crimine

L'assurdo processo alla ventenne che ha ordinato al fidanzato di uccidersi via SMS

Michelle Carter potrebbe scontare vent'anni di carcere per omicidio colposo.
8.6.17
Michelle Carter in tribunale martedì. Foto di Pat Greenhouse/The Boston Globe via AP, Pool/Collage di Lia Kantrowitz

Michelle Carter ha strusciato le scarpe bianche sotto il banco della difesa mentre una foto del suo ex fidanzato, morto e con la testa riversa all'indietro, veniva proiettata in aula. Il cadavere di Conrad Roy III giaceva sul sedile davanti di una quattro per quattro parcheggiata fuori da un supermercato. Qui, secondo l'accusa, avrebbe chiuso i finestrini, azionato il motore e atteso di morire soffocato.

La famiglia di Roy è scoppiata in lacrime alla vista della foto. Il padre di Carter, seduto dietro di lei, guardava un albero smosso dal vento fuori dalla finestra. Carter, con i capelli biondo sporco e la giacca corallo, ha fissato lo sguardo sui fogli sul suo banco.

Martedì, in Massachusetts, una donna che non ha nemmeno l'età legale per bere è finita in tribunale per aver detto al suo ragazzo di uccidersi.

La ventenne è accusata di omicidio colposo a causa di alcuni scambi di messaggi e telefonate che avevano avuto luogo quando lei aveva 17 anni e Roy 18. Tra le altre cose, secondo l'accusa, Carter avrebbe detto a Roy di "tornare dentro" quando lui l'aveva chiamata dal parcheggio, la notte della sua morte, in un momento di indecisione.

Gli attivisti per i diritti civili si dichiarano oltraggiati da quella che ritengono una criminalizzazione di uno scambio di battute "normale", e la ACLU [American Civil Liberties Union] ha compilato una richiesta di archiviare il caso indirizzata alla Corte suprema. Ma poiché Carter, secondo l'accusa, avrebbe ordinato a Roy di tornare in macchina (e avrebbe ascoltato per 20 minuti il suo respiro sempre più affannoso), la Corte suprema del Massachusetts ha deciso che le sue parole potrebbero essere ritenute sintomo di "condotta negligente o imprudente", la base di molte accuse di omicidio colposo. (Non esiste una letteratura sul concorso in suicidio in Massachusetts.)

C'è un precedente per accuse di questo tipo, un caso eclatante: un uomo che diede alla moglie ubriaca un'arma da fuoco carica e le insegnò come azionarla con i piedi. Ma la cosa particolare del caso di Carter è che i messaggi e le telefonate sono utilizzate dall'accusa come se fossero armi—"l'equivalente di una pistola o di un coltello," secondo l'esperto avvocato difensore bostoniano Martin G. Weinberg.

L'altra cosa che mi ha colpito martedì, in tribunale: l'accusa cercava di testare e usare come prova la personalità di Carter.

Lo stato sembra determinato a far passare la giovane come una sirena mediatica—una ragazza cattiva e assassina che ha sedotto Roy e poi l'ha costretto al suicidio. E tutto per poter poi giocare alla "fidanzata distrutta" e ottenere quell'attenzione che cercava disperatamente, secondo il discorso d'apertura dell'assistente procuratore MaryClare Flynn.

"Non andrò a letto finché non sarai in macchina con il motore acceso," ha detto Flynn, ripetendo uno dei terribili messaggi che Clark ha inviato a Roy. Flynn ha anche mostrato ripetutamente immagini del cadavere dell'adolescente, descritto dall'agente che l'ha trovato come ancora tiepido per il calore della macchina seppur già in rigor mortis.

Per aggiungere un po' di dramma, l'accusa ha messo i messaggi che Carter ha mandato a Roy, in cui gli diceva di uccidersi, insieme ai messaggi che la ragazza aveva mandato a un amico nello stesso momento, in cui gli diceva che non stava indossando un reggiseno.

Ma se è vero che puntare sull'emotività in una caso così macabro potrebbe scuotere dei coetanei di Carter, questa ventenne non ha davanti a sé una giuria. Il suo destino è tutto in mano a un uomo solo: il giudice Lawrence Moniz.

Carter ha annunciato il suo desiderio di intraprendere questa inusuale via legale lunedì, con gli occhi rossi di lacrime, dopo che erano già stati convocati alcuni potenziali membri della giuria. La decisione ha lasciato poco tempo all'accusa per rivedere i discorsi d'apertura del giorno dopo. (Si ritiene comunemente che i giudici si lascino meno influenzare dall'emotività, essendo abituati a rifarsi alle "leggi dell'evidenza", come dice Weinberg.)

Carter e Roy si erano incontrati in vacanza in Florida circa tre anni prima del suicidio di lui, e anche se vivevano a solo un'ora di distanza l'uno dall'altra, si erano visti solo tre volte. La loro relazione si svolgeva soprattutto via telefono, e questo significa che a disposizione degli avvocati c'è una quantità di corrispondenza fuori dal comune.

In molti messaggi, Carter spingeva Roy al suicidio.

"E toglierti la vita?" chiedeva una volta, secondo quanto letto da Flynn in tribunale. "Pensi che dovrei?" è la risposta di Roy.

E poi c'è la partita di baseball per la lotta al suicidio che Carter ha organizzato, a quanto pare per volontà di Roy, dopo la sua morte—mossa che l'accusa vorrebbe fatta solo per attirare l'attenzione; attenzione che, sempre secondo l'accusa, sarebbe il principale movente della ragazza.

Il primo giorno di dibattito, in aula è anche stata presentata una quantità immensa di messaggi stucchevoli inviati da Carter alla madre di Roy, Lynn, dopo la morte di suo figlio. (Lynn Roy è stata la prima testimone chiamata dall'accusa.)

"Non è colpa tua," scriveva Carter. "Invece che piangere quando pensi a lui… sorridi," suggeriva.

Flynn ha chiesto a Lynn Roy di leggere questi messaggi al banco. Ma il giudice Moniz le ha interrotte.

"Queste prove sono state depositate?" ha chiesto.

"Sì vostro onore," ha risposto Flynn.

"Se sono state depositate, perché me le state leggendo ora?" ha chiesto Moniz.

Flynn ha continuato con altre domande.

Dalla parte di Carter, il suo avvocato Joseph Cataldo ha detto che la morte di Roy "è un suicidio, un suicidio tragico, questo sì, ma non un omicidio."

Ha detto che la sua assistita aveva i suoi problemi, che fin dalle elementari aveva sofferto di disturbi alimentari, che aveva lei stessa problemi di salute mentale, e che aveva sofferto di abusi da parte del padre—abusi che, secondo Cataldo, erano stati di tale violenza da farla finire in ospedale nel 2014.

La difesa ha sostenuto che la corrispondenza tra i due sia davvero iniziata solo dopo il primo tentativo di suicidio di Roy. All'inizio Carter aveva cercato di aiutarlo, secondo la loro ricostruzione, prima di avanzare l'ipotesi che si potessero far ospedalizzare in una clinica per la salute mentale insieme. "Potremmo affrontare insieme i nostri problemi," dice un messaggio di Carter a Roy.

Ma secondo l'avvocato, quando lei aveva scoperto quanto lui fosse contrario alle cure psichiatriche, e Roy aveva cominciato a suggerire che si uccidessero insieme come Romeo e Giulietta, lei l'avrebbe invece incoraggiato a farlo da solo e lasciarla fuori da quel proposito.

Soprattutto, Cataldo ha chiesto a Moniz di essere ragionevole e rivedere le prove "metodicamente."

A vedere il primo giorno di udienze, sembra proprio quello che Moniz ha intenzione di fare.

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