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Credevo che il cammino di Santiago fosse una cosa da sfigati, poi l'ho fatto

Ho parlato da solo, mi sono domandato perché l'avessi fatto, mi sono sentito umiliato dalla natura, ma alla fine sono arrivato a Santiago.

di Leon Benz
12 novembre 2018, 6:30am

Tutte le foto per gentile concessione dell'autore.

La prima volta che la mia ragazza mi ha detto che le sarebbe piaciuto fare il cammino di Santiago, la mia reazione è stata più o meno questa: "una cosa da idioti che non farò mai." Com’è facilmente intuibile dal momento che state leggendo questo pezzo, mi sbagliavo. Dopo qualche mese da quella conversazione l’ho seguita e ho macinato 330 chilometri in 13 giorni, percorrendo il cosiddetto “cammino primitivo”: il primo pellegrinaggio giacobeo della storia, che da Oviedo arriva a Santiago attraversando le due regioni più a nord-ovest della Spagna.

È stato un viaggio difficile, divertente, irritante e governato da contraddizioni. È stata una vacanza che ha assunto la forma di una sfida contro temperature variabili, pomeriggi di polverosa nullità, muschi che si arrampicano su colline fradice insieme a lumache gigantesche, notti insonni in ostelli in cui echi di decine di russatori ti mandano fuori di melone, alcol e, soprattutto, a differenza di quello che pensavo, qualcosa che ha poco a vedere con lo Spirito Santo.

Ma andiamo per ordine. Ecco quello che ho imparato, da profano che ero della materia e delle camminate per più di dieci minuti al giorno.

Il cammino

In generale, quando si pensa al cammino di Santiago si pensa al Cammino francese che, oltre a essere quello più battuto, parte dalla Francia e arriva a Santiago attraversando i Pirenei. La prima cosa che ho scoperto è che non esiste un solo Cammino di Santiago, ma diversi—più lunghi, più corti, più pesanti e più facili.

Ognuno ha la sua storia e quello primitivo è considerato tra i più impervi poiché ricco di dislivelli e povero di infrastrutture per i pellegrini. Ovvero, è piuttosto usuale camminare per ore senza vedere anima viva e considerare un chiosco come una sorta di oasi in mezzo alle mucche.

In tutto questo, come detto prima, il cammino primitivo è riconosciuto come il vero primo pellegrinaggio verso Santiago. Nel nono secolo, difatti, il re asturiano Alfonso II partì da Oviedo alla volta di Santiago, dove pochi anni prima un pastore eremita di nome Pelayo aveva portato alla luce il sepolcro dell’apostolo Giacomo. Per questo e per la sua forte componente naturalistica, quasi il 5 percento dei 301.036 pellegrini che l’anno scorso si sono incamminati verso Santiago ha scelto di intraprenderlo.

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Uno dei tanti panorami lungo il cammino primitivo.

Allenamento e bagagli

A differenza della mia ragazza non sono una persona molto sportiva, e onestamente l’idea di camminare in media dai 20 ai 30 chilometri al giorno dopo anni di inattività mi spaventava abbastanza. Così, nelle settimane prima della partenza ho cercato di farlo il più possibile: ho evitato la macchina e i mezzi pubblici, e fatto un sacco di piccole passeggiate.

Ovviamente non ero comunque abbastanza allenato, ma solo dopo mi sono reso conto che il problema più grande non sarebbe stato il mio grado di allenamento, ma ciò che mi sarei portato addosso. Ovvero: sette paia di mutande e di calze, sette magliette, dei pantaloni per camminare, un paio di jeans, delle scarpe da trekking, un paio di sneakers, una camicia, un pile, una giacca impermeabile.

Per quanto ho sudato nel giro di tre giorni ho finito tutte e sette le magliette pulite, ho maledetto le scarpe da trekking per le vesciche che mi hanno provocato, non ho mai messo la camicia e ho iniziato a valutare l’idea di far sviluppare a qualche nerd della Silicon Valley un’app che, in base alla meta, la permanenza e le condizioni climatiche del periodo interessato, ti calcola esattamente quello di cui hai bisogno.

Col senno di poi non era una grande idea, ma mentre cammini per ore—lo vedremo più avanti—pensi a un sacco di cose stupide.

I primi chilometri e gli albergues

Dopo aver preso un volo da Milano a Barcellona e uno da Barcellona a Oviedo, all'alba del 14 ottobre siamo partiti.

Il mio passo non era quello della mia ragazza, e già dopo i primi chilometri abbiamo deciso che ognuno sarebbe andato alla propria velocità e che ci saremmo ricongiunti nei momenti di stop. Questo mi ha fatto passare infiniti momenti di solitudine in cui ho parlato da solo sottovoce, mi sono domandato perché l'avessi fatto, mi sono sentito umiliato dalla natura, ho controllato ossessivamente il contapassi del telefono e ho trascorso molto tempo a sopportare banalità che film e libri sul cammino di Santiago non dicono.

D’altronde, non credo sia così interessante vedere o leggere di persone che si lavano i panni in docce piene di uomini nudi che si bucano le vesciche a vicenda o sapere che a un certo punto ti sembrerà di stare in Groundhog Day perché quello che hai intorno può essere dannatamente ripetitivo.

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Pioggia, pioggia, ancora pioggia.

In ogni caso, il cammino è fatto a tappe e ognuno, in base alle condizioni fisiche, tempo e voglia, si sceglie le proprie. Nella stragrande maggioranza dei casi le tappe corrispondono a piccole città in cui ci sono degli ostelli, o “albergues”.

Gli albergues sono di tre tipi. Ci sono quelli municipali, che possono appartenere all'amministrazione locale e sono mantenuti da persone non molto interessate al tutto, ma dove puoi dormire con circa cinque/sei euro. Poi ci sono quelli “donativi”, mantenuti da appassionati, dove puoi cucinare insieme ad altre persone e lasciare un’offerta per la notte. Infine, ci sono quelli privati che sono leggermente più puliti e attrezzati, dove dormire costa tra i 10 e i 12 euro in camerate che vanno dalle 20 alle 30 persone.

Il dolore fisico e la questione psicologica

I primi giorni il mio corpo ha risentito in maniera piuttosto forte dello sforzo a cui l’ho sottoposto: avevo vesciche, più acido lattico che sangue nei quadricipiti e dolori ovunque, ma tutto questo si è affievolito nel giro di una settimana.

Se da un lato sono riuscito a gestire la componente fisica, ho trovato più difficile gestire quella psicologica. Inutile dire che c’è differenza tra il pensare a ciò che ti affligge mentre sei in balìa della routine quotidiana—fatta di lavoro, amici, internet—e il pensare mentre cammini in posti ignoti persino a Google Maps, dove l’unico rumore, spesso, è dei campanacci delle mucche.

Per quanto possa sembrare paradossale, è un po' come essere rinchiuso in una stanza in compagnia dei tuoi demoni: non hai via d’uscita, ci pensi anche se non ne hai voglia e a volte tutto questo può diventare frustrante e difficile.

Forse è proprio in questo aspetto che molte persone cercano la componente spirituale e forse è proprio per questo che molti ci perdono la testa, ma, ancora più probabilmente, è proprio per questo che molti si sentono diversi una volta tornati.

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Un momento di ristoro.

I pellegrini

Uno degli aspetti più significativi del cammino di Santiago è rappresentato dalle persone che conosci e dalle loro storie. Dopo giorni che cammini, infatti, ti rendi conto che quelle con cui sei partito rimangono le stesse anche nel resto del viaggio: te le ritrovi negli albergues, a un bar ai piedi di una montagna o a cenare in un ristorante della cittadina di turno.

E com’è logico che sia, a un certo punto ci entri in contatto e anche se non hai la minima idea di chi hai davanti ti ci senti in qualche maniera legato. È proprio su questa consapevolezza reciproca che nascono rapporti diversi, bizzarri e ingenuamente “pesanti”.

In due settimane, infatti, abbiamo conosciuto persone che ci hanno raccontato le loro più grandi difficoltà, persone che ci hanno confessato i propri errori, persone che hanno avuto incidenti quasi mortali perché troppo ubriachi, persone che sono scappate da lavori avvilenti e persone che stavano cercando il proprio io dopo un trip troppo pesante.

A essere onesti, l’idea di trovare dei devoti cristiani era quanto di più lontano dalla realtà—almeno nella mia esperienza.

Cosa puoi imparare

Quando sono arrivato a Santiago mi sono reso conto che mi ero appena abituato al tutto. A dormire ogni notte in un posto diverso, a mettere sempre gli stessi vestiti e soprattutto a vivere ogni giorno qualcosa di inaspettato.

In generale non sono una persona molto spirituale. E sono piuttosto convinto di non essere una persona migliore o particolarmente diversa da quella che ero prima. Ma sono anche convinto che il cammino ti metta di fronte a te stesso e alla follia degli uomini e della religione e non riesco a negare che per molti possa essere un modo per ritrovarsi se persi o perdersi completamente.

Quanto a me, ricorderò per sempre il sapore della prima birra che mi sono bevuto dopo aver camminato 35 chilometri il quarto giorno.

Intanto, se vuoi fare un cammino sappi che:

- Le vesciche sono una cosa seria: portati dei cerotti. Fermati ogni 2-3 ore ma non fermarti troppo che alzarsi è dannatamente difficile e soprattutto tieni i tuoi piedi asciutti.

- Il budget giornaliero medio è di 25 euro se spendi per l'alloggio, il cibo e il caffè. La sistemazione è tra 5 e 12 euro, e il menù dei pellegrini costa 10 euro e ti dà un pasto abbondante e una bottiglia di vino. In totale ho speso intorno ai 800 euro (bevendo molta birra).

- Il caffè è una merda in Spagna, mettici il latte. Il chorizo e la tortilla sono ovunque. In quasi ogni posto vengono offerti gratuitamente. Agli spagnoli piace offrire ma non te ne approfittare che ci rimangono male poi.

- Puoi fare amicizia sul cammino. Dai racconti, puoi anche fare sesso. Personalmente consiglio la prima, anche perché puoi dividere con le persone che conosci il costo delle lavatrici.

- Berrai molto e mangerai tardi. La birra costa circa un euro e cinquanta; il vino costa meno dell’acqua. Non bere troppo però, che prima delle 20:00 è difficile trovare posti che ti diano da mangiare.

Grazie a Sara per avermi sopportato e aspettato a ogni bar. Se volete vedere altre foto del cammino di Santiago le trovate sul suo profilo Instagram.