Con il nuovo millennio si sono susseguite così tante piccole modifiche sia nella giocabilità che nella selezione musicale del sistema, che hanno arricchito il gioco sempre di più. Ricordate, ad esempio, quando le partite terminavano per mancanza di giocatori in campo? Io lo ricordo bene: FIFA 2001 entra letteralmente a gamba tesa sia nel mercato dei videogame (insieme alla PlayStation 2), sia sulle gambe dell'avversario.

In questa edizione venne di fatto introdotto il fallo intenzionale che, almeno personalmente, cambiò lo scopo del gioco: non più fare gol, ma azzoppare quanti più giocatori avversari possibili. Questa modifica fu il mezzo più utile per sfogare le mie pulsioni sessuali puberali represse su qualsiasi malcapitato si trovasse a giocare con me.

Anche in questa versione, l'elettronica ha la meglio su qualsiasi altro genere, passando dalla sempreverde "Bodyrock" di Moby all'elettro-funk degli Utah Saints. Ecco quindi arrivare le prime dubbate, che in FIFA 2002 sono firmate da (ladies and gentlemen, proprio lui) DJ Tiësto, seguito da R4 o BT, con la piccola eccezione—pur sempre elettronica—del remix firmato Soulchild di "19/2000" dei Gorillaz.

Corrono gli anni, avanzano le tecnologie e mutano i generi: mentre Avril Lavigne invade le radio con "Complicated", la Electronic Arts e le altre case di produzione di videogiochi rivolgono l'attenzione sempre di più a drum'n'bass e hip hop. Aumentano le capacità di scrittura e lettura delle console, perciò c'è più spazio anche per la musica.

D'ora in poi, il numero dei brani aumenterà sempre di più, arrivando ai ventotto di FIFA 2004, comprensivi di qualsiasi genere in circolazione: tra le chicche di quell'annata, impossibile dimenticare la consacrazione di Dandy Warhols, DJ Sensei, "L.S.F." dei Kasabian, passando per i Kings of Leon, i Caesars, i Goldfrapp e i Radiohead (sì, la traccia era "Myxomatosis"), arrivando fino agli Stone Roses e agli innamoratissimi Tribalistas. Inseriti tutti, incredibilimente, nella stessa edizione.

Sebbene in ritardo rispetto a FIFA, sono questi gli anni in cui anche la Konami abbraccia la filosofia del periferico e lancia le sue contromosse in termini di OST: il sound design di Pro Evolution Soccer comincia ad articolarsi anch'esso in diritti musicali e artisti da retribuire, tanto che sul libro-paga arrivano i Kasabian, che con la loro "Club Foot" presentano PES 2005.

Fino ad allora, il sound delle colonne sonore di PES era stato in gran parte curato da Nekomata Master, moniker di Naoyuki Sato, autore e produttore della Konami a partire dal 1999. Ci vorrà ancora qualche tempo prima che i giapponesi capiscano l'importanza strategica d'introdurre, oltre alle proprie campionature, brani di artisti internazionali nei rispettivi main menu. Così, dal 2009, il progressivo cambio di rotta: gli Anderson Shelter con "People Power" e "Do it again". Nel 2010 subentreranno anche i diritti dei Chemical Brothers (con quelle bombe che erano "Midnight Madness" e "Galaxy Bounce"), gli Stereophonics con "A Thousand Trees" e—la mia sveglia per anni—"Dakota"; ma anche Keane, Kaiser Chiefs, Hoobastank e DJ Shadow.

D'ora in poi la gestione delle playlist sarà più o meno la stessa di FIFA: generi totalmente eterogenei, autori internazionali e sventagliate di technona-trance qua e là.

Ah, quasi dimenticavo la doppia perla firmata Nina Zilli e inserita in PES 2011: scelta opinabile quasi quanto QUEL brano scelto da FIFA per l'edizione 2005. Ve lo linko qui sotto per darvi un'idea della portata monumentale dell'argomento di cui stiamo parlando:

screenshot youtube fifa 2005 ea sports

(Vorrei anche ricordare che, in quell'edizione, venne inserito un brano del "Non Altrimenti Specificato" Sandro Bit, dal titolo "Ciao sono io": cafonata incredibile.

Attenzione però, perché il 2005 è anche l'anno del GIOCO. E quando dico gioco, stiamo ovviamente parlando di FIFA Street: quel perverso esperimento videoludico fatto da esseri umani con un chiaro problema con il calcio, per altri esseri umani con un altrettanto chiaro problema con il calcio. Questo problema, tuttavia, non c'era affatto quando si parlava di musica, anzi. I titoli del primo FIFA Street erano veramente caldi: ondate di sound perlopiù tropicali e ritmi reggaeton che si sposavano alla perfezione con il clima totalmente surreale del gioco. A contribuire a questa meravigliosa storia di sound sud-equatoriali, anche Fatboy Slim con la sua "Jin Go La Ba".

Tornando al classico FIFA 2005 (a proposito, vorrei ricordare alcuni nomi tra cui: Kakà, van Nistelrooij, Shevchenko, Henry, Del Piero, Fernando Morientes, Ronaldinho, Owen, Zidane, Beckham e Sua Maestà capitan Francesco Totti) oltre ai nostri citati ed amati Brothers e Sandro Bit, subentreranno anche i Flogging Molly e i Franz Ferdinand, dimostrando che, dalla direzione artistica della EA, l'idea è di rispecchiare i particolarismi e le esigenze di una musica sempre più globalizzata, sia a livello geografico che economico. Insomma, fanno i paraculi.

D'ora in poi la selezione musicale sarà sempre più pop-rock, allontanandosi, definitivamente, dalle sonorità esclusivamente elettroniche dei primissimi anni, ma senza tralasciare ogni altro genere in circolazione.

Ad esempio, qualche giorno fa, l'EA ha rilasciato la playlist ufficiale dell'edizione di quest'anno: 39 brani per ben due ore e mezzo di riproduzione variegatissima. Da Run The Jewels a ODESZA, passando per The National, xx, Alt-J, fino agli Slowdive: una playlist davvero coi controcazzi che dimostra, ancora una volta, quanto la musica possa arricchire l'esperienza di gioco dei suoi utenti, orientando la cultura musicale delle nuove e delle vecchie generazioni.

Ora devo lasciarvi perché a me e al mio PSG aspetta l'ennesima batosta. Se voleste mai rituffarvi nei ricordi della vostra giovinezza ormai andata perduta (rassegnatevi), vi lascio qui la playlist selezionata dal sottoscritto con i migliori brani degli ultimi vent'anni di un gioco che ha segnato la storia di mezzo mondo. E ricordate: i nerd sono il male, specie se vi segnano di rabona.

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